illuminatemi

Ho comprato da gearbest.com due chiavette USB da 32 giga (occhei, formattate in FAT32 sono 29 GB, ma non stiamo a sottilizzare). Erano in offerta quasi al 50% di sconto e così le ho pagate dieci euro: per la precisione, 9,98. Mi sono arrivate dopo un mese, assieme a due alimentatori switch da 2A e tre uscite USB, sempre al 50%, che ho pagato 4 euro e 75.

Ora ho due domande. La prima è sugli alimentatori: perché su una delle uscite c’è scritto “Samsung”, su una “iPhone/iPad” e sull’ultima “other”? (la domanda non è “funzioneranno?”. Ho deciso di correre il rischio). La seconda, più seria: dov’è la fregatura nelle due chiavette, e come posso verificarla? Per esempio potrebbero essere molto lente in scrittura, ma la cosa è abbastanza irrilevante per me; peggio sarebbe se fossero lente in lettura, visto che hanno doppia uscita USB/miniUSB. Oppure potrebbero avere relativamente pochi cicli di scrittura/cancellazione, ma di nuovo non sono roba da tutti i giorni…

ma ci vuole ancora un mese?

Il mio pensiero sul referendum costituzionale prossimo (ma non troppo) venturo l’ho già espresso su Medium e non perdo tempo a ripeterlo. Tanto in tutta onestà non penso che in nessun caso ci saranno davvero cataclismi immani.
Però continuo a stupirmi di vedere miei conoscenti tipicamente posati che su Facebook scrivono status apocalittici su cosa succederà se prevarrà la scelta opposta alla loro. I sostenitori del NO temono scenari in cui senza né mah né beh arriveremo a una dittatura (di Renzi o di beppegrillo™; la possibilità che il famigerato combinato disposto porti a un regime Salvini non mi è mai apparsa), mentre quelli del SÌ bollano gli avversari come biechi oscurantisti che vogliono che non si cambi nulla per poter continuare a dire che si farà qualcosa di meglio prima o poi, ma soprattutto poi. Il tutto tralasciando le invettive “vuoi mica votare come X/Y/Z?” (e io che pensavo di votare su una riforma costituzionale, e non su chi buttare giù da una torre).
Quello che mi preoccupa davvero in tutto questo è che pensavo di essermi oramai abituato al becerismo pentastellato che ha portato a un nuovo livello il berciare sulle simpatie/antipatie e non sui fatti, ma temo che per le prossime politiche scenderemo ancora più in giù.

Quizzino della domenica: triangolo di data

Sono sempre in ritardo, e quindi non ho fatto caso alla data del 10 ottobre 2016 che si può scrivere 10-10-16 e va bene sia per un europeo che per un americano. Un giapponese – come tutti noi nerd – scriverebbe 16-10-10, ma non si può pretendere tutto dalla vita.
Bene, immaginate di avere un triangolo di lati 10, 10 e 16. Qual è la sua area?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p216.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Math Jokes 4 Mathy Folks)

_Essays on the Theory of Numbers_ (libro)

9780486210100Questo libretto della Dover (Richard Dedekind, Essays on the Theory of Numbers, Dover 1963, pag. 128, $9,95, ISBN 9780486210100) contiene la traduzione inglese di due articoli fondamentali scritti dal matematico tedesco: Stetigkeit und irrationale Zahlen (Continuità e numeri irrazionali), nel quale definisce i numeri irrazionali mediante il procedimento che poi verrà detto taglio di Dedekind, e Was sind und was sollen die Zahlen (Cosa sono e cosa dovrebbero essere i numeri?), dove con un anno di anticipo su Peano fornisce una descrizione assiomatica dei numeri naturali. Curiosità: per lui l’induzione matematica è un teorema, perché usa come assioma la possibilità di avere catene infinite di insiemi. A mio parere il primo articolo è molto più chiaro del secondo, che mette insieme un approccio puramente deduttivo con alcune considerazioni che appaiono poste più o meno a caso: la traduzione pedissequa non aiuta certo. Un’opera utile soprattutto per capire come i concetti matematici non spuntino dal nulla ma siano figli delle diatribe tra matematici, che si leggono benissimo in filigrana.

Ransomware via PEC?

Oggi a pranzo mi è arrivata una mail all’indirizzo dell’ufficio stampa di Wikimedia Italia. Il testo:

From: carssrl (a) gigapec.it
To: press (a) wikimedia.it
Cc:
Date: Fri, 4 Nov 2016 13:09:48 +0100
Subject: Fattura n. 183 del 02/11/2016

Buongiorno,
Vi inviamo in allegato la fattura n. 183 del 02/11/2016 che vi invitiamo a scaricare e registrare, precisando che tale modalita' e' valida ai fini fiscali ai sensi della RM 28/05/97 n. 132/e.

Per aprire la fattura prema sulla scritta blu riportata in cima alla mail.

oltre a un allegato che non tento nemmeno di aprire, ovviamente :-)
Quello che mi preoccupa è che questa è una copia di una PEC, tanto che mi è stata consegnata da Aruba. Per la precisione, l’identificativo del messaggio è opec282.20161104130948.22871.04.1.64@pec.aruba.it. Ho dato una rapida occhiata alle header del messaggio e mi paiono coerenti con un messaggio spedito da una PEC. Si può fare qualcosa al riguardo?

Share’NGo e i suoi utenti

sharengo Quella che vedete qui a fianco è una macchina Share’NGo parcheggiata oggi alle 13:45 in piazza Principessa Clotilde a Milano. Esattamente sopra il passaggio pedonale. (Sì, si vede la targa. Tanto non è un’autovettura privata, quindi la privacy non conta un tubo).

È ben noto a chi abita in una città con un servizio di car sharing che gli utenti spesso lasciano l’auto dove gli pare, con la storia che tanto non gli arriverà mai una multa. Ma il modello di Share’NGo, almeno da quello che mi era parso di capire – non sono iscritto e al volo sul sito ho solo trovato FAQ, mentre questa mia domanda non sembra frequente – nasce anche pensando all’ambiente. Bene, perché non è possibile che nelle condizioni di servizio ci sia la possibilità di multare l’utente a cui evidentemente dell’ambiente non può importare di meno?

(Invio questo post anche a Share’NGo, naturalmente, perché sennò il tutto è inutile)

Aggiornamento: sono passato da piazza Principessa Clotilde alle 17:30 per tornare a casa e l’auto era ancora là. Non che la cosa dica molto, essendo una macchina condivisa…

Trent’anni (e un giorno)

Il 3 novembre 1986 entrai ufficialmente in Cselt in qualità di dipendente Sip distaccato: a quei tempi il centro di ricerca e sviluppo era una scatola vuota, con i dirigenti che tecnicamente erano Stet e operai e impiegati che erano Sip. Sì, c’erano ancora gli operai in Cselt, dato l’approccio “fatto in casa” di tante cose. Sì, c’era un centro di ricerca, a differenza di adesso dove anche la funzione Innovation che comunque ricerca non era è stata falcidiata e falciata. In realtà era da gennaio che mi trovavo lì a fare il lavoro che avrebbe portato alla mia tesi, quindi l’ingresso non è stato poi così drammatico. Di questi trent’anni (e un giorno) ormai più della metà è stata passata a Milano, quindi mi sa che sono bauscia a tutti gli effetti e non più bogianen.

Quello che è drammatico non è che ai tempi pensavo di dover lavorare 40 anni (sì, allora ne bastavano 35 per andare in pensione, ma era chiaro che la cosa non sarebbe stata sostenibile), mentre adesso come minimo mi servono ancora quindici anni. Quello che è drammatico è che non è affatto detto che io riesca ad avere lavoro per altri quindici anni…

Politica in sedicesimo

Vista la situazione del plesso scolastico dove vanno a scuola i gemelli, mi sono inguaiato con le mie stesse mani e mi sono candidato per il consiglio di istituto. L’idea di base era di avere un’unica lista con candidati delle quattro scuole del plesso (due elementari e due medie); ci siamo incontrati martedì mattina per le ultime decisioni e dalla metà di mille che eravamo ci siamo alla fine trovati in dieci (si eleggono otto persone e le liste sono fino a 16 candidati). Mancava la rappresentante di una delle due medie: contattata con Whatsapp, risponde che per motivi personali non intende candidarsi. Amen. Stamattina veniamo poi a scoprire che sembra che si sia fatta una lista per conto proprio: il mio secondo pensiero è stato “poteva tranquillamente dircelo, no?”.

Il primo pensiero è stato però scrivere agli altri “Com’è che mi avete preso in giro quando alla riunione ho chiesto se eravate davvero certi non ci sarebbero state altre liste?”. Gli è che più di trent’anni fa mi era capitata una cosa del genere. Consiglio di facoltà di Matematica: ci sarebbero tre posti per la componente studentesca. Una mia compagna mi dice “sembra che nessuno voglia presentare liste. Sto preparandone una di centro, avresti voglia di candidarti?” In realtà sarei rimasto eventualmente in carica un solo anno (ero già al quarto anno), ma il mio pensiero è stato “beh, meglio avere una persona in più per un anno che nulla”, al che mi sono candidato. Poi improvvisamente sono spuntate la Lista unitaria di sinistra e quella dei Cattolici Popolari (a.k.a. CL)… (Questi ultimi per la cronaca hanno portato le firme autenticate da un notaio e non facendo presentare i proponenti in segreteria, e hanno preso meno voti del numero dei proponenti, ma questa è un’altra storia).

Quella storia non ci aveva particolarmente turbato: tanto per dire, dopo l’assemblea di presentazione delle liste noi e i candidati della lista di sinistra ce ne siamo andati a farci una birra tutti insieme (i Cattolici Popolari no, se ne sono andati subito via dall’aula :-) ). Però ho imparato che per quanto inutile possa essere una carica politica c’è gente che farebbe di tutto pur di infilarcisi. Sono cose importanti da conoscere.