_The Tokyo Puzzles_ (libro)

0584103573 Mentre stavo facendo shopping di libri matematici usati mi sono trovato davanti questo titolo (Kobon Fujimura, The Tokyo Puzzles, Biddles 1981, pag. 184, ISBN 9780584103571) e ho pensato “vabbè, costa poco, vediamo com’è”. Diciamo che non ho sprecato molti soldi, ma non consiglierei comunque il libro.
Il problema non è naturalmente il fatto che molti dei 98 problemini del libro mi fossero già noti: quella è una cosa che ci si può – o meglio ci si deve – aspettare da un testo come questo. Quello che speravo era trovare un tocco di “giapponesità” nella forma in cui i problemi erano proposti: in fin dei conti la cultura giapponese era sufficientemente diversa da quella occidentale per poter immaginare che Fujimura avesse provato a trasferire le ambientazioni. Invece, a quanto pare, è capitato l’opposto. L’autore aveva infatti tanto apprezzato i problemi “esotici” di Dudeney da volerli portare alla conoscenza dei propri connazionali. Nel testo sono così pochissimi gli accenni al Giappone che si potrebbe credere che l’autore fosse naturalizzato americano… Le uniche curiosità che ho scoperto – ma non dal libro… – sono che il problema del pesce a cui far cambiare direzione è suo, ed esiste la congettura di Kobon sul massimo numero di triangoli non sovrapposti che si possono ottenere con n rette.

Giorgio Faletti

Giorgio Faletti perse molto della mia considerazione quando iniziò a fare il testimonial contro la pirateria, con argomenti ancora più farlocchi del solito. E già ai tempi di Emilio mi aveva dato l’idea di non essere esattamente uno di compagnia, più o meno come Teo Teocoli insomma.
Detto tutto questo, ho ammirato moltissimo Faletti come “uomo rinascimentale”. Ha fatto davvero di tutto. Ho scoperto oggi che per esempio ha corso un Rally di Sanremo (da pilota, mica da navigatore!). Certo, direte voi, se uno è famoso non ha mica problemi a fare queste cose. Certo, rispondo io, aveva sicuramente più possibilità di quante ne abbia io. Ma quanti sono i personaggi famosi che queste possibilità le mettono in pratica, con risultati tutto sommato decenti? (Certo, Io uccido è un polpettone, non entrerà nella storia della letteratura nemmeno come zeppa. Ma è un polpettone fatto bene. Lo stesso per Minchia signor tenente, che a me come canzone non piace ma ha il suo perché). Non vedo perché bisognerebbe negarlo.

Riproduzione riservata (comprese le parentesi quadre)

[senza fonte] È morto Giorgio Faletti. Nonostante il Corriere affermi che fosse malato da tempo, a quanto pare nessuno si era premurato di preparare un coccodrillo: tanto c’è Wikipedia. Ecco così che si copincolla la pagina dedicata allo “scrittore, attore, cantante, paroliere, compositore, sceneggiatore, pittore e comico italiano”, con la foglia di fico della frasetta “Secondo quanto riportato da Wikipedia” (ma senza nessun link) e lasciando tutte le note tra parentesi quadra, con la curiosità di vedere le quadre aperte [ sostituite da quadre chiuse ].

E il tutto naturalmente termina con l’onnipresente frasetta © RIPRODUZIONE RISERVATA. Riservata de che?

Aggiornamento: dopo aver dimostrato di essere stati i primi, naturalmente al Corsera hanno riscritto con calma la voce. Per i curiosi, il testo completo originale è qui, nello splendore delle sue parentesi quadre.

certo che gli assicurativi…

Io ho una polizza sulla vita. No, diciamola giusta. Io avevo una polizza quindicennale con controassicurazione in caso di morte; una volta terminato il quindicennio ho lasciato i (non molti) soldi nella gestione separata della società di assicurazione, perché sono troppo pigro per pensare a investirli in altro modo. Però…
Oggi mi è arrivata la comunicazione (datata 5 giugno…) del rendiconto della polizza dal 21 aprile (Natale di Roma) 2013 al 21 aprile 2014, con allegato il solito foglietto che mostra come il rendimento della GESTIONE SEPARATA ha superato il Rendimento medio dei TITOLI di STATO e delle OBBLIGAZIONI, qualunque cosa ciò significhi (magari esiste un benchmark che non conosco) e l’inflazione. Bisogna dire che è già un miglioramento, visto che nei due anni passati il rendimento era stato inferiore, e uno si chiede come diavolo avevano gestito il patrimonio. Bene: nel 2013 le percentuali sono state rispettivamente 4,02% e 3,35%. Poi uno legge l’estratto conto, e scopre che il rendimento della gestione separata è stato del 3,96% (e fin qui nulla di strano, la differenza con il 4,02% è probabilmente dovuta al fatto che il periodo di riferimento non è Capodanno-san Silvestro) ma che il costo di gestione da togliere è stato l’1,20%. Ho insomma il sospetto che se comprassi titoli di Stato a lunga durata, nonostante i costi delle banche, guadagnerei di più. È solo una mia impressione?

Anche all’estero non è tutto rose e fiori

In Italia pubbicare una foto a un monumento non è affato una cosa molto semplice, come sa bene chi ha avuto a che fare con il concorso Wiki Loves Monuments (ah, siete pronti? settembre è alle porte, e la terza edizione italiana del concorso sta per iniziare!) Il Codice Urbani afferma infatti che chi voglia pubblicare l’immagine di un monumento deve chiedere prima il permesso alla competenti autorità e pagare il canone eventualmente richiesto… il tutto oltre agli eventuali diritti nel caso che l’opera in questione sia ancora sotto copyright. Il recente decreto ArtBonus non migliora certo la situazione, anzi pone ulteriori vincoli anche alle foto a bassa risoluzione che sembrava avessero qualche libertà in più, anche se non è mai stato promulgato un decreto attuativo che specificasse cosa si intende per “bassa risoluzione”.

Ho sempre pensato che questo triste stato delle cose fosse solamente italiano, ma sfortunatamente mi sono dovuto ricredere. In Svezia era partito il progetto Open Database for Public Art, che voleva costruire la prima base dati nazionale dell’arte pubblica nella nazione scandinava. I nostri omologhi di Wikimedia Sverige hanno ovviamente salutato con estremo favore l’iniziativa e vi si sono impegnati: peccato che, come potete leggere qua (in inglese, non preoccupatevi. Le mie conoscenze di svedese mi fanno arrivare a capire Offentligkonst = arte pubblica, ma ben poco in più), ci sia stata una denuncia per violazione di copyright. Da chi? Da BUS, Bildkonst Upphovsrätt i Sverige, la SIAE svedese. Perché? Ce lo spiega il presidente di Wikimedia Sverige, Mattias Blomgren. “Ssecondo la legge sul copyright svedese, è permesso scattare foto di arte pubblica esposta permanentemente in esterni. La BUS afferma però che non si può pubblicare tali foto su Internet, o comunque renderle disponibili a chiunque, senza avere il permesso da parte dell’artista o della BUS stessa (nel caso l’artista sia da loro rappresentato); e soprattutto (toh…) senza pagare una somma alla BUS come compenso per l’artista”. E – aggiungo io – si ringrazi ancora che non si deve pagare per vedere l’opera d’arte: opera che come specificato non è in un museo ma si trova appunto per strada.

Al momento la questione sta per essere portata nei tribunali svedesi, per un’interpretazione definitiva della legge: vedremo se ci sarà un giudice a Stoccolma…

_La musica dei numeri_ (ebook)

9788898001804 Lo si sente sempre dire: la musica è matematica. Io a dire il vero qualche dubbio ce l’ho, ma me lo tengo per me; sono però d’accordo che i rapporti tra le note musicali “che suonano bene insieme”, qualunque cosa voglia dire quella frase, hanno un fondamento matematico. Ma come si riesce a vedere, e non semplicemente a udire, questo fondamento? Un modo simpatico è leggere questo ebook di Flavio Ubaldini, nono della collana Altramatematica di 40K (in formato Kindle su Amazon o in epub su BookRepublic e altri store: prezzo 1,99€). Ubaldini immagina di vedere Pitagora e i suoi discepoli che, passando davanti alla bottega di un fabbro, sono straziati da un suono bääämmm prodotto da un martello su un’incudine, suono che stona – è proprio il caso di dirlo – con quelli delle altre incudini: da lì Pitagora deriva man mano le regole di base della consonanza tra le note. Ma non solo: nel libro si può anche leggere di come si può dimostrare il teorema di Pitagora in modo visivamente immediato, e c’è una partecipazione straordinaria di Ippaso, che non aveva ancora messo i bastoni tra le ruote alla scuola pitagorica mostrando che la diagonale di un quadrato non può essere in rapporto razionale con il lato, ma a quanto pare era già un tipetto tosto.
Naturalmente il testo è un’opera di fantasia, non esistono certo cronache dell’epoca dove vengono esposte non solo le scoperte ma anche il modo per arrivarci. Però la lettura permette di farsi un’idea di come, a partire da esperimenti riproducibili anche a casa propria, si possa giungere a conclusioni valide in generale. Le discussioni tra i pitagorici mostrano inoltre una proprietà fondamentale del metodo scientifico, vale a dire la ricerca di ipotesi per spiegare i fatti e di esperimenti che comprovino oppure rigettino le ipotesi stesse. Da questo punto di vista il libro è didatticamente molto interessante anche se i temi trattati sono già conosciuti: un conto è infatti sapere una nozione, altra cosa è capirla.

L’umorismo dei comici

Stamattina, come avrete letto, l’ex presidente francese Sarkozy è stato fermato con un’accusa di corruzione. Come credo un migliaio di persone in tutta Italia, ho pensato subito alla possibilità che Sarkozy sconti la sua eventuale pena a Cesano Boscone, e ho fatto una delle mie stupide vignette su stripgenerator.com; poi mi sono messo a fare dell’altro.

Dopo un’oretta vedo che c’è una battuta simile su Facebook, scritta da un comico-di-professione (no, niente nomi: perché fare pubblicità), e commento sulla sua bacheca “Copione!”, con un link alla mia vignetta. Circa un minuto dopo il comico-di-professione mi scrive piccato “per la cronaca io l’ho scritta alle 10.30 e tu l’hai pubblicata alle 11.03”, aggiungendo “se metti il mouse sul giorno sotto il post appare l’ora – vacci piano nel dare copione :-)”. Al mio “ma non si possono nemmeno fare più battute? (anzi, metabattute) immagino l’avranno pensata uguale in mille” la risposta è stata “dare del copione in bacheca non è esattamente una battuta. scrivimelo in chat se vuoi :-)”; la discussione è continuata con “non sarebbe stata una battuta” da parte mia e “trovo questa discussione inutile. ciao”.

A questo punto ho pensato “vabbè, torno nella bacheca di comico-di-professione e aggiungo che la mia era una battuta”. Peccato che il mio commento originale fosse stato cancellato (il che è la cosa che mi ha portato a scrivere questo post). Neanche fosse beppegrillo(tm).

POS o non POS

Devo ammettere che non mi stupisce mica il vedere che la legge che obbliga commercianti, artigiani e professionisti ad accettare pagamenti con «moneta elettronica» se la cifra supera i 30 euro non prevede sanzioni per chi non la rispetti: è una classica misura all’italiana, che serve per fare finta di aver compiuto chissà quale risposta epocale. Mi scoccia essere d’accordo col presidente del Codacons Carlo Rienzi, ma d’altra parte anche un orologio (analogico) rotto segna due volte al giorno l’ora esatta.
Il fatto è che ha ragione chi dice che una legge così era semplicemente un regalo per le banche. Perché il poter pagare con un Bancomat dovrebbe essere un vantaggio? Pensate mica che chi fa ricevute in nero cambierà abitudini? Continuerà a dire “se vuole pagarmi brevi manu, le faccio il 20% di sconto” e saranno tutti più o meno felici e contenti.