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ia 2026, IA e informatica

Altre idee sulla guerra IA America-Cina

Il mese scorso vi avevo raccontato di AI 2040, le idee (presentate e sponsorizzate da Scott Alexander, ma non direttamente sue) su cosa gli USA dovrebbero fare nella guerra tecnologica sull’IA con i cinesi. Oggi recupero un post di Gary Marcus, scritto quando uscì Kimi K3, che prova a elencare i possibili scenari, partendo naturalmente da un “ve l’avevo detto, io!” in linea con il suo stile. A parte il fatto che il Congresso dovrebbe investigare su come mai gli USA si sono visti riempire il fossato che pensavano di avere e che separava la loro tecnologia da quella cinese – oh, gli americani pensano sempre in questo modo – Marcus elenca sette possibili linee di azione.

(1) Non fare nulla, e lasciare che OpenAI e Anthropic se la cavino da sole. Anche se fallissero, Google, Amazon e Microsoft porterebbero comunque avanti il programma IA. Certo che i cinesi potrebbero ottenere più quote di mercato.

(2) Vietare i modelli open source. Suo commento: buona fortuna… non funzionerà mai

(3) Ricreare un fossato, stavolta di tipo regolatorio. Questo farebbe bene a OpenAI e Anthropic, e male a tutto il resto degli USA.

(4) Salvare OpenAI e Anthropic iniettando denaro per farli proseguire. Il suo commento: “semplicemente no”.

(5) Vietare le IA cinesi. Marcus è un convinto liberista, forse addirittura più che un convinto americano: scrive che c’è chi dice che il governo ci sta già pensando, e spera proprio che non succeda.

(6) Nazionalizzare OpenAI e Anthropic, pagando il 2% del loro valore ufficiale, il che sarebbe una cifra vicina al loro valore reale. Non gli dispiacerebbe, ma teme che il governo potrebbe fare brutte cose, tipo sorveglianza di massa.

(7) Sforzarsi di rendere l’IA un bene pubblico, e non il risultato di ricerca da parte di privati. Di nuovo, Marcus ha tirato fuori una sua proposta del 2016 (!) di un “CERN per l’IA”; è ovvio che a lui piacerebbe una cosa del genere, che assomiglia abbastanza al Piano A di AI 2040.

A differenza di Alexander, Marcus è molto più interessato alla parte economica dell’ecosistema IA, come vedete: il tutto sempre con una visione USAcentrica, ma di quello non ci dobbiamo stupire. Probabilmente non dobbiamo nemmeno stupirci che in tutto questo bailamme l’Europa non tenti nemmeno di inserirsi: magari l’AI Act blocca gli investimenti privati, ma anche la collaborazione da un punto di vista politico non è pervenuta.

giochi, giochi 2026

Quizzino della domenica: Monty Hall per coppie

814 – probabilità

Monty Hall si è accorto che il suo gioco “l’auto o la capra” oramai stava perdendo fascino, visto che tutti i concorrenti sapevano che la strategia migliore da seguire era quella di cambiare porta; si è così inventato un nuovo gioco, dove stavolta i concorrenti giocano in coppia. Continuano a esserci tre porte, ma questa volta dietro di esse c’è un’auto, una capra e una chiave (dell’auto). Uno dei concorrenti (detto “la persona della chiave”) viene portato fuori dallo studio, e l’altro (“la persona dell’auto”) ha due tentativi per scoprire dove si trova l’automobile. Le porte vengono chiuse, il concorrente viene fatto uscire (da un’altra porta, per non poter dire nulla al compagno), viene fatto entrare la persona della chiave che ha anch’essa due tentativi per trovare la chiave. Se entrambi i concorrenti riescono nel loro intento vinceranno l’auto, con la chiave; altrimenti avranno la capra come premio di consolazione.

Evidentemente ciascun concorrente ha due probabilità su tre di riuscire a completare il suo compito. Senza definire una strategia, la probabilità congiunta è 4/9. Si può fare di meglio?

una capra, un'auto, una chiave e tre porte.

(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p814.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema di A.S. Landsberg, da Proof Positive; immagini da SVGRepo – auto, chiave, capra, porta.)

rec 2026, recensioni

Il senso del doppio (libro)

Non posso certo definirmi un esperto di enigmistica classica, ma un minimo la conosco. Di matematica ne conosco un po’ di più. Insomma, avevo buone aspettative da questo libretto, che parte dalla raccolta dell’enigmistica matematica pubblicata per qualche decennio su Archimede; devo dire che sono rimaste deluse. La prima parte, con la spiegazione di come funzionano i giochi enigmistici, è ben fatta, e anche la terza, con esempi di giochi enigmistici a tema matematico pubblicati da chi non ha una formazione matematica specifica, è buona, soprattutto perché non viene data semplicemente la risposta ai giochi ma c’è una spiegazione contestuale utile per chi non ne sa. La parte centrale, quella con i giochi veri e propri, soffre però del fatto che gli autori, prima di essere enigmisti, sono matematici: capisco che il vincolo di un lessico matematico negli esposti dei rebus (grafici e testuali) e nelle frasi bisenso è molto rigido, ma garantisco che non sono riuscito a trovare quasi nessuna soluzione. Molto meglio la parte degli indovinelli e dell’enigmistica moderna (nel senso enigmistico del termine, gli schemi dove le parole da trovare sono all’interno del testo scritte come xxxxxxx), dove c’è più libertà e quindi i risultati sono migliori. L’appendice con le somiglianze tra matematica ed enigmistica non mi ha detto molto, ma lì potrebbe essere stato un mio problema.

Margherita Barile e Giuseppe Pontrelli, Il senso del doppio : La matematica fra rebus e indovinelli , YouCanPrint2024, pag. 156, € , ISBN 9791222738307 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 2/5

pipponi, pipponi 2026

tasse sulle tasse

Da quando a luglio è entrata in vigore la tassa europea di 3 euro sugli acquisti da fuori UE sotto i 150 euro ho smesso di comprare le robette da poco da Aliexpress: la tassa infatti è sul singolo oggetto e non sulla spedizione. Mi chiedo come mai i cinesi non si siano inventati un passaggio con un “bundle acquisti” per avere un solo pacco spedito, visto che tanto li mettono già insieme, ma non è un mio problema. [A dire il vero ho poi visto che le “offferte a pacchetto” dicono che con tre o più oggetti non si pagano i dazi…] L’altro giorno però mi serviva uno zainetto leggero, e anche con la tassa mi conveniva prenderlo lì; così ho fatto l’acquisto, e ho scoperto che le spese doganali erano… 3,66 euro.

Perché non tre euro? Ci ho pensato un attimo e ho capito che ai tre euro veniva aggiunto il 22% di IVA. Avrei dovuto immaginarmelo, visto che succede la stessa cosa con le accise sulla benzina. Ma continuo a non capire. Cinquant’anni fa, quando avevamo l’IGE, quella era un’imposta generale sulle entrate, e quindi non era illogico metterla sulle tasse. Ma l’Iva è un’imposta sul valore aggiunto: che valore si aggiunge mettendo un dazio?

io, io 2026

Isolati!

Io sono sceso da Foppolo martedì pomeriggio, perché mercoledì e giovedì dovevo essere in ufficio. Ho anche potato giù i ragazzi, che si lamentavano della connessione del menga (in effetti la fibra non arrivava fin lassù e con Eolo era una tragedia) e comunque non saremmo potuti scendere in un colpo solo con gatti e tutto. Oggi pomeriggio guardo il cielo, guardo le previsioni per i prossimi giorni e decido che tanto valva tornare su oggi e non domani: almeno in pianura non pioveva.

Comincio a salire per la val Brembana e comincia a piovere. Supero Piazza Brembana e diluvia: non vedo nulla e salgo a 30 all’ora. Al bivio con Roncobello (17 km per Foppolo) mi fermo perché ci son tre macchine in coda e dei lampeggianti blu. Dopo un paio di minuti l’auto con i lampeggianti (erano carabinieri) scende; il tipo davanti a me fa manovra e mi dice di tornare giù perché la strada è chiusa: in effetti la strada era transennata. Risultato: Anna e i gatti sono isolati, e io mi sono fatto tre ore di viaggio inutile, a parte il trovarmi in un paio di punti con la macchina tutta sott’acqua per un lago sull’asfalto.

L’unica cosa che non capisco è perché, se effettivamente la strada era chiusa dalle 17, non hanno messo un cartello in bassa valle…

obituary

Albert Werbrouck

Albert Werbrouck, morto qualche giorno fa, lo conoscevo. Dopo la laurea in matematica, mentre già lavoravo in Cselt mi sono iscritto a informatica, visto che con sei esami mi sarei potuto prendere una seconda laurea. Uno degli esami che volevo seguire era quello con Werbrouck, che teneva sia il corso di TNA (Tecniche numeriche e analogiche) che quello di TIT (Teoria del’informazione e della trasmissione). Io preferivo fare il secondo, lui spingeva per il primo, e alla fine ci siamo accordati per un programma mezzo e mezzo. Già questo non era banale, ma c’è di più. Lavorando, non mi era banalissimo arrivare negli orari di ricevimento: mi ha così dato appuntamento  in pausa pranzo e una volta alle 8 e mezzo del mattino in dipartimento, mentre era in sala macchine a cercare di capire cosa non stava funzionando in un mainframe. L’esame si è tenuto alle 18 di un venerdì a fisica: comincio a parlare, a un certo punto ho citato un teorema sugli autovalori, di cui nel testo non c’era dimostrazione, lui mi ferma e mi fa “visto che lei ha fatto matematica, non è che si ricorda la dimostrazione di questo teorema?” Io rispondo di no, ma che ci potevo provare, e ci siamo messi lì in due a cercare una dimostrazione – alla fine avevamo qualcosa di solo quasi corretto, mi sa.

Werbrouck non era solo un bravo professore: non ho mai trovato nessuno disponibile come lui, e di professori ne ho conosciuti tanti.

mate-light 2026, matematica_light

Numeri sublimi

I numeri perfetti li conoscete probabilmente tutti: sono quelli per cui la somma dei divisori propri è uguale al numero stesso. Gli esempi canonici sono 6, che ha divisori 1, 2, 3; 28, che ha divisori 1, 2, 4, 7, 14; 496, che ha divisori 1, 2, 4, 8, 16, 31, 62, 124 e 248. Non sono noti molti numeri perfetti: al momento ne conosciamo 52.

Un numero sublime è invece un numero che ha un numero perfetto di divisori, e la somma di questi divisori è ancora un numero perfetto. Per esempio 12 è un numero sublime: ha come divisori 1, 2, 3, 4, 6, 12 (sono 6, e abbiamo visto che 6 è un numero perfetto), e la somma di questi divisori è 28, altro numero perfetto. Ci sono altri numeri sublimi? Certo! Un altro è 6.086.555.670.238.378.989.670.371.734.243.169.622.657.830.773.351.885.970.528.324.860.512.791.691.264, come vi sarete sicuramente accorti. Infatti il numero si fattorizza come (2126)(261 − 1)(231 − 1)(219 − 1)(27 − 1)(25 − 1)(23 − 1), il che significa che ha 8128 divisori la cui somma è 2126(2127-1), il dodicesimo numero perfetto. Tutti i fattori, tranne il primo, sono numeri primi di Mersenne, che sono intimamente legati ai numeri perfetti; questo numero sublime è stato ricavato così, non è che si siano testati tutti i numeri fino a quello.

Ah, la sequenza (si fa per dire) dei numeri sublimi conosciuti è ovviamente su OEIS. Direi che comunque vista la loro rarità il nome è più che appropriato, no?

politica

Fondi pensione integrativi: si cambia ancora?

Alla fine del millennio scorso, in una delle tante riforme del sistema pensionistico, il governo decise che visto il futuro ridimensionamento delle pensioni i lavoratori sarebbero stati fortemente invitati a mettere i soldi del proprio TFR in un fondo pensionistico; per indorare la pillola vennero creati i fondi di settore, gestiti politicamente fifty-fifty dai sindacati e dalle associazioni delle aziende, e si stabilì che se il lavoratore avesse messo dei soldi del suo stipendio nel fondo anche l’azienda avrebbe dovuto contribuire. Io per esempio ho ancora il TFR, però ne metto una piccola parte nel mio fondo di settore, assieme all’1% del mio lordo, e la mia azienda mi mette un 1,4% (aumentato da poco) ulteriore. In teoria uno può anche aderire a un fondo cosiddetto “aperto”, cioè non legato agli accordi azienda-sindacato; ma in quel caso l’azienda non era tenuta a versare il contributo aggiuntivo.

Con la manovra di bilancio 2026 le cose sono cambiate. Dal primo luglio 2026 il conferimento del TFR nei fondi è ora il default (bisogna dire che non si vuole farlo entro 60 giorni dall’assunzione), ma soprattutto se uno ha aderito a un fondo di settore può passare al settore privato e il datore di lavoro deve continuare a versare i contributi. Un bel regalo a banche e assicurazioni. (sì, lo so che almeno in teoria i loro consulenti finanziari sono più bravi di quelli assunti dai fondi di settore; ma sicuramente i costi di questi ultimi sono molto minori, e inoltre non devono fare utili ma essere sostanzialmente in pareggio).

Bene: ho scoperto che il 26 maggio scorso sindacati e organizzazioni datoriali hanno chiesto al governo di togliere questo obbligo di contribuzione datoriale anche ai fondi aperti, e ci si aspetta una risposta entro fine ottobre. Non ho idea di quello che succederà, ci sono tante altre variabili come il famoso contributo “volontario” di solidarietà per tutti gli utili che stanno facendo le banche, che potrebbe essere merce di scambio con il mantenimento del passaggio… però è raro vedere aziende e sindacati per una volta d’accordo.

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