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Il teorema di Balinski e Young

Forse è vero che la democrazia è il peggior sistema di governo, eccetto tutti gli altri. Sicuramente è vero che non può essere sempre davvero equo come si crede, e questo lo si dimostra matematicamente. Uno dei risultati probabilmente meno noti è quello pubblicato dai matematici Michel Balinski e Peyton Young nel loro libro del 1982 Fair Representation: Meeting the Ideal of One Man (ma il teorema era già stato reso noto nel 1980). Esso afferma che in un sistema elettorale proporzionale con almeno quattro partiti non è possibile garantire che vengano rispettate la regola del quoziente e la monotonicità del rapporto dei voti.

Per prima cosa, le definizioni. La regola del quoziente afferma che se in un sistema elettorale si calcolano i seggi ottenuti da ciascun partito moltiplicando il numero totale di seggi per il rapporto tra i voti dati al partito e quelli totali, il numero di seggi si deve ottenere arrotondando per difetto o per eccesso il valore trovato. Se ci fossero 7 seggi, 1000 voti validi e il partito A ne ha presi 300, il numero teorico di seggi ottenuti sarebbe (300/1000)×7 = 2,1 e quindi gli si devono assegnare due oppure tre seggi. La monotonicità del rapporto dei voti afferma invece che se da un’elezione alla successiva il rapporto A/B tra i voti presi da A e quelli presi da B aumenta, quindi A cresce più di B (oppure cala meno di B), allora A non può perdere seggi a favore di B. Inoltre se all’interno dell’elezione A ha più voti di B allora non può avere meno seggi.

Entrambe le richieste sembrano logiche ed eque. Balinski e Young hanno però costruito un esempio che non permette di soddisfare entrambe le richieste. Supponiamo che ci siano 7  seggi disponibili, e nella prima elezione la distribuzione dei voti dà questo risultato: A 5,01 seggi, B 0,67 seggi, C 0,67 seggi, D 0,65 seggi. Avendo solo il dato di una elezione non possiamo applicare la monotonicità ma solo il quoziente: l’unica possibilità è dare cinque seggi ad A, un seggio ciascuno a B e C, e nessun seggio a D. Andiamo all’elezione successiva, dove c’è stato un mezzo ribaltone: stavolta A avrebbe 3,99 seggi, B 2,00 seggi, C 0,50 e D 0,51. Per il quoziente A può avere 3 o 4 seggi, B ne ha sicuramente 2, C e D ne possono avere 0 oppure 1. I due casi possibili, considerando che D non può avere meno seggi di C, sono pertanto 3-2-1-1 e 4-2-0-1.  In ogni caso A ha perso almeno un seggio e D ne ha guadagnato 1. Ma il rapporto A/D nella prima elezione era 7,82 mentre nella seconda è 7,71; quindi la monotonicità del rapporto dei voti non è rispettata.

Cosa succede in pratica? Nulla. Innanzitutto la regola del quoziente è applicata in maniera molto più rigida: si parla infatti di metodo dei resti, che assegna i “seggi frazionari” a chi ha la frazione maggiore una volta assegnati i “seggi interi”; in questo modo la monotonicità all’interno della singola elezione è assicurata. Per quanto riguarda la monotonicità tra un’elezione e l’altra, ce lo vedete il leader di un partito a dire “non è giusto, in percentuale sono andato meglio di quell’altro partito ma ho perso comunque un seggio che è andato a loro”? E ce li vedete i simpatizzanti di quel partito capirci qualcosa? Questo risultato è insomma interessante in teoria, ma non ci cambia la vita se non per sapere che ancora una volta i principi di rappresentatività sono solo un’approssimazione e non una regola matematica.

io, io 2026

Gli LLM non sanno leggere gli spartiti

Dopo aver letto delle capacità di OpenAI Astra nel creare musica, mi è venuta voglia di riscrivere in Lilypond i tre corali che avevo composto a suo tempo, solo che non ho più i sorgenti MusiXTeX ma solo il PDF. Che problema può esserci, penso? Lo faccio fare a Gemini. Prompt: «Se ti allego il PDF di un corale, me lo sai scrivere in Lilypond?» Risposta: «Sì, certamente! Puoi allegare il PDF o le immagini delle pagine del corale.» Mando il tutto, e mi restituisce del codice Lilypond con il commento «Poiché il documento inviato presenta la sola linea melodica accompagnata dal testo, ho trascritto la melodia con le relative battute, indicazioni di tempo, ritornelli per le quattro strofe e il testo allineato alle note.» e chiedendomi se voglio che lui mi componga il corale, visto che c’è solo la linea melodica.

Al mio commento «Però il PDF è a quattro voci, due per rigo musicale!» la risposta è stata «Hai perfettamente ragione, e l’errore nell’analisi del PDF è tutto mio.» Poi mi dice che potrebbe però leggermente sbagliare l’altezza delle note e non separare bene la parte di contralto da quella di tenore. Risultato: quello che vedete qui a fianco. Ora, a parte che quelle note non hanno nulla a che fare quanto avevo composto al tempo, il mio PDF aveva tre righe di spartiti ed era in sol maggiore, non do maggiore; e per quanto io non abbia mai studiato seriamente armonia non avrei mai scritto una parte di soprano con quella tessitura, che nessuno mi avrebbe cantato. Per la cronaca, ho poi provato a chiedere la stessa cosa ad altri modelli; quelli cinesi e Claude mi hanno risposto picche, ChatGPT  mi ha detto che le note vengono praticamente tutte perse nell’OCR, ha continuato dicendo “faccio una prova con la prima riga” ed è uscita una schifezza simile, stavolta in re maggiore. Grok è partito in quarta, ha pensato per quattro minuti, e ha anch’esso sbagliato del tutto.

Potrei provare con un OMR (come un OCR, ma per la musica), in effetti: il guaio è che Gemini mi aveva proposto Audiveris senza dirmi che il sito audiveris.com che ritorna da una ricerca Google è uno scam (grazie ad AdNauseam non ci sono andato). Diciamo che il bieco lavoro manuale ha ancora molto da darci.

ia 2026, IA e informatica

Il Bach benchmark

il corale creato da aug5th con chatGPT-6 AstraFar fare matematica a un LLM sta diventando abbastanza facile. Ma come se la cavano con la musica? Il substack Augmented Fifth ha come tema “the intersection between classical music & AI” e ha ideato un benchmark: fare scrivere a un LLM un corale nello stile di Bach. Per chi non è un esperto musicale, questi corali (che poi sono quelli della tradizione luterana) hanno 16 battute divise in quattro gruppi di quattro, si cantano a quattro voci e hanno una struttura fissa, con una modulazione (un cambio di tonalità) nel terzo gruppo per poi ritornare alla tonalità di partenza. Questo è il risultato ottenuto con ChatGPT-6 Astra. Non è certo perfetto, come ha fatto notare Juan Ramón Salgueiro; aggiungo che almeno al mio orecchio è abbastanza palloso, non solo Bach avrebbe fatto molto meglio ma anche i compositori minori dell’epoca ce l’avrebbero fatta.

Detto questo, il risultato è comunque incredibile visto che non penso che questi sistemi abbiano un modello per la musica. Io, fedele al mio motto “tutto e male”, scrissi tre corali tra il 1999 e il 2001. Li trovate sul mio sito: prima o poi li convertirò in Lilypond così il MIDI verrà fuori meglio. È vero che non ho studiato seriamente armonia, conosco solo le regole di base, ma sarei stato bocciato perché sono pieni di quinte e ottave nascoste (quelle parallele spero di averle tolte tutte), che nella musica classica sono un peccato mortale. Insomma ho un’idea di cosa si può fare e cosa no con la musica, e vi garantisco che avere un corale funzionante non è banale…

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rec 2026, recensioni

La democrazia non esiste (ebook)

copertina Il sottotitolo del libro è “critica matematica della ragione politica”. E bisogna dire che un po’ di matematica nel libretto ce n’è, come quando Odifreddi fa notare che la separazione dei poteri è un assioma, non un teorema, oppure la dimostrazione dei teoremi di Arrow sull’impossibilità di una scelta “naturale” quando abbiamo almeno tre alternative e quella del teorema di Balinski e Young sull’impossibilità di una ripartizione dei seggi che sia proporzionale e monotonica. Il livello della matematica presente è quello giusto, così come la spezzettazione del testo  in tanti brevi capitoletti, uno per concetto legato a quella che potremmo definire educazione civica.

Il vero problema per me quando ho letto il libretto è stata l’ormai abituale vena polemica di Odifreddi, che secondo me allontana molti potenziali lettori: va bene fare il polemista, ma se hai come scopo quello di spiegare bene un tema alla gente mi sa che non riesci a catturare lettori…

Piergiorgio Odifreddi, La democrazia non esiste, Rizzoli 2018, pag. 207, € 9,99 (cartaceo: 18), ISBN 9788858692240 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 2/5

curiosità 2026, curiosita'

Cosa succede se lanciate un aeroplanino di carta dall’ISS?

Ci sono alcune domande per le quali vale l’aforisma di David Hilbert: «Wir müssen wissen, wir werden wissen!» È ovvio che dobbiamo sapere cosa succederebbe a un aeroplanino di carta lanciato nello spazio; e quindi è solo naturale che qualcuno abbia studiato il suo comportamento teorico.

In questo articolo si racconta dell’articolo di Maximilien Berthet e Kojiro Suzuki, pubblicato su Acta Astronautica, in cui viene simulato il lancio dall’ISS di un aeroplanino ottenuto piegando opportunamente un foglio di carta A4. A quanto pare continuerebbe a orbitare per 80 ore, fino a che sarebbe sceso all’altezza di 120 km dai 400 km di partenza; lì l’atmosfera, per quanto tenue, è sufficiente per farlo improvvisamente cascare in picchiata sulla superficie del nostro pianeta, proprio come ha sempre fatto il 90% degli aeroplanini che ho lanciato da terra. Visto che però il modello numerico non permette di calcolare questa seconda parte del suo viaggio, gli autori hanno costruito un modellino in scala e l’hanno messo in una galleria del vento. Risultato? L’aeroplanino è sopravvissuto a una velocità di Mach 7 e a una temperatura di 380 gradi, altro che Fahrenheit 451. In effetti le ali si sono un po’ bruciacchiate e la punta si è piegata all’insù, ma il risultato è comunque strabiliante.

(h/t: Colin Beveridge)

curiosità 2026, curiosita'

Le forbici sono pericolose

L’altro giorno ero al Lidl e ho visto in offerta a 1,99 euro un set di forbici. Quella che abbiamo in cucina da tanti anni (sempre Lidl…) sta cominciando a perdere il filo, così ho pensato di prenderlo. Vado alla cassa automatica, passo gli acquisti, clicco su “Pagamento” e mi arriva una schermata “Verifica controllo età”. Evidentemente c’è una qualche legge che equipara come pericolosità le forbici all’alcol e ne vieta l’acquisto ai minorenni: evidentemente non ho mai preso nulla di così pericoloso senza passare da una cassa fisica. Misteri.

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Ordinanze cautelari e pubblicità

Ordinanza cautelare per pubblicità ingannatriceA quanto pare la Rai ha citato a giudizio il Post per le pubblicità fraudolente che fanno credere di essere tratte da Report. Ora, lasciando da parte l’affermazione dell’avvocato della Rai che afferma che «si continua a sfruttare il marchio RAI e l’immagine del conduttore Ranucci e della trasmissione Report», ci sono due cose che mi chiedo.

La prima: qual è l’utilità pratica dell’«immediato inserimento nelle liste di esclusione previste dal sistema di protezione denominato “Blocco inserzionisti” dello specifico indirizzo internet (URL) », e peggio ancora «dei futuri indirizzi IP e nomi di dominio non ancora individuati al momento della decisione e che dovessero essere utilizzati, a condizione che siano collegabili, soggettivamente e oggettivamente, ai medesimi soggetti acquirenti dello spazio pubblicitario responsabili degli illeciti oggetto della presente causa, ove individuati;»? C’è davvero qualche giudice che crede che ciò serva?

La seconda: mi sono trovato non so quante di queste “pubblicità” su X. Le ho segnalate, e la risposta è stata “non violano i ToS”. Ma secondo voi la Rai ha fatto anche causa ad Elonio?

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