Ogni tanto Cecilia viene a vedere cosa faccio al computer. Ieri sera stavo scrivendo per il mio nuovo libro, e a fianco del pc c’era un foglio dove avevo fatto uno schizzo dei due rombi di Penrose che tassellano il piano in modo aperiodico, come nella figura qui a fianco.
Cecilia li guarda e mi chiede come mai li ho disegnati: io le rispondo che era una prova che avevo fatto per fare poi un disegno al computer. Lei li guarda ancora, completa il rombo BCE’ e dice “Guarda papà! Ho disegnato un cubo!”
Posso essere fiero di lei?
Infortuni in itinere e biciclette
Forse non tutti sanno che in alcuni casi l’Inail riconosce come infortuni sul lavoro anche quelli sulla strada casa-lavoro. In realtà la tipologia è piuttosto complessa: l’articolo 210 del d.p.R. 30 giugno 1965, n. 1124, recita infatti «Salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate, l’assicurazione comprende gli infortuni occorsi alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro e, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti. L’interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti. L’assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato. Restano, in questo caso, esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall’abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni; l’assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida.» Notate il termine “necessitato” che immagino significhi “per necessità”: in pratica, se io prendo la mia auto per andare da casa al lavoro e ho un incidente, questo non è considerato “sul lavoro” a meno che io non riesca a dimostrare che non potevo andare a piedi o coi mezzi pubblici.
Bene: la Legge 28 dicembre 2015, n. 221 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” ha aggiunto la seguente frase: «L’uso del velocipede, come definito ai sensi dell’art.50 d.lgs.30 aprile 1992, n.285 e successive modificazioni deve intendersi sempre necessitato.» Quindi da quest’anno se io fossi investito – faccio le corna – mentre sto andando in ufficio o sto tornando a casa con la mia bici non dovrei dimostrare che non potevo fare a meno della bici, e la situazione sarebbe la stessa che se fossi investito – rifaccio le corna – mentre sto andando o tornando dall’ufficio con il BikeMi (che è un mezzo pubblico). Dite nulla…
Se vi interessa, trovate più informazioni sul sito Inail.
All good things must end
Era troppo bello lasciare gratuitamente i bimbi all’Hangar Bicocca per i percorsi creativi… Ora sono diventati a pagamento (6 euro il primo bambino, 4 gli altri fratelli; con 60 euro c’è la tessera annuale).
Non che ultimamente ci fossimo più andati, visto che Jacopo aveva deciso che non gli piaceva più.
Radiooooo.com
È da una settimana che sto provando a usare Radiooooo (con cinque o), un sito presumo francese che manda musica in streaming tra quella caricata dagli utenti. La caratteristica più interessante è che la musica è divisa per decennio e per nazione; inoltre esiste un modo “taxi” che ti dovrebbe portare da cosa stai ascoltando in questo momento alla tua nuova scelta. Inoltre puoi scegliere tra tre tipi di stili musicali: slow, fast e weird.
Svantaggi: non puoi scegliere i brani (credo che la cosa sia nata per eludere qualche problema di royalty), e per esempio la musica italiana non mi pare molto presente. Però per un ascolto in sottofondo trovo il sito ottimo.
Linkedin non ci vuole far fare fatica!
Anche se ho un profilo su LinkedIn, non è che io lo usi: come forse ricordate, in passato ho già parlato male del suo modo di funzionamento che a me sembra puro clickbait. A ciascuno il suo, sono certo che per molti invece è stato ed è utile: ma appunto non è il mio caso.
Devo dire però che al terzo messaggio di ieri sera con testo «Congratulazioni per il tuo anniversario! Spero che tu stia bene.» (per la cronaca, sono dovuto entrare nel sito per vedere qual era l’anniversario: sono sei anni da quando scrivo sul Post) sono giunto alla conclusione che nella mail spedita regolarmente con gli anniversari di lavoro il pulsante “congratulati con” scrive direttamente il messaggio senza che il messaggiante debba sprecare tempo a immaginarsi qualcosa. Lo so, sono un misantropo: comprendo le ottime intenzioni di chi si congratula, ma posso dire che la cosa è un po’ triste per LinkedIn?
Ritorno al futuro
Domenica votando ho terminato gli spazi sulla mia tessera elettorale, come si può vedere dall’immagine. Domenica pomeriggio ho anche approfittato delle anagrafi aperte per rifare la scheda nuova, così non ho fatto coda e a giugno sono già pronto.
Come però potete vedere, il timbro del datario sulla mia ultima votazione è chiaramente del 2017 e non del 2016. Non che io me ne fossi accorto: sono stati i soliti puntacazzisti del mio socialino preferito, dove avevo postato la foto, a notarlo. E mo’? Rifacciamo tutto il referendum?
#renzistaisereno
Abbiamo archiviato il referendum (avete notato tra l’altro come la percentuale dei no tra i pochi votanti all’estero sia stata maggiore di quella dei no tra i votanti in Italia? Secondo voi è l’effetto NIMBY o banalmente il minor chiasso mediatico?). Stamattina a Radio Popolare il presidente di Legambiente si beava perché tanto cinque dei quesiti referendari iniziali erano già stati accolti dalla legge; e poi era pronto a fare aprire una procedura di infrazione europea per le concessioni a durata indefinita. Io ho sentito l’intervista e mi sono semplicemente chiesto: perché diavolo si è messo anche quel quesito referendario e non si è aperta subito la richiesta di procedura? Sarebbe stato tutto molto più semplice, no? Mi stupisco solo di non aver letto nessuno gioire perché il numero di sì è stato superiore al 25% dell’elettorato e pertanto se fossero andati a votare abbastanza – ma non troppe, mi raccomando – persone contrarie allora il referendum sarebbe passato. Ma forse è perché cerco di evitare i commenti al riguardo.
Ma non è di questo che voglio parlare. Come penso vi siate accorti, il referendum era nato per uno scopo molto tecnico: poi il fronte del sì ha recuperato quelli che non vogliono le trivelle in genere (vedi Basilicata), quelli che memori del risultato sul nucleare volevano un cambio di politica energetica, e soprattutto quelli che volevano dare una spallata al governo Renzi: da Casapound alla sinistra-sinistra, passando per quel noto ecologista di Salvini che vuole sì le ruspe ma fotovoltaiche. Renzi il quale, fiutata l’aria, ha giocato d’anticipo, ha bluffato chiedendo di stare a casa, pur sapendo che questo avrebbe compattato il fronte dei sì: e direi che nell’immediato ha vinto. Adesso resterà solo il piccolo particolare di convincere undici milioni dei suoi possibili elettori a presentarsi per il referendum costituzionale, dove come è noto il quorum non c’è…
Oppure il PresConsMin farà finta di niente e confiderà nel fatto che l’opposizione si dimentichi di chiedere il referendum confermativo. Non sarebbe difficile farlo, considerando che basta un quinto dei membri di una delle Camere, ma occorre che qualcuno si svegli :-)
Un referendum politico
Stavo guardando i dati dell’affluenza alle urne a mezzogiorno, confrontandoli con quelli del 2011 (dove tra l’altro si votava in due giornate).
È interessante notare che l’affluenza è in calo quasi ovunque, in Toscana è quasi dimezzata :-), con l’unica eccezione di due regioni: Puglia (dall’8,8% al 10,9%) e Basilicata (dal 7,7% all’11,4%). In pratica queste due regioni, dove la partecipazione al voto è tipicamente più bassa che al nord, c’è stato insomma un boom: particolarmente interessante il dato lucano, quello cioè di una regione sulle cui coste non ci sono piattaforme di estrazione mentre ce ne sono tante nell’interno.
Direi che è indubbio che quel voto non è per il quesito referendario, ma è un voto politico a tutti gli effetti.