_Langue(dot)doc 1305_ (ebook)

[Disclaimer: Ho ricevuto iI libro via il programma Early Reviewer di LibraryThing] Gillian Polack è una medievalista. Come si può parlare di medioevo in un libro? Per esempio si potrebbe fare un romanzo storico. Polack ha invece scelto di mandare un gruppo di ricercatori del prossimo futuro nella Linguadoca del 1305, nel primo esperimento di viaggio a ritroso nel tempo. In teoria i ricercatori dovrebbero tenersi alla larga dalla popolazione locale, per evitare di creare paradossi temporali: inutile dire che la pratica sarà piuttosto diversa e si direbbe che è proprio la loro esistenza che fa precipitare gli eventi e li fa diventare quelli che noi tutti conosciamo dai libri di storia. Il libro (Gillian Polack, Langue(dot)doc 1305, BookViewCafe 2018, pag. 224, € 24,26, ISBN 9781611387469, link Amazon) non è classificabile come fantascienza, ma appunto sul medioevo. Il passo è piuttosto lento, non aspettatevi chissà quali colpi di scena: nulla di male, in fin dei conti. La narrazione del Medioevo è interessante, come ci si poteva aspettare; quello che mi fa abbassare il giudizio è il modo in cui i personaggi sono pitturati. Non c’è un vero protagonista: la storica Artemisia è quella che si avvicina di più ma anche il suo personaggio dà spesso l’aria di essere solo tratteggiato senza portare i suoi tratti alla logica conclusione. Inoltre ogni tanto Polack passa a raccontare i pensieri di altri personaggi, sempre però en passant. Secondo me si poteva fare di meglio.

I misteri dell’acqua minerale

A casa nostra si consumano quantità industriali di acqua gasata, soprattutto in estate. Non siamo molto schizzinosi sulla marca: ciò che importa è che ci siano tante bollicine e che la sorgente sia del nordovest, più che altro perché sono acque minimamente mineralizzate a differenza per esempio di quelle del centro Italia. Capita quindi spesso che prendiamo le bottiglie col marchio della catena di supermercati dove facciamo la spesa.

Mi è così capitato di trovarmi bottiglie da un litro e mezzo della Coop e bottigliette da mezzo litro del Carrefour. Entrambe le bottiglie sono confezionate dalla stessa azienda di Luserna San Giovanni, nello stesso stabilimento. Presumo che quindi provengano dalla stessa sorgente, il che non ha nulla di male. Però, come spero si riesca a leggere, le proprietà fisico-chimiche delle acque sono leggermente diverse. Di nuovo, nulla di strano: le analisi sono state fatte a due anni di distanza (2013 e 2015) e le variazioni possono tranquillamente essere fluttuazioni statistiche. A quanto ne so, la legge italiana prevede inopinatamente che le per le analisi complete basti un controllo ogni cinque anni, quindi tutto ok da questo punto di vista. Ma la mia domanda resta: perché non è l’imbottigliatore a richiedere le analisi, e quindi mettere lui stesso i dati? O volete farmi credere che ci siano due bocchettoni diversi dove arriva l’acqua di due sorgenti diverse?

_Primo Levi di fronte e di profilo_ (ebook)

Questo (Marco Belpoliti, Primo Levi di fronte e di profilo, Guanda 2015, pag. 729, € 9,99, ISBN 9788823513716, link Amazon) è il lavoro definitivo sull’opera di Primo Levi. Belpoliti ha raccolto tutto il materiale che aveva scritto negli anni – e infatti si trovano tante ripetizioni, come l’autore stesso ha segnalato nella prefazione – aggiungendone ancora molto altro per ottenere un trattato filologico sulla costruzione dei libri di Levi. Tra le righe si può ricavarne anche una biografia, ma non è questo il punto principale del libro. Belpoliti ha probabimente ragione: non è un’opera da leggersi dalla prima all’ultima pagina come ho fatto io, ma da prendere a pezzi e soprattutto da tenere come testo di riferimento. Dal testo emerge un Levi più sfaccettato di quanto possa apparire dai suoi libri: il giudizio che dà di sé stesso (“un ibrido, un centauro”) è davvero corretto.

Spocchia

Oliviero Toscani fa sapere urbi et orbi che quando Di Maio venne da lui per farsi fotografare nel suo ufficio “c’era un quadro di Depero” e Di Maio “non sapeva neanche chi fosse”.

Sono certo che i miei ventun lettori sanno chi fosse Depero. Io posso fare coming out e dire che probabilmente non distinguerei un suo quadro da uno di Diulgheroff, ma saprei collocarlo storicamente. Ma il punto è un altro. Per quanto Giggino mi stia sulle palle, non mi metterei mai ad attaccarlo sulla conoscenza della storia dell’arte italiana della prima metà del Novecento. Son cose importanti ma non fondamentali per chi si occupa di immagine. Ma soprattutto mi piacerebbe vedere cosa direbbe Toscani di fronte a nomi di opere matematiche chessò di Volterra o Veronese…

Missing in inaction

Il premier ungherese Orbán e Matteo Salvini hanno parlato in prefettura a Milano perché l’incontro era ufficiale e non una visita tra amici, dicono. Qualcuno si era ricordato di avvisare il “vero” omologo di Orbán, il povero Peppino Conte?

MAKE POSTS FAST

Tra lo spam di questi giorni (la sbornia dei post in tedesco con errori di ortografia sembra passata) trovo alcune copie di questo

Hi. I see that you don’t update your page too often. I know that writing posts is time consuming and boring.
But did you know that there is a tool that allows you to create new posts
using existing content (from article directories or other
blogs from your niche)? And it does it very well. The new posts are high quality and pass the
copyscape test. Search in google and try: xxx

Non sono andato a guglare la stringa originale, e comunque Akismet sbatte già automaticamente nello spam questa roba. Mi chiedo solo quanti pezzi del *mio* blog saranno finiti in giro… (e in effetti pare che paulkrost.com abbia vari miei pezzi dal Post).

Torna la direttiva sul copyright

Come forse ricordate, il voto di luglio all’Europarlamento non aveva cancellato la direttiva sul copyright, ma semplicemente spostato l’esame dalla commissione JURI alla plenaria. Il 5 settembre scadrà il tempo per proporre emendamenti e il 12 si voterà. All’avvicinarsi della data, i vari gruppi di lobbisti affilano le armi per quanto riguarda gli articoli più importanti. Gli editori, per esempio, puntano moltissimo sulla Google Tax, o se preferite sul diritto di ricevere un compenso da parte di chi raccoglie i link ai vari articoli di giornali su un certo argomento: in pratica, l’articolo 11 della direttiva. Domenica scorsa Le Monde ha pubblicato un articolo di Sammy Katz, corrispondente da Baghdad di France Press, che fa notare alcuni punti indubitabili: il buon giornalismo costa, Google e Facebook non hanno giornalisti, e i due OTT (Over The Top, le aziende che si basano su raccolta e condivisione di risorse create da altri) fanno miliardi di utili “a sbafo”.

Tutto vero. Ma, come Guido Scorza fa notare, da queste premesse non segue necessariamente un testo dell’articolo 11 come quello presentato a luglio. Premesso doverosamente che non stiamo parlando di articoli copiati verbatim o quasi – questa è pirateria bella e buona, ma non sono certo gli OTT che la fanno – e premesso che ci mancherebbe solo che le URL fossero toccate, a meno che non si voglia chiudere Internet (anche se in effetti è raro trovare articoli dei nostri quotidiani online con link esterni, forse si vogliono preparare alla possibilità) resta tutta la via di mezzo.

Un articolo ha un’URL, un titolo, un eventuale catenaccio, un testo. Dove si può porre il limite per definire il materiale preso dall’autore originale un “furto di attenzione”? Il mio pensiero naïf è “quando non mi viene voglia di aprire il link e andare a leggere la notizia completa”. Peccato che non funzioni: i titoli acchiappaclic passerebbero il discrimine (occhei, io non li apro mai nemmeno dalle pagine web dei giornali, ma so di essere un’eccezione) mentre spesso un titolo e tre righe di testo sono sufficienti per farsi un’idea. Ma in questo caso possiamo davvero dire che l’articolo in questione è costato tempo e fatica? Non lo so. Diciamo che sarebbe bello parlarne senza preconcetti e trovare una soluzione sensata. (E ricordo sempre che nella formulazione attuale dell’articolo 11 Wikipedia potrebbe citare l’URL della sua fonte, ma non il titolo dell’articolo. È quello che si vuole?)

_Eloquent Javascript_ (libro)

Javascript è piuttosto pervasivo nel mondo web. In questo libro (Marijn Haverbeke, Eloquent Javascript : A Modern Introduction to Programming No Starch Press 2014², pag. 478, $39.95, ISBN 9781593275846) Haverbeke cerca di dare un’idea dell’ecosistema alla base del linguaggio, senza nascondere sotto il tappeto le sue magagne (ogni linguaggio di programmazione ha punti di forza e di debolezza); i vari capitoli terminano sempre con esercizi da svolgere nella sandbox creata nel sito collegato, e ogni tanto il fluire dei capitoli è inframmezzato da un progetto di più ampio respiro. Detto questo, io mi sono trovato abbastanza a disagio. Il libro, o almeno i primi capitoli è pensato per chi ha solo una minima base di programmazione: ma chi come me proviene da un linguaggio come il C fa fatica a comprendere le differenze logiche di struttura, che non sono mai racchiuse in comode tabelle al termine del capitolo ma sono appunto sparse nel testo. Come si suol dire, “Your mileage may vary”. Mi sono trovato meglio con la parte su HTML e HTTP, ma solo perché i metodi sono relativamente standard, e naturalmente li conosco da una vita.