Ultimamente vedevo sempre più spesso su X “storie da lacrimuccia”. (Probabilmente le vedevo perché avevo cominciato a cliccarci su e l’algoritmo si era ringalluzzito). Dopo un po’ mi sono però accorto che la struttura delle storie era sempre la stessa, e finalmente ho capito che erano tutte scritte per mezzo di un chatbot. Non mi è del tutto chiaro perché mai qualcuno dovrebbe usare l’IA per scrivere su X: magari per avere interazioni e quindi guadagnare qualche centesimo. Io preferisco ancora scrivere senza aiutini, anche perché ho un mio stile di scrittura e ci metterei troppo a farlo macinare a un LLM: ma è sempre meglio (a) sapere come usare al meglio un LLM se proprio serve, (b) sapere accorgersi di un testo scritto non da umani, e (c) sfruttare i consigli quando scrivo per conto mio. Quindi questo tutorial di Alberto Romero, che potete anche scaricare direttamente, è giunto a fagiolo. È vero che la seconda parte è sotto paywall: ma è quella che parla di ciò che gli umani sanno fare e l’IA no, e serve soprattutto per gli ultimi ritocchi. Diciamo che già con la prima parte si va molto avanti.
Cosa c’è nel tutorial? È diviso in due parti, ciascuna con cinque blocchi. La prima parla di quello che l’IA fa ma non dovrebbe fare, ed è probabilmente la più importante; la seconda, come dicevo, è quella sotto paywall. Si comincia però con un passo zero: far togliere all’AI i suoi tic principali: gli elenchi puntati, le coppie negazione-affermazione (“non è X, ma Y”: basta solo Y), i terzetti di cose dove la terza è più lunga delle prime due (“bellezza, leggerezza e un modo simpatico di presentare le cose”).
Ecco i cinque punti della prima parte:
- Sostituire le parole astratte con termini concreti, che corrispondano a cose che possiamo vedere, toccare, annusare.
- Disabilitare il filtro “sii inoffensivo”, che poi è anche quello che ti da sempre ragione. Non servono insulti o parolacce, che tanto non arriverebbero comunque, ma termini che possano far attivare un conflitto nella testa del lettore.
- Modificare le descrizioni sensoriali con qualcosa che non appare di solito nei testi: una ragnatela appiccica, ma la si paragona spesso alla seta e l’LLM quindi tende a paragonarla alla seta.
- Evitare di personificare gli oggetti dando spiegazioni (declinate al passato) su di esse. L’esempio che Romero fa è “una panca che ha visto passare innumerevoli tramonti”: una panca non vede nulla.
- Evitare lo “aiplaining”, cioè lo spiegare troppe cose. Ai lettori piace immaginare il sottotesto, alle IA no.
Se andate a leggere il tutorial, troverete anche come fare i prompt in XML per spiegare il tutto al nostro chatbot preferito: già questo secondo me è un ottimo punto di partenza per usarlo al meglio e non semplicemente come oracolo.
Come bonus, anche se scorrelato dall’IA, vi lascio anche i consigli di Sketchplanations per scrivere in rete e sulle slide. Meglio comunque vedere i disegni, secondo me.
- In un elenco puntato, cominciate con le parole chiave, non lasciatele in fondo alla frase.
- Evitate il passivo. (ok, per l’italiano dobbiamo anche evitare l’impersonale)
- Venite subito al punto, senza chiacchericci vari.
- Eliminate avverbi e aggettivi inutili.
Come vedete, il target è del tutto diverso: nel caso di Romero si vuole scrivere della prosa mentre qui si vogliono fornire informazioni: ma del resto non esiste un’unico manuale da seguire.

Siamo proprio sicuri di sapere cosa sia il negazionismo scientifico? Luca Tambolo in questo libro ci fa vedere come ci siano molte diverse accezioni, e prese di posizione che spesso definiamo come negazionismo in realtà non lo sono. Peggio ancora, non è neppure possibile dare una definizione netta di cosa sia il negazionismo scientifico, perché c’è tutto uno spettro di posizioni. Il testo alterna sezioni in cui l’autore fa l’avvocato del diavolo e ci instilla dei dubbi con altre sezioni in cui si comporta come un negazionista alla rovescia, nel senso che usa qualche trucchetto retorico per portarci sulla sua posizione. Insomma, non pensate che il libro sia una lettura leggera: sarete costretti ad attivare i neuroni. Alla fine, però, avrete un’idea di come la scienza sia imperfetta ma a grandi linee funzioni e si evolva, mentre tipicamente il negazionista non si smuove di un millimetro e si fissi sulle eccezioni che per lui diventano regole. Niente fideismo, dunque, ma sano senso critico da mettere in pratica anche quando – come nella maggior parte dei casi – non possiamo certo verificare direttamente le posizioni opposte.
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