recensioni

Spider-Man: Brand New Day (film)

locandina Io sono fermo ai supereroi Marvel degli anni ’60, massimo ’70. Ho qualche idea del casino che ha fatto Marvel in questi decenni, a partire dal multiverso che permette di fare reboot a iosa, e della quantità di supereroi e supercattivi che è stata aggiunta. Aggiungete il fatto che non ho visto i tre film precedenti di questa linea temporale, e potete immaginare quanto io abbia capito della trama di Spider-Man: Brand New Day, anche considerato che le troppe scene di combattimento presenti dovrebbero avere l’avviso “sconsigliata la visione a chi è a rischio di epilessia”. Ho così scoperto solo dopo la visione che Frank è il Punitore (io pensavo fosse già apparso negli episodi precedenti, anche perché non conoscevo il personaggio) e poi solo per caso che Jean Grey faceva già parte dell’universo Marvel (e di nuovo non la conoscevo). Almeno sapevo già che zia May non aveva nulla a che fare con la zia May originale, quindi mi sono risparmiato questo colpo.

Diciamo che mezz’ora di film in meno sarebbe stata utile; inoltre ho avuto dei forti problemi con la suspension of disbelief. Guardate: io non ho nessun problema a immaginare che un ragazzo morso da un ragno radioattivo ottenga dei superpoteri e riesca nel contempo a crearsi un’IA che lo aiuti. Ma non accetto che possa parlare al telefono con l’ispettrice di polizia senza che a nessuno venga in mente di triangolare la sua posizione e scoprire la sua identità…

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Il lemma di Star Trek

Uno dei teoremi di geometria euclidea più utilizzati è quello che afferma che in un cerchio l’angolo al centro è il doppio dell’angolo alla circonferenza corrispondente: nella figura qui a fianco, l’angolo BOC è il doppio dell’angolo BAC.

Il teorema non ha un nome specifico: al più lo si può chiamare Euclide III.20, dal numero della proposizione degli Elementi che lo dimostra. Arthur Baragar, nel suo libro del 2001 A Survey of Classical and Modern Geometries, propose di chiamarlo “Lemma di Star Trek”, visto che il disegno ricorda il logo della Flotta Stellare. È vero che quel logo ha i lati un po’ curvi, ma chi siamo noi per non vedere la somiglianza con questa figura?

(fonte)

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OpenAI GPT-5.6 e ARC-AGI-3

Alberto Romero è rimasto impressionato del 7,8% di successi di GPT-5.6 nel test ARC-AGI-3. Questi test nascono per vedere se gli LLM riescono a risolvere problemi pensati apposta per essere facili da risolvere per gli umani ma non per le IA. Bisogna innanzitutto riconoscere che – sperando che le aziende non barino e non inseriscano delle clausole speciali per risolvere quegli specifici problemi – il progresso c’è stato eccome: sia ARC-AGI-1 che ARC-AGI-2 sono ormai inutili perché anche le IA sfiorano il 100% di successo. Ma con ARC-AGI-3 il record precedente era 1,5% di Opus 4.8, e GPT-5.5 aveva raggiunto lo 0,43%. Ma il vero punto pare essere che GPT-5.6 pare essere bravo nell’orientarsi in situazioni sconosciute: qualcosa che noi facciamo sempre senza nemmeno pensarci su, come quando prendiamo un oggetto mai visto e intuiamo come si deve usare, ma non era mai stato notato in un’IA.

Se effettivamente questo è il caso, confermo che siamo di fronte a un salto quantico: non so se possiamo già parlare di intelligenza artificiale generale (AGI, appunto), ma siamo sicuramente sulla buona strada. Però non ne sono molto convinto, vorrei prima vedere all’opera questi modelli. Poi vabbè, il costo per ottenere quel punteggio si stima essere intorno al 20000 dollari, ma quelle sono quisquilie!

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Quizzino della domenica: Un tavolino troppo piccolo

811 – geometria

Il mio amico Ugo mi ha fatto vedere un certo numero di piastrelle quadrate – piuttosto grandi, ma per comodità nei conti diciamo che sono di lato 1. Ne posa una sul tavolino quadrato di fronte a noi e mi dice che non posso aggiungerne un’altra senza sovrapporla alla prima e in modo che stia tutta sul tavolino. In effetti era proprio così, me ne sono accorto subito. La domanda è: quanto grande al più poteva essere il tavolino per far sì che Ugo potesse fare la sua affermazione? Se vedete la costruzione in figura, dove la piastrella messa da Ugo è quella rossa e alcuni possibili posizionamenti della mia piastrella sono indicati in celeste, un tavolino con lato 2 + (√2)/2 sarebbe sufficiente per far stare una (anzi, addirittura quattro) piastrelle. Ma Ugo potrebbe fare di meglio…


un quadrato con al centro una piastrella rossa inclinata di 45 gradi e ai lati altre quattro piastrelle celesti parallele ai lati del quadrato; le piastrelle celesti escono leggermente.

(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p811.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Fiddler on the Proof.)

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Magnifica Humanitas (ebook)

copertina La prima enciclica di papa Leone XIV è stata presentata come basata sull’intelligenza artificiale. In realtà non è affatto così: l’IA è sicuramente presente in molti punti, ma il vero scopo dell’enciclica è quello di aggiornare il mondo sullo stato della dottrina sociale nella Chiesa. D’altra parte non è un caso che Prevost abbia scelto come nome quello del suo predecessore che scrisse la Rerum Novarum.

Naturalmente l’IA ha una parte abbastanza importante, non foss’altro che perché sta diventando così pervasiva che non se ne può fare a meno; e il suo trattamento nell’enciclica è basato principalmente sul buonsenso, anche perché non si può certo pretendere né una visione filosofica né tanto meno tecnocratica. La visione teologica parte dalla doppia immagine di Babele, dove Dio punisce la hybris degli uomini, e la ricostruzione di Gerusalemme dopo l’esilio sotto la guida di Neemia, che riesce a convincere i reduci da Babilonia a collaborare tutti. È questa appunto la magnifica umanità che per Leone XIV dovrebbe essere l’obiettivo da porci.

Si sprecano ovviamente le citazioni ai predecessori e ai loro documenti; ma la parte che ho trovato più interessante è il mostrare come la Chiesa riconosca di avere sbagliato (per esempio sulla guerra giusta) e di vedere lo scorrere del tempo come un modo per capire meglio cosa è giusto fare.

Leone XIV, Magnifica Humanitas, Libreria Editrice Vaticana 2026, pag. 240, € 2,90, ISBN 9788826610931 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5

pipponi, pipponi 2026

Carte d’identità e scadenza nascosta

Leggo sul Post che finalmente è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto semplificazione che tra le altre cose avrebbe tolto la scadenza di validità alla carta di identità per gli ultrasettantenni. Sarebbe tutto bellissimo, considerando che dovrò rinnovare la carta d’identità proprio il giorno del mio settantesimo compleanno.

Poi vado a leggere il testo del decreto, e scopro che «Resta ferma la facoltà per l’interessato di chiedere il rinnovo della carta d’identità dopo dieci anni dal suo rilascio, ai fini della validità del certificato di autenticazione di cui all’articolo 1, comma 1, lettera g), del citato decreto del Ministro dell’interno 23 dicembre 2015.» Traduzione: se io voglio usare davvero la carta d’identità, e quindi autenticarmi in rete, non cambia assolutamente nulla: quando avrò ottant’anni, ammesso che io sia ancora vivo e sufficientemente capace di intendere e volere, dovrò rifarmi la coda in anagrafe, pagare, e aspettare la raccomandata con la mia nuova carta d’identità.

Attenzione: io capisco che il certificato digitale inserito nella carta abbia necessariamente una scadenza. Non capisco, ma mi adeguo, perché la CIE non abbia previsto la possibilità di aggiornare il certificato: ok, sarebbe sempre stato necessario fare l’operazione, ma non necessariamente spostarsi da casa. Quello che proprio non capisco è lo strombazzare la durata illimitata della carta, che all’atto pratico non è vera.

povera_matematica

Una possibilità su milioni di casi?

Silvia mi segnala questo articolo del Corsera, su una famiglia i cui due figli sono nati lo stesso giorno dei genitori (padre e figlio il 26 ottobre, madre e figlia il 25 luglio); il padre, intervistato, ha affermato “Ho fatto analizzare questi dati a un sistema di intelligenza artificiale ed è emersa una probabilità bassissima che questo possa accadere, una possibilità su milioni”. Non ho idea del perché occorra usare un sistema di intelligenza artificiale per fare un calcolo del genere, visto che i conti sono semplici. Se assumiamo la probabilità di nascere in un dato giorno sia costante e trascuriamo il 29 febbraio e la possibilità che i due genitori siano nati lo stesso giorno, abbiamo una probabilità su 365 che il figlio nasca nello stesso giorno del padre e una su 365 che la figlia nasca nello stesso giorno della madre: in totale, visto che i due casi sono indipendenti, la probabilità è (1/365)(1/365) = 1/133225. Se poi teniamo conto che la coincidenza sarebbe stata considerata tale anche se il figlio fosse nato nel giorno della madre e la figlia nel giorno del padre, la probabilità si raddoppia addirittura, scendendo a 1 caso su 66613; altro che una su milioni!

Ho però forse capito quale prompt sia stato dato per avere quella risposta: la probabilità che tutti e quattro i componenti della famiglia siano nati nello stesso giorno è in effetti 1 su 48627125, sempre con le semplificazioni iniziali (stessa probabilità di nascere in un giorno dato, non considerare il 29 febbraio). Insomma, il problema è duplice: da un lato mancano le competenze matematiche di base, dall’altro mancano le competenze per scrivere un prompt corretto e ottenere la risposta. Mala tempora currunt.

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