Regimi di verità (libro)

copertina I “regimi di verità” sono i nostri sistemi di credenze. Noi non possiamo vivere senza di loro; tutto quello che possiamo fare è decidere (consciamente o no) quale categoria prendere tra i regimi assoluti (c’è una conoscenza oggettiva ed esistono autorità che danno una risposta certa a ogni domanda), transizionali (la conoscenza può essere variabile, le risposte parziali), indipendenti (le opinioni personali sono valide tanto quanto quelle dell’autorità), contestuali (la conoscenza si ottiene con una co-costruizione).
Andrea Fontana, con una prosa che forse è un po’ pesante ma sicuramente porta esempi molto pratici, prende vari avvenimenti dell’ultimo periodo e mostra come la loro costruzione (la loro “narrazione”, se vogliamo usare una delle parole chiave dello storytelling) segua perfettamente una di queste linee. Ma soprattutto mostra come anche noi nel nostro piccolo facciamo la stessa cosa. Per Fontana questo non è necessariamente un male, perché non esiste un modo sempre migliore degli altri di esprimere qualcosa; quello che conta davvero è essere consci della scelta che facciamo tutte le volte in cui ci presentiamo agli altri nel cosiddetto “social drama” (che non è un dramma, ma appunto una rappresentazione). Social drama che Fontana codifica nelle categorie “il bullo con un destino”, “il diseredato che si riscatta”, “l’eroe dell’eureka”, “il portavoce degli dèi”. Consiglio la lettura a tutti coloro che non vogliono fermarsi alla fruizione passiva del flusso di informazioni che ci attanaglia.

(Andrea Fontana, Regimi di verità : Convivere con leggende e fatti alternativi, Codice 2019, pag. 148, € 17, ISBN 9788875788025)

statistiche del sito per dicembre 2021

Calma piatta. I visitatori unici sono stati 13758, le visite sono leggermente calate a 30140; le pagine accedute sono state solo 83072 con 173833 hit. Sono praticamente sempre sotto le 1000 visite al giorno, con un minimo di 796 sabato 18 dicembre. Ecco la top 5:

  1. Rai Radio 3 Classica e la morte dei palinsesti dettagliati: 357 visite
  2. Quizzino della domenica: chi volete aiutare?: 304 visite
  3. Da che parte gira il disco?: 279 visite
  4. La lotta di Corriere e Repubblica per il giornalismo di qualità: 262 visite
  5. Macché svarione!: 241 visite

Decidete voi se il fatto che siano tutti post del mese significhi qualcosa da parte di Google (che mandava i risultati delle ricerche)…

La disinformazione felice (libro)

copertina Ve lo dico subito: non fidatevi del titolo, né dell’introduzione dove pare che Fabio Paglieri racconti una storia simile a quella del dottor Stranamore. Il tema del libro è l’epistemia, cioè la conoscenza scientifica e filosofica. Con esempi volontariamente tratti dai tempi avanti Internet, l’autore mostra come le bufale siano sempre esistite, che possono anche essere propagate più o meno volontariamente anche da illustri studiosi, e che noi ci abbiamo convissuto senza preoccuparcene più di tanto. Soprattutto però mostra come una bufala nasca e si sviluppi nonostante le possibili smentite, che anzi vengono immediatamente prese dai complottisti come la dimostrazione che c’è davvero sotto qualcosa. La conclusione di Paglieri è che l’unico modo per scansare buona parte delle bufale è mettere in moto il nostro cervello e capire per prima cosa di chi e quanto possiamo fidarci.
Ah: nel quizzino verso il fondo ho risposto correttamente a 8 risposte su 13 :-) Non era insomma così difficile prendere la sufficienza…

(Fabio Paglieri, La disinformazione felice : Cosa ci insegnano

i guadagni di Google Opinion Rewards

Come tanta gente io ho due numeri di telefono, uno che uso davvero – è quello di lavoro – e uno che sta lì a fare praticamente nulla se non essere ricaricato una volta l’anno. Ho anche due istanze di Google Opinion Rewards, che tipicamente ricevono domande completamente diverse: non chiedetemi perché.
La scorsa settimana però, dopo che sono andato a pranzare da Eataly a Genova, entrambi mi hanno chiesto se ero stato là e se avevo con me lo scontrino da fotografare. Stranamente non l’avevo ancora buttato: così alla prima richiesta ho diligentemente fotografato lo scontrino. Solo che non potevo farlo anche col secondo – e comunque nel frattempo l’avevo finalmente buttato via – e così ho detto “no, non ce l’ho”. La cosa che non mi aspettavo è che in entrambi i casi mi è stata accreditata la stessa cifra (29 centesimi, che per gli standard di Google Opinion Rewards sono parecchi). Confesso che a questo punto mi sfuggono le strategie di Mountain View…

La legge del perdente (libro)

copertina Il problema della ludopatia – o meglio dell’azzardopatia, come Federico Benuzzi scrive in questo libro – è che non è affatto facile curarla, perché non è una dipendenza da qualcosa di fisico. Inoltre i giochi d’azzardo, soprattutto le lotterie istantanee che sono fiorite in questi ultimi anni, sono costruiti in maniera subdola non solo dal punto di vista della matematica ma anche da quello della psicologia, il che significa che dare una spiegazione abbastanza convincente per togliere qualcuno dal gorgo del gioco è doppiamente complicato.
Io personalmente non apprezzo uno stile come quello scelto da Benuzzi, con una serie di chiacchierate con due interlocutori – uno più giovane di lui che è anche il protagonista del libro e uno più anziano – dove racconta le varie cose; penso però che un approccio di questo tipo possa in effetti essere più utile per lo scopo dichiarato, cioè appunto fornire in modo semplice al lettore gli strumenti necessari per avere coscienza di come funzionano davvero i giochi. Non c’è dubbio che temi come questo devono essere assimilati, e non certo imparati a memoria: se un dialogo a tre può funzionare, ben venga!

(Federico Benuzzi, La legge del perdente : La matematica come vaccino contro l’azzardopatia, Dedalo 2018, pag. 152, € 16, ISBN 9788822068750)

7 donne e un mistero (film)

locandina Anna mi ha detto che questo film è il remake del francese 8 Femmes di François Ozon, a sua volta preso da una piéce teatrale francese omonima, e che il film di Ozon era molto migliore. Io notoriamente non guardo praticamente mai film e quindi non sono in grado di dare un giudizio informato. Ma leggendo la recensione di Wikipedia oserei dire che Genovesi ha preso il film francese e gli ha tolto tutto il toglibile per trasformare un noir in una commedia leggera (con qualche buco nella sceneggiatura che non sta in piedi). Io sono una persona semplice e mi sono divertito alle battute; ho anche notato come la regia ha scelto di fare andare le attrici quasi sempre in gruppo, come uno stormo che si ricrea sempre uguale e sempre diverso ogni volta (e con un accento romano imperante: fortuna che Ornella Vanoni biascicava con una cadenza milanese). Ci sono modi molto peggiori di passare un’ora e venti minuti, intendiamoci: ma il risultato finale è impalpabile.

Viva la matematica (libro)

copertina Devo dire che gli esempi matematici che François Sauvageot ha portato in questo suo libro mi erano in buona parte nuovi. E chi mi conosce sa che questa non è una cosa così semplice. Da questo punto di vista, insomma, mi sento di consigliare caldamente a tutti gli appassionati di matematica (e professori alle superiori…) di prendersi questo libretto, perché ne saranno deliziati. Quello che però ho notato è che il libro mi pare parlare agli iniziati, e non penso che la colpa sia della traduzione di Gianna Cernuschi, che è poi anche scorrevole. Non sono insomma così sicuro che possa interessare a chi al più si diverte ogni tanto a risolvere qualche problemino di argomento matematico. Insomma, caro lettore, sta a te decidere se vuoi avventurarti nella matematica non troppo difficile ma nemmeno troppo simile a quella scolastica!

(François Sauvageot, Viva la matematica : 4 lezioni per capire il mondo [J’ai jamais rien compris aux maths mais ça je comprends], Corbaccio 2019 [2017], pag. 128, € 15, ISBN 9788867004683, trad. Gianna Cernuschi)

Nucleare e gas “verdi”?

Lo sappiamo tutti: le scelte che si fanno in casi come questo hanno ben poco di “verde” e molto di lotte politiche tra nazioni europee. Quello che però mi chiedo è la logica dietro la possibile scelta di inserire nucleare e gas naturale tra le risorse “sostenibili”.

Non entro nel merito del costo pratico dello stoccaggio delle scorie nucleari, che è chiaramente il vero problema del nucleare: però capisco che discuterne nel contesto del riscaldamento globale ha senso. Ma il gas naturale, almeno a quanto ne so, contribuisce comunque a generare gas serra: magari meno del carbone, ma comunque ce ne sono. E allora come si fa dire «Il gas naturale dovrebbe essere considerato sostenibile per un periodo di tempo e a condizione che la Co2 emessa non superi i 270 grammi per kilowatt generato e i nuovi investimenti riguardino progetti per rimpiazzare carbone e petrolio.» senza mettersi a ridere?