bici contromano?

Leggo solo oggi questo articolo, che riprende immagino un lancio di agenzia: la direzione generale per la sicurezza stradale del ministero Infrastrutture e Trasporti avrebbe ammesso la possibilità di marcia contromano delle biciclette «su strade larghe almeno 4,25 metri, in zone con limite di 30 km/h, nelle zone a traffico limitato e in assenza di traffico pesante». I curiosi possono leggere i tanti commenti sul Giornale (nota: su questi temi in genere la dicotomia destra-sinistra non si applica, sono molto trasversali).
Naturalmente nessuno dei giornali da me consultati è andato a verificare cosa fosse stato effettivamente scritto: ci devo al solito pensare io. I miei ventun lettori potranno così leggere l’interpretazione autentica del ministero, «la competente Direzione Generale del Mit ha infatti specificato che, solo nel caso in cui ricorrano particolari circostanze (traffico modesto sulla tratta, velocità limitata, strada di larghezza ridotta) sarà possibile istituire un doppio senso di circolazione, di cui uno riservato alle biciclette, così da estendere ulteriormente i percorsi ciclabili nei centri storici ed aumentare le condizioni di sicurezza per il transito dei ciclisti.», e soprattutto «Eventuali relative variazioni del traffico dovranno essere, in ogni caso, evidenziate da un’apposita segnaletica stradale.»
Voi magari non ci crederete, ma quando ho letto la notizia originale non avevo pensato a null’altro. Non so se voi siete stati in Olanda: ci sono le strade con un cartello di divieto d’accesso e poi sotto qualcosa tipo “uitzondering fietsen”, cioè “tranne biciclette”; e dall’altro lato c’è l’equivalente cartello di “attenzione, biciclette contromano”. Niente strisce per terra, ma almeno un minimo di notifica: altrimenti mi pare ovvio che bisogna modificare il codice della strada per rendere la cosa il default, anche se solo nei casi suindicati. Ciò detto, la proposta mi pare ottima, soprattutto se ci si deciderà a multare seriamente chi parcheggia in divieto in quelle strade. Ci sono vie sufficientemente larghe per lasciare andare contromano le biciclette, ed è molto meglio fare così che occupare i marciapiedi. (Faccio coming out: in alcuni miei percorsi faccio un tratto di una cinquantina di metri contromano, e non mi sogno proprio di farlo sul marciapiede. È anche vero che quei tratti di strada, oltre che essere abbastanza larghi per permettermelo, sono usati solo da chi in quel pezzetto di strada ci abita…)

Gioco per Pasquetta: Spring Breeze

Con la storia dei quizzini della domenica ho lasciato perdere i giochi… ma ogni tanto, come oggi, posso anche fare un’eccezione. Spring Breeze, di Smart Kit, è molto semplice: nei vari schemi – ce ne sono almeno sedici, non ho avuto voglia di provarlo tutto – sono nascoste delle parole (inglesi) che bisogna scrivere per passare di livello. Se uno è bloccato, può chiedere un aiutino all’ape, previo pagamento di un certo numero di punti.
Nulla di complicato, dicevo: ma può essere utile per qualche istante di divertimento.

_Lateral Thinking Puzzles_ (libro)

[copertina] Questo smilzo libretto (Paul J. Sloane, Lateral Thinking Puzzles, Sterling 1992, pag. 96, $6.95, ISBN 9780806982274) raccoglie un certo numero di problemi da risolvere usando il cosiddetto “pensiero laterale”, concetto reso famoso vari decenni fa da Edward De Bono e il cui nome a dire il vero non mi è mai piaciuto troppo: fosse per me lo definirei “pensiero a tutto tondo”. Nell’improbabile caso voi non ne aveste mai sentito parlare, il pensiero laterale è quello che permette di risolvere un problema i cui dati non sono definiti nel problema stesso (“Un padre ha il doppio degli anni del figlio. Dieci anni fa aveva il triplo dei suoi anni. Quanti anni hanno?”) ma richiedono conoscenze esterne o la verifica di una condizione necessaria (“L’altro ieri Anna aveva 17 anni. L’anno prossimo ne compierà 20. Com’è possibile?”)
I problemi sono tutti dei classici, o perlomeno io ne conoscevo la maggior parte. Non tutti sono davvero di pensiero laterale, oscillando spesso verso quello che in inglese chiamano conundrum. Esempio tipico: “Un aereo che in una missione durante la seconda guerra mondiale apre il portellone della stiva con le bombe, bombe che però non cascano. Come mai?” La parte più interessante è quella centrale con gli indizi, che sono messi sotto forma di domande con risposta sì o no, che man mano mettono sulla retta via il solutore.

Articolo 18: sarebbe una vittoria?

Sto cercando di capire perché il leader del maggior partito non di destra gioisca per le modifiche alla formulazione del nuovo articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Magari il testo del disegno di legge sarà completamente diverso dalle anticipazioni lette qui, ma se così non fosse tali modifiche sarebbero assolutamente ininfluenti. (Nota: qui non sto prendendo posizione su “articolo 18 sì, articolo 18 no; il discorso sarebbe molto più ampio. Parlo solo di come l’articolo 18 in pratica non esisterà più).
Secondo questa nuova formulazione, «Nel caso dei licenziamenti per motivi economici, quindi, il giudice potrà continuare a disporre il reintegro, ma solo in caso di “manifesta insussistenza” delle ragioni economiche. Altrimenti potrà disporre un indennizzo» da 12 a 24 mensilità. Bene. Supponiamo che Telecom Italia dica “guardate, devo far fuori nei prossimi tre anni 5000 dipendenti, perché altrimenti i miei conti vanno ancora più in rosso di quest’anno [1]: però in compenso assumo 5000 nuovi ingegneri [2]”. Supponiamo ora che un, cento, mille licenziati vadano dal giudice. Che fa il giusto giudice? Così ad occhio accetta le ragioni economiche proposte dall’azienda, che possono essere riassunte in “io in realtà non licenzio, ma aggiorno la forza lavoro”, e si limita a far pagare un po’ di soldi a quei cinquemila, che di lavoro non ne troveranno comunque più. Non mi pare una grande vittoria.
Tra l’altro non sono mai riuscito a capire quanto sia stata applicata la parte “riposizionamento” legata al contratto di solidarietà. Non garantisco che sia facile portare gente che magari abbia fatto la segretaria su Open Access: però mi sarei aspettato più notizie sia dall’azienda che dal sindacato. A quanto pare, invece, nessuno ne vuole parlare…
[1] Il bilancio Telecom 2011 vede 4,5 miliardi di rosso. L’unica differenza con il bilancio Telecom 2010, 2,5 miliardi di utile, è che nel 2011 sono state svalutate per 7 miliardi le quote di avviamento, praticamente il valore delle proprie azioni che erano a bilancio a valori fuori dal mondo.
[2] La realtà dovrebbe essere un po’ diversa: i boatos dicono che nel piano triennale sono previsti 5000 neoassunti ma 9000 uscite, e in pensione in questi tre anni non ci può andare nessuno.

Inizia la concorrenza?

Le voci corrono: sembra che Google voglia creare un suo GDrive, uno spazio “in the cloud” (sulla nuvola, o se preferite tra le nuvole…) che può venir visto come una propria cartella in tutti i nostri dispositivi, e ci permetta di salvare i documenti o i file multimediali che abbiamo in modo trasparente e utilizzabile da tutti i propri dispositivi.
Ma se siete dei miei affezionati lettori, saprete benissimo che questo è il core business di Dropbox. Bene, sembra che gli amichetti di Dropbox, forse ringalluzziti perché Vasco Bono e The Edge hanno investito nell’azienda, hanno deciso di correre ai ripari preventivamente. Così se qualcuno si iscrive adesso otterrà un bonus di 500 MB oltre ai 2 GB della dotazione base; e inoltre darà lo stesso bonus a me che ho fatto da referrer.
Bisogna dire che sono stati gentili: stamattina avevo visto in effetti che lo spazio a mia disposizione si era accresciuto perché anche i “vecchi” referrer hanno raddoppiato il premio dai 250 MB di prima. Bon. Sapevatelo.

Nurikabe

Siete tra quelli che trovate il Kakuro troppo semplice? Beh, allora il Nurikabe fa per voi!
Uno dei millanta giochi giapponesi, il Nurikabe si appalesa al pubblico come una matrice quadrata con alcuni numeri inseriti. Scopo del gioco è annerire alcune caselle in modo che ogni numero rimanga in un’area il cui numero di caselle è pari al numero stesso: inoltre le caselle nere devono essere tutte connesse e non dev’esserci un quadrato 2×2 tutto nero. Le caselle si anneriscono con il tasto sinistro del mouse; quello destro mette un puntino per indicare una possibilità che non è ancora certezza. Quando si ritiene di aver trovato la soluzione, occorre premere il pulsante “ready” (si vede che il sito è stato progettato da un giapponese?); se la soluzione è corretta si può inserirla nella hall of fame, previa registrazione del proprio indirizzo email.

piccoli e grandi fan

Passate alcune settimane dall’affaire Private Outlet, credo di poter fare alcune constatazioni che almeno dal mio punto di vista sono interessanti.
Innanzitutto è relativamente normale che dall’azienda si siano presi la briga di farsi pubblicità tra i commenti del mio sito (la definisco pubblicità perché non è stata data nessuna risposta né alle proteste mie né a quelle degli altri commentatori). È vero che il mio post è solo il quindicesimo con una googlata sul nome dell’azienda, e quindi nel buco nero della pagina due: ma in caso di emergenza tutto fa brodo. Quello che ho trovato meno normale è la quantità di persone che si è lamentata dell’oscuramento del sito, e l’ha fatto in un posto – queste notiziole – che non ha nulla a che fare con esso. Prima di approvare i commenti arrivatimi, ho sempre verificato che non ci fosse qualche baro: almeno a un controllo rapido, sono tutti genuini.
Perché uno deve perdere del tempo a scrivere che si è trovato benissimo con quell’azienda? Cos’è che fa scrivere a qualcuno «e in alcuni casi è vero che la merce(scarpe)risultava di una misura errata ma con i prezzi praticati valeva comunque la pena,le scarpe le regalavo e comunque ci avevo guadagnato con il resto dell’ordine arrivato correttamente» senza che a questo qualcuno venga in mente l’illogicità della cosa? Se hai comprato un paio di scarpe l’hai fatto perché ti servivano, o perché costavano poco e non si sa mai?
Ecco: in questi casi ho sempre la sgradevole sensazione di essere io quello fuori posto.