Donazione volontaria obbligatoria

Io sono un donatore di sangue (attualmente sospeso causa distacco retina, ma magari la prossima estate potrò riprendere). Credo che sia una delle pochissime cose, assieme al sesso anagrafico, che ho in comune con Matteo Salvini; poi non so se lui prima di fare le sue fotografatissime donazioni consegni un foglio in cui ingiunge di non dare i suoi globuli rossi a qualche negher-o-assimilato.

A parte le battute, l’idea di obbligare gli studenti (maggiorenni, quindi nemmeno tanti) a donare il sangue è una cosa che mi fa rabbrividire. Capisco che dulce et decor est pro patria sanguinem dare, ma un obbligo imposto è il modo migliore per far sì che questi ragazzi in futuro staranno ben lontani dalle autoemoteche.

Ma probabilmente sono io che come al solito non ho capito. A Salvini non gliene frega un tubo della cosa, gli basta avere avuto anche ieri i titoloni sui giornali.

Google One

Forse non sapete che Google sta lanciando il suo nuovo brand per i dati su cloud: Google One. Quello che io non avevo capito, almeno dai primi teaser, è che all’atto pratico non è molto più di un rebranding del vecchio Google Drive: le FAQ dicono «Google Drive is a storage service. Google One is a subscription plan that gives you more storage to use across Google Drive, Gmail, and Google Photos. Plus, with Google One, you get extra benefits and can share your membership with your family.»

Spero che gli esperti Google funzioneranno meglio di quanto facciano adesso (zero), e potrebbe essere interessante per una famiglia l’account familiare. Mi è anche chiaro che Google non è Babbo Natale e non è che debba dare cose gratis. L’unico mio dubbio è che una campagna come quella funzioni…

È il mercato, bellezza!

Leggo sulla Stampa che la Grande G ha minacciato di chiudere il suo servizio Google News se nella direttiva sul copyright nel mercato digitale resterà la formulazione dell’articolo 11 votata dall’Europarlamento, e cioè che occorrerà chiedere una licenza ai produttori media se oltre al link viene usata più di una parola (il testo votato recita «I diritti di cui al paragrafo 1 non si estendono ai semplici collegamenti ipertestuali accompagnati da singole parole.»)

Onestamente non capisco tutti questi pianti sulla snippet tax (“tassa sulle citazioni”, se vogliamo dirla in italiano: chi aveva coniato l’espressione “link tax” avrà avuto le migliori intenzioni del mondo, ma non ha pensato che sarebbe stato facile mostrare che tecnicamente quel nome era errato e chiudere così il confronto sui veri temi). Premessa: copiare integralmente o in buona parte un articolo era ed è una violazione di copyright, e su questo penso siamo tutti d’accordo, anche chi è per principio contro il concetto di copyright. Parliamo ora della citazione di un articolo – dove per “citazione” basta anche solo il titolo, ricordo: non sono poi molti i titoli formati da singole parole. Gli editori ritengono che la citazione abbia un valore commerciale e quindi chiedono di poter essere ricompensati per il suo uso; Google ritiene che il valore commerciale dal proprio punto di vista sia zero, e quindi non intende fare alcun accordo che abbia un costo maggiore di zero. Vivaddio, non siamo in regime di monopolio: se ci sarà qualcuno che invece ritiene che fare una raccolta di citazioni abbia un valore commerciale, costui non avrà nessun problema a ottenere la licenza necessaria. Con una battuta: «Non capisco, Google. Perché non vuoi pagarci per il piacere di permettere alla gente di arrivare sui nostri siti?» Certo, sarebbe stato molto meglio avere una direttiva che dicesse chessò che un certo numero di caratteri fosse permesso, in modo che il visitatore avesse un teaser che lo convincesse ad andare a leggere tutto l’articolo sul sito del giornale, ma a quanto pare quest’idea non è venuta in mente a nessuno.

Se siete curiosi di sapere come Wikipedia sarà impattata da questo articolo della direttiva, lo sono anch’io :-) Non facendo parte di Wikimedia Foundation posso solo presumere che cosa succederà. La mia ipotesi è che WMF chiederà licenze gratuite per l’uso dei titoli degli articoli di giornale, visto che per il resto il lavoro dei volontari è sempre fatto manualmente e non ci vuole molto a riformulare il testo per non incorrere nelle ire del legislatore. In caso di diniego, rimarranno i link e i metadati (testata, data, autore) ma verranno eliminati i titoli. I fruitori dell’enciclopedia libera ci perderanno qualcosa, ma se è l’Europa che lo vuole… Dal mio punto di vista sono più preoccupato di cosa potrebbe succedere ad archive.org, se devo dirla tutta.

Tutti gli “ismi” di Armando Testa (mostra)

Poster della mostra

Ieri mattina mi è capitata una cosa curiosa: fare il turista solitario a Torino. Anna era a seguire un corso della scuola Holden, io l’ho accompagnata, ma non avevo nessun amico da andare a trovare e quindi sono rimasto a gironzolare per il centro: visto che faceva anche freddo, ho pensato di andare a vedere la mostra su Armando Testa, già presentata al MART.

Prima osservazione: 12 euro sono davvero tanti. Probabilmente avrei dovuto spenderne 20 e andare anche a Palazzo Reale, soprattutto se avessi potuto vedere la cupola del Guarini appena restaurata. Ho il sospetto che la tessera Torino Musei abbia rovinato il mercato, nel senso che il turista occasionale viene spremuto ben più del dovuto. La mostra in sé non era brutta: un mix televisivo e pittorico. Nella prima parte c’erano video di caroselli anni ’60 (Papalla, Carmencita e Lines me li ricordavo, altri come La tradizione più antica e quelli della Saiwa Il treno e con Ritz non si è mai soli mi erano ignoti) e spezzoni di interviste dove Testa parlava delle sue opere; nella parte figurativa erano interessanti i manifesti pubblicitari ancora futuristi del primo Testa. Avrei però preferito vedere anche altri suoi video pubblicitari – ne ha creati davvero tanti e un po’ più di spiegazioni nelle sale.

Quizzino della domenica: Cartello

Qualche tempo fa, mentre ero in gita con la mia famiglia, mi sono imbattuto in un curioso cartello. Esso conteneva tre parole, una per riga: “Territorio Falassa MCMXCV”. Il cartello, o meglio le parole in esso scritte, ha una caratteristica particolare. Riuscite a scoprire qual è?


(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p349.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema mio.)


posti prioritari

Qualcuno mi sa spiegare perché su un treno (Italo) dove si sale praticamente solo con prenotazione esistano “posti prioritari”, che del resto nel mio caso sono stati assegnati in fase di prenotazione senza che nessuno mi chiedesse se appartengo a una categoria protetta?

_Il tempo_ (libro)

Stefan Klein è un fisico di formazione, e in effetti la sezione di questo suo libro (Stefan Klein, Il tempo : la sostanza di cui è fatta la vita [Zeit], 2018² [2006, 2015], pag. 299, € 14, ISBN 9788833929729, trad. Libero Sosio, link Amazon) che racconta di come a partire da Einstein il concetto di tempo sia stato distrutto è molto ben fatta: qualitativa, come giusto sia in quel contesto, ma illuminante. Purtroppo non si può dire lo stesso per il resto del libro. La sensazione che ho avuto leggendolo è stata di una raccolta di dati, con le fonti regolarmente citate in biografia, ma senza un vero collante. Una specie di ricerca da tesi compilativa, insomma, più che un vero libro. Si trovano anche varie ripetizioni dello stesso concetto, come quello della cerimonia giapponese del tè dove il tempo perde volontariamente di significato; il libro è insomma spezzettato, quasi come fosse una raccolta di microsaggi messa insieme senza una rilettura. Anche la traduzione non è il massimo: Libero Sosio è stato meno puntuale e preciso rispetto a quanto ci ha abituato negli anni.

Decathlon e casse automatiche: niente da fare

Stamattina sono andato al Decathlon di Largo Cairoli a Milano per prendere due guanti da bici, avendone come mi capita spesso perso uno. Presi e salito a pagare, c’era il serpentone in coda anche perché le casse aperte erano solo due, il che ha senso alle 9:30 del mattino di un venerdì. Provo ad andare a pagare sulle casse automatiche: niente da fare. Erano chiuse.

Sbaglio o c’è qualcosa che non va?