La strategia politica di Matteo Salvini è più o meno la stessa che Silvio Berlusconi aveva ai suoi tempi: campagna elettorale permanente, considerando irrilevante il fatto di essere al governo – anzi, essere il governo, visto che pare occuparsi di tutto. Le maggiori differenze sono due: l’usare molto di più i social media, sfruttando il fatto che i media tradizionali seguono (leggi, “copiano”) a ruota, e la scelta di nemici esterni all’Italia anziché i “comunisti”, anche perché a definire comunisti quelli del PD non ci riesce più nessuno. (Nota: che le campagne siano sue o del suo Social Media Manager è irrilevante. Gli SMM nascono per essere invisibili, e non è un caso che da quando Rocco Casalino ha più spazio la comunicazione M5S sia peggiorata di brutto)
Ecco dunque che anche i mondiali di calcio diventano un pretesto per scagliarsi contro il nemico, in questo caso i Cattivi Francesi, e twittare Forza Croazia alla vigilia della finale. Vince poi la Francia? Nema problema: siamo pronti con il nuovo tweet che dice che “i veri campioni” sono quelli della staffetta 4×400 maschile che ha vinto ai mondiali U20 a Tampere e che ha anche avuto il buongusto di non inserire nessun nero in squadra a differenza delle omologhe ragazze ai Giochi del Mediterraneo. Certo che uno che si chiama Klaudio Gjetja è quasi certamente di etnia albanese e i suoi genitori sono probabilmente sbarcati con i barconi, ma ormai è tutto passato in prescrizione; e soprattutto, volete mica che qualcuno se ne accorga?

Mettiamola così. Se a voi piace Giacobbo e Voyager, probabilmente apprezzerete questo libro (Igor e Grichka Bogdanov, I cacciatori di numeri, Piemme 2014, pag.234, ISBN 9788856633313, trad. Franca Genta Bonelli). È vostro diritto, ci mancherebbe altro. Io personalmente sono arrivato in fondo per pura tigna. Perlomeno ho preso l’ebook in prestito bibliotecario – tra l’altro non lo vedo nemmeno più in vendita elettronica – quindi non ho perso né soldi né spazio in casa, solo un paio d’ore suddivise in tante pause riunione. Posso anche credere, come Luís González-Mendez scrive nella postfazione, che i due Bogdanov siano bravissimi fisici teorici. Ma il testo è un banale misticismo da quattro soldi, con questi “numeri di Dio” (qualunque sia il significato che si voglia dare a quelle tre lettere) che non vengono per nulla spiegati se non con la banale frase “se fossero anche solo un poco diversi l’universo non esisterebbe”. D’accordo, io su queste cose sono un bayesiano puro e duro, e il mio pensiero è “se non ci fosse l’universo non ci sarei neppure io”. Io al limite avrei parlato delle costanti, non di quesii scienziati che facevano grandi chiacchierate insieme. Ma se le trasmissioni di Giacobbo hanno un pubblico così vasto è chiaro che quello in torto sono io. Nulla da dire sulla traduzione di Franca Genta Bonelli: ha fatto onestamente il suo lavoro, non poteva certo riscrivere il libro.