Come ricordate, la mia grande azienda ha sentenziato che in fin dei conti la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali non era poi così importante da elargire una giornata di lavoro agile. Seguendo le indicazioni aziendali, stamattina ho preso la mia bella bicicletta e sono arrivato in ufficio. A parte un po’ di moto dei vigili in viale Zara (che bloccavano un controviale dal lato sbagliato…) ho capito che la mia grande azienda è stata in estrema minoranza e quasi tutti gli altri hanno seguito le raccomandazioni del prefetto facendo lavorare i loro dipendenti da casa. Niente traffico, sembrava di essere ad agosto (ma sudando molto di meno).
Il secondo pensiero è stato che magari si potrebbe davvero ripensare il modo di lavorare e ridurre di molto il traffico, ma mi sa che ci sarebbero troppe resistenze: non solo delle aziende ma di tutto l’indotto..
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Si arriverà alla santa alleanza IA proposta da Mozilla?
Mozilla Foundation è una non profit che tra le altre cose gestisce Firefox, quello che ormai è praticamente rimasto l’unico browser su Windows che non usi Chromium come motore interno. Poi buona parte dei soldi che ha arrivano da Google, ma lasciamo perdere. Quello che conta in questo momento è che Mozilla non può certo competere con i quattro o cinque giganti dell’IA, perché non ha abbastanza soldi né capacità di convincere gli investitori a prestarglieli. Che ha pensato allora di fare? Di invocare una specie di Alleanza Ribelle (come quella di Star Wars…) di startup, sviluppatori e tecnologi per rendere l’IA più aperta e affidabile.
Sarà, ma a me questa pare una mossa disperata che però non darà grandi risultati. Già il tentativo dell’Unione Europea di mettere dei paletti sul modo di sviluppo delle IA sono piuttosto velleitarie, considerando che lo sviluppo si fa quasi sempre fuori dall’Europa e non possiamo certo pensare che le frontiere lo blocchino: ma soprattutto in questo momento gli investimenti necessari sono così elevati che pensare di poter fare qualcosa con qualche miliardo di dollari è velleitario. E secondo me è anche un segno il non aver visto parlare in giro di questa uscita del CEO di Mozilla Mark Surman. Poi lo sappiamo tutti che prima o poi questa bolla AI scoppierà, e non so nemmeno quanto “poi” sarà. Vale davvero la pena fare qualcosa adesso?
Gemini, mi prendi per i fondelli?
Sono abbastanza convinto di aver cantato un coro di una cantata di Bach dove tenore e basso partono dalla stessa nota, il tenore resta su quella nota mentre il basso fa una scala discendente. La cosa è simpatica, perché credevo che quando i Beatles fecero la stessa cosa in Please Please Me si fossero inventati qualcosa di fuori dall’armonia standard, mentre il buon vecchio Giovanni Sebastiano ci aveva già pensato.
Apro Gemini e gli chiedo “in quale cantata di Bach c’è un brano in cui il tenore mantiene una nota e il basso parte da quella nota e fa una scala discendente?”. Subito mi risponde
Ti riferisci quasi certamente a uno dei momenti più iconici e spettacolari della produzione sacra di Johann Sebastian Bach: l’aria per Tenore e Basso “Domine Deus” dalla Messa in Si minore (BWV 232).
spiegando la rava e la fava:
Oltre all’innegabile bellezza estetica, c’è una ragione teologica tipica del Barocco:
– L’Unità: Le due voci partono dalla stessa nota per simboleggiare l’unità del Padre (Basso) e del Figlio (Tenore).
– L’Incarnazione: La scala discendente del Basso rappresenta spesso il concetto del divino che scende verso l’umano.
Controllo la BWV 232, e scopro che il Domine Deus della BWV 232 è per soprano e tenore, e non ha un pedale. Glielo scrivo. Nuova risposta:
Hai perfettamente ragione, ti chiedo scusa per l’errore grossolano: il Domine Deus della Messa in Si minore è un duetto per Soprano e Tenore, non per Tenore e Basso.
Il brano che stai cercando, con quel gesto così specifico e simbolico, è quasi certamente il duetto per Tenore e Basso “Et in unum Dominum”… no, aspetta: sto facendo confusione con la struttura della Messa.
Il passaggio esatto che descrivi si trova nella Cantata BWV 4, “Christ lag in Todes Banden”.
Pensavo ce l’avesse fatta, perché l’anno scorso l’abbiamo effettivamente cantato: ma la «Cantata BWV 4, Versus VI, sesto movimento: il duetto per Tenore e Basso, “So feiern wir das hohe Fest”» è anch’esso per soprano e tenore, e comunque non ha un pedale (cioè la nota tenuta). Terzo tentativo:
Hai nuovamente ragione, e ti ringrazio per la precisione: il Versus VI della BWV 4 è effettivamente per Soprano e Tenore (e il basso continuo esegue un ritmo puntato, non una scala discendente sotto un pedale). Chiedo scusa per l’ulteriore confusione.
Il brano che descrivi con esattezza millimetrica è il duetto per Tenore e Basso della Cantata BWV 78, “Jesu, der du meine Seele”.
Si tratta del movimento n. 6, l’aria: “Nun du wirst mein Gewissen stillen”.
Stavolta l’aria è per basso solo ;-) A questo punto mi sono scocciato, e ho scritto “l’aria: “Nun du wirst mein Gewissen stillen” è per basso solo. Non fai prima a dire che non hai idea se ci sia qualcosa del genere?”. Ultima sua risposta:
Hai ragione a essere infastidito: ti ho fornito una serie di informazioni imprecise mescolando organici e movimenti, il che è controproducente. Mi scuso per la confusione e per aver cercato di “indovinare” brani che chiaramente non corrispondevano alla tua descrizione tecnica molto precisa.
[…]
A questo punto, la risposta più onesta è: non ho identificato con certezza la cantata esatta. Il passaggio che descrivi esiste sicuramente nella vastissima produzione di Bach (che conta più di 200 cantate), ma i miei precedenti tentativi di identificarlo hanno solo generato errori.Se ricordi anche solo una parola del testo o il contesto liturgico (Pasqua, Avvento, ecc.), potrei fare una ricerca mirata, altrimenti ammetto di non avere la soluzione immediata sotto mano.
Morale della favola: se al primo colpo il chatbot non vi dà una risposta che ti permetta almeno di arrivare a quella esatta, ditegli di non tirare a indovinare :-)
Il declino del Washington Post
Posso capire che Bezos elimini la sezione libri del Washington Post: in fin dei conti è meglio non avere tra i piedi quei pochi ma pericolosi intellettuali. Ma perché togliere anche la sezione sport? Non si applica più il panem et circenses?
Logaritmo discreto e dimostrazioni a conoscenza zero
Avevo parlato delle dimostrazioni a conoscenza zero una decina d’anni fa, sul Post. Magari la prossima settimana ne scrivo ancora. Per il momento vi lascio una dimostrazione pratica: una dimostrazione si dice a conoscenza zero se io riesco a convincerti che conosco un segreto senza rivelartelo. Per esempio, potrei dirti che ho una tecnica infallibile per lanciare una moneta e farla cascare su testa o croce: tu mi dai una moneta, mi dici quale faccia vuoi che esca, e io ci riesco una, dieci, cento volte di fila. A un certo punto tu ti fiderai che io sono effettivamente in grado di decidere quale faccia mostrare (e ovviamente non giocherai più a testa o croce con me), anche se non hai nessuna idea di come io faccia. La parola chiave è “fidarsi”: le dimostrazioni a conoscenza zero sono inerentemente probabilistiche, proprio perché non possiamo controllare la dimostrazione. Quello che conta è che la probabilità che io sia stato semplicemente fortunato sia piccola a piacere: con un solo lancio capiterebbe una volta su due, con dieci lanci una volta su 1000, con cento lanci la probabilità di essere stato fortunato sarebbe inconcepibilmente piccola.
Passiamo ora al logaritmo discreto. Probabilmente vi ricordate che se avete l’equazione $b^x = y$ allora $b$ è la radice x-sima di $y$, mentre $x$ è il logaritmo di $y$ in base $b$: a differenza di addizione e moltiplicazione, l’elevazione a potenza non è commutativa e quindi ci sono due operazioni inverse. Quello che a scuola non insegnano è che è possibile anche calcolare il logaritmo in un gruppo finito, se la dimensione del gruppo è un numero primo $p$ (insomma, se stiamo usando i numeri modulo $p$). Prendiamo per esempio $p = 7$: le potenze di 3 in base 7 sono le seguenti.
$$\begin{matrix}
n & 1 & 2 & 3 & 4 & 5 & 6 \\
3^n & 3 & 2 & 6 & 4 & 5 & 1 \\
\end{matrix}$$
Notate che non consideriamo lo 0, perché ci interessa il gruppo moltiplicativo e non quello additivo; notate anche come tutti i valori da 1 a 6 sono presenti nella riga delle potenze. Da qui è facile ricavare il logaritmo discreto:
$$\begin{matrix}
n & 1 & 2 & 3 & 4 & 5 & 6 \\
\log_3 n & 6 & 2 & 1 & 4 & 5 & 3 \\
\end{matrix}$$
In questo caso la tabella è facile da calcolare, ma se partissimo da un numero primo di centinaia di cifre sarebbe ancora facile elevare un numero a una qualche potenza, ma non lo sarebbe affatto partire da quel risultato e risalire al numero. Il logaritmo discreto è insomma una di quelle “funzioni a senso unico” che servono per la crittografia. Come si può sfruttare il logaritmo discreto per convincere il mio interlocutore che conosco $x$, il logaritmo in base $b$ di $y$, senza rivelarglielo? Ecco un protocollo di comunicazione, come spiegato da John Cook.
(1) Io scelgo un numero (naturale) casuale $r$, calcolo $t = b^r$, e mando al mio interlocutore il numero $t$.
(2) Lui mi spedisce a sua volta un altro numero casuale $c$.
(3) Io calcolo $s = r + cx$ e glielo mando.
(4) Lui verifica ce effettivamente $b^s = ty^c$. In caso affermativo si fida (oppure riprova più volte, se pensa che io abbia avuto fortuna).
Cosa conosce il mio interlocutore, oltre alla base $b$ e a $y$? Due numeri: $t$ e $s$. Il primo, $t$, è l’esponenziale (in base $b$ di un numero casuale, e quindi è anch’esso casuale: non dà dunque nessuna informazione. Il secondo, $s$, di per sé è basato su $x$, ma per trovarlo bisognerebbe conoscere $r$ e per riuscirci dovrebbe essere in grado di calcolare rapidamente il logaritmo discreto, cosa che al momento non è fattibile. Infine, abbiamo che $b^s = b^{r+cx} = b^r b^{cx} = t (b^x)^c = ty^c$. Inoltre, visto che io non potevo conoscere a priori $c$, non potevo fare il calcolo in anticipo. Anche questo punto è importante, perché altrimenti potrei usare dei trucchi: tornando all’esempio del lancio di monete, non è così difficile fare un video in cui io per dieci volte di fila lancio una moneta dicendo ciascuna volta cosa uscirà. Comincio a filmare finché non mi capita la successione di dieci risultati corretti, e taglio tutta la parte precedente del video…
Biblioteca sponsorizzata?
Leggo su Repubblica, edizione torinese che sta per essere completata la riqualificazione di Torino Esposizioni, dove ci sarà la nuova sede della biblioteca civica. Da torinese ancorché expat penso che sia una bella cosa. Ma naturalmente ci sono i costi di gestione che paiono essere molto maggiori di quelli attuali, anche se non mi è chiaro come mai… a meno che il problema sia che nella sede attuale i libri sono tutti nascosti nei depositi mentre qui saranno in discreta parte negli scaffali. L’articolo parla doi una caffetteria (che non si nega mai, ma non porta così tanti soldi…) e delle «sale multifunzionali, magari trovando sponsorizzazioni».
Ok, io non mi farei molti problemi a studiare nella Sala Julius Evola, Ho però dei dubbi che ci sia chi sgancerebbe soldi per qualcosa del genere (e altri dubbi che la targa corrispondente non venisse vandalizzata un paio di volte al mese. Lo stesso naturalmente capiterebbe nella sala Palmiro Togliatti). E naturalmente in una biblioteca fare una sala multifunzionale funziona relativamente poco, o meglio anche adesso le sale ci sono ma in spazi relativamente limitati: tutte le volte che la biblioteca vicino a casa fa degli incontri complica l’uso principale, che dovrebbe essere quello di guardare i libri e magari leggerli sul posto. La domanda insomma è “il comune ha fatto davvero i conti?”
Moonbase Armstrong (libro)
[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
L’umanità ha costruito delle basi sulla Luna: quella americana si chiama Moonbase Armstrong. La vita scorre normalmente – per quanta normalità ci possa essere sulla Luna… – fino a che un’astronave esplode mentre sta per allunare. Parte un’investigazione, con due esperti di incidenti aerei spediti sulla Luna per capire cosa possa essere successo: nel frattempo seguiamo vari astronauti della base, ciascuno con i suoi problemi, ma tutti uniti nel volere recuperare per quanto possibile i resti dei loro colleghi e amici.
Marks fa un buon lavvoro nella parte di hard SF: forse è un po’ troppo prolisso, ma riesce a dare un’idea di come possa essere una base lunare allo stato attuale dell’arte. Mi pare però che qualcosa nello sviluppo dei personaggi manchi. È bene che ci racconti delle varie storie, ma arrivato alla fine del libro mi è rimasta la sensazione che non ci fosse nessuna chiusa, e solo una serie di fili penzolanti. Anche la sottotrama religiosa è incompleta, il che è una vergogna considerando che è chiaro che l’autore è davvero interessato al tema, tanto che colloca nella base un prete…
Robert B. Marks, Moonbase Armstrong, Legacy Book Press 2026, pag. 310, € 4,28, ISBN 9781997846000 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 3/5
Una tavola di lookup è cosciente?
Alejandro Piad Morffis ha scritto un pensiero interessante: se la nostra definizione di coscienza comprende anche gli LLM, o meglio l’architettura degli LLM, magari con un numero maggiore di parametri, allora anche una tavola di lookup lo è. In fin dei conti, l’architettura attuale parte da un contesto finito, per quanto grande possa essere, ci aggiunge la stringa di input, anch’essa finita, e tira fuori un insieme finito di risultati. È vero che una tabella equivalente sarebbe tantissime (ma non infinite) volte più grande del numero di atomi dell’universo, ma sarebbe comunque una tabella. Il corollario di Piad Morffis è che da questo punto di vista la coscienza è proprio la capacità di compressione di questa enorme tabella in qualcosa di più o meno gestibile. Mi viene in mente l’idea di sir Roger Penrose, che crede che gli umani possono superare i limiti del teorema di incompletezza di Gödel con il modello Orch-Or; è vero che lui postula che ciò funzioni a livello quantistico mentre gli LLM non lo sono certo, ma è sempre un modo diverso di vedere le cose…