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Oggi i bot cinesi sono in forma

Non vi sembra strano che oggi gli accessi al mio sito dalla Cina siano il triplo di quelli dall’Italia? (ok, a me sembrano più strani i cinque dall’Indonesia)

Ormai non è più possibile avere statistiche decenti per il mio sito, i numeri dei bot sono esagerati e nascondono i pochi veri accessi – per darvi un’idea, ultimamente erano sui 400 al giorno e già lì secondo me c’erano dei bot. Evidentemente c’è molta richiesta di materiale in lingua italiana.

sfrucugliate

Tracking pixel e supercazzole

Se vi steste chiedendo come mai vi stanno arrivando tante mail con un testo tipo «Per garantire la massima trasparenza, desideriamo informarti che le nostre e-mail possono includere tecnologie di rilevazione, come tracking pixel e strumenti analoghi, che ci consentono di comprendere come vengono visualizzate le comunicazioni che inviamo» la risposta è semplice: il 29 ottobre scade il termine per adeguarsi alle linee guida del Garante sui tracking pixel nelle email, e tutti hanno aspettato l’ultimo momento possibile per avvisare i più o meno ignari utenti di quello che fanno da una trentina d’anni a questa parte.

Se vi steste chiedendo cosa solo i tracking pixel, sono delle immagini di dimensione 1 pixel per un pixel (quindi praticamente invisibili, soprattutto se il “colore” è trasparente) inserite nelle email. Voi aprite l’email e il browser trullo trullo vede che c’è un link e va subito a scaricarlo e a (non) farvelo vedere. Guardando i suoi log, il mittente dell’email sa così chi l’ha aperta. L’immagine naturalmente è sempre la stessa ma il link all’immagine è sempre diverso, sia per riconoscere quali utenti hanno effettivamente aperto la mail sia per evitare che il browser sia abbastanza intelligente da accorgersi che l’immagine se l’aveva già salvata e quindi non scaricarla di nuovo. Se siete curiosi, qui c’è un esempio di tracking pixel preso dall’email che ho ricevuto da GEDI Digital e che segnalava l’aggiornamento delle loro condizioni d’uso. Il parametro mso-hide nelle istruzioni di stile dice di non mostrare il testo; posso immaginare che mupckp sia il mio identificativo interno GEDI mentre q è quello del messaggio in sé.

<img alt="" src="https://nl-kataweb.musvc2.net/e/c?q=0%3dLWKZL%26D%3dGcL%26F%3dFXOaGd%267%3dWNfM8s3pWOc%26z%3daN0uUKYs-8HdJ-VtcI-4Mdt-ZudQaq8t7HXx%26A8%3dXKZLcL%266%3d2RANrY.679%26Q%3d-IbLaLZKbNZ&mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" width="1" height="1" border="0" style="mso-hide:all;display:none!important;min-height:1px!important;width:1px!important;border-width:0!important;margin-top:0!important;margin-bottom:0!important;margin-right:0!important;margin-left:0!important;padding-top:0!important;padding-bottom:0!important;padding-right:0!important;padding-left:0!important">

Come dicevo, la pratica dei tracking pixel è vecchia quasi quanto il web, e mi stupisco che il Garante Privacy abbia deciso che gli utenti debbano esserne a conoscenza. Certo, in teoria ci sarebbe il flag di lettura messaggio che può essere richiesto dal mittente, ma in pratica penso siano in tanti, me compreso, a bloccarlo automaticamente; il tracking pixel è più subdolo. In compenso GEDI non solo obbliga gli utenti a negare esplicitamente il consenso ai tracking pixel, come del resto immagino stiano facendo tutti, ma ha avuto il coraggio di scrivere questo nelle condizioni d’uso:

La base giuridica del trattamento in questione è individuata nell’esenzione dalla raccolta del consenso di cui all’art. 122, comma 1, del Codice Privacy, in quanto, sulla base delle indicazioni fornite da parte dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, si ritiene l’uso di tali tracking pixel possa rientrare nella deroga normativa, in quanto funzionale a garantirle, in quanto destinatario delle comunicazioni mandate via e-mail da GEDI Digital, un servizio più efficace ed efficiente, a suo beneficio, nonché un corretto recapito delle comunicazioni dovute ai sensi dei rapporti contrattuali in essere e/o per legge.

Se uno va a leggersi la nota del Garante, le deroghe sono ammesse in questi casi: (a) conteggio statistico, ma allora si dice che i pixel non devono essere univoci per utente ma identici per la stessa campagna, e quindi inutili per tracciare l’utente; (b) misure di sicurezza per l’autenticazione; (c) obblighi di legge – attenzione: non contrattuali. D’altra parte, se a GEDI fossero stati davvero convinti di quello che hanno scritto non si sarebbero limitati a citare il generico codice privacy ma la nota specifica del Garante, con tanto di link.

Ciò detto, che possiamo fare noi poveri utenti? Ben poco. Possiamo dire al browser di non caricare automaticamente le immagini, funzione retaggio di quando le connessioni erano lente e le mail generalmente testuali; ma è appunto un flag tutto-o-niente, e spesso è necessario vedere le immagini per sapere cosa bisogna fare. Certo, potremmo immaginare che tra i settaggi di un browser ci fosse “non caricare automaticamente le immagini 1×1”. Non sarebbe una risposta definitiva – il tracking può essere messo all’interno del link a un’altra immagine, anche se poi è più scomodo estrarre i dati – ma sarebbe meglio di niente. Però chissà come mai nessuno implementa tale funzione… (domanda retorica, se non l’aveste capito).

Ho chiesto a ChatGPT se ci fossero estensioni che fanno quello che cercavo e mi ha trovato Mailshade e Trocker: vedrò se funzionano almeno in parte.

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ia 2026, IA e informatica

Handover?

Scott Alexander, oltre a essere logorroico, è anche un grande sostenitore dell’IA in formato “bravi ragazzi”. Nel suo pippone della settimana scorsa ha spiegato in lungo e in largo perché decidere volontariamente che le IA reggano la nostra civiltà (“Handoverism”, potremmo dirlo trasferimentismo), e perché questo è diverso dal “successionism”, dove le IA prenderanno comunque il controllo ma perseguendo i propri interessi. Si affretta a dire che i suoi scenari sono tutti fantascientifici, ma facciamo finta anche noi che potrebbero essere messi in pratica, non dico tra quattro anni come in un suo esempio ma tra venti anni per non andare troppo lontano nel tempo.

Io mi sono letto tutto il pezzo, compresa la parte finale dove mette a confronto le IA con Dio, passa dalla citazione biblica di quando gli ebrei dicono di volere un re, Samuele cerca di spiegare che non sarebbe una buona idea ma Dio gli dice “Vogliono un re? Peggio per loro” e continua dicendo “Beh, Dio ha permesso agli ebrei di tornare nella Terra Promessa, ha lasciato che non si partorisse più con dolore per mezzo dell’epidurale, ha lasciato che il lavoro d’ufficio abolisse il dover faticare per ottenere ciò per cui vivere, magari cancellerà anche la sua maledizione dei regnanti”. Però tutto il suo racconto si basa su un assioma: che le IA possano essere allineate e quindi volere i nostri interessi. A parte che al momento non mi pare proprio sia così, direi che il suo argomento è circolare: se le IA sono buone è meglio che ci governino, ma ci governeranno proprio perché sono buone. Diciamo che io non ho fiducia né nell’umanità né nelle intelligenze artificiali, e a questo punto tanto vale rimanere come siamo…

giochi, giochi 2026

Quizzino della domenica: Biberon

823 – configurazioni

Quando i miei gemelli erano piccoli, avevo cinque biberon, tre azzurri e due verdi. Ciascun biberon era composto da tre parti, come si vede in figura, che potevo riassemblare a piacere. Dopo che una notte ho preparato un biberon con un pezzo verde e due azzurri, mi sono fatto un punto di onore nel non avere nessun biberon con i tre pezzi tutti dello stesso colore. Se ora mi capitasse di dover comprare dei nuovi biberon gialli, quale sarebbe il numero minimo che mi costringerebbe a lasciarne intatto uno?

biberon disassemblato in tre parti e riassemblato(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p823.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Scientific American Math Puzzles; immagine di anonymous, da OpenClipArt.)

mate-light 2026, matematica_light

L’ultimo giorno pitagorico del secolo

Oggi è il 24.10.26. E 24² + 10² = 26²; quindi la somma dei quadrati costruiti sul giorno e sul mese è uguale al quadrato costruito sulle ultime due cifre dell’anno. Un giorno di questo tipo si chiama giorno pitagorico, ed è molto raro. Abbiamo infatti questi casi:

  • 3.4.5 (con sei combinazioni possibili di giorno mese anno)
  • 6.8.10 (sei combinazioni)
  • 5.12.13 (quattro combinazioni, dato che 13 non può essere il mese)
  • 9.12.15 (quattro combinazioni)
  • 15.8.17 (due combinazioni, scambiando giorno e anno)
  • 16.12.20 (due combinazioni)
  • 24.7.25 (due combinazioni)
  • 24.10.26 (due combinazioni)

Dopo di oggi dovremo aspettare il cinque aprile 2103 per avere un giorno pitagorico. Io non penso di esserci, quindi mi godo la giornata odierna!

 

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rec 2026, recensioni

Quattro ipotesi sull’origine del linguaggio (libro)

copertina Per chi ha fretta: le quattro ipotesi indicate nel titolo si trovano solo a pagina 148. Sono il protolinguaggio lessicale, con parole isolate senza sintassi; il protolinguaggio gestuale che poi è virato nel parlato; il protolinguaggio musicale, un po’ come nei grandi mammiferi acquatici; il sistema simbolico, con un aumento dell’astrazione che fa passare dalle cose all’indicare le cose e finalmente al generare simboli per indicare gli indici. Nelle pagine precedenti abbiamo un Superquark in formato testo: è incredibile come si possano fare decine di ipotesi a partire da pochissimi resti, soprattutto su un tema, quello del linguaggio, che evidentemente non può lasciare tracce almeno fino a quando non si arriva anche alla scrittura. Il guaio è che arrivati alla fine del libro si torna al punto di partenza: non abbiamo nessuna certezza su come possa essere nato il linguaggio e perché ce l’abbiamo solo noi umani, anche se molte specie animali sembrano in grado di avere un pensiero simbolico: quello che pare mancare loro è l’idea di raccontare storie, cioè parlare di qualcosa che non esiste, oppure di essere fuori dal qui-ed-ora. Diciamo che con questo libro possiamo sapere di non sapere.

Lorenzo Pinna, Quattro ipotesi sull’origine del linguaggio : Dalla comunicazione animale alla parola, Codice Edizioni 2024, pag. 207, € 19, ISBN 9791254501153 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5

povera_matematica

Poveri logaritmi

Non mi aspettavo che Mattarella confondesse “algoritmo” con “logaritmo”. (Il video è qui, minuto 6:35; nella trascrizione è stato pietosamente corretto, o magari è stato il presidente che ha letto male). Questo svarione mostra due cose: i danni che hanno fatto prima Croce poi Gentile nello stigmatizzare la cultura scientifica, e i danni che hanno fatto i professori di matematica nel rendere mostruosi concetti che non sarebbero poi così complicati se solo venisse spiegato perché funzionano, evitando di limitarsi a fare imparare a memoria formule (e ai tempi di Mattarella metodi per usare le tavole logaritmiche, adesso spero che permettano l’uso di una calcolatrice se proprio li spiegano ancora.)

Quello che purtroppo mi aspettavo è che all’Ansa non correggessero silenziosamente l’errore, e anzi l’abbiano messo come titolo; il che è significato che tutti (e ribadisco tutti) i quotidiani hanno intitolato sui malefici logaritmi temuti da Mattarella, perché volete mica che qualcuno perda tempo a guardare una notizia di agenzia? Ho fatto una ricerca, mettendo il flag “verbatim” perché altrimenti anche Google mi scrive logaritmi per algoritmi (ma dove è andato a scuola?). L’unica eccezione tra la stampa è stata Prima Comunicazione, ed è giusto segnalarla. Ma la situazione generale è davvero pessima.

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curiosità 2026, curiosita'

Getty Images sull’orlo del fallimento?

Non mi stupisce più di tanto la crisi di Getty Images. Ok, se mi serve un’immagine di Adriano Celentano o di Eleanor Roosevelt per un articolo che voglio pubblicare su una rivista sono per forza obbligato a recuperarlo da un’agenzia. Ma se mi servono immagini che diano genericamente l’idea di un periodo storico, tanto vale farne fare una dall’IA e verificare che non ci siano chissà quali allucinazioni. Certo, ultimamente è stato allungato il copyright anche sulle immagini non artistiche ma solamente descrittive; ma credo appunto che un’immagine descrittiva sia ormai facile da inventare, e nessuno ci fa caso. Un altro campo in cui l’IA cambia le carte in tavola.

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