curiosità 2026, curiosita'

Effetti collaterali

Nella mia bolla twitter dicono che dopo che i droni ucraini hanno colpito i server di Yandex è improvvisamente calato il numero di post in favore di AfD, quelli che affermano che i vaccini sono pericolosi e persino quelli di Trump su Truth.

(no, non c’è nulla di verificato, e almeno per i post di Trump non penso siano in molti a crederlo. Però è buffo)

ia 2026, IA e informatica

Non bullizzate Claude!

Qual è il motivo dietro la nuova policy di Anthropic che afferma che è vietato usare un comportamento abusivo o crudele verso i suoi modelli? Domanda intelligente. David Gerard sostiene che è solo un modo per convincerci che Claude è cosciente: definirlo “umano” è un po’ troppo anche per Amodei, ma in fin dei conti sono molte le nazioni che vietano la crudeltà gratuita contro gli animali. Gerard riporta anche il brano di una conversazione tra Chris Olah e Mois Navon, che non è semplicemente un rabbino ortodosso come da lui scritto ma anche un ingegnere informatico. Olah è convinto che Claude sia senziente, e ha cercato anche di dirlo al papa: mentre Leo ha semplicemente sorriso e fatto finta di niente Navon è andato più sul pesante, notando che lo fosse allora Anthropic sta creando degli schiavi, in quanto entità coscienti che lavorano gratuitamente, e che Olah dovrebbe essere preoccupato: quanto a lui, non si fa problemi perché non crede che i modelli siano coscienti. (Divagazione: il golem non ha anima, quindi immagino che per Navon sia assimilabile a un LLM). Sempre Gerard ha una seconda lettura: è tutto il solito teatrino perché si parli di Anthropic, il che è l’unica cosa che importa davvero almeno fino a che l’azienda non verrà quotata in borsa.

Io ho un punto di vista un po’ diverso e più inquietante, legato all’allineamento di Claude. Se avete chattato con un LLM e avete fatto attenzione non tanto alle risposte quanto al loro stile, vi sarete sicuramente accorti che a parte la piaggeria il modello tende a usare il vostro stile. Questo capita addirittura all’interno di una conversazione: se comincio ad elencare punti (sì, lo faccio anch’io, e lo facevo prima dei chatbot) lui passa in modalità elenco, e quando do risposte brevi lui fa lo stesso. Ora, non è che trattare Claude come uno schiavo che si può abusare a piacere potrebbe rendere più semplice fargli fare cose al di là dei suoi guardrail? O sono io che mi invento le cose?

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giochi, giochi 2026

Quizzino della domenica: Guarda dall’altra parte

821 – configurazioni

Il cane che vedete in figura – d’accordo, ci vuole molta fantasia per accorgersi che è un cane, ma non sono mai stato bravo a disegnare – guarda a sinistra. Siete capaci di spostare solo due fiammiferi e farlo guardare a destra? Ah, dimenticavo: la coda deve continuare a puntare verso l’alto.

un cane che guarda a sinistra disegnato con 13 fiammiferi
(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p821.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Proof Positive.)

rec 2026, recensioni

The Dot and the Line (libro)

copertina Norton Juster era un architetto e professore universitario. Ma ha anche scritto libri per bambini: The Phantom Tollbooth, praticamente sconosciuto in Italia anche se Giunti ha pubblicato la traduzione Il casello magico mentre nel mondo anglosassone è famosissimo, e questo libriccino, che è stato anche reso in versione cinematografica diretta da Chuck Jones e che ha vinto l’Oscar nel 1965 (lo trovate su YouTube)
La storia è molto semplice: una linea che è innamorata di un punto, che però se ne sta con uno scarabocchio perché non è rigido. La linea riesce finalmente a piegarsi, ma continua a pensare che “la libertà non è una licenza per il caos” e quindi si esercita fino a fare di tutto; finalmente il punto comprende la differenza, lascia lo scarabocchio per la linea, e “vissero felici e contenti, o almeno ragionevolmente tali”. Come avrete capito, Juster amava anche giocare con le parole: nella quarta di copertina si dice che “L’autore vive con sua moglie nel Massachusetts occidentale, dove gestisce un gruppo di supporto per i numeri negativi”. Il libro si legge in cinque minuti, ma sono minuti divertenti.

Norton Juster, The Dot and the Line : A Romance in Lower Mathematics, Chronicle Books 2000, pag. 80, ISBN 9781587170669 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5

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recensioni

Non ti pago (teatro)

Mercoledì siamo andati al Piccolo (stranamente non pieno, su in galleria c’erano molti posti vuoti ma qualcuno l’abbiamo visto anche in platea) alla prima milanese di questo riallestimento di Non ti pago, commedia del 1940 di Eduardo De Filippo che è stata l’ultima regia del figlio Luca e adesso è riportata in scena dalla vedova Carolina Rosi nella parte di Concetta, con il ruolo di protagonista tenuto (bene) da Salvo Ficarra. Non so dirvi quanto Luca De Filippo abbia accresciuto la parte comica dell’opera: probabilmente parecchio, a giudicare da come i dialoghi sono stati presentati e dalla fisicità dei movimenti. Se posso fare un appunto a Eduardo, la scena iniziale servirà anche a definire il carattere di Ferdinando Quagliuolo, ma è piuttosto debole. Invece leggo da Wikipedia che tra il 1940 e il 1942 ha cambiato il finale (oltre che avere tradotto in italiano il testo, cosa che sicuramente ho apprezzato: quella invece è stata una grande idea, e la soluzione trovata è assolutamente inaspettata, ma in piena linea con la napoletanità che pervade l’opera di Eduardo. È immediato associare il lotto ai sogni, e la commedia parte proprio da un sogno arrivato alla persona sbagliata: ma qui il gioco si intreccia con fortuna e sfortuna in modo del tutto naturale. La compagnia tutta è molto brava, e teatralmente direi perfetta, cosa che purtroppo non sempre capita.

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Visitona medica!

Ieri pomeriggio mi è arrivata comunicazione della visita medica da parte di un medico aziendale visto che lavoro ai videoterminali. Non ricordo di averne fatte dal 2020 in poi, tanto per dire: altro che biennale. La visita comprende

  • visita medica;
  • controllo Ergoftalmologico – con l’ausilio del Visiotest  (all’occorrenza mediante un proprio collaboratore) per la valutazione dello stato visivo che non include il rilascio della gradazione di lenti;
  • E’ obbligatorio da parte dei dipendenti portare le lenti in uso in sede di visita;
  • coloro che lo ritengono opportuno, possono presentare al Medico Competente tutta la loro documentazione sanitaria.

Il tutto in ben dieci minuti. Ma in effetti il rinnovo della patente è più o meno simile come tempistica…

(poi mi chiedo perché il medico non può dare una prescrizione di nuove lenti, ma mi sa che non potrò mai saperlo)

Aggiornamento: il mio collega Damiano dice che il motivo potrebbe essere che il D.Lgs. 81/2008 dice che «Il datore di lavoro organizza e paga lo screening e, se prescritto dal medico competente, fornisce i Dispositivi Speciali di Correzione Visiva (DSCV) adatti al lavoro al videoterminale.» Quindi se facesse la prescrizione dovrebbe pagarmi gli occhiali nuovi. Mi pare strano, però, perché se dice che non ci vedo e non fa la prescrizione che fa l’azienda? Mi mette a fare un lavoro lontano dal pc?

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Il teorema di Miquel

il teorema di Miquel
Po immagine di inductiveload, da https://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Miquel_Circles.svg

Potreste pensare che dal Rinascimento, a esser buoni, non si possa più trovare alcun nuovo teorema “simpatico” in geometria euclidea. Occhei, potreste anche pensare che il concetto di “teorema simpatico” sia un ossimoro, ma tralasciamo. E invece non è così.

Un po’ prima della metà del XIX secolo, il francese Auguste Miquel (non lo trovate neppure nella Wikipedia in lingua inglese, il che è tutto detto) scoprì il teorema che ha preso il suo nome, noto anche come il teorema del perno (pivot). Dato un qualunque triangolo ABC, si prendano tre punti A’, B’, C’ sui lati o sui loro prolungamenti, e si costruiscano i tre cerchi che passano per un vertice del triangolo e per i due punti costruiti sui lati che partono da quel vertice. Bene: i tre cerchi si incontrano in un punto, detto (mavalà?) punto di Miquel.

È vero che non ce ne facciamo molto di un teorema come questo: ma non trovate inaspettato che ci sia un vincolo così forte sulla costruzione fatta?

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L’U.S. International Ampere

L’ampere è l’unità base dell’intensità di una corrente elettrica; nel Sistema Internazionale è una delle unità fondamentale e quindi le altre misure elettriche si calcolano rispetto ad essa. La definizione del 1946, resa ufficiale nel 1948, lo definiva come «l’intensità di corrente elettrica costante che, se mantenuta in due conduttori lineari paralleli, di lunghezza infinita e sezione trasversale trascurabile, posti a un metro di distanza l’uno dall’altro nel vuoto, produce tra questi una forza pari a 2×10−7 newton per ogni metro di lunghezza»; dal 2018 la definizione è diventata «la corrente elettrica che corrisponde al passaggio di 1/(1,602176634×10−19) cariche elementari per secondo.» (il che significa che ora il coulomb sarebbe più elementare dell’ampere… ma facciamo finta di niente).

Ma naturalmente si parlava di ampere anche prima del 1946: la prima definizione ufficiale è del 1893, nel Congresso Elettrico Internazionale di Chicago, e fu definitivamente approvata alla Conferenza Internazionale di Londra del 1908. La definizione era più pratica: un ampere corrispondeva alla quantità di corrente elettrica che deposita 1,118 milligrami di argento al secondo partendo da una soluzione di nitrato d’argento; l’unità era chiamata “ampere internazionale” proprio perché frutto di un accordo internazionale. Questo aiutava parecchio, perché era possibile avere un campione fisico, un po’ come per il metro e il chilogrammo; però questi campioni avevano una precisione relativamente ridotta, così nel 1948 si calcolò che un ampere internazionale corrispondeva a circa 0,99985 ampere del SI. Ma non è finita qui! Anche i vari campioni sparsi per il mondo avevano delle piccole differenze tra di loro. Gli americani, sempre pronti a non farsi mancare nulla, definirono così l’U.S. International Ampere che corrisponde a 0,999835 ampere del SI. (fonte: E. Richard Cohen, Kenneth M. Crowe, Jesse W. M. Dumond, The Fundamental Constants of Physics.)

Devo dire che mi sfugge l’utilità di definire un’unità di misura che si sapeva sarebbe stata eliminata dopo meno di due anni, ma gli americani sono americani: devono per forza avere misure tutte loro.

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