Una possibilità su milioni di casi?
Silvia mi segnala questo articolo del Corsera, su una famiglia i cui due figli sono nati lo stesso giorno dei genitori (padre e figlio il 26 ottobre, madre e figlia il 25 luglio); il padre, intervistato, ha affermato “Ho fatto analizzare questi dati a un sistema di intelligenza artificiale ed è emersa una probabilità bassissima che questo possa accadere, una possibilità su milioni”. Non ho idea del perché occorra usare un sistema di intelligenza artificiale per fare un calcolo del genere, visto che i conti sono semplici. Se assumiamo la probabilità di nascere in un dato giorno sia costante e trascuriamo il 29 febbraio e la possibilità che i due genitori siano nati lo stesso giorno, abbiamo una probabilità su 365 che il figlio nasca nello stesso giorno del padre e una su 365 che la figlia nasca nello stesso giorno della madre: in totale, visto che i due casi sono indipendenti, la probabilità è (1/365)(1/365) = 1/133225. Se poi teniamo conto che la coincidenza sarebbe stata considerata tale anche se il figlio fosse nato nel giorno della madre e la figlia nel giorno del padre, la probabilità si raddoppia addirittura, scendendo a 1 caso su 66613; altro che una su milioni!
Ho però forse capito quale prompt sia stato dato per avere quella risposta: la probabilità che tutti e quattro i componenti della famiglia siano nati nello stesso giorno è in effetti 1 su 48627125, sempre con le semplificazioni iniziali (stessa probabilità di nascere in un giorno dato, non considerare il 29 febbraio). Insomma, il problema è duplice: da un lato mancano le competenze matematiche di base, dall’altro mancano le competenze per scrivere un prompt corretto e ottenere la risposta. Mala tempora currunt.



Un’ultima curiosità: il quadrato qui a fianco (l’immagine è dall’articolo di Lee Sallows pubblicato sulla rivista Abacus) è alfamagico in latino. Però mi sa che Sallows abbia barato: almeno per le mie conoscenze di latino il numero 97 non si dice “septem et nonaginta” ma “nonaginta septem”…
Il problema delle statistiche non è (solo) che sono spesso fatte male, ma che possono essere manipolate in buona o malafede. In questo libro, Joel Best si dedica alle statistiche sociali, quelle che riempiono spesso le pagine dei giornali anche da noi, e racconta tutti i modi in cui le cose possono andare male: dalla difficoltà di avere numeri corretti di partenza, ricordando che anche le decisioni alla base del raccogliere i dati in uno specifico modo sono di solito nascoste, all’incomprensione di alcuni dati, che vengono poi presi come bibbia da chi trova un vantaggio a usarli così, anche se magari si riferivano a casi diversi: ma purtroppo quando una statistica errata viene pubblicata è praticamente impossibile eliminarla. Best segnala soprattutto che gli attivisti di ogni tipo sono sempre pronti a scegliere i numeri che fanno loro più comodo. Come avrete intuito, il problema non è la matematica – non ce n’è poi molta nel libro – ma tutto quello che le sta attorno.