Nella figura qui sotto, i quattro semicerchi hanno raggio 1 e sono tangenti a due a due. Qual è l’area del quadrato che li contiene?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p299.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Ed Southall e Vincent Pantaloni, Geometry Snacks)
_Grammatica in tasca_ (libro)
L’idea che mi sono fatto leggendo questo libro (Lorenza Alessandri, Grammatica in tasca : Per scrivere, parlare, leggere, digitare, Franco Cesari Editore 2018, pag. 174, € 13, ISBN 978-8876676475, link Amazon) è che nasca per chi aveva studiato la grammatica tanti anni fa, presume di conoscerla abbastanza, ma ogni tanto viene assalito da un dubbio. L’autrice ha un approccio alla rovescia: parte dalla struttura generale di un testo, nella seconda parte si occupa dell’analisi del periodo e infine dà alcune regole ortografiche. Ma soprattutto nel testo evita di trattare le microregole che punteggiano la grammatica italiana e che spesso assomigliano più che altro alle domande di un telequiz. Quello che invece vuole fare trasparire è la struttura logica della lingua, con un occhio al suo vero scopo che è il comunicare. Un errore di ortografia mostra una scarsa cultura di chi lo commette, ma spesso non inficia la comprensione; un errore di sintassi può far capire tutta un’altra cosa a chi sfrutta – consciamente o no – i sottotesti impliciti nello scegliere una forma oppure un’altra. (Non “piuttosto che”! Il libro contiene anche alcune digressioni sugli errori più comuni, come appunto questo). Alessandri non si stanca di ripetere che un buon vocabolario dovrebbe sempre essere a portata di mano per dirimere i dubbi che possono sempre venire quando si scrive: ma come inizio potete tenere in tasca questa grammatica!
_Seconda stella a destra_ (ebook)
Il contenuto di questo libro (Amedeo Balbi, Seconda stella a destra : Vite semiserie di astronomi illustri, De Agostini 2012² [2010], pag. 205, € 4,99, ISBN 9788841878767, link Amazon) è duplice. Da un lato ci sono brevissime biografie dei personaggi che hanno fatto la storia dell’astronomia – non necessariamente astronomi, come vedrete – segue una carrellata sui vari modelli del cosmo prodotti nel corso della storia. La trattazione, come del resto recita il sottotitolo del libro, è piuttosto scanzonata, il che va bene; l’ho trovata però un po’ troppo stringata, nonostante io sia un tipo laconico. Ho comunque imparato parecchie cose nuove, il che è sempre utile.
Polacchi brava gente
Leggo che il parlamento polacco ha approvato una legge che condanna fino a tre anni chi definisce “polacchi” i campi di sterminio nazisti o sostiene una complicità della Polonia nei crimini del Terzo Reich.
Non so cosa succederà se qualcuno scriverà “i campi di sterminio che Hitler fece costruire nel territorio polacco e nei quali vennero anche assoldati cittadini polacchi come addetti”: per fortuna, almeno per il momento, non mi devo porre il problema. Quello che però non capisco è perché – nel caso di affermazioni false – non sarebbe bastata una denuncia per diffamazione. O meglio: capisco che quella legge nasce per dimostrare chi è il più forte.
_How to Write Short_ (ebook)
Questo saggio nemmeno poi brevissimo (Roy Peter Clark, How to Write Short, Little, Brown and Company 2013, pag. 250, € 6,99, ISBN 9780316204347, link Amazon) vuole spiegare come si fa a scrivere bene in modo conciso. Soprattutto la prima sezione in realtà è per in massima parte un manuale di scrittura in generale, fatto bene; ma dovrebbe essere chiaro a tutti che per scrivere bene e conciso occorre comunque in prima battuta saper scrivere bene. Lo stile del libro è piacevole e leggero; i capitoli – questo sì – sono brevi e terminano tutti con alcuni esercizi che recuperano il materiale spiegato in precedenza e permettono al lettore di metterlo all’opera. In un mondo dove il tempo per leggere è sempre più ridotto, l’essere in grado di esprimersi in modo breve ed efficace è un’abilità che bisogna saper coltivare: io parto avvantaggiato da una mia laconicità innata, ma ho comunque imparato a saperla gestire.
Sarà una lunghissima campagna elettorale
Oggi sulla bacheca Facebook di un mio amico, mentre si discuteva su un articolo di giornale che parlava di “capolista dell’uninominale” (perché la sciatteria ormai è globale) una persona ha iniziato uno sproloquio con la frase «Abbiamo governi incostituzionali». Al dubbio di un’altra persona sulla frase, la prima persona ha replicato «Si e non ne parliamo di discutere perché ci sono le sentenze della corte costituzionale.»
Avevo qualche minuto di tempo e – pur sapendo che la cosa era tristemente inutile – ho recuperato la sentenza della Consulta sul Porcellum; ho indicato quali punti sono stati dichiarati incostituzionali; ho aggiunto la sezione in cui viene esplicitato che la sentenza non tocca in alcun modo gli esiti delle elezioni e quindi il Parlamento (non il governo, naturalmente: ma essendo io buono l’ho considerato un lapsus tastierae) non era incostituzionale; ho isolato e scritto in maiuscolo quella frase per chi non avesse voglia di leggere tutto il resto. Risultato? «No voi siete contenti e ve le difendete pure ste porcate rese legali da magistrature conniventi.»
Nel merito, io avrei personalmente preferito che venissero rifatte le elezioni, tenuto conto che – come spiegava la sentenza – una legge elettorale ci sarebbe comunque stata: il Consultellum. Non essendo un esperto in diritto costituzionale, non so se la cosa sarebbe stata legalmente possibile: capisco comunque il desiderio della Corte Suprema di lasciare al Parlamento la definizione della legge elettorale, pur premunendosi di avere un salvagente in caso di ignavia o impasse. Ma il vero problema è che è impossibile fare un discorso che abbia sì opinioni ma parta dai fatti. Non che una volta fosse meglio, mi sa: ma almeno la gente non rompeva le palle e se ne stava irreggimentata dietro le varie bandierine, pensando che i suoi capi avessero in mano la Verità e non credendo di possederla. Starò invecchiando, ma non ce la faccio proprio più a reggere certe persone: non stupitevi se taglierò di brutto le interazioni.
Io nun ce l’ho cò te
Il titolo di questo post riprende la celebre battuta di Ettore Petrolini, che quando un giorno venne fischiato dal loggione si avvicinò allo spettatore e gli disse «Io nun ce l’ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t’hanno buttato de sotto.»
Non ha molto senso prendersela con una sindaca al secondo mandato, a meno che non si dimostri che ha cominciato a fare queste esternazioni solo dopo la rielezione. Cominciamo a pensare a tutti i suoi concittadini che l’hanno votata e con ogni probabilità ritengono certe frasi naturali.
Gli assenti hanno sempre torto
Ricordate quando ho scritto dell’accordo ponte per il contratto delle telecomunicazioni? Beh, il sindacato che si chiama come un’interfaccia per computer si è lamentato. Non per la miseria dell’aumento, ma perché
«Si è espresso solo il 28% dei lavoratori, come era facile prevedere dato che le assemblee si sono svolte in pieno periodo natalizio e di ferie coatte, senza un manifesto pubblico in bacheca che ne informasse i lavoratori, con votazione condotta spesso per alzata di mano e soprattutto senza una certificazione del voto.»
Peccato che (a) molte assemblee – tra cui quella a cui ho partecipato – siano state rimandate a dopo la Befana proprio per evitare il problema della chiusura natalizia; (b) le convocazioni c’erano eccome, tanto che tutti i miei colleghi, anche quelli non sindacalizzati, sapevano della data – e noi siamo anche dovuti andare in un’altra sede; (c) non vedo quale sia il problema di una votazione per alzata di mano, e comunque tanto per dire io ho firmato per certificare i risultati nella mia sede (o forse ci voleva un notaio e delle schede timbrate da un ufficio elettorale?)
Ma soprattutto resta il punto fondamentale. Gli assenti hanno sempre torto. USB ritiene che piuttosto che un’elemosina sia meglio non avere nulla? Perfetto. Inviti i suoi simpatizzanti ad andare alle assemblee e votare un NO secco e sonoro. Troppo facile stare a lamentarsi in quel modo.