Perché pagano di più?
Amo guardare Twitter, pardon X, perché trovo sempre spunti interessanti, anche se ammetto che non sempre ho lo stomaco di leggere i commenti che sono la vera fotografia della gente. Ad ogni modo ieri mi è capitato questo tweet. Il cartellone immagino sia vero, così come il costo dell’assicurazione RC auto è verosimile; non posso ovviamente sapere se chi fa postato la foto stesse trollando oppure se lo chiedesse sul serio, ma questo è irrilevante, perché la propaganda funziona comunque.
Come è possibile che ci siano meno incidenti in Campania che in Lombardia eppure il costo dell’assicurazione è il triplo? Ricordo che il furto non fa parte della RC auto, quindi le battute a riguardo sono fuori tema. La risposta è molto più semplice, e sta nella definizione usata. L’Istat spiega che «la Convenzione di Vienna del 1968 definisce l’incidente stradale come il fatto verificatosi nelle vie o piazze aperte alla circolazione nel quale risultano coinvolti veicoli fermi o in movimento e dal quale siano derivate lesioni a persone.» (grassetto mio). Ma l’RC auto non entra in funzione solo nel caso in cui gli incidenti abbiano fatto morti o feriti, ma anche in tutti i casi in cui occorre comunque portare l’auto dal carrozziere: si sta usando insomma una definizione che non è corretta, e dalla quale non si possono trarre deduzioni sul costo di un’assicurazione. D’altra parte è facile accorgersi spannometricamente che i dati indicati non possono essere quelli di tutti gli incidenti stradali nell’accezione che tutti noi usiamo di solito, quindi anche senza feriti o morti. La Lombardia ha circa 10 milioni di abitanti: se ci sono stati 300 incidenti per 100.000 abitanti ce ne sono stati 30.000 in un anno, meno di 100 al giorno. I carrozzieri farebbero la fame…
Bonus, anzi malus: chi ha preparato i cartelloni ha dei problemi con le proporzioni. 300 incidenti stradali per 100.000 abitanti corrispondono a 0,3 incidenti per 100 abitanti, non a 3,00. Ma visto che è stato fatto lo stesso errore in entrambi i casi, il rapporto non cambia ed è per questo che non ne ho parlato prima.



Un disegno vale mille parole… il che significa che lo si può fare sbagliato in mille modi diversi, dove per “sbagliato” intendo dire che dà un’idea diversa da quello che dicono i dati. Ma Alberto Cairo spiega in questo libro che non è così semplice: un grafico non può mostrare contemporaneamente tutto, e quindi la scelta di cosa far vedere è in un certo senso politica. Poi naturalmente ci sono i grafici che mentono davvero: i capitoli del libro sono dedicati a come possono mentire. Abbiamo così i grafici che mentono perché sono progettati male, perché mostrano dati dubbi oppure insufficienti, perché nascondono o rendono più confusa l’incertezza, oppure perché suggeriscono pattern fuorvianti. Sapere cosa può esserci di sbagliato è ovviamente utile per accorgersi che un grafico “puzza”: da questo punto di vista il testo è ottimo. C’è anche una postfazione che riguarda il Covid, visto che la prima edizione del libro era uscita subito prima dell’inizio della pandemia.