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Monty Hall in coppia: come trovare la soluzione

Il quizzino di domenica scorsa ha una soluzione che sembra essere stata tirata fuori da un cappello: come si potrebbe immaginare un protocollo di questo tipo? In realtà le cose non stanno proprio così: pensandoci su attentamente, non è troppo difficile arrivare alla soluzione. Il trucco è pensare a tutti i casi possibili contemporaneamente anziché cercare di lavorare caso per caso. Vediamo come si può fare.

Innanzitutto ricordo il contesto. Ci sono tre oggetti a, b, c; due giocatori, che chiameremo A e B, devono trovare l’oggetto corrispondente al loro nome. Essi hanno due tentativi ciascuno a disposizione ma non possono scambiarsi informazioni, quindi l’algoritmo da seguire deve essere preparato a priori. Sappiamo che ci sono sei permutazioni possibili di a, b, c; sappiamo anche che un singolo giocatore non può fare meglio di una probabilità 2/3, e quindi quello è il valore massimo ottenibile. Detto in altri termini, l’algoritmo può al massimo dare la risposta corretta in quattro casi su sei. Nel nostro gioco, “risposta corretta” significa che entrambi i giocatori trovano il loro oggetto; per massimizzare le probabilità di farlo, dobbiamo fare in modo che non capiti mai che uno solo indovini, ma quando il primo sbaglia sbagli anche il secondo. In tal modo compattiamo il più possibile gli errori.

Cominciamo dalla prima scelta del primo giocatore: è assolutamente casuale, quindi diciamo che apre la porta 1. I casi sono due: o c’è l’auto oppure no. (Non mi interessano le probabilità relative, almeno per il momento). Se l’auto è là le permutazioni corrispondenti sono abc e acb; al giocatore 2 basterà non aprire la porta 1 e la squadra vince. Questo ci fa dedurre che la prima mossa del secondo giocatore non deve essere la porta numero 1. Abbiamo trovato due casi vincenti. Se invece l’auto non c’è, può scegliere la porta 2 oppure la 3, che hanno la stessa probabilità di avere l’auto: le quattro permutazioni rimaste sono bac, bca, cab, cba.

Il primo giocatore potrebbe sempre scegliere la porta 2, e quindi trovare l’auto nei casi bac e cab, mentre non la troverà nei casi bca e cba. Passiamo ora al secondo giocatore: visto che sa che il primo non ha aperto la porta 3, la aprirà per prima. Se trova a sa già che hanno perso; se trova b hanno vinto; se trova non sa però quale delle altre due porte aprire, e quindi la soluzione non è ottimale perché abbiamo tre casi in cui perdono: i due che terminano con a e uno dei due che termina con a. Quindi il primo giocatore deve aprire l’eventuale seconda porta a seconda di quello che trova nella prima: le due possibilità sono “scegliere la porta corrispondente a quello che si è trovato” e “scegliere l’altra porta”. Di per sé la situazione resta simmetrica, perché basta cambiare il numero alle porte 2 e 3; possiamo quindi immaginare che faccia la prima scelta, e quindi vinca nei casi cbabac e perda nei casi cab bca. Passiamo al secondo giocatore. Aprendo la porta 2, se trova b hanno vinto, perché le due combinazioni con b al secondo posto sono entrambe vincenti per il primo. Se trova a, i due casi possibili sono cabbac; gli conviene sperare nella seconda, perché se fosse la prima tanto avrebbero già perso. Quindi aprirà la prima porta. Similmente se trova c gli converrà aprire la terza porta. Per i curiosi: se il primo giocatore avesse scelto l’altra strategia, e quindi i casi perdenti fossero cbabac, naturalmente il secondo giocatore avrebbe dovuto aprire inizialmente la porta 3: come dicevo, basta scambiare tra loro le due porte. Si sarebbe arrivati comunque alla soluzione, ma l’algoritmo sarebbe stato più difficile da memorizzare.

Il vantaggio di questo gioco in miniatura è che le possibilità sono così poche (sei…) da poter fare l’analisi a mano. Ma il principio “cercare di raggruppare insieme tutti i casi perdenti, così ce li togliamo dai piedi in un colpo solo” è importantissimo in questo tipo di problemi. Il secondo principio da notare è che anche in un caso così semplice non è possibile definire una strategia indipendente da cosa appare nella prima porta aperta. A un certo punto mi ero detto “ma non possiamo far scegliere per esempio a entrambi i giocatori una permutazione ciclica di abc? Poi ho guardato ed evidentemente la cosa funziona solo se la permutazione è effettivamente ciclica, quindi la probabilità di vittoria finale è solo del 50%. Questo significa che non basta indovinare o sbagliare entrambi, ma bisogna anche pensare a come l’altro concorrente può sbagliare!

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Le città di pianura (film)

locandina del filmIo ho passato tutte le estati da bambino e ragazzo a Sacile, con giri in bicicletta che sconfinavano spesso nel trevisano; e ho continuato a passarci fino a pochi anni fa: insomma la pianura dell’alto Veneto mi è ben nota. Da questo punto di vista posso assicurarvi che non ho trovato nulla di strano nelle scene del film, che ho visto nella sala cinematografica dell’alta val Brembana mentre ero in vacanza. Le battute del conte, che rivolgendosi a Giulio dice con nemmeno troppo velato disprezzo “ma lui parla meridionale!”, oppure degli altri due protagonisti Doriano e Carlobianchi che alla domanda “E Rovigo?” rispondono “Rovigo non esiste!” mi paiono del tutto normali, così come le cadenze degli attori  (Roberto Citran/cavalier Fadiga ha esattamente l’accento di mio zio). Però non sono davvero riuscito a capire il significato di un film come questo: probabilmente sono uno senza cuore. Ah: le “musiche originali di Krano” mi hanno dato l’effetto “mettiamo qualche accordo a caso per dire di essere innovativo”. Non fanno per me.

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Altre idee sulla guerra IA America-Cina

Il mese scorso vi avevo raccontato di AI 2040, le idee (presentate e sponsorizzate da Scott Alexander, ma non direttamente sue) su cosa gli USA dovrebbero fare nella guerra tecnologica sull’IA con i cinesi. Oggi recupero un post di Gary Marcus, scritto quando uscì Kimi K3, che prova a elencare i possibili scenari, partendo naturalmente da un “ve l’avevo detto, io!” in linea con il suo stile. A parte il fatto che il Congresso dovrebbe investigare su come mai gli USA si sono visti riempire il fossato che pensavano di avere e che separava la loro tecnologia da quella cinese – oh, gli americani pensano sempre in questo modo – Marcus elenca sette possibili linee di azione.

(1) Non fare nulla, e lasciare che OpenAI e Anthropic se la cavino da sole. Anche se fallissero, Google, Amazon e Microsoft porterebbero comunque avanti il programma IA. Certo che i cinesi potrebbero ottenere più quote di mercato.

(2) Vietare i modelli open source. Suo commento: buona fortuna… non funzionerà mai

(3) Ricreare un fossato, stavolta di tipo regolatorio. Questo farebbe bene a OpenAI e Anthropic, e male a tutto il resto degli USA.

(4) Salvare OpenAI e Anthropic iniettando denaro per farli proseguire. Il suo commento: “semplicemente no”.

(5) Vietare le IA cinesi. Marcus è un convinto liberista, forse addirittura più che un convinto americano: scrive che c’è chi dice che il governo ci sta già pensando, e spera proprio che non succeda.

(6) Nazionalizzare OpenAI e Anthropic, pagando il 2% del loro valore ufficiale, il che sarebbe una cifra vicina al loro valore reale. Non gli dispiacerebbe, ma teme che il governo potrebbe fare brutte cose, tipo sorveglianza di massa.

(7) Sforzarsi di rendere l’IA un bene pubblico, e non il risultato di ricerca da parte di privati. Di nuovo, Marcus ha tirato fuori una sua proposta del 2016 (!) di un “CERN per l’IA”; è ovvio che a lui piacerebbe una cosa del genere, che assomiglia abbastanza al Piano A di AI 2040.

A differenza di Alexander, Marcus è molto più interessato alla parte economica dell’ecosistema IA, come vedete: il tutto sempre con una visione USAcentrica, ma di quello non ci dobbiamo stupire. Probabilmente non dobbiamo nemmeno stupirci che in tutto questo bailamme l’Europa non tenti nemmeno di inserirsi: magari l’AI Act blocca gli investimenti privati, ma anche la collaborazione da un punto di vista politico non è pervenuta.

giochi, giochi 2026

Quizzino della domenica: Monty Hall per coppie

814 – probabilità

Monty Hall si è accorto che il suo gioco “l’auto o la capra” oramai stava perdendo fascino, visto che tutti i concorrenti sapevano che la strategia migliore da seguire era quella di cambiare porta; si è così inventato un nuovo gioco, dove stavolta i concorrenti giocano in coppia. Continuano a esserci tre porte, ma questa volta dietro di esse c’è un’auto, una capra e una chiave (dell’auto). Uno dei concorrenti (detto “la persona della chiave”) viene portato fuori dallo studio, e l’altro (“la persona dell’auto”) ha due tentativi per scoprire dove si trova l’automobile. Le porte vengono chiuse, il concorrente viene fatto uscire (da un’altra porta, per non poter dire nulla al compagno), viene fatto entrare la persona della chiave che ha anch’essa due tentativi per trovare la chiave. Se entrambi i concorrenti riescono nel loro intento vinceranno l’auto, con la chiave; altrimenti avranno la capra come premio di consolazione.

Evidentemente ciascun concorrente ha due probabilità su tre di riuscire a completare il suo compito. Senza definire una strategia, la probabilità congiunta è 4/9. Si può fare di meglio?

una capra, un'auto, una chiave e tre porte.

(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p814.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema di A.S. Landsberg, da Proof Positive; immagini da SVGRepo – auto, chiave, capra, porta.)

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Il senso del doppio (libro)

Non posso certo definirmi un esperto di enigmistica classica, ma un minimo la conosco. Di matematica ne conosco un po’ di più. Insomma, avevo buone aspettative da questo libretto, che parte dalla raccolta dell’enigmistica matematica pubblicata per qualche decennio su Archimede; devo dire che sono rimaste deluse. La prima parte, con la spiegazione di come funzionano i giochi enigmistici, è ben fatta, e anche la terza, con esempi di giochi enigmistici a tema matematico pubblicati da chi non ha una formazione matematica specifica, è buona, soprattutto perché non viene data semplicemente la risposta ai giochi ma c’è una spiegazione contestuale utile per chi non ne sa. La parte centrale, quella con i giochi veri e propri, soffre però del fatto che gli autori, prima di essere enigmisti, sono matematici: capisco che il vincolo di un lessico matematico negli esposti dei rebus (grafici e testuali) e nelle frasi bisenso è molto rigido, ma garantisco che non sono riuscito a trovare quasi nessuna soluzione. Molto meglio la parte degli indovinelli e dell’enigmistica moderna (nel senso enigmistico del termine, gli schemi dove le parole da trovare sono all’interno del testo scritte come xxxxxxx), dove c’è più libertà e quindi i risultati sono migliori. L’appendice con le somiglianze tra matematica ed enigmistica non mi ha detto molto, ma lì potrebbe essere stato un mio problema.

Margherita Barile e Giuseppe Pontrelli, Il senso del doppio : La matematica fra rebus e indovinelli , YouCanPrint2024, pag. 156, € , ISBN 9791222738307 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 2/5

pipponi, pipponi 2026

tasse sulle tasse

Da quando a luglio è entrata in vigore la tassa europea di 3 euro sugli acquisti da fuori UE sotto i 150 euro ho smesso di comprare le robette da poco da Aliexpress: la tassa infatti è sul singolo oggetto e non sulla spedizione. Mi chiedo come mai i cinesi non si siano inventati un passaggio con un “bundle acquisti” per avere un solo pacco spedito, visto che tanto li mettono già insieme, ma non è un mio problema. [A dire il vero ho poi visto che le “offferte a pacchetto” dicono che con tre o più oggetti non si pagano i dazi…] L’altro giorno però mi serviva uno zainetto leggero, e anche con la tassa mi conveniva prenderlo lì; così ho fatto l’acquisto, e ho scoperto che le spese doganali erano… 3,66 euro.

Perché non tre euro? Ci ho pensato un attimo e ho capito che ai tre euro veniva aggiunto il 22% di IVA. Avrei dovuto immaginarmelo, visto che succede la stessa cosa con le accise sulla benzina. Ma continuo a non capire. Cinquant’anni fa, quando avevamo l’IGE, quella era un’imposta generale sulle entrate, e quindi non era illogico metterla sulle tasse. Ma l’Iva è un’imposta sul valore aggiunto: che valore si aggiunge mettendo un dazio?

io, io 2026

Isolati!

Io sono sceso da Foppolo martedì pomeriggio, perché mercoledì e giovedì dovevo essere in ufficio. Ho anche potato giù i ragazzi, che si lamentavano della connessione del menga (in effetti la fibra non arrivava fin lassù e con Eolo era una tragedia) e comunque non saremmo potuti scendere in un colpo solo con gatti e tutto. Oggi pomeriggio guardo il cielo, guardo le previsioni per i prossimi giorni e decido che tanto valva tornare su oggi e non domani: almeno in pianura non pioveva.

Comincio a salire per la val Brembana e comincia a piovere. Supero Piazza Brembana e diluvia: non vedo nulla e salgo a 30 all’ora. Al bivio con Roncobello (17 km per Foppolo) mi fermo perché ci son tre macchine in coda e dei lampeggianti blu. Dopo un paio di minuti l’auto con i lampeggianti (erano carabinieri) scende; il tipo davanti a me fa manovra e mi dice di tornare giù perché la strada è chiusa: in effetti la strada era transennata. Risultato: Anna e i gatti sono isolati, e io mi sono fatto tre ore di viaggio inutile, a parte il trovarmi in un paio di punti con la macchina tutta sott’acqua per un lago sull’asfalto.

L’unica cosa che non capisco è perché, se effettivamente la strada era chiusa dalle 17, non hanno messo un cartello in bassa valle…

obituary

Albert Werbrouck

Albert Werbrouck, morto qualche giorno fa, lo conoscevo. Dopo la laurea in matematica, mentre già lavoravo in Cselt mi sono iscritto a informatica, visto che con sei esami mi sarei potuto prendere una seconda laurea. Uno degli esami che volevo seguire era quello con Werbrouck, che teneva sia il corso di TNA (Tecniche numeriche e analogiche) che quello di TIT (Teoria del’informazione e della trasmissione). Io preferivo fare il secondo, lui spingeva per il primo, e alla fine ci siamo accordati per un programma mezzo e mezzo. Già questo non era banale, ma c’è di più. Lavorando, non mi era banalissimo arrivare negli orari di ricevimento: mi ha così dato appuntamento  in pausa pranzo e una volta alle 8 e mezzo del mattino in dipartimento, mentre era in sala macchine a cercare di capire cosa non stava funzionando in un mainframe. L’esame si è tenuto alle 18 di un venerdì a fisica: comincio a parlare, a un certo punto ho citato un teorema sugli autovalori, di cui nel testo non c’era dimostrazione, lui mi ferma e mi fa “visto che lei ha fatto matematica, non è che si ricorda la dimostrazione di questo teorema?” Io rispondo di no, ma che ci potevo provare, e ci siamo messi lì in due a cercare una dimostrazione – alla fine avevamo qualcosa di solo quasi corretto, mi sa.

Werbrouck non era solo un bravo professore: non ho mai trovato nessuno disponibile come lui, e di professori ne ho conosciuti tanti.

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