Il fatto che il pezzetto di Donbass che non è stato (ancora) conquistato dai russi potrebbe essere rinominato Donnyland parrebbe uno scherzo, se la notizia non fosse apparsa anche sul NYTimes. Una mossa che non sarebbe mai venuta in mente nel ventesimo secolo (in passato ovviamente sì). È noto a tutti che l’unico modo per sperare di ingraziarsi Trump è solleticarlo sulla sua vanità, e cosa c’è di meglio di dargli il nome a un territorio? Sì, siamo arrivati a un livello che ricorda gli imperatori dell’antichità, e nessuno pare preoccuparsi più di tanto della cosa.
Peccato che non credo che la cosa potrebbe funzionare, per una serie di ragioni. Innanzitutto il nome, che immagino scelto perché ricorda il Donbass, non è abbastanza chiaro: Trumpstan (o Trumpazemlja) darebbe qualche vantaggio in più. Ma quello che è peggio, almeno per gli ucraini, è che in pratica danno per perso tutto il Donbass: non solo quello occupato dai russi tra il 2014 e il 2022 ma anche la piccola fascia rimasta sotto il controllo di Kiev (sono anzyano, continuo a usare il nome traslitterato dal russo), tanto che possono pensare di cambiarle il nome. E a questo punto perché Donaldo dovrebbe apprezzare un’intestazione che è una polpetta avvelenata? Occhei, magari non se ne accorge, ma non si può mai essere certi.


Se volete davvero capire la logica alla base degli modelli attuali dell’intelligenza artificiale questo è il libro che fa per voi. Ferrara parte proprio dalle basi per spiegare quali sono le caratteristiche di un LLM, il motore alla base di tutto (poi ci sono mille altre migliorie pratiche, a partire dalla capacità che ormai hanno i modelli, come quella di fare ricerche in rete oppure testare il codice prodotto). Non dovete lasciarvi spaventare dalla matematica, che comunque non è di per sé complicata; mettetevi a leggere con calma e assaporate la sua misscela di tecnica e filosofia, per arrivare a non avere paura di un’IA… o magari di averne paura, ma per tutta un’altra ragione.