curiosità 2026, curiosita'

Cosa succede se lanciate un aeroplanino di carta dall’ISS?

Ci sono alcune domande per le quali vale l’aforisma di David Hilbert: «Wir müssen wissen, wir werden wissen!» È ovvio che dobbiamo sapere cosa succederebbe a un aeroplanino di carta lanciato nello spazio; e quindi è solo naturale che qualcuno abbia studiato il suo comportamento teorico.

In questo articolo si racconta dell’articolo di Maximilien Berthet e Kojiro Suzuki, pubblicato su Acta Astronautica, in cui viene simulato il lancio dall’ISS di un aeroplanino ottenuto piegando opportunamente un foglio di carta A4. A quanto pare continuerebbe a orbitare per 80 ore, fino a che sarebbe sceso all’altezza di 120 km dai 400 km di partenza; lì l’atmosfera, per quanto tenue, è sufficiente per farlo improvvisamente cascare in picchiata sulla superficie del nostro pianeta, proprio come ha sempre fatto il 90% degli aeroplanini che ho lanciato da terra. Visto che però il modello numerico non permette di calcolare questa seconda parte del suo viaggio, gli autori hanno costruito un modellino in scala e l’hanno messo in una galleria del vento. Risultato? L’aeroplanino è sopravvissuto a una velocità di Mach 7 e a una temperatura di 380 gradi, altro che Fahrenheit 451. In effetti le ali si sono un po’ bruciacchiate e la punta si è piegata all’insù, ma il risultato è comunque strabiliante.

(h/t: Colin Beveridge)

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Le forbici sono pericolose

L’altro giorno ero al Lidl e ho visto in offerta a 1,99 euro un set di forbici. Quella che abbiamo in cucina da tanti anni (sempre Lidl…) sta cominciando a perdere il filo, così ho pensato di prenderlo. Vado alla cassa automatica, passo gli acquisti, clicco su “Pagamento” e mi arriva una schermata “Verifica controllo età”. Evidentemente c’è una qualche legge che equipara come pericolosità le forbici all’alcol e ne vieta l’acquisto ai minorenni: evidentemente non ho mai preso nulla di così pericoloso senza passare da una cassa fisica. Misteri.

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Ordinanze cautelari e pubblicità

Ordinanza cautelare per pubblicità ingannatriceA quanto pare la Rai ha citato a giudizio il Post per le pubblicità fraudolente che fanno credere di essere tratte da Report. Ora, lasciando da parte l’affermazione dell’avvocato della Rai che afferma che «si continua a sfruttare il marchio RAI e l’immagine del conduttore Ranucci e della trasmissione Report», ci sono due cose che mi chiedo.

La prima: qual è l’utilità pratica dell’«immediato inserimento nelle liste di esclusione previste dal sistema di protezione denominato “Blocco inserzionisti” dello specifico indirizzo internet (URL) », e peggio ancora «dei futuri indirizzi IP e nomi di dominio non ancora individuati al momento della decisione e che dovessero essere utilizzati, a condizione che siano collegabili, soggettivamente e oggettivamente, ai medesimi soggetti acquirenti dello spazio pubblicitario responsabili degli illeciti oggetto della presente causa, ove individuati;»? C’è davvero qualche giudice che crede che ciò serva?

La seconda: mi sono trovato non so quante di queste “pubblicità” su X. Le ho segnalate, e la risposta è stata “non violano i ToS”. Ma secondo voi la Rai ha fatto anche causa ad Elonio?

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Un foglio di calcolo “all’indietro”

Se usate un foglio di calcolo, sapete che i risultati delle formule sono automagicamente aggiornate quando cambiate il valore in una cella. Se mettete nella clla A1 il numero 3, nella cella B1 il numero 7, e nella cella C1 la formula “=A1×B1” il risultato che vedrete è 21; ma se poi mettete 6 nella cella A1 allora C1 diventerà 42.

Non sarebbe bello che se al posto di 42 nella cella C1 mettessimo 14 allora il valore in A1 diventasse 2, calcolando all’indietro il valore che rende corretta la formula? Beh, anche Victor Poughon lo ha pensato e così ha creato bidicalc. Il progetto è ovviamente poco più di uno scherzo, anche perché non è sempre possibile trovare una soluzione unica per la propagazione all’indietro di un valore: se nel mio esempio avessimo A1=6 e B1=14, allora C1=84. Se mettessimo 42 potremmo avere 3 e 14 oppure 6 e 7, e non abbiamo modo di distinguerli. Credo però che sia interessante pensare a come si possa implementare un foglio di calcolo che lavori in quel modo, perché si ha un’idea migliore di come funzioni la matematica.

Inizialmente avevo messo un + anziché un × nella formula… tra l’altro con il + sarebbe stato impossibile propagare all’indietro nel mio esempio iniziale, anche se avessi correttamente sommato i due valori, perché ci sarebbero state troppe possibilità

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Parlo dell’infinito

Anche quest’anno apro la stagione di conferenze al Circolo Filologico Milanese. Sabato prossimo, 5 settembre, alle 15 racconterò dell’infinito, o almeno di una sua parte finita. L’indirizzo è via Clerici 10 (dietro la Scala, per dare un’idea), l’ingresso è libero, avete il diritto di fare domande al relatore.

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I “campioni ridicoli” nei sondaggi

Io non scrivo quasi mai su Twitter (sì, lo so che si chiama X, non mi importa), perché ho altri modi per litigare: però lo guardo spesso per capire cosa può pensare la gente. Ieri però mi è passato davanti agli occhi un tweet di Carlo Calenda:

Quindi, ricapitolando il Governo si costruisce una legge elettorale su misura con un premio che scatta al 42% per assicurarsi la vittoria. Poi arriva un pirla che dice una idiozia al minuto, l’ultimo di una lunga serie, che sembra andar bene in sondaggi fatti con campioni ridicoli (1000 persone) e allora la maggioranza entra nel panico e inizia ad aggiungere altri pezzi di legge elettorale (ballottaggio) per cercare di mettere una pezza. Credo che neppure in un paese del terzo mondo avvengano cose del genere. Nel mentre inflazione, guerre etc. e altre cosucce irrilevanti. #Anchebasta

Non entro nel merito politico dell’affermazione, su cui di per sé concordo anche. Però se leggo che un campione di 1000 persone è ridicolo non ci sto: ho così risposto. (In questo momento vedo che c’è anche una nota della collettività che dice la stessa cosa con un po’ di fonti).

1000 persone non sono un “campione ridicolo”. Se un sondaggio è condotto correttamente, con 1000 persone abbiamo il 95% di probabilità che l’errore massimo sia minore di 3 punti percentuali.

Risultato: in questo momento ci sono 54 “mi piace”, cosa che non penso di avere mai visto in vita mia.  Ma vedo un problema di base: ho dei dubbi che la maggior parte di chi abbia apprezzato la mia risposta abbia effettivamente compreso quello che ho scritto: banalmente ce l’hanno con Calenda e quindi apprezzano chiunque gli dia contro. Questa sì che è povera matematica.

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Ancora sul caso HuggingFace

Dopo più di un mese dall’attacco degli agenti di OpenAI contro HuggingFace se ne parla ancora molto. Gary Marcus ha raccolto alcune analisi e aggiunto le cinque lezioni che secondo lui si possono trarre. La prima è un’ovvietà: le IA possono dare problemi di sicurezza. È un’ovvietà anche perché trovare bachi di sicurezza è probabilmente alla pari con la generazione di codice il segmento di mercato più interessante, e quindi gli LLM sono ottimizzati per farlo bene. La seconda lezione è che non bisogna però esagerare il rischio della perdita di controllo: se OpenAI avesse fatto le cose per bene, non sarebbe successo nulla. Le sandbox, cioè gli ambienti di test, usati da OpenAI non erano evidentemente le più sicure esistenti sul mercato. La terza lezione, di nuovo ovvia per chiunque si sia occupato di cybersicurezza, è che le sandbox da sole non bastano e occorre come minimo un sistema di monitoraggio esterno e indipendente: per esempio, l’attacco a HuggingFace è avvenuto due giorni dopo che gli agenti OpenAI erano riusciti a uscire dalla sandbox e girare per Internet. Un monitoraggio avrebbe dovuto notare il traffico in rete non previsto e dare l’allarme. Perché questa lezione è ovvia? Perché uno degli assunti di base della cybersicurezza è “mai fidarsi di un singolo sistema di prevenzione”. La perfezione non esiste, quindi è meglio avere cintura e bretelle insieme: se una si rompe resta ancora l’altra. Questa è la quarta lezione: ci sono anche altri sistemi di controllo, come far passare tutto il traffico attraverso un proxy che abilita solo l’uscita verso siti specifici, oppure lasciare dei “canarini”, cioè dei file con una risposta sbagliata al task chiesto agli agenti. Se i canarini non dovrebbero essere raggiunti ma l’IA generativa dà la risposta trovata lì vuol dire che c’è qualcosa che non va. La quinta e ultima lezione è che tutte queste cose sono note da molti anni, e il fatto che i ricercatori di OpenAI non abbiano pensato di implementarle è un vero problema. Probabilmente, aggiunte Marcus, bisogna ripensare le responsabilità legali di chi produce questi sistemi, per dar loro qualche incentivo pratico a mettere in campo le misure di sicurezza.

I miei due cent? Qui si sta giocando troppo all’apprendista stregone. Abbiamo solo un’idea generica di come funziona l’IA generativa, e quello che è peggio è che anche chi la sviluppa non ne sa molto di più. Perché dobbiamo lasciarla vagare libera pensando che tanto siamo in pieno controllo? Più che della singolarità io sono preoccupato di una catastrofe che arrivi “per sbaglio”…

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