I “regimi di verità” sono i nostri sistemi di credenze. Noi non possiamo vivere senza di loro; tutto quello che possiamo fare è decidere (consciamente o no) quale categoria prendere tra i regimi assoluti (c’è una conoscenza oggettiva ed esistono autorità che danno una risposta certa a ogni domanda), transizionali (la conoscenza può essere variabile, le risposte parziali), indipendenti (le opinioni personali sono valide tanto quanto quelle dell’autorità), contestuali (la conoscenza si ottiene con una co-costruizione).
Andrea Fontana, con una prosa che forse è un po’ pesante ma sicuramente porta esempi molto pratici, prende vari avvenimenti dell’ultimo periodo e mostra come la loro costruzione (la loro “narrazione”, se vogliamo usare una delle parole chiave dello storytelling) segua perfettamente una di queste linee. Ma soprattutto mostra come anche noi nel nostro piccolo facciamo la stessa cosa. Per Fontana questo non è necessariamente un male, perché non esiste un modo sempre migliore degli altri di esprimere qualcosa; quello che conta davvero è essere consci della scelta che facciamo tutte le volte in cui ci presentiamo agli altri nel cosiddetto “social drama” (che non è un dramma, ma appunto una rappresentazione). Social drama che Fontana codifica nelle categorie “il bullo con un destino”, “il diseredato che si riscatta”, “l’eroe dell’eureka”, “il portavoce degli dèi”. Consiglio la lettura a tutti coloro che non vogliono fermarsi alla fruizione passiva del flusso di informazioni che ci attanaglia.
(Andrea Fontana, Regimi di verità : Convivere con leggende e fatti alternativi, Codice 2019, pag. 148, € 17, ISBN 9788875788025)
Ve lo dico subito: non fidatevi del titolo, né dell’introduzione dove pare che Fabio Paglieri racconti una storia simile a quella del dottor Stranamore. Il tema del libro è l’epistemia, cioè la conoscenza scientifica e filosofica. Con esempi volontariamente tratti dai tempi avanti Internet, l’autore mostra come le bufale siano sempre esistite, che possono anche essere propagate più o meno volontariamente anche da illustri studiosi, e che noi ci abbiamo convissuto senza preoccuparcene più di tanto. Soprattutto però mostra come una bufala nasca e si sviluppi nonostante le possibili smentite, che anzi vengono immediatamente prese dai complottisti come la dimostrazione che c’è davvero sotto qualcosa. La conclusione di Paglieri è che l’unico modo per scansare buona parte delle bufale è mettere in moto il nostro cervello e capire per prima cosa di chi e quanto possiamo fidarci.
Il problema della ludopatia – o meglio dell’azzardopatia, come Federico Benuzzi scrive in questo libro – è che non è affatto facile curarla, perché non è una dipendenza da qualcosa di fisico. Inoltre i giochi d’azzardo, soprattutto le lotterie istantanee che sono fiorite in questi ultimi anni, sono costruiti in maniera subdola non solo dal punto di vista della matematica ma anche da quello della psicologia, il che significa che dare una spiegazione abbastanza convincente per togliere qualcuno dal gorgo del gioco è doppiamente complicato.
Anna mi ha detto che
Devo dire che gli esempi matematici che François Sauvageot ha portato in questo suo libro mi erano in buona parte nuovi. E chi mi conosce sa che questa non è una cosa così semplice. Da questo punto di vista, insomma, mi sento di consigliare caldamente a tutti gli appassionati di matematica (e professori alle superiori…) di prendersi questo libretto, perché ne saranno deliziati. Quello che però ho notato è che il libro mi pare parlare agli iniziati, e non penso che la colpa sia della traduzione di Gianna Cernuschi, che è poi anche scorrevole. Non sono insomma così sicuro che possa interessare a chi al più si diverte ogni tanto a risolvere qualche problemino di argomento matematico. Insomma, caro lettore, sta a te decidere se vuoi avventurarti nella matematica non troppo difficile ma nemmeno troppo simile a quella scolastica!