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ia 2026, IA e informatica

Ciò che conta è il loop

Alejandro Piad Morffis ha messo nero su bianco quello che stavo cercando di far quagliare da un pezzo nella mia mente: qual è il vero vantaggio che si può avere nell’uso dell’IA. Il punto è che al momento ci sono due narrazioni contrastanti: quella che afferma che ormai è l’IA a fare lo scienziato, e noi ci limitiamo a rimettere a posto quanto è stato da essa trovato, e quella che continua a parlare di pappagalli stocastici, che buttano fuori stringhe senza necessariamente senso lasciando all’autore l’ingrato compito di separare il grano del loglio. Piad Morffis, in modo quasi zen, afferma che entrambe le narrazioni sono sbagliate, perché rispondono alla domanda sbagliata, e cioè “l’IA fa scienza?”. Ciò che al momento sta facendo scienza è il loop: se volete dirlo in italiano, il processo iterativo (ma capite che se devo usare otto sillabe al posto di una lascio perdere). Insomma è l’interazione che produce scienza. Procedo con alcuni esempi.

Il primo esempio è quello dei cicli di Claude, con protagonisti Claude (appunto), Donald Knuth e Filip Stappers. Quest’ultimo ha usato Claude per esplorare una classe di oggetti combinatorici che Knuth stava studiando: uno dei risultati dei lanci gli è parso interessante e l’ha così passato a Knuth, che l’ha validato a mano. Quindi Stappers ha avuto l’idea e scremato l’output, Knuth è stato il verificatore, e Claude il proponente. La scelta del termine da parte di Piad Morffis è deliberata: Claude ha solo sfornato strutture (trentuno, per la cronaca). Il secondo esempio vede come protagonista Terence Tao, forse il più grande matematico vivente. Nel suo caso, gli LLM sono creativi ma inaffidabili e generano passi per le dimostrazioni; c’è poi un passo con Lean (un verificatore automatico) che è affidabile ma non creativo e butta via tutto quello che non funziona; infine Tao guarda i risultati sopravvissuti e decide quali può valer la pena di portare avanti. In questo caso cambiano le etichette, ma continuiamo ad avere un loop. Abbiamo poi AlphaFold, che genera possibili strutture 3-d di proteine. In questo caso l’IA è la proponente, il verificatore è la natura stessa, nel senso che si verifica sperimentalmente se la molecola generata si piega proprio in quel modo, e gli umani decidono se la struttura potrebbe avere un’utilità pratica. Infine c’è GNoME, che non è il desktop grafico Linux ma l’acronimo di Google DeepMind’s Graph Networks for Materials Exploration. Anche in questo caso GNoME ha proposto un enorme numero (380000) di possibili strutture cristalline. I ricercatori ne hanno selezionate 58 che hanno ritenuto essere interessanti e hanno provato ad assemblarle. Sono riusciti a ottenere 41 nuovi materiali.

La cosa più interessante è che anche in passato ci sono stati esempi simili di loop. Il più famoso è probabilmente la dimostrazione del teorema dei quattro colori da parte di Appel e Haken, che sono riusciti a dimostrare che bastava verificare la possibile colorazione per un numero finito anche se dell’ordine delle migliaia di configurazioni base e poi hanno lasciato al computer il compito di trovare la colorazione. Ma anche la dimostrazione della congettura di Keplero sull’impacchettamento ottimale per le sfere ha una storia simile: Thomas Hales ha trovato la dimostrazione nel 1998, ma ci sono voluti 16 anni perché un verificatore formale (Flyspeck) confermasse la sua correttezza. Con gli LLM sono cambiate due cose. La prima è l’equivalente del passaggio dai calcolatori analogici, che erano bravissimi a risolvere un problema specifico, a quelli digitali, che possono essere programmati per risolvere un problema generico – magari in modo meno ottimale, ma comunque con un risparmio netto rispetto al dover trovare la struttura analogica corretta. La seconda è che gli LLM non solo sono più generali ma sono anche in grado di ricevere istruzioni da sé stessi, aumentando quindi ancora di più la generalità. Ma ci sono cose che restano le stesse! Il verificatore (umano o macchina che sia) deve essere “stupido ma affidabile al 100%”, e quindi gli LLM lì sono fuorigioco; il curatore, colui che cioè decide se i risultati sono non solo corretti ma anche interessanti, continua a essere appannaggio degli umani; e così il problema di partenza è dato dagli umani. Il loop si è accelerato tantissimo, pensate solo ai sedici anni di Flyspeck contro i secondi impiegati da Lean, ma sempre loop è. Guardando la scienza da questo punto di vista possiamo insomma essere ottimisti: quello che facciamo è migliorato, ma non è davvero cambiato.

rec 2026, recensioni

In difesa della matematica (ebook)

La polemica tra Croce ed Enriques sulla matematica, che per don Benedetto era uno strumento privo di contenuto speculativo autonomo, è ben nota; e del resto anche l’impostazione gentiliana del liceo scientifico. Quello che non sapevo è che la polemica era molto più ampia, soprattutto contro l’ideaismo crociano, tanto che Papini e Prezzolini nella loro rivista Leonardo accettavano volentieri contributi contro Croce da parte di matematici come Giovanni Vacca (curiosità: era il padre del futurologo Roberto Vacca), qui messo in forma di ebook. Alcuni punti del suo discorso non mi sono chiarissimi: ma ho trovato molto interessante il suo spostare il discorso dalla matematica all’arte, facendo notare che non si vede perché uno non debba rimanere estasiato dalle costruzioni di Euclide e Archimede. Una lettura molto breve ma interessante per un punto di vista spesso negletto.
Ah: l’edizione (gratuita) Liber Liber di questo pamphlet è del 29 aprile 2026; Passerino l’ha pubblicata il 2 maggio. Spero non abbiano lavorato anche il giorno della festa dei lavoratori.

Giovanni Vacca, In difesa della matematica, Passerino 2026 (1905), pag. 12, € 1,03, ISBN 9791224463986 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 3/5

curiosità 2026, curiosita'

Figure retoriche: la tapinosi

Sfido chiunque ad aver sentito in precedenza questo termine. Nemmeno io lo conoscevo prima di leggere questo post di Fausto Raso. Posso solo assicurarvi che non se l’è inventata lui come pesce di maggio: nel testo di Giovanni Fabrini “Sopra il Primo Libro dell’Eneide di Virgilio“, pubblicato nel 1654 nel libro L’opere di Virgilio mantoano, a pagina 17, parlando del verso “apparent rari nantes in gurgite vasto”, dice che si tratta di «una figura che si chiama tapinosi, cioè una humile esposizione di una cosa grande.»

Come spiega Raso, anche se non ne sappiamo il nome quella è una figura retorica che usa apposta termini diminutivi o inadeguati per definire qualcosa che di per sé richiederebbe un registro elevato: il tutto per dare un valore negativo satireggiando. È in un certo senso l’opposto dell’iperbole, che gonfia qualcosa di irrilevante. Pensate a quando qualcuno arriva sfoggiando la sua nuovissima automobile e gli amici commentano “mamma mia, che macinìno!” L’etimologia è semplice. Arriva dal greco ταπείνωση, “abbassamento, umiliazione”, da cui arriva anche l’italiano “tapino”; in latino abbiamo tăpīnōsis, “registro linguistico basso”. il Dizionario di retorica di Stefano Arduini e Matteo Damiani la assimila alla litote, ma non è proprio così. La litote infatti afferma con forza una cosa negandone il contrario; qui invece il contrario viene usato al posto del termine, e ci avviciniamo più alla meiosis, lo sminuire una cosa al fine di esaltarne un’altra. Si ha tapinosi nelle introduzioni ai libri dedicati ai potenti, che spiegano come l’autore abbia preparato un’opera minuscola, che spera sia comunque accettata.

Decidete ora voi se quando parlo delle mie Notiziole sto usando la tapinosi…

politica

Crimea, Russia e Ucraina

Io ho vissuto per anni nella convinzione che la Crimea fosse stata spostata dalla repubblica russa a quella ucraina con Breznev, che era ucraino; diciamo qualcosa di simile a quello che Tito (croato) fece a danno della Serbia. Mi sbagliavo di grosso: la cessione è precedente ed era stata fatta da Kruscëv. Ma soprattutto ho scoperto che la storia è molto più complicata di quanto pensassi.

Tutto è partito da questo tweet di Marco Setaccioli. Ok, chiamarlo tweet è riduttivo, con la spunta blu puoi scrivere quanto vuoi e lui ha buttato giù l’equivalente di tre o quattro miei post. Ad ogni modo Setaccioli fa tutta la storia postbellica della Crimea e di cosa è successo, affermando che la Crimea era stata spostata sotto l’Ucraina perché dipendente dall’acqua del Dnipro che veniva portta . Solo che io sono sempre scettico, e visto che lui si dichiara esplicitamente attivista pro-Ucraina ho voluto vedere se era tutto fontato. La risposta è fondamentalmente affermativa.
Tutto parte dal trasferimento forzato dei tatari via dalla Crimea, voluto da Stalin con l’accusa di essere stati filonazisti. Pare che in realtà i tatari arruolati nell’Armata rossa fossero più del doppio di quelli nella Wermacht, e che la ragione principale fosse la volontà di rimuovere le minoranze turcofone dai confini dell’URSS. Il risultato fu la russificazione della Crimea (e questo è un fatto indubbio) ma anche una crisi agricola, perché i tatari erano in grado di coltivare la terra con la poca acqua nativa della penisola, mentre i russi non ci riuscivano. Si pensò allora di costruire il Canale Nord-Crimeano che portasse l’acqua dal Dnipro, ma i governi delle repubbliche russa e ucraina non si mettevano d’accordo; a questo punto Kruscëv, con la scusa dei trecento anni del Trattato di Perejaslav, spostò d’imperio la penisola e sbloccò il tutto. Gli storici ritengono che la ragione principale è stata economica, anche se dal punto di vista di Kruscëv l’assegnazione era puramente formale perché tanto l’URSS sarebbe durata per sempre, e comunque la cosa lo favoriva nella lotta interna di potere contro Malenkov e rafforzava la presa russa sull’Ucraina.

Ovviamente sia le occupazioni del 2014 che quelle del 2022 servivano pertanto per avere un corridoio di sicurezza verso la Crimea anche dal punto di vista logistico e non solo di comunicazione. Resta da chiedersi è perché mai i russi per bloccare la controffensiva ucraina del 2023 abbiano fatto crollare la diga di Kakhovka, tagliandosi i rifornimenti idrici…

admin

Statistiche del sito per maggio 2026

Sono tornati i bot? Meno visitatori ma più visite.

Visitatori unici 47.949 (-6474)
Numero di visite 148.830 (+34659)
Pagine accedute 430.998 (+130841)
Hits 642.866 (+99277)
Banda usata 6,41 GB (-0,06 GB)

Unico giorno sotto le 3000 visite venerdi 1. maggio (2994), massimo giovedì 21 con 7965 visite, media 4800. La Top 5:

  1. Call center sanitari invasivi: 2154 visite
  2. Veltroni, Claude e lo specchio riflesso: 774 visite
  3. La filosofia della matematica del ‘900: 701 visite
  4. Anthropic e Claude infettano i nostri PC?: 698 visite
  5. Una confessione: 655 visite

Sette altri post sopra le 500 visite, più il solito del backup del Post e la homepage del blog su Matematica in pausa caffè. Romanaccio ne ha avute 557, tra poco esce dalla classifica. Interessanti le 41 copie scaricate del librino su DFW

Query Google: abbiamo 1934 (-236) clic da mobile, 734 (-191) da desktop e 42 (-16) da tablet. Le prime 10 query, con tra parentesi le impressions:

290 (5076) 0278655540
42 (286) insulti in romano
41 (44) notiziole mau
40 (575) 02 78655540
34 (225) insulti romani
28 (105) insulti romaneschi
25 (444) codice bianco ikea
24 (1839) +390278655540
24 (929) +39 02 78655 540
19 (593) mi trovo sotto un dominio pieno e incontrollato

L’ultima frase è quella in una lettera di Aldo Moro dalla prigionia che per alcuni sarebbe un anagramma, per i curiosi.
Giugno avrà sicuramente un calo di visite, per ragioni che forse saranno già note quando questo post sarà pubblicato.

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Numeri primi e buchi neri: un connubio?

Matematici e fisici non vanno d’accordo, si sa. Però a volte mi pare lo facciano apposta… Questo articolo di Le Scienze racconta di come un fisico francese avesse postulato l’esistenza di un tipo ipotetico di particella con livelli energetici corrispondenti ai logaritmi dei numeri primi; l’aveva chiamata “primone” e studiato le caratteristiche che avrebbe potuto avere un “gas di primoni”; il tutto perché un suo amico matematico l’aveva sfidato a trovare l’equivalente fisico della zeta di Riemann.
Pare che nel 2025 altri fisici abbiano scoperto che le fluttuazioni degli zeri della zeta di Riemann genererebbero una struttura di caos frattale simile a quella che si trova nelle vicinanze di una singolarità, cioè di un buco nero. Cito: «Questa simmetria di scala, insieme a un po’ di matematica, ha rivelato un sistema quantistico vicino alla singolarità il cui spettro si organizza in numeri primi: una nube di gas di primoni conforme.» E in un successivo preprint, aggiungendo una quinta dimensione alle quattro dello spazio-tempo, hanno scoperto che invece che i numeri primi occorre prendere i primi di Gauss – numeri complessi della forma \( a + bi \), con $a$ e $b$ interi, che non sono scomponibili come prodotto di altri numeri di quella forma.

Sarò prevenuto, ma tutto questo mi sembra una pura elucubrazione senza alcun rapporto con la realtà e semplicemente ottenuta con manipolazioni formali. Lo so, i matematici lo fanno tutti i momenti, ma almeno non dicono che abbia alcunché a che fare con il mondo qua fuori. I fisici, invece…

admin

Correggete i feed!

Per comodità ho messo un redirect, e quindi tutti i vecchi URL https://xmau.com/wp/notiziole/* vengono portati al nuovo https://xmau.com/notiziole/* . Inoltre ho fatto il redirect con un codice di risposta HTTP 301 (Moved Permanently) Questo significa che in teoria chi legge le notiziole con i feed RSS dovrebbe trovarli aggiornati: ma non mi fido affatto. Quindi consiglio di cambiare https://xmau.com/wp/notiziole/feed/ in https://xmau.com/notiziole/feed/ e https://xmau.com/wp/notiziole/comments/feed/ in https://xmau.com/notiziole/comments/feed/.

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