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matematto non praticante

Oscar Giannino, Mycroft Holmes e fact checking

Ieri la notizia ha avuto una discreta diffusione: Luigi Zingales, cofondatore di “FARE per fermare il declino”, ha pubblicamente affermato di lasciare il movimento, dopo aver scoperto che Oscar Giannino, il suo esponente più in vista, aveva millantato un master presso la Chicago Booth University: master che a quanto pare non è mai stato conseguito. Oggi la notizia è ripresa in prima pagina da due quotidiani nazionali – non nomino le testate, ma se avete presente che tra cinque giorni si vota potete immaginare da soli quali siano. Quello di cui non si sente parlare, e su cui voglio fare alcune riflessioni, è la fonte probabilmente principale che ha fatto partire la valanga che è cascata su Giannino: e questo, come vedrete, la dice lunga su tante cose.
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Il primo milione non si scorda mai

Il 9 settembre 2005 sull’edizione in lingua italiana di Wikipedia è stata creata la voce su Choisy-le-Roi, un comune francese nei pressi di Parigi. Il 3 ottobre 2008 è stata creata la voce Placca indiana, una delle placche tettoniche della litosfera terrestre. Oggi è stata creata la voce su @@@. Che cosa possono mai avere in comune queste tre voci? Semplice: sono rispettivamente la centomillesima, la mezzomilionesima e la milionesima voce su it.wikipedia.org.
[la versione originale della voce Choisy-Le-Roi su it.wikipedia.org]
[la versione originale della voce Placca indiana su it.wikipedia.org]
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Traduzioni e creatività

Ve l’avevo già detto, vero, che da grande farò il tuttologo? Al momento, se dovessi mettermi a scrivere il mio curriculum, tra le cose che ho fatto potrei annoverare l’avere tradotto due libri di Douglas Hofstadter. Non Gödel, Escher, Bach: quando uscì l’edizione italiana ero poco più che ventenne e molto meno sicuro di me stesso, tanto che rimasi stupito che qualcuno avesse avuto il coraggio di tradurre il libro che avevo assaporato in lingua originale. Poi sono passati gli anni, ho conosciuto personalmente Hofstadter, e un giorno mi trovai una sua email che mi chiedeva se potevo dare un’occhiata alle bozze del suo Concetti fluidi e analogie creative, perché gli sembravano un po’ strane. Andò a finire che io venni promosso a traduttore; il risultato non deve essere poi stato così malaccio, visto che quando Hofstadter cedette i diritti per la traduzione in italiano di I Am a Strange Loop (da noi Anelli nell’io) mise come clausola la possibilità di scegliere i traduttori, e io ho così fatto parte del “Traditrio”, come lui ci soprannominò affettuosamente. Diciamo insomma che non ho competenze specifiche nel campo, però qualche cosa posso sempre dirla, no?
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Wikipedia 2.0

Ormai l’avete capito tutti: da grande io voglio fare il tuttologo. Già qui su Voices mi capita di scrivere praticamente su ogni cosa, ma poi ci sono anche gli altri miei blog… Bene, in questi giorni sto cercando materiale per parlare di un teorema matematico sul blog del Post, e ho fatto quello che fanno tutti, anche se spesso si vergognano a dirlo: sono andato a prendere la voce di Wikipedia sul teorema, per usarla come base di partenza. Mal me ne incolse!
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La proprietà è un furto. Ma chi è che ruba?

Stamattina il Corriere della Sera ha pubblicato un bell’articolo di Massimo Sideri, che ha anche avuto l’onore dell’incipit in prima pagina, a proposito delle nuove regole d’uso di Twitter; le cosiddette ToS, Terms of Service. Sideri nota come c’è sì scritto che «ciò che è dell’utente resta dell’utente», ma continuando a leggere si scopre (a) che Twitter non vi pagherà mai per i vostri tweet, e (b) che la società potrà poi fare di essi quello che vuole, tipicamente farci soldi lei. Voi che pensate di tutto questo? Io una mia idea, non necessariamente simile a quella che trovate in certe catene di status che potete leggere su Facebook, ce l’ho.
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Creatività e letteratura

Abbiamo visto che la creatività è qualcosa per cui ci sono persone più dotate e meno dotate, ma che è comunque possibile imparare a usare alcune tecniche che non daranno forse chissà quali eclatanti risultati, ma perlomeno permettono di ottenere qualche successo nei piccoli problemi di ogni giorno. Buttatele via.
Stavolta parlo di come la creatività si può trovare in un campo molto meno scientifico: la letteratura.
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Due nuovi nati nel mondo Wikipedia!

Permettetemi uno stupido gioco di parole: Wikipedia non è solamente Wikipedia. L’enciclopedia libera è di gran lunga il progetto più conosciuto portato avanti dalla Wikimedia Foundation, e probabilmente il più importante: ma alla sua (ingrombrante) ombra ci sono anche parecchi altri progetti, come Wiktionary (il dizionario), Wikiquote (un insieme di citazioni), Wikisource (raccolta di testi ufficiali ormai in pubblico dominio) e naturalmente Commons, il luogo dove tutti i file multimediali con licenza libera possono venire aggiunti per essere usati nelle voci dell’enciclopedia. Dopo molti anni in cui il numero di progetti fratelli era rimasto fermo a nove (occhei, ci sarebbe anche l’incubatore, ma in realtà serve per testare nuove versioni linguistiche, non nuovi progetti), improvvisamente nell’ultimo mese ci sono state due nuove aggiunte: Wikidata e Wikivoyage.
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Amami, su!

Il 5 ottobre 1962 la Parlophone pubblicò nel Regno Unito un disco a 45 giri etichettato R4949. Il brano inciso sul lato B si intitolava P.S. I Love You, mentre il lato A conteneva un brano lungo due minuti e ventidue secondi: Love Me Do. Nasceva così ufficialmente la leggenda dei Beatles.
Beh, non è che possiamo dire che la nascita sia stata proprio col botto: il singolo salì solo al diciassettesimo posto nelle classifiche di vendita britanniche, e anche questo probabilmente solo perché Brian Epstein comprò un numero non quantificato di copie che restarono per un po’ nei magazzini della NEMS. (Paradossalmente, quando venne ripubblicato nel 1982 ebbe un risultato molto migliore, raggiungendo la quarta posizione: negli USA arrivò al top di Billboard, ma solo perché venne ripubblicato dalla Capitol nel 1964). Insomma, per parlare di Beatlemania bisognerà aspettare il singolo successivo, Please Please Me.

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Per Wikipedia non sono io quello che sa di più di me?

Venerdì scorso corriere.it ha pubblicato un articolo, che dovrebbe anche essere apparso sabato sull’edizione cartacea, raccontando della querelle tra lo scrittore americano Philip Roth e l’edizione in lingua inglese di Wikipedia: trovate il resoconto anche sul Post, anche se forse coi vari passaggi lì si è persa una distinzione fondamentale che rende più complicato capire la vera ragione della diatriba.
Roth ha scritto una lettera aperta a Wikipedia e l’ha inviata al New Yorker, che naturalmente l’ha pubblicata senza indugio. Nel testo, Roth dice che un non meglio identificato “amministratore di Wikipedia” si è rifiutato di eliminare un riferimento all’interno della voce sul suo libroThe Human Stain” (tradotto in italiano come La macchia umana); un suo intermediario aveva cercato di togliere la parte di testo in cui si affermava che l’ispirazione per il protagonista del libro era giunta dalla figura del critico letterario Anatole Broyard, ma senza riuscirci. Il sysop avrebbe inoltre più o meno affermato “capisco il suo punto per cui è l’autore ad avere l’ultima parola sulle interpretazioni della propria opera, ma se non c’è una fonte secondaria questo a Wikipedia non interessa”.
La cosa divertente è che se adesso uno consulta la pagina in questione, trova le affermazioni di Roth, insieme alla citazione della fonte secondaria: l’articolo del New Yorker. Abbastanza idiota, vero? Beh, non propriamente. Qui nel seguito vi spiego un po’ più nel dettaglio cosa è successo, e poi faccio qualche considerazione più generale sulle politiche di Wikipedia, non solo quelle legate alle voci, Un doveroso grazie va a Luca Martinelli e Cristian Consonni che hanno scavato e recuperato un po’ di dati.
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