Io nun ce l’ho cò te

Il titolo di questo post riprende la celebre battuta di Ettore Petrolini, che quando un giorno venne fischiato dal loggione si avvicinò allo spettatore e gli disse «Io nun ce l’ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t’hanno buttato de sotto.»
Non ha molto senso prendersela con una sindaca al secondo mandato, a meno che non si dimostri che ha cominciato a fare queste esternazioni solo dopo la rielezione. Cominciamo a pensare a tutti i suoi concittadini che l’hanno votata e con ogni probabilità ritengono certe frasi naturali.

Gli assenti hanno sempre torto

Ricordate quando ho scritto dell’accordo ponte per il contratto delle telecomunicazioni? Beh, il sindacato che si chiama come un’interfaccia per computer si è lamentato. Non per la miseria dell’aumento, ma perché

«Si è espresso solo il 28% dei lavoratori, come era facile prevedere dato che le assemblee si sono svolte in pieno periodo natalizio e di ferie coatte, senza un manifesto pubblico in bacheca che ne informasse i lavoratori, con votazione condotta spesso per alzata di mano e soprattutto senza una certificazione del voto.»

Peccato che (a) molte assemblee – tra cui quella a cui ho partecipato – siano state rimandate a dopo la Befana proprio per evitare il problema della chiusura natalizia; (b) le convocazioni c’erano eccome, tanto che tutti i miei colleghi, anche quelli non sindacalizzati, sapevano della data – e noi siamo anche dovuti andare in un’altra sede; (c) non vedo quale sia il problema di una votazione per alzata di mano, e comunque tanto per dire io ho firmato per certificare i risultati nella mia sede (o forse ci voleva un notaio e delle schede timbrate da un ufficio elettorale?)

Ma soprattutto resta il punto fondamentale. Gli assenti hanno sempre torto. USB ritiene che piuttosto che un’elemosina sia meglio non avere nulla? Perfetto. Inviti i suoi simpatizzanti ad andare alle assemblee e votare un NO secco e sonoro. Troppo facile stare a lamentarsi in quel modo.

Quizzino della domenica: Triangolo nel triangolo

Nella figura qui sotto abbiamo un triangolo equilatero al cui interno è disegnato un altro triangolo che ha un vertice in comune con quello di partenza e gli altri due nel punto medio di due lati (non entrambi passanti da quel vertice). Qual è la sua area relativa a quella del triangolo di partenza?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p298.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Ed Southall e Vincent Pantaloni, Geometry Snacks)

_I numeri magici di Fibonacci_ (libro)

Keith Devlin con questo libro aveva deciso di prendersi una pausa dal suo lavoro di matematico, con la scusa che invecchiando ci si inaridisce, e ha scritto questa “biografia” di Fibonacci (Keith Devlin, I numeri magici di Fibonacci : L’avventurosa scoperta che cambiò la storia della matematica [The Man of Numbers], BUR 2013 [2011], pag. 218, € 10, ISBN 978, trad. Daniele Didero, link Amazon). Il guaio è che noi non abbiamo praticamente nessuna notizia biografica del nostro, e quindi tutto il testo è costellato di frasi del tipo “mah, dovrrebbe essere successo questo ma non è che lo sappiamo” che alla lunga diventano stucchevoli. Quello che può al limite interessare sono le supposizioni su quale sia effettivamente stato il ruolo di Fibonacci nel fiorire dei libri dei maestri d’abaco: un po’ poco, diciamocelo. Nulla da eccepire sulla traduzione di Daniele Didero.

Garcinia cambogia

Garcinia cambogia
(da Wikimedia Commons)

Non ho mai capito perché ogni tanto sul blog arrivino pacchi di spam sullo stesso tema, come se ci fosse una Lega degli Spammatori che si passa suggerimenti su come intortare meglio… (non si sa bene chi, visto che con una installazione appena decente finisce tutto nello spam. Immagino che la speranza sia beccare qualcuno che fa una ricerca su Google, ed è per questo che ho messo il titolo acchiappagonzi).

Ad ogni modo, l’ultimo grido della moda sembra essere appunto la Garcina cambogia, una pianta – guardando il frutto pensavo fosse un agrume, ma non è così – che dovrebbe essere utile per far perdere peso alla gente. A quanto pare, l’unico peso che si perde è quello del portafoglio, ma questi sono dettagli…

Ladri di libri gratuiti (KISS Library)

Io non mi sono mai preoccupato più di tanto di sapere che ci sono siti dove si possono scaricare i libri che ho scritto. Mi limito a segnalare che se sono mesi che Scimmie digitali è “disponibile”, quando nemmeno noi autori abbiamo una copia digitale del testo, forse non c’è molto da fidarsi di parecchi di questi siti.

Però mi sono molto arrabbiato a scoprire che i bielorussi di KISS Library (avranno anche un numero di telefono americano, ma l’indirizzo è di Minsk) vendono a 5,99$ Matematica liofilizzata e Quizzini della domenica. Questo per due ragioni: i libri sono liberamente scaricabili (li potete trovare rispettivamente a http://xmau.com/mate/liof/ e http://xmau.com/bipunto/quizzini.html) e hanno una licenza CC-BY-NC, cioè non possono essere venduti.

Lo so, nessuno passerà mai da lì a comprare i libri. Però il tutto mi pare davvero vergognoso.

Il Sole-24 Ore e i flicks

Loris Marcovati mi ha segnalato questo articolo del Sole-24 Ore (versione archiviata) che racconta come Facebook abbia “ridefinito il tempo” (e passi, sappiamo tutti che i titoli non sono rappresentativi del contenuto). Ma quando si legge «In termini matematici, 24 Fps (Frame per second) vuol dire che ogni fotogramma ha una lunghezza approssimativa di 0.0416666666666666 secondi o 4,166666666 nanosecondi» ci si chiede se qualcuno ha idea che (a) un nanosecondo è un miliardesimo di secondo, non un centesimo; (b) se decidi di usare il punto anziché la virgola decimale continui a farlo anche due parole dopo; (c) che mettere un po’ di numeri 6 a caso – sono anche diversi tra i due – non dà nessuna idea al lettore – io per esempio avrei scritto “0,041666… con il 6 periodico”. Il tutto in un articolo della sezione “scientifica”.

Capisco che al Sole-24 Ore siano abituati ai numeri interi o al limite ai centesimi, ma sarebbe poi bastato tradurre la prima frase dell’articolo originale, come Lele Forzani nota, per far capire qual è l’idea del flick: la più piccola unità di tempo maggiore di un nanosecondo per cui i formati audio e video comuni siano tutti formati da un multiplo intero di (mille) flick in modo da poter fare i conti in aritmetica intera e non a virgola mobile, che porta spesso a inesattezze di arrotondamento.

Ah, no: in effetti Luca Tremolada deve averlo tradotto, l’articolo. Matt Weinenberg scrive infatti su Business Insider (quello vero americano, non la versione de noantri) la frase «at a nice, even number», e qui abbiamo «un numero pulito, pari, senza virgole». Il caso è chiuso.

_Numeri immaginari_ (libro)

L’idea di questo libro (Michele Emmer, Numeri immaginari : Cinema e matematica, Bollati Boringhieri 2011, pag. 246, € 18, ISBN 9788833922454, link Amazon) sarebbe quella di parlare di come la matematica e i matematici sono stati rappresentati nella storia del cinema, il tutto colto dall’occhio di un matematico figlio di un cineasta e cineasta anche lui e che decide di permettersi giudizi molto personali a tutto campo. Tutto questo sarebbe andato benissimo: nessuno vorrebbe un saggio asettico con una semplice serie di date e nomi. Il guaio è che la realizzazione – non quella grafica, che è inappuntabile – non è affatto all’altezza. Posso anche accettare il culto della personalità, con la didascalia della figura 1 che recita “Michele Emmer in una scena tratta dal film Camilla. Per gentile concessione di Michele Emmer”. Ma trovarsi più e più volte ripetuto dopo mezza pagina il medesimo concetto sul film di cui sta chiacchierando è segno come minimo di una mancata rilettura del testo. Anche sulla parte più strettamente matematica gli svarioni non mancano. Passi il chiedersi perché 1 non è un numero primo, anche se dev’essere l’unico a continuare a definirlo tale; ma Emmer non può dire che Gödel dimostra nel 1928 che l’idea hilbertiana di dimostrabilità dell’aritmetica è falsa. Il logico austriaco aveva sì partecipato al Convegno dei matematici del 1928, ma inizialmente era convinto della validità dell’approccio, tanto che la sua tesi di dottorato l’anno successivo fu precisamente la dimostrazione che il calcolo dei predicati del primo ordine era completo: i teoremi di indeterminazione vennero dopo.
Il risultato finale non è dunque molto più di una lista di film sul tema: davvero un po’ poco, date le premesse.