Giochi di intelligenza (libro)

Sfruttando il periodo di ferie, ho recuperato dal mio metro lineare abbondante di libri da leggere questo volumetto della collana Sfide Matematiche, dove si trovano anche alcuni miei testi (Ce n’è comunque una versione acquistabile su AlphaTest: qui il mio link Affiliato Amazon). Valsecchi e il mio amico Gewurz hanno raccolto una grande quantità di enigmi, divisi in sei categorie: Enigmi di ragionamento, numerici, grafici, a griglia (quelli che trovate a volte sulla Settimana Enigmistica), e inoltra Ricostruisci il procedimento (cioè, come si arriva alla soluzione?) e Pensiero laterale.

Come potete immaginare, molti di questi problemi sono noti (occhei, quelli di logica sono più convoluti del solito). La cosa che mi è piaciuta è che nelle prime sezioni vengono date tre risposte possibili, e subito dopo il quesito c’è la spiegazione di come si arriva alla soluzione. Detto in altri termini, il libro non nasce tanto come sfida al solutore ma come aiuto per imparare a gestire questo tipo di problemi. Insomma, potete usarlo per capire finalmente come si risolvono questi giochi!

Maria Cristina Valsecchi e Daniele A. Gewurz, Giochi di intelligenza, Hachette 2018, pag. 139, € 9,99
Voto: 4/5

Gli adblocker violano il copyright?

In Germania il Bundesgerichtshof (Corte Federale di Giustizia) ha riaperto un caso legale sulla liceità dei programmi che bloccano la pubblicità nei siti, gli adblocker.

Nella causa intentata da Axel Springer contro Eyeo – gli sviluppatori dell’estensione Adblock Plus, il gruppo editoriale non solo afferma che gli adblocker minacciano il loro modello per generare profitti, ma che eseguire gli adblocker è una violazione di copyright. Questo perché il testo HTML/CSS di una pagina web (e immagino anche tutto lo javascript, anche le l’articolo di Bleeping Computer non ne parla) è un programma, quindi protetto dalle leggi sul copyright; l’adblocker, intervenendo nell’esecuzione del programma, crea un’opera derivata e quindi illegale.

Una premessa: da quello che leggo nel resoconto linkato, la BGH ha solo annullato una sentenza di una corte di livello inferiore, che dava ragione ad Eyeo, e chiesto di riconsiderare il caso. Qui ci sarebbe il testo della sentenza, ma non è che il mio tedesco sia così eccellente, e il mio legalese non è molto migliore: passando la prima pagina con deepl mi pare di aver capito che la sentenza di primo grado aveva chiuso il caso senza valutare se le caratteristiche che secondo la parte offesa richiedono una protezione della proprietà intellettuale lo sono veramente. Insomma immagino che la causa andrà ancora avanti a lungo.

Quello che io vedo, da digiuno di minuzie legali, è che di per sé anche solo cambiare il font di una pagina o trasformarla con un programma text-to-speech crea un’opera derivata, e non sto neppure accennando a un riassunto automatico o a uno snippet (anche perché nel caso Axel Springer vincesse la causa quello sarebbe il suo passo successivo). La pubblicità è insomma una parte integrante dell’articolo oppure no? La risposta non è necessariamente negativa, anche se non so quanto gli avvocati di Alex Springer riusciranno a trovare un modo per convinceere la giuria che invece è proprio così. Ma soprattutto l’adblocker funziona sulla copia locale della pagina caricata, non su una versione pubblica. Vietare un adblocker sarebbe come dire che è vietato pecettare tutte le pubblicità su una rivista cartacea che uno ha comprato: credo che per i libri una cosa come questa sia ufficialmente vietata, ma non è che si possano proibire pennarelli e forbici… Diciamo che per Azel Springer e soci la via maestra mi sa continui a essere quella che hanno messo in pratica con Chrome, facendo in modo che gli adblocker non possano essere scaricati dagli store ufficiali.

Abbiamo raggiunto il top degli LLM attuali?

È stato lanciato ChatGPT-5, e a quanto pare i giudizi sono discordi. A quanto sembra, non funziona così tanto meglio della versione 4o, o almeno ci sono task in cui funziona peggio. Il tutto dopo due anni di preparazione del nuovo modello. Come è possibile?

Cal Newport sul New Yorker spiega ricapitola la storia, partendo dall’articolo “Scaling Laws for Neural Language Models” scritto a gennaio 2020 da alcuni ricercatori top di OpenAI, tra cui Jared Kaplan e Dario Amodei che poi ha fondato Anthropic. In questo articolo si affermava che non solo i modelli sarebbero migliorati con l’aumentare delle dimensioni del materiale di addestramento, e non si sarebbero adagiati sul memorizzare semplicemente le frasi, ma l’aumento delle prestazioni sarebbe stato secondo una legge di potenza. E in effetti GPT-3 è stato un grande miglioramento rispetto a GPT-2, così come GPT-4 lo è stato rispetto a GPT-3. Ma poi ci si è appunto fermati: OpenAI ha creato modelli ibridi, e adesso un GPT-5 non così eclatante.

In effetti i modelli o1, o3 e o4 non hanno lavorato sul preaddestramento, come previsto dall’articolo di OpenAI citato all’inizio, ma sul postaddestramento: in un certo senso ci si è “limitati” a fare aggiustamenti successivi. Anche la distillazione è un aggiustamento, in un certo senso, Evidentemente quello che è successo è che non si è riusciti ad aumentare il preaddestramento a sufficienza.

Cosa significa tutto questo, a parte il far crescere di intensità le voci di scoppio della bolla AI, come dice per esempio Charlie Warzel sull’Atlantic? La mia sensazione è che non ci sia più abbastanza materiale di addestramento in tutto il mondo, e quindi da quel lato abbiamo toccato il tetto. Del resto, fare generare nuovo testo dagli LLM, come è stato proposto anche seriamente da qualcuno, non mi pare chissà quale grande idea: il materiale fondamentalmente è lo stesso. L’unico grande serbatoio rimasto a disposizione per aumentare la base dati di addestramento sono le chat, che però sono sempre più protette per ragioni di privacy. Il postaddestramento migliora i risultati, ma non tanto come il preaddestramento: quindi anche da lì non si potrà tirare fuori più di tanto.

Siamo insomma arrivati all’ultimo miglio per i modelli di intellgenza artificiale? Non necessariamente. Diciamo che siamo arrivati all’ultimo miglio per i modelli attuali, il che significa semplicemente che bisognerà trovare qualcosa di nuovo. Non necessariamente “conoscenza” nel senso che noi umani intendiamo, ma sicuramente un nuovo modo per lavorare con la correlazione dei dati, o almeno con la fase che segue la correlazione. Ma questo non sarà certo semplice, e ci vorranno tanti, tanti soldi oltre che nuove idee: se la bolla delle IA scoppierà perché non ci sono più miglioramenti tangibili, da dove arriveranno questi soldi?

Proprietà intellettuale sui cavi di ricarica

Compro relativamente spesso robetta di poco conto da AliExpress: diciamo che sono le mie guilty pleasures. Stanotte mi è arrivato un messaggio (automatico) dal preoccupante titolo “Notifica per i clienti in merito a un prodotto acquistato potenzialmente problematico”. Mi brucerà la casa perché sto usando un trasformatore switch fuorilegge? No. Molto peggio. Il testo diceva infatti

Abbiamo identificato un potenziale problema di non conformità in un prodotto che hai acquistato di recente. L’ID dell’ordine è 3052947379619553, il nome del prodotto è 3A USB Cable For iPhone 14 13 12 11 Pro Max X XR 6s 7 8 Plus 2m 3m Lead Mobile Phone Fast Charging Cord Data Charger Wire e la causa del potenziale problema è Intellectual Property Infringements.

Da quello che segue nel testo, è ovvio – ma nessuno si aspettava qualcosa di diverso – che a loro non importa nulla e mandano il messaggio per pararsi il culo. Cito ancora:

Prendiamo molto sul serio la tua sicurezza e soddisfazione, pertanto ci teniamo ad avvisarti prontamente del problema per garantire che la tua esperienza di acquisto con noi avvenga nel rispetto delle leggi in vigore e corrisponda alle tue aspettative.

Puoi contattare il venditore per richiedere maggiori informazioni e, nel caso in cui il prodotto sia effettivamente illegale, negoziare una soluzione (ad esempio puoi richiedere l’indirizzo del venditore per effettuare il reso del prodotto).

Se al contrario non dovessi effettivamente riscontrare alcun problema con il prodotto, ti preghiamo di ignorare questo messaggio. In caso di dubbi sul prodotto o di ulteriori domande, contatta direttamente il venditore

Se io fossi un avvocato Apple, mi sentirei preso in giro. Non credo che nessuno rimanderà mai il cavetto, anche perché spenderebbe di più dell’eventuale rimborso. Ma quello che mi chiedo io è quale possa essere la violazione della proprietà intellettuale in un cavetto lightning. La forma del connettore? La disposizione dei fili? Il packaging direi di no, visto che come al solito la confezione era quello che era. Non so quanto costi un cavo originale Apple né se fuori dall’ Europa continuino a usare i lightning, ma mi pare strana questa azione…

Ultrafinitismo

Una corrente filosofica della matematica, l’intuizionismo, afferma che non possiamo usare l’infinito nei nostri teoremi, perché non potremmo mai ottenerlo. Un corollario di questa affermazione è che almeno ad oggi (e probabilmente per sempre, ma chi lo può sapere?) non possiamo dire “nello sviluppo decimale di pi greco c’è una successione di 1000 cifre 0 consecutive, oppure tale successione non c’è”: in altre parole, il principio del terzo escluso vale solo quando abbiamo un numero finito di possibilità, e quindi in linea di principio possiamo controllarle a una a una. Non sono moltissimi i matematici che seguono tale corrente, principalmente perché le cose che si possono dimostrare sono molte di meno: ma comunque è una posizione rispettata.

Leggo però da New Scientist che esiste una corrente filosofica ancora più talebana: gli ultrafinitisti. Per costoro, non solo l’infinito non esiste, ma non esistono nemmeno i numeri “troppo grandi”, nel senso di quelli che non potremo mai computare nemmeno in linea di principio, data la finitezza del nostro universo. Attenzione: questa teoria è del tutto diversa da quella del “grossone” di Yaroslav Sergeyev, dove si dà un valore specifico – diciamo N – all’infinito ottenuto con tutti inumeri naturali e a questo punto possiamo per esempio dire che i numeri pari sono N/2. Gli ultrafinitisti non solo non ammettono l’esistenza del grossone, ma affermano che non esiste nemmeno la parte intera del primo numero di Skewes, che è exp(exp(exp(79))). Questo numero non potremo mai calcolarlo non dico esattamente ma con una precisione inferiore all’unità, quindi la sua parte intera non esiste.

Detto tutto ciò, e aggiunto che credo che siano i fisici i più interessati, termino notando che anche Wikipedia segnala che le fondazioni dell’ultrafinitismi sono troppo vaghe per ottenere qualcosa di davvero utile…

Traduzioni

Libertà di espressione
Ci ho perso molto tempo per capirlo (ma è anche vero che ho sempre saltato a piè pari commenti di questo tipo). Ma ora ho avuto un’epifania. Che parla di “libertà totale di espressione” intende dire “ho il diritto divino di scrivere tutte le cazzate che voglio” (e fin qua lo sapevamo già tutti), ma soprattutto “quella che sto scrivendo è un’argomentazione”. La logica conseguenza è che se quello che scrivono sono argomenti allora per questa gente i CONTROARGOMENTI devono essere dello stesso tenore. Siamo insomma alla massima “non giocare mai a scacchi con un piccione”.

Certo, in questo modo costoro, non ricevendo risposte, saranno convinti di avere blastato l’interlocutore: ma voi siete in grado di ribattere in quel modo? Io no di certo, e quindi da anni mi taccio.

(Il commento lo trovate qui)