Siamo stati in tanti a scrivere dell’intervista di Walter Veltroni a Claude. Però oggettivamente bisogna dare atto che il testo era ben costruito, con un percorso che per chi ha un’idea di come funzionano gli LLM non dice nulla di nuovo ma in astratto ha un senso logico. Sul Corriere abbiamo ben altri esempi.
Già la serie di Rovelli dimostra come forse è meglio che non ci si avventuri in campi che non sono il proprio, ma le cose sono più complicate. Prendiamo l’esempio qui a fianco, che si trovava in prima posizione in alto a destra in homepage, come tutta la nuova rubrica. Cosa vuol dire quella frase? È colpa del titolista? Proviamo a leggere il testo: troviamo frasi come «I treni funzionano solo se sono sincronizzati. Ma la sincronizzazione non è uno stato naturale. È una condizione fragile. Basta poco per romperla. Un ritardo minuscolo all’inizio può propagarsi lungo la linea, amplificarsi, accumularsi. È fisica dei sistemi complessi, non inefficienza umana.» Profondo, vero? Il discorso fila. Peccato che tutto questo sia vero nel caso in cui il sistema (complesso o no che sia) giri a piena capacità. In pratica un qualunque sistema reale dovrebbe avere un polmone che permette di assorbire un (piccolo) ritardo senza interferire col resto del sistema. Poi possiamo dire che ci sono troppi nodi della rete ferroviaria italiana dove in effetti siamo a piena capacità, ma dobbiamo esplicitare questo fatto. Ma abbiamo anche altre frasi interessanti, come «Un minuto di ritardo non vale mai un minuto. Nei sistemi complessi il tempo non si somma, si deforma.» che a me fa subito venire in mente Fritjof Capra e il suo Il Tao della fisica, qualunque cosa voglia dire. Posso solo immaginare che Cairo abbia fatto i suoi conti e capito che articoli come questi portano tanti clic.
Detto tutto questo, devo confessare che io sono davvero invidioso. Non avrei mai avuto l’idea di proporre al principale quotidiano italiano una rubrica dal sottotitolo «La matematica per spiegare (e risolvere) i problemi della vita». Ma a pensarci bene non sarei comunque stato in grado di scrivere a questi livelli.

Stamattina nella sezione “lotta nel fango” (no, scusate, “Per te”) di Twitter (no, scusate, X) ho trovato
C’è qualcosa che mi ha lasciato perplesso nella lettura di questo libro, anche se non riesco a focalizzarla bene. Non è lo stile molto personale di Adami; non è nemmeno la parte matematica della spiegazione delle peculiarità della teoria quantistica, che anzi è fatta molto bene. La parte di crittografia quantistica poteva forse essere più ampia, ma uno si accontenta anche così. Ecco, forse il problema è che almeno io ho spesso perso il filo conduttore, cosa che su temi non certo semplici come questo è un problema. Però nonostante ciò mi sento di consigliare il testo per chi volesse avere una visione un po’ più personale della teoria dei quanti.

Se ho capito bene – confesso che non sto seguendo la vicenda – la