_La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini_ (libro)

Paolo Zellini, almeno per un poveretto come me che non ha fatto le alte scuole, pone un problema di lettura. Io mi perdo sempre con tutte le sue citazioni di autori greci più o meno noti, e in questo caso mi sono anche trovato frammenti vedici che mi hanno completamente spiazzato e che confesso di non essere riuscito a comprendere. Tutto questo è un peccato, perché la tesi filosofica di base che Zellini presenta in questo testo (Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi 2016, pag. 258, € 14, ISBN 9788845931024) meriterebbe di essere conosciuta. Secondo l’autore, gli antichi greci e indiani avevano infatti intuito il vero problema del passaggio dai numeri naturali a quelli irrazionali, vale a dire la crescita verso l’infinito come nel problema della duplicazione del cubo, non per nulla associata agli dèi. La cosa si può anche vedere pensando alle approssimazioni dei numeri irrazionali per mezzo di frazioni il cui numeratore e denominatore cresce sempre più. Il guaio è che a parte i frammenti vedici ho avuto spesso l’impressione che l’autore tendesse a ripetere lo stesso argomento solo con qualche minuscola variante, e quindi non capivo l’utilità delle ulteriori pagine.
Dal capitolo 16 in poi mi sono trovato molto più a mio agio, il che non è poi così strano perché siamo tornati in un terreno che mi è abbastanza noto, la complessità ed efficienza degli algoritmi (Nota personale: all’università ho seguito per mia curiosità alcune lezioni sulla complessità algoritmica, tenuta da un giovane professore di matematica, per l’appunto Zellini) Vedendo la cosa da un punto di vista filosofico, qui Zellini mostra gli stretti rapporti tra questi algoritmi – che dobbiamo tenere sott’occhio quando li implementiamo, perché rischiamo che le approssimazioni di rappresentazione del calcolatore ci impediscano di arrivare a una risposta anche solo approssimata – e i guai notati già dagli antichi. Non aspettatevi una lettura leggera, insomma.

Voucher

I voucher fanno schifo, dice la CGIL. I voucher servono solo a dare una spallata al governo, dice il governo. Risultato? Si fa un bel decretino per abolirli, senza stare a guardare se il problema stava nell’esistenza dei voucher in sé oppure in come vengono usati. Ma il decreto deve essere comunque convertito in legge, e ci vogliono 60 giorni: quindi si finirà a ridosso della data del referendum, e tanto per dire le schede dovranno essere preparate lo stesso. Inoltre resta ancora l’ultimo quesito, quello sugli appalti che a quanto pare non interessa a nessuno ma farà comunque spendere soldi. Bello, vero?

Concorso a ore

Stamattina per radio ho sentito del grande concorso pasquale alla Lidl, concorso che è attivo dalle 9:00 alle 19:59. In effetti, leggendo le istruzioni a https://www.grandeconcorsodeluxe.it/ , si capisce che vengono estratti 11 premi, uno l’ora, e quindi le spese vengono segmentate con efficienza teutonica. Ma a me fa ridere lo stesso.

Uni e trini

In questi giorni sta passando su Radio Popolare uno spot sui referendum contro i voucher e gli appalti. Lo spot comincia dicendo che “quattro milioni e mezzo di persone hanno firmato…”

Ora, io storcerei già il naso se dicessero “sono state raccolte quattro milioni e mezzo di firme” (i referendum proposti erano tre, e sono state presentate in Cassazione un milione e mezzo per ciascuno di essi; solo che il referendum sul ripristino e oltre dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è stato ammesso). La frase infatti sarebbe formalmente corretta ma fuorviante. Però se si parla di quattro milioni e mezzo di persone non ci sono dubbi: a meno che non si parli della Santissima Trinità le persone sono appunto un milione e mezzo.

L’unica cosa che mi chiedo è se chi ha proposto lo spot con quel testo sapeva quello che stava dicendo oppure no.

Per i meno mattinieri

Essendoché oggi è il π day, c’è la possibilità che io parli del pi greco fuori dalla matematica a Radio3 Rai nella trasmissione Primo movimento (9:30). Parlo di possibilità perché ho sentito il conduttore mercoledì scorso ma poi non si è più appalesato…

Aggiornamento: (16:30) invece a quanto pare sarà stanotte, dopo la Manon Lescaut, quindi intorno alle 23:30.

Aggiornamento: (15 marzo) Il podcast è qui.

Solo per i mattinieri

Domattina, in un orario non meglio identificato tra le 7:10 e le 7:30, racconterò a Snooze (trasmissione di Radio Popolare con Disma Pestalozza e Alessandro Braga) qualcosa sulla vertenza Tim, cercando di non dire nulla per cui io possa essere citato a giudizio. Immagino ci sarà poi anche il podcast.

Un dubbio (quasi) esistenziale

Leggendo le violenze di sabato al corteo contro Salvini, che poi sono fotocopia di tanti altri casi – l’unica differenza stavolta è che c’era un legaiolo… – mi chiedo se quelli che vanno a picchiare, che tanto mi sa siano più o meno sempre gli stessi, lo facciano perché si divertono a farlo e sono abbastanza sgamati da togliersi quando i celerini rispondono, oppure sono dei poveri minus habens eterodiretti (in questo caso bastano due o tre persone, massimo cinque, per aizzarne duecento: non ci vuole molto quando c’è la massa)

Come avete notato, non penso affatto che sia stato Salvini ad assoldarli: non gli serve, è abbastanza furbo da sapere che c’è qualcun altro che fa il lavoro per lui.