Chissà perché ero convinto che la frase «La storia si ripete sempre due volte: la prima volta in tragedia, la seconda in farsa» fosse di Achille Campanile, mentre invece è attribuita a Karl Marx. Ma magari questa doppia attribuzione avrebbe anche un suo certo qual senso autoreferenziale…
Basta, non divaghiamo. Cosa può succedere però quando la storia inizia già sotto forma di farsa, come nel caso dei ministeri (o dipartimenti? o uffici di rappresentanza? Io mica sono riuscito mai a capirlo) legaioli alla Villa Reale di Monza? Beh, che un giudice del lavoro – e già qua qualcuno potrebbe gridare all’ossimoro – ha ordinato di rimuovere gli effetti della decisione “per comportamento antisindacale”, visto che non era stata fatta ‘informazione preventiva e concertazione”.
La cosa triste è che ha ragione Simplificius Calderoli, quando dice “non abbiamo spostato nessun dipendente, quindi perché avremmo dovuto concertare qualcosa?” Occhei, un lettore più che abile potrebbe essersi accorto che questo significa che qualcuno in più l’hanno dovuto assumere in barba alla crisi, ma sono certo che il dentista bergamasco controbatterebbe dicendo “appunto, abbiamo cercato di favorire l’occupazione”. La cosa ancora più triste, a parte tutti questi soldi sprecati, è vedere la stampa di sinistra inneggiare a una sentenza il cui effetto pratico sarà nullo: si farà un attimino di concertazione, si riapriranno in pompa magna i ministeri (o dipartimenti, o uffici di rappresentanza) e il teatrino continuerà come prima.
Archivi autore: .mau.
velocità
Ieri ho portato i bimbi al nido, poi sono andato a prendere la metropolitana per arrivare in ufficio. Tempo totale del percorso nido-ufficio: 34 minuti.
Stamattina ho di nuovo portato i bimbi al nido, poi sono tornato indietro (a piedi, è un chilometro e mezzo, ma d’altra parte oggi ho anche fatto l’andata a piedi spingendo il passeggino) fino a casa, ho preso la bicicletta, e sono andato in ufficio. Tempo totale del percorso nido-ufficio: 30 minuti.
È vero che nido e ufficio sono in direzioni diverse rispetto a casa mia, ed è vero che per andare a prendere la metro devo allungare ancora di più il percorso, dovendo fare poi ancora un pezzo di strada a piedi: però c’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato, mi sa. Probabilmente avrebbe senso ampliare davvero BikeMi e integrare il biglietto con quello dei mezzi: ma questo significherebbe anche prendere misure serie per togliere automobili dalle strade, e quindi il tutto è impossibile.
Win For Life
Un paio di settimane fa (ammetto che non guardo molto spesso la spambox) mi è stato comunicato di aver vinto «the sum of € 900.000.00(Nine Hundred Thousand Euros Only).» A dire il vero al posto del simbolo dell’euro c’era un carattere non stampabile, ma non stiamo a sottilizzare.
La cosa divertente è che questo spam (in inglese) è partito dalla rete TIM (host 109.53.154.174, immagino che sia diventato parte di una spamnet) e che la lotteria si chiama… “Win For Life”. Per la precisione, «The Italian Win For Life lotto. draws was conducted from an exclusive list of 13 lucky emails of individual and corporate bodies picked by an advanced automated random computer search. No tickets were sold». E naturalmente… il Claims Officer si chiama Guiseppe!
Continuo a pensare che il costo di manovrare gli spambot deve essere davvero basso, per permettersi di scrivere robaccia così malfatta e avere comunque un guadagno.
C’è un giudice a Milano
Berlusconi giustamente prosciolto nel processo Mediatrade. Con tutti i suoi impegni, dove lo trovava il tempo per gestire Mediaset? Di notte?
Hobbes&Bacon
Credo che quasi tutti voi conosciate i fumetti di Calvin e Hobbes, disegnati da Bill Watterson per dieci anni fino a quando ha deciso di chiudere mentre era ancora al top (e immagino avesse già guadagnato un bel po’ di soldini).
Forse però non conoscete Hobbes and Bacon, un minitributo (quattro tavole in tutto) ai personaggi. Bacon è la figlia di Calvin e di Siusi, per la cronaca, e si chiama Bacon non certo perché è colazionabile. Eccovi i link alle tavole:
parte 1 – parte 2 – parte 3 – parte 4
Adotta una parola (senza accenti, però)
A me la campagna “Adotta una parola” della Dante Alighieri non dispiace affatto. L’italiano non ha certo il numero di parole dell’inglese, ma otto secoli di storia (e di invasioni…) ci hanno portato ad avere centinaia di migliaia di termini che non è bello lasciar morire di inedia. Così, quando sul Frenfi la scorsa settimana è iniziata la caccia al lemma, me ne sono procurato uno anch’io: “logaritmo”, per rimarcare la mia matematicitudine.
Peccato però che quelli di Data Italia che hanno creato il sito per la Dante Alighieri non abbiano pensato che in italiano a volte si usano le lettere accentate, e così il bell’attestato in similcartoncino che mi potrei stampare contiene uno scarabocchio corrispondente a leggere un carattere in UTF-8 come se fosse un ISO-8859-1. Non so se così Data Italia tenda al «raggiungimento degli obiettivi di business dei suoi Clienti»: sicuramente mettere almeno un collegamentino per segnalare anomalie e disfunzioni non sarebbe stata così una brutta cosa.
Aggiornamento: (21 ottobre) Mi è arrivato un messaggio da Data Italia che mi comunica (cito testualmente)
mi permetto di disturbarLa per segnalarLe che il problema da Lei descritto sul suo blog riguardo i caratteri speciali del sito di adotta una parola è solo dovuto al fatto che per un breve lasso di tempo (circa 2 giorni), dato il grande successo delliniziativa, il sistema è stato migrato da un server iniziale evidentemente sottodimensionato ad uno di transizione che ha presentato problemi di codifica. Il giorno 19 u.s. finalmente il sistema ha trovato la sua collocazione finale e pertanto i problemi iniziali non sono più in essere. La invito, se lo desidera, a scaricare nuovamente il Suo certificato dallarea riservata del sito stesso.
Insomma, il mio problema è solo stato causato dal troppo successo, e gli accenti hanno nuovamente il loro giusto posto anche nei certificati di adozione!
gioco della domenica: Kill Comic Sans
Vabbè, il giochino di oggi è giusto un divertissement: occorre sparare alla scritta “Comic Sans” che appare qua e là nello schermo. Non c’è nemmeno da verificare se la scritta sia effettivamente in Comic Sans: quando si vede qualcosa si spara, punto. Però è catartico mostrare il nostro affetto per quel font, no?
_Post coitum_ (libro)
Marco Dambrosio in arte Makkox e il sottoscritto a.k.a. .mau. una cosa in comune ce l’abbiamo: collaboriamo entrambi (gratuitamente) al Post, io parlando di matematica e lui facendo vignette di satira politica. Inutile aggiungere che le somiglianze si fermano qua, e che lui è molto più bravo di me.
Insomma, quando ho saputo che stava per essere pubblicata questa raccolta delle sue migliori vignette fino a ferragosto 2011 (Makkox, Post Coitum – Satira di un tardo impero, Bao Publishing 2011, pag. 256, € 24.50, ISBN 9788841871355) ho tirato fuori il codice PayPal e mi sono comprato la mia copia che mi è stata regolarmente spedita.
La satira è una brutta bestia, e anche difficile da definire come Makkox stesso spiega nella sua introduzione (c’è anche una prefazione di Luca Sofri e un’introduzione di Luca Bizzarri): ed è normale che non si apprezzino tutte le battute. Ma la percentuale di pollice recto per Makkkox è troppo alta, e rovina tutte le medie di gradimento. Ah, una cosa che magari non è chiara: non è affatto detto che si debba ridere a una battuta satirica. Essa può ottenere l’effetto voluto anche se è un pugno nello stomaco, e a volte capita anche quello.
Ultima cosa: nel margine laterale del libro, ciascuna vignetta è commentata da Makkox. La didascalia era necessaria perché a volte ci si è dimenticati del fatto di cronaca che aveva ispirato la vignetta: ma come bonus le didascalie sono spesso altre battutacce al vetriolo…