aggiornamenti un po’ in ritardo

La scorsa settimana il mio PC mi avvisa gentilmente che l’aggiornamento che deve fare è un po’ più corposo del solito, e quindi mi consiglia di schedularlo. Faccio un po’ di mente locale, penso che da fine ottobre sono giusto passati sei mesi e quindi ci sarà il nuovo Windows 10; non avendo molto da lavorare gli dico “fallo pure ora”. Quando torno al PC, vado a verificare la versione attuale… e scopro che continua a essere la 1809, anche se c’è comunque un patch o qualcosa del genere.

Non è che i signori Microsoft battano un po’ la fiacca?

Aiuto! cambiare il font di Gmail sul telefonino

Ora che è arrivata la combo Samsung Note 9 – fine di inbox sto usando gmail per vedere la mia posta sul telefonino. Il problema è che il font che usa è così minuscolo che persino io – che notoriamente metto sul telefono “dimensioni carattere: le minori possibile” faccio fatica a vederlo. Le altre app sono normali, quindi il problema è proprio di gmail: settare la casella “ridimensiona i messaggi” serve a poco, anzi peggiora le cose a causa della risoluzione enorme dello schermo.

Cercando su Google trovo tante lamentele, ma tutte vecchie di anni e quindi inutili nella situazione attuale. Qualcuno ha un’idea più brillante?

Non ci sono più i BSOD di una volta


C’era una volta il Blue Screen of Death, o BSOD per gli amici. Ogni tanto (no, ogni poco) Windows si piantava improvvisamente, e appariva una schemata azzurra con un testo scritto in font monospaziato che indicava che c’era stato un errore, con un codice che era un’accozzaglia di cifre esadecimali secondo me buttate fuori a caso.
Sono passati tanti anni, e Windows non si pianta (quasi) più. La scorsa settimana mi è però successo, ed ecco qua il BSOD 2.0. Caratteri più user friendly, codice di errore quasi comprensibile, persino un QR-Code (che però porta a una pagina generica, non esageriamo): ma il blu è rimasto.
(In compenso, il sistema è poi ripartito da solo)

Comma 22

Ricordate che avevo resettato il telefono? Tra le varie app c’erano quelle delle banche. Con IWBank ho telefonato, mi hanno temporaneamente tolto la richiesta di PIN, e ho rimesso tutto a posto. PopSO è però stata un po’ diversa. La prima cosa da fare era stata cercare il QR code del contratto, che una volta scansionato mi avrebbe dato il codice da usare. Essendo io una persona ordinata (hahaha) l’ho ritrovato, ho recuperato il codice, l’ho inserito nel sito… e invece di passare alla schermata di configurazione con la seconda password mi è stato chiesto di inserire l’OTP lanciando l’app.
Telefono all’assistenza, e mi dicono “beh, è chiaro: il suo non è il primo accesso, quindi deve autenticarsi”. Io scendo dal pero e replico “bene, non si può resettare il numero di accesso?”, e l’help desk: “no, questo deve essere fatto in filiale”. Mi sa che la storia sia nata per fare andare ogni tanto qualcuno in filiale: sono poi andato dopo qualche giorno, non c’era nessuno ma mi hanno detto che quel giorno ero il terzo a chiedere il reset… oltre che suggerirmi di installare l’app su due diversi dispositivi in modo da averne sempre almeno uno funzionante.
Sarà, ma mi pare un sistema subottimale. Qual è la sicurezza aggiuntiva? Nessuna, perché io non ho dovuto dare dati personali. Però volete mettere?

Standard Ebooks

Cercando altre cose mi sono imbattuto nel loro sito. Scopo di Standard Ebook, come spiegano, è “produrre una collezione di ebook nel pubblico dominio di alta qualità, attentamente formattati, accessibili, open source, e nel pubblico dominio, che raggiungano o superino la qualità degli ebook prodotti commercialmente”.

La loro scelta di limitarsi al pubblico dominio (e ovviamente ai testi in inglese) è un po’ limitante, soprattutto per noi italiofoni: però ho trovato utilissimo il loro manuale di stile (nelle sezioni tipografia, struttura e semantica, metadati), e mi sa che comincerò ad attenermi ad esso!

Com’è difficile cambiare l’ora

Ieri siamo tornati all’ora solare, anche se almeno da me di sole non se n’è visto punto. Non così in Marocco. No, non so se ci sia stato o no sole: però i marocchini hanno deciso di non riportare indietro le lancette e mantenersi definitivamente – o almeno fino a quando cambieranno idea – sul fuso GMT+1. L’idea di smetterla di spostare avanti e indietro le lancette degli oroligi due volte l’anno sta prendendo sempre più piede: quest’estate c’è stata una consultazione pubblica europea che da noi è al solito stata snobbata ma ha visto milioni di cittadini degli stati nordici chiedere di rimanere tutto l’anno sul fuso invernale, perché tanto loro luce la sera ce l’hanno lo stesso.

Ma non è di questo che vi voglio parlare, quanto di un piccolo particolare: la decisione è stata presa venerdì scorso, a due giorni dal (mancato) cambio dell’ora, e pertanto ha fatto arrabbiare un certo numero di programmatori. Facciamo un passo indietro. Alla fine degli anni ’80, il lunedì dopo il cambio dell’ora arrivai in ufficio presto per aggiustare gli orologi dei computer, e ci rimasi di sasso quando vidi che la Sun che era appena stata acquistata segnava già l’ora corretta. Per molti questo è ormai dato per assodato, e anzi c’è chi prende in giro chi ricorda che bisogna spostare le lancette degli orologi; ma vi siete mai chiesti come facciano i computer ad avere l’ora aggiornata? C’è un omino che manda il segnale orario per tutti?

Quello che succede è molto più semplice, ed è legato a un file specifico che fu inizialmente creato per i sistemi Unix e poi è stato adottato da tutti: timezone (TZ). Questo file contiene tutte le regole che negli anni sono state applicate per definire l’ora nelle varie nazioni. Attenzione: non solo quelle attuali ma anche quelle passate, perché non si sa mai che misurazioni di date possono essere necessarie.
Si può per esempio scoprire che l’Italia usò per la prima volta l’ora legale nel 1916, durante la prima guerra mondiale, per poi abolirla una volta giunti alla Vittoria. Ogni modifica alle regole significa insomma aggiungere una nuova riga a questo file, che in effetti è ormai lunghetto. Ma un conto è avvisare con mesi di anticipo: altra cosa è decidere il venerdì per la domenica. Immagino che ci siano stati parecchi informatici che hanno lanciato una serie di maledizioni nei confronti del parlamento marocchino… e non so se ieri i computer locali siano stati tutti aggiornati: il fix è arrivato etichettato come “unstable” e “urgent” perché era già sabato sera, e magari molti sistemi hanno scelto di non aggiornare. Insomma, non pensate che tutto funzioni solo perché qualcuno ha legiferato al riguardo!

Ah, il nostro forno a microonde non solo non si aggiorna automaticamente, ma si fida così tanto della misurazione fatta attraverso la frequenza della corrente elettrica (e fa male…) che l’unico modo per cambiare ora è staccare la spina e settare quella giusta dopo averlo riacceso. L’avranno già pensato per un mondo senza ora legale.

P.S.: in effetti il fix era errato, perché in esso il cambiamento è stato anticipato a sabato 27 a mezzanotte 🙁 Stamattina è arrivato il diff per rimetterlo a posto:


- 0:00 Morocco +00/+01 2018 Oct 27
+ 0:00 Morocco +00/+01 2018 Oct 28 3:00

quando Google non sa spiegare perché non funziona Google

Da ieri mattina Google Backup and Sync non funzionava più sul mio computer d’ufficio. In effetti nel weekend avevo visto che a casa stava risincronizzando tutto, ma non ci avevo fatto caso più di tanto (i vantaggi di una connessione in fibra 🙂 ), ma la situazione qui era molto peggiore. Mi era già capitato che non si connettesse, ma di solito erano problemi di firewall: occorre un proxy NTLM-compliant, e quindi devo fare qualche magheggio. Ma stavolta non era quello il problema.

Ho provato di tutto: sconnessione e riconnessione dell’account, reinstallazione dell’app, spegnere-e-riaccendere il computer: nulla da fare. Ho persino provato a sincronizzare un altro account, per capire se il problema ero io e non lui: nisba. Quel che era peggio è che il codice di errore – otto caratteri esadecimali – infilato nella casellina di ricerca di Google non dava nessun risultato… o meglio, dava altri problemi con Google Backup e Sync ma codici di errore diversi. Una ricerca sulla mancata sincronizzazione non aveva nemmeno lei portato risultati, se non le solite cose di cui sopra. Alla fine mi sono deciso a scrivere su Facebook. Poco dopo il mio amico Max Negro mi ha dato il link a una pagina che da solo non avrei mai trovato, che tra le altre cose suggeriva di cancellare la directory sotto %appdata% relativa a Google Drive: e in effetti è ripartito tutto. Occhei, sta ripartendo tutto, perché nei vari tentativi ho spostato la directory dove mantenevo i file condivisi che ora si stanno lentamente scaricando.

La mia ipotesi a questo punto è che sia cambiato qualcosa nell’applicazione. Ma perché allora Google non ha fatto in modo di ripulire quella directory, che tra l’altro il 99% degli utenti non vede perché di default è nascosta? Non è venutoloro in mente che questi programmi dovrebbero essere i più trasparenti possibile per l’utente finale? Qual è la deriva googliana?