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matematto non praticante

Una tavola di lookup è cosciente?

Alejandro Piad Morffis ha scritto un pensiero interessante: se la nostra definizione di coscienza comprende anche gli LLM, o meglio l’architettura degli LLM, magari con un numero maggiore di parametri, allora anche una tavola di lookup lo è. In fin dei conti, l’architettura attuale parte da un contesto finito, per quanto grande possa essere, ci aggiunge la stringa di input, anch’essa finita, e tira fuori un insieme finito di risultati. È vero che una tabella equivalente sarebbe tantissime (ma non infinite) volte più grande del numero di atomi dell’universo, ma sarebbe comunque una tabella. Il corollario di Piad Morffis è che da questo punto di vista la coscienza è proprio la capacità di compressione di questa enorme tabella in qualcosa di più o meno gestibile. Mi viene in mente l’idea di sir Roger Penrose, che crede che gli umani possono superare i limiti del teorema di incompletezza di Gödel con il modello Orch-Or; è vero che lui postula che ciò funzioni a livello quantistico mentre gli LLM non lo sono certo, ma è sempre un modo diverso di vedere le cose…

Se proprio volete scrivere con l’IA…

Ultimamente vedevo sempre più spesso su X “storie da lacrimuccia”. (Probabilmente le vedevo perché avevo cominciato a cliccarci su e l’algoritmo si era ringalluzzito). Dopo un po’ mi sono però accorto che la struttura delle storie era sempre la stessa, e finalmente ho capito che erano tutte scritte per mezzo di un chatbot. Non mi è del tutto chiaro perché mai qualcuno dovrebbe usare l’IA per scrivere su X: magari per avere interazioni e quindi guadagnare qualche centesimo. Io preferisco ancora scrivere senza aiutini, anche perché ho un mio stile di scrittura e ci metterei troppo a farlo macinare a un LLM: ma è sempre meglio (a) sapere come usare al meglio un LLM se proprio serve, (b) sapere accorgersi di un testo scritto non da umani, e (c) sfruttare i consigli quando scrivo per conto mio. Quindi questo tutorial di Alberto Romero, che potete anche scaricare direttamente, è giunto a fagiolo. È vero che la seconda parte è sotto paywall: ma è quella che parla di ciò che gli umani sanno fare e l’IA no, e serve soprattutto per gli ultimi ritocchi. Diciamo che già con la prima parte si va molto avanti.

Cosa c’è nel tutorial? È diviso in due parti, ciascuna con cinque blocchi. La prima parla di quello che l’IA fa ma non dovrebbe fare, ed è probabilmente la più importante; la seconda, come dicevo, è quella sotto paywall. Si comincia però con un passo zero: far togliere all’AI i suoi tic principali: gli elenchi puntati, le coppie negazione-affermazione (“non è X, ma Y”: basta solo Y), i terzetti di cose dove la terza è più lunga delle prime due (“bellezza, leggerezza e un modo simpatico di presentare le cose”).

Ecco i cinque punti della prima parte:

  1. Sostituire le parole astratte con termini concreti, che corrispondano a cose che possiamo vedere, toccare, annusare.
  2. Disabilitare il filtro “sii inoffensivo”, che poi è anche quello che ti da sempre ragione. Non servono insulti o parolacce, che tanto non arriverebbero comunque, ma termini che possano far attivare un conflitto nella testa del lettore.
  3. Modificare le descrizioni sensoriali con qualcosa che non appare di solito nei testi: una ragnatela appiccica, ma la si paragona spesso alla seta e l’LLM quindi tende a paragonarla alla seta.
  4. Evitare di personificare gli oggetti dando spiegazioni (declinate al passato) su di esse. L’esempio che Romero fa è “una panca che ha visto passare innumerevoli tramonti”: una panca non vede nulla.
  5. Evitare lo “aiplaining”, cioè lo spiegare troppe cose. Ai lettori piace immaginare il sottotesto, alle IA no.

Se andate a leggere il tutorial, troverete anche come fare i prompt in XML per spiegare il tutto al nostro chatbot preferito: già questo secondo me è un ottimo punto di partenza per usarlo al meglio e non semplicemente come oracolo.

Come bonus, anche se scorrelato dall’IA, vi lascio anche i consigli di Sketchplanations per scrivere in rete e sulle slide. Meglio comunque vedere i disegni, secondo me.

  • In un elenco puntato, cominciate con le parole chiave, non lasciatele in fondo alla frase.
  • Evitate il passivo. (ok, per l’italiano dobbiamo anche evitare l’impersonale)
  • Venite subito al punto, senza chiacchericci vari.
  • Eliminate avverbi e aggettivi inutili.

Come vedete, il target è del tutto diverso: nel caso di Romero si vuole scrivere della prosa mentre qui si vogliono fornire informazioni: ma del resto non esiste un’unico manuale da seguire.

Perché mai dovremmo interessarci a W?

La notizia è così esplosiva che me ne sono accorto dopo soli dieci giorni: nel quadro di Eurostack (ve lo ricordate?) un gruppo di aziende europee sta preparando un social network “europeo”, con i dati personali tenuti in server europei con le leggi europee. Con grande fantasia il nome di questo sistema sarebbe W, e per accedervi occorrerà farsi identificare e fornire una propria immagine, in modo da assicurarsi che gli utenti siano effettivamente esseri umani.

Scusate, ma solo un burocrate europeo può pensare che W possa fare qualcosa di più del solletico a X (che chiaramente non soffre il solletico). Già entrare come nuovo attore in un oligopolio dell’attenzione è praticamente impossibile: aggiungiamo che i paranoici non si fideranno della sicurezza dei dati personali raccolti dalla piattaforma, e non posso nemmeno dar loro tutti i torti, e che le relativamente poche persone con sufficienti conoscenze tecniche sono già migrate su altre piattaforme e non si capisce perché dovrebbero cambiare ancora una volta, e il fallimento è assicurato. Il tutto senza considerare la domanda più banale: chi paga? Ci sarebbero davvero aziende che spenderebbero soldi con la speranza di avere un ritorno maggiore dato che la loro pubblicità sarebbe vista da esseri umani? Paradossalmente il problema minore è quello di pensare che la gente si tratterrebbe, visto che è schedata: basta vedere quanti sono convinti di essere anonimi su Facebook…

Quizzino della domenica: Orologio triangolare

785 – aritmetica

No, non ho nessuna intenzione di cambiare la forma di un orologio, e se comunque lo volessi fare sarebbe un esagono. Il problema in questo caso è riordinare le cifre da 1 a 12 dell’orologio in modo che la somma di due numeri adiacenti sia un numero triangolare, le cui unità possono essere disposte a triangolo come nella parte centrale dell’orologio. Se il 12 è rimasto al suo posto, che numero ci sarà al posto del 6?

L'orologio un po' strano
(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p785.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto dalla newsletter di Chris Smith; immagine adattata da quella di hypocore, da OpenClipArt.)

Il mondo su misura (libro)

copertinaSiamo proprio sicuri di sapere cosa sia il negazionismo scientifico? Luca Tambolo in questo libro ci fa vedere come ci siano molte diverse accezioni, e prese di posizione che spesso definiamo come negazionismo in realtà non lo sono. Peggio ancora, non è neppure possibile dare una definizione netta di cosa sia il negazionismo scientifico, perché c’è tutto uno spettro di posizioni. Il testo alterna sezioni in cui l’autore fa l’avvocato del diavolo e ci instilla dei dubbi con altre sezioni in cui si comporta come un negazionista alla rovescia, nel senso che usa qualche trucchetto retorico per portarci sulla sua posizione. Insomma, non pensate che il libro sia una lettura leggera: sarete costretti ad attivare i neuroni. Alla fine, però, avrete un’idea di come la scienza sia imperfetta ma a grandi linee funzioni e si evolva, mentre tipicamente il negazionista non si smuove di un millimetro e si fissi sulle eccezioni che per lui diventano regole. Niente fideismo, dunque, ma sano senso critico da mettere in pratica anche quando – come nella maggior parte dei casi – non possiamo certo verificare direttamente le posizioni opposte.

Luca Tambolo, Il mondo su misura : Introduzione al negazionismo scientifico, Codice 2024, pag. 216, € 18, ISBN 9791254500996 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5

Attenzione aziendale

Il 6 febbraio a Milano ci sarà la cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Mezza città sarà chiusa al traffico, e non oso pensare come si arriverà in città da fuori. I miei gemelli saranno entrambi a casa: il comune ha infatti disposto la chiusura di tutte le scuole nella cerchia della circonvallazione esterna (Jacopo c’entra al pelo: l’ingresso è sulla circonvallazione…) Per quanto riguarda i lavoratori, il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e il Comune di Milano hanno invitato le aziende private a favorire il ricorso al lavoro agile per quella giornata.

Bene. Che ha risposto la mia azienda alle richieste sindacali di dare un giorno in più di lavoro agile per quella settimana? Con l’equivalente del gesto dell’ombrello. Chi come me può scegliere in quali giorni della settimana fare il lavoro agile poteva mettere quel venerdì: quelli che invece hanno l’alternanza “una settimana in casa, una in ufficio” e sono nella settimana sbagliata dovranno cavarsela per conto loro. Tra l’altro, delle tre sedi principali milanesi la mia è fuori dalla circonvallazione (e infatti penso che andrò in ufficio, nel peggiore dei casi a piedi); una è davanti alla scuola di Jacopo e quindi nella stessa sua situazione, e l’ultima è in pieno centro, quindi dove la metropolitana passerà ma non si fermerà.

Ancora una volta, dopo la beffa dell’elargizione del lavoro agile nella settimana di Natale ma non in quella di Capodanno (tanto che il 2 gennaio eravamo in tanti in ufficio) la mia azienda dimostra una flessibilità simile a quella di un pilone di cemento armato…

Il connubio Amazon-Poste Italiane

La spedizione della stampante che ho ordinato da Amazon è sicuramente subottimale. La spedizione è via Poste Italiane, e vabbè, questa è una scelta di Amazon. Ieri alle 17:24 la stampante è arrivata a Casirate d’Adda (BG). Stanotte alle 2:28 è partita… per Fiano Romano (RM), dove è arrivata alle 14:25. Chissà dove andrà ora…

Rallentareferendum

Non sarò un grande costituzionalista, ma non trovo nulla di strano che il TAR del Lazio abbia respinto il ricorso del Comitato per il NO al referendum sulla giustizia, che riteneva che la delibera del governo che ha fissato la data del voto non fosse valida perché loro stavano ancora raccogliendo firme. Siamo seri: in un referendum costituzionale non si può fare altro che dire che non si vuole approvare la legge costituzionale, e quindi non appena qualcuno ha i requisiti per indirlo lo si fa. Diverso sarebbe stato il caso di un referendum standard, dove sappiamo che il quesito può tagliuzzare la legge in tanti modi diversi e quindi è meglio aspettare per far partire tutti dallo stesso punto.

Il comitato potrebbe avere qualche chance in più sul riuscire a mettere la propria formulazione del quesito sulla scheda elettorale: generalmente si cerca di fare in modo che la volontà degli elettori sia sovrana, e quindi un testo più chiaro potrebbe passare, sempre tenuto conto del fatto che il tema è quello e non si scappa. Dovrebbe infine avere buone probabilità di essere ufficialmente abilitato agli spazi di propaganda elettorale, sempre per favorire la partecipazione.

Cosa voterò io, e perché voterò così, ve lo dirò un’altra volta :-)