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milano

Tropicale?

temperatura odiernaLa definizione di “notte tropicale” è quella in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi Celsius. Oggi la stazione meteo vicino a casa mia ha segnato una massima di 37,9 (alle 17:15, il che se ci pensate è già qualcosa di inaspettato); sempre meglio dei 41,7 gradi misurati nel Brandeburgo, al confine con la Polonia, d’accordo. Ma il problema è che la temperatura minima, registrata alle 6:13, è stata di 29,2 gradi. Sì, il punto di rugiada è stato intorno ai 20 gradi per tutta la giornata, e quindi c’era qualche possibilità di far evaporare il sudore, ma comunque non sono temperature consone alla mia personale vita.

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Sovrumano (libro)

copertina Mettiamola così: se volete sapere qualcosa di come fanno le IA a essere più brave di noi, avete sbagliato libro. Qui Cristianini parla della grande gara tra valutatori – chi crea i test per stabilire quanto le IA siano brave – e addestratori – chi appunto addestra le IA per superare i test. Da questo punto di vista il libro diventa utile, perché ci fa scoprire quanti test diversi sono stati sviluppati negli anni e come le IA sono sempre riuscite a ottenere risultati prima paragonabili e poi migliori degli esseri umani in un tempo brevissimo. Lo stile di scrittura è leggero e piacevole, ma come dicevo quello della gara è l’unico motivo per cui potrei consigliarne la lettura.

Nello Cristianini, Sovrumano : Oltre i limiti della nostra intelligenza, Il Mulino 2025, pag. 152, € 15, ISBN 9788815392107 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 3/5

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Quante ne sa Claude!

Martedì sera tardi, mentre ero già a letto, ho chiesto a Claude se sapeva come mai il mio smartwatch da poco funzionava bene per l’ECG – quando mi sono capitati casi di fibrillazione atriale li riconoscevo anch’io dal grafico – ma faceva schio per la pressione. Tra l’altro avevo anche scritto “smartphone” e non “smartwatch”. La risposta è stata chiarissima:

L’ECG legge un segnale elettrico diretto (la differenza di potenziale tra due elettrodi): è una misura oggettiva, poco interpretativa, per questo anche un sensore economico riesce a beccare la fibrillazione.

La pressione, invece, quasi nessun telefono/smartwatch la misura davvero. Quello che fanno è stimarla da un sensore ottico (PPG, lo stesso della frequenza cardiaca), guardando la forma e i tempi dell’onda di pulsazione, e da lì inferiscono sistolica/diastolica con un modello statistico. Per funzionare, questo modello va calibrato: di solito ti chiede una misura vera con bracciale all’inizio, e da quella estrapola tutto il resto.

Il problema è che:

    • l’algoritmo è ancorato a quella calibrazione, e tende a “tirare” le stime verso quel valore iniziale anche quando la pressione reale cambia, perché il segnale ottico ha poca sensibilità reale alle variazioni assolute di pressione (è più bravo a cogliere trend che valori assoluti)
  • piccoli fattori come posizione del dito, pressione di contatto, microvasocostrizione vengono spesso smussati dal firmware per evitare letture “ballerine” che farebbero sembrare il dispositivo poco affidabile — col risultato paradossale che sembra più stabile di quanto sia davvero la tua pressione.

Mercoledì mattina ho provato a fare una ricerca Google «perché uno smartwatch sbaglia i valori della pressione»: la maggior parte dei risultati non c’entrava molto, solo questo articolo parlava di PPG, ma probabilmente non l’avrei considerato perché parlava di Apple Watch e ipertensione che non sono il mio caso. Sempre martedì sera ho provato a chiedere perché sul mio tablet Doogee T20 usando Gboard avevo degli errori sul touch. Lì la risposta è stata più generica, ma comunque il primo suggerimento che ha dato – fare attenzione che Gboard ha un controllo separato del tocco rispetto a quello Android – mi è bastato per risolvere il problema. In questo caso la ricerca Google di controllo non mi ha dato nessun risultato.

Che morale trovo in tutto questo?  Che il modo di fare una ricerca è completamente cambiato. Io sono sempre stato della scuola “non sbrodolo: metto il minimo numero di parole chiave senza pensare a fare un discorso sensato”, ma con un chatbot devo fare un lavoro diverso e dargli tutto il contesto possibile. Poi dovrò comunque controllare le risposte, però è probabile che sia riuscito a trovare e assemblare informazioni che mi erano sfuggite, nonostante la mia abilità nel campo. Insomma, il mondo sta cambiando, e oggi dobbiamo imparare a spiegare al chatbot tutto, per permettergli di trovare le connessioni che potrebbero essere utili per avere una risposta.

relax

Troppo tardi


Ho scoperto troppo tardi l’esistenza di Emma, “l’AI nata in Italia”. Purtroppo “L’utilizzo emerso non è stato pienamente in linea con gli obiettivi previsti per questo tipo di test”, e quindi non è più possibile farle domande e soprattutto avere risposte come quelle mostrate in questo thread… Un altro grandissimo risultato di Egomnia.

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Se questa è una campagna pubblicitaria

una delle immagini della campagna pubblicitaria unitoHo letto l’articolo del Post sui poster della campagna pubblicitaria dell’università di Torino; ho letto il comunicato di Coordinamento UniTo, che non ho ben capito chi siano (C’è solo scritto “Questo blog ospita informazioni su ricercatori, studenti, dottorandi, precari, bibliocooperativisti, tecnici, amministrativi e professori in movimento per migliorare l’Università di Torino (UniTo).”). Ho letto la nota dell’Università, che anch’essa non dice molto. E io che dico?

Ho messo qui l’immagine di un altro “testimonial” della campagna per far capire meglio di che si tratta. Quella di Primo Levi, per completezza, dice “Matricola nel 1937 / Se questo è un uomo nel 1947 / Anche la tua storia inizia qui”. Posso dire che i claim non sono poi così divertenti, non so quanto senso abbia prendere gli alumni di un tempo (ormai morti) per il “passato”, ma la polemica sulla “matricola” mi pare abbastanza pretestuosa. Più che altro io avrei scritto “immatricolato nel 1937” o meglio ancora “laureato in chimica: 1937-1941”, come per Eco “laureato in filosofia: 1950-1954”. Poi vogliamo dire che l’università in quegli anni tollerava a malapena gli ebrei, tanto che anche nel certificato di laurea è bollato come tale? L’università deve far finta di niente e non parlare di lui? Mah.

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Come possono cambiare le percentuali

Leonardo Dorini ha citato su Twitter un articolo del Sole-24 Ore su come i britannici pensano alla Brexit dopo dieci anni. Al tempo, l’abbandono del Regno Unito all’Unione Europea vinse con il 52% di sì; ora i sondaggi dicono che il 52% dei sudditi di Carlo III preferirebbero tornare in Europa, contro un 31% di contrari e un 17% di indecisi. Ma la parte più interessante del sondaggio è che parrebbe che il 75% di chi ha votato non ha cambiato idea. In realtà non trovo da nessuna parte quel dato; ma quello che è vero è che se ci si limita a vedere le risposte di chi ha meno di 28 anni, e quindi non aveva potuto votare a suo tempo, c’è un rapporto di sette a uno a favore dell’Europa; e viceversa sei milioni di votanti sono morti in questi anni, e possiamo appunto stimare quanti hanno cambiato idea.

Quello che trovo interessante in questa analisi non è tanto il valore ottenuto per i flussi di voto, quanto la necessità di tenere sempre a mente che le condizioni al contorno sono fondamentali. Si sa che si nasce incendiari e si muore pompieri; ma non è detto che viviamo in un ambiente dove il graduale raffreddamento dei bollenti spiriti (e un flusso in uscita confrontabile con quello in entrata) permette di accettare l’ipotesi di una stabilità del sistema. È facile dimenticarsene, in un mondo dove i sondaggi vengono fatti ogni due settimane o giù di lì; ma se ce ne dimentichiamo non possiamo poi dare la colpa alla matematica.

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