Leggo sulla Stampa: «Torino, al Museo Egizio fortunato chi parla arabo. Una campagna rivolta agli immigrati dal Medio Oriente. Il direttore Greco: occasione di dialogo nella loro lingua». O che ci sei arrivato solo ora, mi direte? In effetti, sono un po’ in ritardo. Quell’articolo è del 18 dicembre duemilasedici, cioè di più di un anno fa. Eh sì: questa promozione – comprensiva di fotografia – è alla sua seconda edizione, come del resto si poteva immaginare facendo quel minimo di ricerca alla Mycroft Holmes e leggendo le prime due righe del comunicato nel sito del Museo. Immagino che i mesi invernali siano quelli in cui il numero di visitatori è minore, quindi abbia senso fare campagne promozionali di questo tipo.
Perché allora l’anno scorso questa campagna non se l’è filata nessuno, e adesso sono tutti lì a gridare allo scandalo? Semplice: l’anno scorso non si votava.
P.S.: Giorgia Meloni non è nemmeno riuscita a inventarsi lei la polemica, visto che la storia è cominciata con il Giovane Padano (e assistente a Bruxelles di Salvini) Andrea Crippa e il suo fake video.

Lu Xun è stato uno tra i maggiori scrittori cinesi della prima metà del secolo scorso; il suo essere contro l’impero e vicino alle posizioni comuniste l’ha prima reso un mito e poi un’icona di quelle che si venerano ma si sta bene attenti a non studiare troppo a fondo. In questi suoi racconti minori (Lu Xun, Fuga sulla luna : e altre antiche storie rinarrate [Old Tales Retold], O barra O 2014 [1936], pag. 215, € 8,99, ISBN 9788897332817, trad. Ivan Franceschini, 
