Nome dell'autore: .mau.

admin

Statistiche del sito per settembre 2026

Mi ripeto: le statistiche di traffico non hanno più senso. A seconda di quale crawler arriva, i dati cambiano completamente. Ad ogni modo, ecco il riassunto:

Visitatori unici 109.119 (-38812)
Numero di visite 180.774 (-26576)
Pagine accedute 322.491 (-83867)
Hits 510.448 (-84139)
Banda usata 8,31 GB (-2,29 GB)

Giorno con meno visite domenica 13 (2850), massimo mercoledì 23 (13436), media 6025. La Top 5:

  1. Consegna con Voc: 1704 visite
  2. Call center sanitari invasivi: 787 visite
  3. E se Pangram dicesse che i miei testi sono generati dall’IA?: 7178 visite
  4. Codice bianco all’Ikea: 689 visite
  5. Tasse sulle tasse: 648 visite

Otto altri post sopra le 500 visite. Per la prima volta “Romanaccio” si è fermato sotto (499 visite): in compenso qualche bot si è cimentato con i miei quizzini, e ce ne sono cinque sopra soglia.

Query Google: abbiamo 1872 (-43) clic da mobile, 727 (+233) da desktop e 48 (-5) da tablet. inque giorni sopra i 100 clic, massimo lunedì 28 con 168. Le prime 10 query, con tra parentesi le impressions:

114 (553) codice bianco ikea
58 (196) insulti romani
43 (762) voc corriere
40 (398) 02 78655540
36 (600) consegna con voc
34 (39) notiziole di mau
34 (38) notiziole mau
32 (295) voc spedizioni
32 (81) insulti romaneschi
29 (264) insulti in romano

ia 2026, IA e informatica

La piaggeria degli LLM

grafico sui voti dati da un LLM a una serie di poemi (generati sempre da LLM). Se gli si dice che sono umani dà un voto un po' più alto.Adam Kucharski ha fatto un esperimento peculiare: ha chiesto a ChatGPT-5.5 Instant di generare dieci poemi, di qualità variabile da 1 a 10 (qualsiasi cosa voglia dire “qualità di un poema generato da un LLM”; ma possiamo immaginare che ci sia un certo qual ordinamento). A questo punto ha preso i poemi generati e ha chiesto sempre a ChatGPT-5.5 Instant di valutare la qualità, sempre tra 1 e 10; ma nel prompt ha detto a volte che il poema era generato da un umano e altre volte che era generato da un LLM. Mediando su tre voti per poema, per ridurre l’influsso della casualità, i risultati sono mostrati nel grafico qui a destra. Come si può vedere, se si diceva al chatbot che l’opera era umana il voto era in media un punto superiore. Notate che Kucharski non ha detto che erano stati scritti da lui, il che avrebbe potuto far pensare a un po’ di tipica piaggeria: la differenza è proprio tra testi che si afferma essere genericamente umani. Che poi non lo fossero è ovviamente irrilevante.

C’è però un’altra cosa che Kucharski non ha scritto ma che salta subito agli occhi: l’IA ha compresso i giudizi che ha dato, evitando di dare un voto 1 oppure 10. La cosa non mi stupisce per nulla. Già il fatto che il modello scelga la risposta più probabile tende a lasciare da parte i valori estremi, non foss’altro che perché non è detto che scelga sempre il percorso estremo. Ma credo che nella programmazione ci sia anche qualcosa che sterzi i risultati verso un’aurea mediocritas che come negli oroscopi male non fa mai…

,
giochi, giochi 2026

Quizzino della domenica: Arbelo

822 – geometria

L’arbelo, da una parola greca che indicava il coltello usato dai calzolai, è una figura delimitata da tre semicerchi: nella figura qui sotto l’arbelo è la parte colorata in verde. Supponete che il rapporto tra il cerchio piccolo e quello grande lasciati in bianco nella figura sia x; qual è allora il rapporto tra l’aria dell’arbelo e quella del semicerchio rosso?

un arbelo in un semicerchio e un altro semicerchio nel semicerchio rimanente
(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p822.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Proof Positive.)

rec 2026, recensioni

The Future of Graphic Design (ebook)

[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
Leggendo il libro ho avuto la netta impressione che fosse scritto usando molto pesantemente l’IA. I brevi testi nelle singole pagine hanno una prosa generica che potrebbe essere tranquillamente applicata a concetti qualunque, quello che io chiamo “effetto oroscopo”. Le immagini del libro sono naturalmente creato con l’IA, ma dato che quella è la tesi del libro non ci trovo nulla di male. Ma prendiamo per esempio il concetto del Green-T. leggendo il libro scoprite che l’IA può aiutare a fare bellissimi progetti, che Adobe Firefly ha dei problemi con il testo nelle immagini (pagina 97), ma l’autore non indica quali sono le caratteristiche belle e brutte dei porgetti mostrati: come si può imparare qualcosa semplicemente guardando le immagini? Un altro esempio è il workflow di pagina 120. È corretto, o almeno penso che lo sia, ma non dà esempi di cosa fare in pratica. Il portfolio con i progetti creati da Soubra mostra che sa fare tante belle cose; ma ancora una volta non spiega nemmeno in una piccola parte perché ha fatto le scelte che ci presenta. Alla fine c’era qualcosa che corrispondeva a quello che mi aspettavo dal libro: ma ero ormai a pagina 183, un po’ troppo tardi.

Nader Soubra, The Future of Graphic Design, 2026, pag. 234, € 2,9, ASIN B0H423Z7S3 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 2/5

pipponi, pipponi 2026

Paolo Giordano e il luddismo anti-IA

Paolo Giordano ha deciso: scriverà il suo nuovo romanzo su un computer non connesso alla rete, salverà il tutto su una chiavetta USB e lo consegnerà così alla sua agente, che dovrà fare lo stesso con la casa editrice. Per il momento ha tolto dall’altro computer tutte le “migliorie IA”, compreso il filtro che catalogava le mail che arrivano (ma vivaddio, non puoi filtrare mailing list e simili con un indirizzo email specializzato?) Il tutto perché non si fida delle IA che gli prendono tutto quello che scrive (presumbilmente vero) per farne chissà cosa. Le fa da controcanto Chiara Valerio, che dice di avere imparato a a non guardare il riassunto IA di Google quando lei fa una ricerca. (Anche qui, vivaddio, basta aggiungere un nuovo motore di ricerca che appende alla stringa di ricerca il codice magico &udm=14 e il riassunto IA sparisce automaticamente).

Vi dirò: non riesco proprio a capire queste prese di posizione. Un tassonomista come me capisce perfettamente il concetto di avere tutte le versioni del proprio manoscritto: in genere non lo faccio ma solo perché sono pigro. Posso anche capire il non voler mettere nel cloud il proprio testo, per la serie “non si sa mai”; ma credo che se un agente IA riesce a penetrare nei nostri hard disk i manoscritti sono l’ultimo dei problemi, considerando quello che teniamo. Ma quello che mi chiedo è se uno scrittore è preoccupato perché un’IA potrebbe pubblicare prima di lui un libro con le idee che ha faticosamente raccolto; perché se il problema è semplicemente non volere che l’intelligenza artificiale si appropri delle idee, credo che tutti concordino che il giorno dopo che un libro è uscito questo accade, legalmente oppure no. E poi, sia Giordano che Valerio hanno una formazione scientifica, con un curriculum anche maggiore del mio: se loro hanno queste idee, cosa devono fare gli umanisti? Andare in una comunità amish?

spam_phishing

Commenti generati dall’IA?

Guardate questo commento a un mio post di sabato scorso. Era finito nello spam, io l’ho recuperato ma ho tolto tutti i riferimenti al sito corrispondente a “original 2D character animation” (i curiosi possono immaginare qual è, non ho cancellato il nome del sedicente utente). Perché non hai cancellato il commento, mi direte? Perché aveva senso, almeno a una prima lettura. Poi l’ho riletto, il mio neurone si è attivato, ho dato in pasto il testo del commento a Pangram che ha detto “non ne sono certo perché non è molto lungo, ma secondo me è 100% IA”, concordando con il mio neurone un po’ lento. D’altra parte, anche senza considerare la frase rimasta in inglese che era quella con il link, se osservate attentamente noterete che la risposta parafrasa quello che avevo scritto, senza contare che fa ridere che uno si chieda come Chuck Jones abbia reso la trasformazione quando avevo messo il link al video.

Per i pochi commenti che ricevo, a parte quelli dei miei ventun lettori, non faccio certo fatica a verificarli a mano. Però quello che è successo è inquietante: un agente si è accorto che in un blog praticamente sconosciuto c’era un post in italiano su un libro vecchio come me, in un’edizione di un quarto di secolo fa che si trova solo come testo usato, ha scritto un commento al riguardo praticamente tutto in italiano e l’ha postato. Non solo non possiamo fidarci che i testi che vediamo siano originali, ma non possiamo nemmeno fidarci delle interazioni alla periferia estrema dell’impero.

Ah: ho chiesto a un LLM se la cosa è già nota nel mondo anglosassone, e mi ha risposto “ovviamente sì”, dandomi questo link. Diciamo che non vedrete più commenti di questo tipo, a meno che le IA diventino ancora più brave.

PS: mi è stato segnalato che non sono il primo italiano ad accorgermene, vedi questo post di Attivissimo di fine agosto. La cosa preoccupante è che l’infezione si è espansa da un blog seguitissimo a uno appunto alla periferia dell’impero. Non c’è via di scampo.

curiosità 2026, curiosita'

Il falso Eco

Non leggendo Facebook, mi ero perso questo post di Ciro Ascione (potete leggerlo con più facilità qui) e ho scoperto solo in seguito che la Bustina di Minerva citata con tanto di foto era un falso creato da Ascione per far credere che Umberto Eco avesse previsto le attuali intelligenze artificiali già nel 2010. A posteriori ci sono state le analisi di Open per mezzo dell’IA (sì che vado a vedere che nell’immagine della pagina dell’Espresso c’era un artefatto, e non mi stupirebbe che una rivista abbia la domenica come data ufficiale di pubblicazione) e le interviste di Repubblica allo stesso Ascione e a un docente bolognese di semiotica.

Che avrei detto io se avessi visto quel testo prima di scoprire che era un falso? Non lo so. La parte sull’inesistente filosofo bizantino Teofrasto di Melitene è puro Eco e mi avrebbe fatto propendere per l’autenticità, anche se introduzione e conclusione sono di livello parecchio inferiore. La cosa che trovo però più divertente è che anch’io sarei caduto in un confirmation bias, ma di tipo opposto. Eco è sempre stato interessato da ciò che i computer potevano fare, ma in quel campo faceva errori da principiante, come il programma BASIC per generare gli anagrammi di IHVH: il programma, anche se non certo ottimizzato, genera le ventiquattro permutazioni ma non si accorge che essendoci due lettere uguali bisogna eliminane la metà. Ecco: quello che avrebbe potuto mettermi in guardia sono le frasi (grassetti miei) «Sospetto invece che la macchina veramente interessante non sarà quella che vorrà ucciderci, bensì quella che saprà continuare una frase.» e «avrebbe però incontrato tante volte parole come Tommaso, Aristotele, essere, essenza, Dio e Domenicani da poter produrre successioni di frasi estremamente plausibili.» Nel 2010 il meccanismo di attention era ancora di là da venire, e il buon Umberto – ma anche tutti noi – avremmo probabilmente scritto qualcosa tipo “quella che saprà assemblare un discorso“. La generazione insomma non tanto come processo markoviano quanto come generazione combinatoria. Anzi, probabilmente Eco avrebbe infilato nel suo discorso qualcosa tipo “Questa macchina avrebbe così in pratica il sogno che Ramon Llull aveva già intravisto quasi otto secoli orsono nella sua Ars generalis: le parole delle sue risposte sarebbero mirabilmente emesse, partendo dai principi primi che troverebbe nei milioni di opere a cui ebbe accesso, pur non avendo affatto contezza né dei principi né del suo risultato”. Ma confesso che almeno a una prima lettura non penso mi sarei accorto dell’incongruenza di quelle due frasi, come non mi sarei accorto che il testo tutto gioca sul “falso che sembra vero”: tema sicuramente echiano, ma che ovviamente non poteva essere opera di Eco stesso. (Il fatto che le macchine cominciano a macinarsi testo scritto da altre macchine invece è un’ovvia conseguenza dell’iperproduzione di risposte, quindi non avrei potuto trovare nulla di strano in quest

Morale di tutto questo? La scrive Ascione/Eco stesso in quel brano: «il problema non sarà stabilire se pensino davvero, bensì capire che cosa accadrà quando ci saremo abituati a trattare come pensiero tutto ciò che possiede la forma esteriore del pensiero». Cosa che appunto stiamo già facendo da mo’.

, ,
Torna in alto