curiosità 2026, curiosita'

E chi sarebbero questi?

Queste telefonate sono state fatte domenica e adesso al numero del mio tablet. Sono chiaramente automatiche, basta vedere che hanno solo due archi di numerazione. Una a quanto pare è già stata segnata come spam da qualcuno, mentre le altre sono poco usate.

C’è solo un piccolo particolare: io non so nemmeno quale sia il numero del mio tablet. Mi spiego: io ho il servizio OneNumber, che permette di avere due sim fisiche che apparentemente rispondono allo stesso numero. Però non è in realtà possibile avere due sim con lo stesso numero, quindi alla seconda è assegnato un numero fittizio a me sconosciuto e ci pensa il software a smistare chiamate e SMS al secondo numero. Ma come avrete capito è possibile in linea di principio fare una chiamata all’altro numero, perché comunque è riconosciuto in rete.

È ovvio che questi spammatori fanno numeri a caso, sperando che qualcuno risponda. Quello che non mi torna è che li facciano a distanza così breve. Se un numero suona a vuoto può essere un M2M, e quindi non risponderà mai nessuno, oppure il numero di qualcuno che non sta sempre attaccato al telefono, e allora non ha senso chiamare a un minuto di distanza ma conviene aspettare almeno una mezz’oretta. Misteri.

mate-light 2026, matematica_light

algebrica.org

In un mondo dove le dimostrazioni le fanno le IA, ha ancora senso cercare di spiegare la matematica? Per Antonio Lupetti sì: ecco perché sta assemblando (in inglese…) il sito algebrica.org, che ha come scopo il creare una base di conoscenza matematica libera, aperta e distribuita dedicata a rendere la matematica chiara, accessibile, e spiegata in modo rigoroso. La parte più interessante del progetto è che è è scritto in markdown (con le formule matematiche scritte in LaTeX, se vi stavate chiedendo come facesse a farle) mentre le figure sono in formato svg: questo, unito al fatto che il sito ha la licenza CC-BY-NC 4.0, permette a chiunque di prenderlo e crearsi dei documenti personali (ma non di postarlo su Wikipedia, che richiedere di avere anche la clausola di uso commerciale).

Se il progetto vi piace, potete finanziarlo oppure contribuire con testi matematici… o magari convincere Antonio ad avere una versione multilingua :-)

io, io 2026

Bloccato in autostrada

Ieri Anna e io siamo partiti da Chiavari alle 12.05 per tornare a Milano. Macchina piena di roba, compresa la carne che poi surgeliamo e mangeremo in questi mesi: 250 euro di roba. Tutto tranquillo fino a prendere l’A7: a Busalla un camioncino aveva bloccato l’uscita e ci siamo fatti un po’ di coda, ma nulla di esagerato. Andando avanti leggo un cartellone a messaggio variabile che dice BLOCCO TRA VIGNOLA E SERRAVALLE. Io che sono un idiota proseguo  e non esco allo svincolo, anche perché l’autostrada era vuota. Faccio un chilometro e mi fermo. Erano le 13.05.

Siamo rimasti fermi per tre ore. Nessuna informazione se non qualcosa da internet. C’era un codice apposta nell’autorisponditore di Autostrade per l’Italia, ma non diceva lo stesso nulla. No, non è passato nessuno a dare acqua, nonostante quanto scritto. (Poi noi avevamo acqua e focaccia, non era quello il problema). La temperatura fuori è arrivata a 36 gradi e mezzo, anche perché potete immaginarvi una sfilza di camion tutti col motore acceso. A un certo punto Anna ha chiesto al furgoncino con cella frigorifera davanti a noi se poteva lasciare la carne… e dopo dieci minuti finalmente la polizia stradale ha cominciato a far tornare indietro verso il casello le automobili. Tra l’altro abbiamo scoperto che dobbiamo per forza essere scortati da un’auto della polizia, altrimenti faremmo comunque un’infrazione. Siamo così usciti a Vignole, pagando ovviamente il pedaggio (sì, lo so che posso chiedere il cashback se mi iscrivo a Muovy oppure se mi fossi fatto dare una ricevuta cartacea al casello. Non ci penso nemmeno) e poi siamo andati lemme lemme fino a Tortona, perché il casello di Serravalle Scrivia è chiuso per lavori fino a metà novembre, e anche se all’803.111 mi avevano detto che lo stavano facendo andare a senso unico alternato non c’era alcun cartello locale. Se almeno Waze mi avesse fatto passare per Novi sarei riuscito a vedere l’abbazia di Rivalta Scrivia che ci ha sempre incuriosito: invece niente, solo Cassano Spinola, il paese dove è morto Girardengo.

Comunque non è possibile che – come ci ha detto il poliziotto che era arrivato per farci fare manovra – per fare un cantiere provvisorio e spostare le auto sull’altra carreggiata occorrano almeno tre ore. Alla fine la riapertura è stata alle 18:45: mi spiace per tutti i camionisti che non potevano certo fare retromarcia. Dimenticavo: lì in mezzo c’era anche un zanzarificio, per non farci mandare mulla.

ia 2026, IA e informatica

E se Pangram dicesse che i miei testi sono generati dall’IA?

Immagino conosciate Pangram: un software a cui si può dare in pasto un testo e ricevere una stima di quanto di quel testo è stato scritto da un LLM. Pangram afferma di avere un falso positivo, cioè affermare che un testo umano sia stato scritto dall’IA, in un caso su 24000; non ho idea di come sia stato calcolata questa cifra, né di quale sia il tasso di falsi negativi, cioè di testi creati dall’intelligenza artificiale ma definiti “umani”. Questo potrebbe essere più difficile da verificare, soprattutto per chi è abbastanza bravo da modificare il testo prodotto per togliere gli stilemi più evidenti di ChatGPT, Claude, Gemini e amici vari.

Cosa succede però se il testo che io ho scritto con tanta fatica – non è vero, per mia fortuna non ho mai avuto la sindrome del foglio bianco – viene etichettato come IA? Andrew Wu fa qualche considerazione sul suo Substack. Fa l’esempio di un post che lui su Twitter ha definito “sbobba IA”, al che il creatore del post ha veementemente protestato spergiurando che fosse opera sua: alle domande di Wu il tipo ha cancellato il tweet (ma a quanto pare il post originale era rimasto, e anche Pangram, non solo Wu, lo ritiene fatto dall’IA e al più editato dall’autore). Il punto è che ogni LLM ha i suoi tic, a parte quelli noti a tutti come gli elenchi puntati e gli em-dash, le lineette lunghe all’americana (quelle che io odio: mi trovo meglio con gli en-dash che sono più o meno della lunghezza di un segno meno), e dopo un po’ uno ci prende l’occhio. Pangram probabilmente ha portato a un livello superiore il tutto. Quello che di per sé potrebbe essere possibile è che qualcuno si abitui a leggere testi generati dall’IA e cominci a scrivere in modo simile, ma non credo che un’assimilazione simile possa avvenire così in fretta. 

Il mio pensiero è che se uno ritiene – a torto o a ragione – che la sua prosa migliori con una passata di IA lo faccia pure senza vergognarsi. In certi casi, come per esempio nella preparazione di report aziendali, secondo me è anche una mossa vincente. Se non usa l’IA ma viene scambiato per tale se ne faccia una ragione e al limite provi a cambiare stile. Per quanto mi riguarda, ho uno stile abbastanza personale da non avere questo problema!

giochi, giochi 2026

Quizzino della domenica: Estrazioni e inserimenti

817 – algebretta

Ho messo le palline con i numeri da 0 a 100 in una ruota del lotto. Estraggo poi ogni volta due palline e ne inserisco una numerata come la differenza (in valore assoluto) tra i valori delle due palline. Ovviamente è possibile che la ruota conterrà palline con lo stesso numero, ma non è un problema. La domanda è: è possibile che dopo avere tolto 100 palline ne rimanga solo una con il numero 1? E se le palline fossero solo quelle da 1 a 90?

io che giro la ruota del lotto
(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p817.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema adattato dalla Grange Newsletter di Chris Smith; immagine creata da NanoBanana.)

rec 2026, recensioni

Datemi una mappa e navigherò il mondo! (libro)

copertina È notizia di questi giorni (settembre 2026) che l’ONU ha approvato una risoluzione – che non ha nessun valore pratico, a dire il vero – per far sostituire la proiezione cartografica di Mercatore con quella denominata “Equal Earth”, che mantiene la proporzione tra le superfici dei continenti. Per la cronaca, la risoluzione è passata con 164 sì, sei astenuti e un voto contrario, quello degli USA che hanno affermato che la risoluzione era “superflua”. Ma qual è il problema che impedisce di avere una mappa perfetta? Gilberto Bini in questo agile libretto ce lo spiega da un punto di vista matematico, scomodando il grande Gauss: la Terra è intrinsecamente diversa da un piano, a differenza per esempio di un cilindro che è sì curvo ma non troppo. Bini fa una storia della cartografia e spiega perché certi tipi di mappe siano più utili in certi casi anche se in altri diventano scomode: è vero che per esempio la mappa di Mercatore dà un vantaggio visivo all’Occidente, e questa è la ragione per cui ha resistito così a lungo: ma per i navigatori del Seicento e del Settecento aveva il grande vantaggio di permettere loro di seguire la rotta nel modo più semplice possibile. La matematica della cartografia insomma non è solo politica ma anche pratica: leggere questo libro permette di capire che le mappe non sono solo esercizi di stile.
Gilberto Bini, Datemi una mappa e navigherò il mondo!, MateinItaly 2024, pag. 183, € 16, ISBN 9791298516212
Voto: 4/5

curiosità 2026, curiosita'

Telecomandi troppo complicati

I telecomandi dei nostri Velux hanno una quindicina abbondante d’anni, e lo si sente soprattutto per il fatto che le pile non stanno ferme nel loro alloggiamento e quindi se non li si prende in mano con molta, molta attenzione si resettano. A questo punto, sfruttando il fatto che tanto dovevo chiamare l’assistenza, ne ho comprato uno nuovo. Il tecnico mi ha detto che il modello di allora non c’è più, cosa che mi aspettavo anche, e che ora c’è un modello più nuovo ma comunque compatibile.

Il modello in effetti è molto bello a vedersi, funziona a e-ink e ha un suo senso. Però può fare una frazione delle cose che faceva (e fa ancora, se lo si tratta bene) il vecchio telecomando. Chiedendo al tecnico il motivo di questa riduzione di possibilità, lui ha bofonchiato che c’erano dei problemi con il software che con troppe opzioni a volte si incasinava. Mah. Io temo invece che il vero motivo è che era troppo complicato per l’utente medio contemporaneo, e quindi abbiano scelto di togliere caratteristiche e passare alle icone, “per venire incontro alle vostre capacità mentali” come diceva Daniele Luttazzi…

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