Quizzino della domenica: pazzi vampiri

Forse conoscete i libri scritti da Raymond Smullyan, che si diverte a creare problemi di logica che possono spesso essere non proprio facili da risolvere; eccovene qui uno.
In una cittadina della Transilvania molti abitanti sono diventati dei vampiri. Esternamente i vampiri sono indistinguibili dagli umani, ma si sa che un umano dice sempre la verità, mentre un vampiro mente sempre. Come se le cose non fossero già abbastanza complicate, parecchi umani e vampiri sono impazziti, e sono convinti che quello che sia vero è falso e viceversa. Insomma, un umano pazzo mentirà sempre, ma credendo di dire la verità, e un vampiro pazzo dirà sempre la verità, pensando di mentire.
L’ispettore Craig di Scotland Yard è stato chiamato per risolvere un caso riguardante padre e figlio. Entrambi concordano che almeno uno di loro è pazzo, ma si è anche sentito il padre mormorare “no, io non sono un vampiro”. Sapendo che al più uno di loro è un vampiro, sapreste dire chi è? E senza quest’ultima affermazione, che si può dire?
(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p091.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì.

copiare non è bello

[non vinse...]
Quello qui sopra è un ritaglio di un articolo del Corriere. Peccato che Bigas Luna non vinse la Mostra di Venezia ma ottenne solamente il Leone d’Argento. Com’è possibile uno svarione simile?
Io un’ideuzza ce l’avrei. Fino a pochi minuti fa (dopo che la cosa mi è stata segnalata) la voce di Wikipedia diceva appunto che «Prosciutto, prosciutto vinse la Mostra di Venezia ed attirò attenzioni e critiche al regista spagnolo.» Per la cronaca, lo diceva dal 2005
Diciamo che se al Corriere avessero citato le fonti almeno avrebbero potuto evitare la figuraccia ;-)

_The Joy of x_ (libro)

[copertina] Qualche anno fa Steven Strogatz ha tenuto una rubrica settimanale sul New York Times (ehm…) raccontando della matematica di base in termini non matematici ma più terra terra. A partire da quegli articoli ha poi scritto questo libro (Steven Strogatz, <a href="The Joy of X : A Guided Tour of Math, from One to Infinity, Eamon Dolan 2012, pag. 336, $27, ISBN 9780547517650), che in ventinove brevi capitoli, riuniti in sei sezioni (numeri, relazioni, forme, cambiamenti, dati, frontiere) permette al lettore curioso di farsi un’idea non scolastica di cosa può essere la matematica.
A parte i titoli “musicali” dei capitoli – io ho notato immediatamente Take It to the Limit, Step Into the Light, Twist and Shout, ma il capitolo che parla di moltiplicazione per esempio si intitola Rock Groups – il libro mi è piaciuto proprio per questo suo approccio non standard, più interessato a far vedere la matematica al nostro fianco che a spiegare come funziona. Tanto che funziona lo sappiamo tutti, no? Al limite non la sappiamo far funzionare, ma in un certo senso questo è secondario. Ecco: invece che mettersi a parlare della bellezza della sua matematica o della sua utilità, cose che in effetti dopo un po’ cominciano a stancare, è bello vedere parlare per una volta della normalità della matematica: con le sue idiosincrasie, certo, ma chi di noi non ha qualche tic? Un’altra sezione che di solito viene snobbata ma in questo caso merita davvero è la bibliografia ragionata: non una semplice serie di (bei) testi, ma anche una spiegazione di cosa ci potete trovare. Strogatz non è il primo a fare qualcosa del genere, ma è sempre bello trovare qualcuno che lo faccia.
Se sapete abbastanza bene l’inglese, cercatevi il libro; so che ne esiste anche una traduzione in spagnolo, mentre mi è stato detto che la traduzione italiana è in corso d’opera: insomma, al limite potete provare ad aspettare qualche mese.
P.S.: ho tradotto alcune frasi del libro che mi sono particolarmente piaciute: le potete vedere sul Post.

viaggio nel tempo

In ufficio ho una stazione meteo made in Lidl. Niente di che, segna la temperatura interna ed esterna (con apposito sensore) e l’ora. Martedì torno in ufficio e mi accorgo che l’orologio non si è sincronizzato con l’ora legale. Niente di strano: dentro l’open space ci sono troppe apparecchiature elettroniche e il segnale radio da Francoforte non arriva mai. A pranzo così faccio la solita operazione: faccio partire la richiesta manuale di aggiornamento, metto la stazione sul poggiolo esterno, e me ne vado a mangiare. Al ritorno riprendo la stazione: effettivamente aveva riconosciuto l’ora legale e già che c’era aggiustato l’orologio, che non è esattamente dei più precisi. Tutto bene? Quasi. Invece che segnare il 2 aprile, indicava il 22 aprile. Martedì, poi, il datario era “regolarmente” passato al 23.
Un secondo aggiornamento da poggiolino ha rimesso a posto la data, ma mi rimane il dubbio. Immagino che questi segnali siano codificati in maniera da essere relativamente resistenti agli errori di trasmissione: come è possibile un erroraccio di questo tipo?

Tablet School

Domani e sabato a Bergamo, Centro Congressi Papa Giovanni XXIII, ci sarà il meeting Tablet School, promosso e supportato dal Centro Studi ImparaDigitale che – cito dal sito – «ha come obiettivo modellizzare un metodo di didattica per competenze per una scuola inserita nel cloud computing, attraverso l’utilizzo di tecnologie personali e mobili.»
Qui c’è il programma della manifestazione: il Vostro Affezionato, sperando che i tremezzenni non si ammalino del tutto proprio oggi, sarà uno degli esperti, in quota Wikipedia. Sapevàtelo!

diritto all’oblio

Leggo dal blog di Daniele Minotti che il Garante della Privacy ha annunciato due provvedimenti che riguardano il cosiddetto “diritto all’oblio”. Cosa sia il diritto all’oblio dipende molto da chi è che lo sta spiegando: per esempio c’è molta gente – tipicamente chi è stato condannato per reati “scomodi” – che afferma che dopo un certo periodo tutte le notizie devono essere espunte dai motori di ricerca, se non addirittura dall’internet tutt’intera.
La posizione del Garante mi sembra non solo molto più morbida, ma anche logicamente sensata: citando Minotti, «ordina a [omissis] di predisporre, nell’ambito dell’archivio storico on line del quotidiano [omissis], un sistema idoneo a segnalare (ad esempio, a margine dei singoli articoli o in nota agli stessi) l’esistenza degli sviluppi delle notizie relative al ricorrente». Col mio cappellino di wikipediano non riuscirei mica ad accettare il principio che una notizia debba venire nascosta perché è passato un po’ di tempo – cosa che è ben diversa da dire “se allora ha fatto così, continuerà a farlo anche in futuro. Però so bene che tante volte può essere pubblicata una notizia falsa, oppure capita di essere ingiustamente portati in tribunale. Anche se poi arriva la smentita, oppure si viene scagionati completamente dalle accuse, non è affatto vero che “tanto basta andare a cercare in rete e si trova anche la verità”. Sì, la si trova se la si cerca: uno storico con un minimo di onestà intellettuale lo farà, una persona con un po’ di esperienza in rete saprà anche farlo, ma il 99% della gggente si limiterà a prendere per buono quanto gli è arrivato nel link, e non si sognerà nemmeno di fare una ricerca aggiuntiva. Da questo punto di vista i media – ma anche i blog: il buon esempio si può anche dare anche nel piccolo! – dovrebbero avere un obbligo morale di aiutare il lettore casuale a farsi un’idea il più possibile completa di un fatto, idea che non può essere solo statica ma deve anche avere una dimensione temporale.
Certo, tutto questo ha un costo, non nascondiamoci dietro un dito. Al blogger costa relativamente poco andare a modificare un singolo post ogni tanto, ma per una redazione web il lavoro potrebbe essere continuo, fatto in modo da specificare qual è la notizia originale e quali le aggiunte, altrimenti rischiamo di tornare ai quotidiani riscritti come in 1984 (Orwell apprezzerebbe…), e probabilmente richiederebbe di rivedere la struttura completa del CMS dietro alla visualizzazione delle pagine. Visti i guai finanziari in cui si dibattono i giornali, qua si aprirebbe davvero il vaso di Pandora, mi sa. Però iniziare a pensarne non può che fare bene, no?

Quei rottami dei cinquantenni

Sono passato stamattina a ritirare gli esiti della radiografia che ho fatto la scorsa settimana (sto bene, mi spiace dirvelo). L’impiegato, mentre mi consegnava la busta, mi fa: “Ma lo sa che lei è il quinto che passa stamattina, e siete tutti del ’63?” Qualcosa dovrà pur dire, come vuol dire qualcosa che di questi cinque cinquantenni ben quattro fossero maschi…

Egregio signor Beppe Grillo

Scusi se scrivo direttamente a lei e non ai Cittadini del M5S eletti in Parlamento: tanto non mi leggerà né lei né loro, e allora tanto vale andare alla radice.
Ho visto che concorda con me sul fatto che le due commissioni di “saggi” che si stanno insediando non sono costituzionali. È raro che io e lei ci troviamo d’accordo su qualcosa, lo so: ma proprio perché questo è un caso eccezionale le chiedo perché non discutere coi Cittadini del M5S eletti in Parlamento un atto che eccezionale non è, ma darebbe un segno molto forte: una mozione di sfiducia esplicita verso l’attuale governo Monti. Cito dalla Costituzione, articolo 94, comma 5:

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Sessantatré Cittadini M5S alla Camera ci sono: chieda loro, nella massima trasparenza, di presentare una mozione di sfiducia e scoperchi la pentola dell’inciucio. Altrimenti saranno in molti a pensare che sotto sotto il MoVimento sia connivente con la situazione attuale.