Se uno dei miei figli prova a buttare una carta per terra, io mi fermo e gli ingiungo di raccoglierla. (Il risultato pratico è che oramai loro mi ficcano la carta in mano pavlovianamente). Nessuno di loro ha mai osato dire “ma per terra è pieno di cartacce!”, perché intuirebbero la mia risposta: “Non me ne importa un fico secco di quello che fanno gli altri: voi fate la vostra parte”.
Ecco. Tutte le volte che qualcuno dice seriamente “e allora il PD?” a me viene il sangue alla testa. Cosa faccia un qualunque partito o movimento politico non può essere una scusa per fare la stessa cosa.
A me dei “tagli allo stipendio” dei cinquestelle non mi è mai importato molto. Considerando tutti i rimborsi spese che restano loro, non avrebbero comunque fatto chissà quale sacrificio; il fatto che manchi un cinque-sei percento dei soldi promessi è un loro problema, proprio come quello dei soldi che i parlamentari PD non avrebbero dato al partito.

Lu Xun è stato uno tra i maggiori scrittori cinesi della prima metà del secolo scorso; il suo essere contro l’impero e vicino alle posizioni comuniste l’ha prima reso un mito e poi un’icona di quelle che si venerano ma si sta bene attenti a non studiare troppo a fondo. In questi suoi racconti minori (Lu Xun, Fuga sulla luna : e altre antiche storie rinarrate [Old Tales Retold], O barra O 2014 [1936], pag. 215, € 8,99, ISBN 9788897332817, trad. Ivan Franceschini,