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matematto non praticante

Denunce on line (si fa per dire)

Non che serva ad alcunché, ma per questioni di principio ho denunciato il furto della mia bicicletta. Come forse non sapete, sia i carabinieri che la polizia permetterebbero di fare la denuncia online: viene comunque richiesto di passare al comando o alla stazione più comoda per formalizzarla, il che ha anche senso: da un lato occorre firmare, e dall’altro il tutore dell’ordine magari può chiederci qualche informazione in più. Inizio così a compilare tutto il modulo sul sito dei carabinieri, smadonnando un po’ per l’interfaccia pesantuccia; arrivo alla fine, mi chiedono dove voglio andare a completare l’iter, mi chiedono anche la fascia d’orario preferita. Peccato che non sia affatto previsto che io ci vada nella giornata stessa: si vede che il sistema online ha qualche collo di bottiglia.
Passo così al passo due, la polizia. Lì cercano di convincere l’ignaro navigatore che si può anche andare dai carabinieri, il che conoscendo l’amore reciproco tra i due corpi mi fa pensare che non abbiano affatto voglia di ricevere denunce. Poi chiedono di fare un login, il che può anche aver senso, così la seconda volta si risparmia tempo. Poi c’è il solito modulone, si sceglie la stazione, e finalmente esce il paginone con il numero di denuncia da portarsi dietro.
Esco dall’ufficio e mi avvio sotto la pioggia al commissariato Greco, che tanto è sulla strada. Entro, mi fanno accomodare, consegno al poliziotto il foglio col numero e il mio documento d’identità… e lui ricomincia da capo tutta la trafila, senza nemmeno provare a cercare il mio testo.
Qualcuno mi può spiegare perché hanno inventato le denunce online, se tanto non le usano?

Esselunga e l’attenzione al cliente

In questo periodo capita abbastanza spesso che Anna si faccia portare la spesa a casa, per ovvie questioni logistiche legate alla presenza dei giovani. Venerdì è stato uno di quei giorni in cui non ce l’avrebbe fatta altrimenti, e la pioggia battente ha certo contribuito alla scelta. Solo che la sera, mentre stavamo andando a cena, mi arriva una telefonata dagli addetti alla consegna a domicilio, che ci segnalano che si sono dimenticati di consegnarci i surgelati, che a casa nostra non c’era nessuno (eravamo appunto in giro…) e che sarebbero ripassati l’indomani mattina.
La mattina verso le 11 sto per ritelefonare al numero che mi aveva chiamato ieri, quando mi arriva una nuova chiamata, stavolta direttamente dal negozio Esselunga, dove ci riavvertono che il giorno prima non ci avevano consegnato i surgelati, ci chiedono se vogliamo passare noi in negozio (dato il diluvio abbiamo ovviamente declinato) e si accordano per un nuovo passaggio, fuori giro perché il sabato non si consegna.
Ci hanno assicurato che i surgelati sono stati cambiati (speriamo di sì…) e hanno lasciato due omaggini: niente di che, materiale promozionale di varie aziende (una lavagnetta Hag e un portaspazzolini con clessidra Mentadent, per i curiosi). Resta comunque un’impressione di attenzione verso il cliente: chissà se è quella che devono raccontare al Disagiato

_Spaghetti Hacker_ (libro)

[copertina] Ha senso riproporre dopo quasi quindici anni Spaghetti Hacker? Noi di Voyager pensiamo di sì… ehm, scusate, ho sbagliato citazione. È però vero che questa nuova edizione di un classico dello scorso millennio (Stefano Chiccarelli e Andrea Monti, Spaghetti Hacker, Monti&Ambrosini 2011, pag. 320, € 20, ISBN 978-88-89479-14-8) può permettere a chi ai tempi non c’era di farsi un’idea di cosa succedeva in rete quando eravamo in pochi, giovani e pazzi, oltre a far ricordare a noi matusalemme i bei vecchi tempi. Rispetto all’edizione originale (nella quale, manco a farlo apposta, avevo come segnalibro una password per tin.it…) è stata eliminata la parte sull’aspetto giuridico nei vari periodi dell’era hacker e che ora non sarebbe stato altro che una curiosità storica; personalmente avrei però lasciato le note sugli aspetti tecnici, che spero possano essere almeno riesumate sul sito http://www.spaghettihacker.it che è stato approntato parallelamente al libro. Sono anche state aggiunte alcune nuove storie di hacker: trovate un paio di capitoletti miei, uno vecchio e uno nuovo, anche se a dire il vero non sono mai stato un vero hacker (però prima o poi racconterò di quando io con un tiger team de noantri bucai in mezz’ora Interbusiness…) Ho dei dubbi su alcune ricostruzioni di avvenimenti cui ho partecipato anch’io (VOL e TOL), ma mi rendo conto che certi dati erano e forse sono ancora troppo sensibili perché si possa riesumare la documentazione dell’epoca. Credo insomma che chi non abbia letto la prima edizione dovrebbe procurarsi questa, che è l’equivalente dei documentari di Rai Storia sul nostro recente passato. E chissà che non si capisca anche qualcosa in più dell’attuale rete in salsa italica: vi assicuro che molti personaggi della scena di vent’anni fa sono ancora vivi, vegeti e a lavorare nel campo informatico!

Democrazia fideistica

Ieri sulla Stampa Massimo Gramellini non aveva evidentemente un tema forte e così ha deciso di gettare il sasso, o meglio il masso: ha scritto «Perché quindi il voto dovrebbe essere sottratto a un esame preventivo di educazione civica e di conoscenza minima della Costituzione?». Inutile dire che i commenti al post sono esondati: mentre sto scrivendo ce ne sono 765 (nessuno dei quali io ho letto, vi avverto subito)
Quello che ho letto sono però le discussioni su Friendfeed, che mi hanno stupito: come ha chiosato bene Leonaltro, praticamente tutti gli strali contro la proposta (che a loro volta sono la stragrande maggioranza dei commenti) si riducono al concetto “Perché non si può fare così? Perché no”, il che non mi sembra un gran risultato.
Lo dico subito: nemmeno io ritengo realmente fattibile una limitazione di questo genere al diritto di voto, e banalmente uso una tecnica occamistica: non sono capace a trovare un sistema davvero buono per capire chi in effetti sa cosa sta facendo andando a votare (non necessariamente per chi voterei io, nel caso non fosse chiaro) e quindi tanto vale scegliere il sistema più semplice con il suffragio universale. Ma questo non significa che non si possa discutere se ci sia o no un sistema migliore: quello che una singola persona non riesce a trovare magari lo trovano tante persone che si mettono insieme a vedere pro e contro.
Ecco: quello che mi preoccupa è appunto questa concezione fideistica secondo cui la democrazia è il migliore dei modi possibili perché sì.

Addio bici

Non ho più la mia bicicletta, e ovviamente per colpa mia. Ieri, mentre tornavo dall’ufficio sotto due gocce di pioggia, mi sono fermato davanti alla sede della biblioteca Zara per prenotare un paio di libri. In genere quando arrivo là, non essendoci posti bici, lego tra loro telaio e ruota posteriore. Ieri sera mi sono detto “mannò, è un tempaccio, chi vuoi che passi..”, ho tolto la borsa e sono entrato. Ci avrò messe sette minuti: peccato che una volta uscito la bici non c’era più.
Occhei, chi è causa del suo mal pianga sé stesso; occhei, già quest’estate, quando sotto casa mi rubarono una ruota per attaccarla all’altra bici, era stata vagheggiata la possibilità di prenderne una nuova – e fortuna che non l’ho fatto – visto che ormai era vecchiotta e malmessa. Però ci sono stato così male che stanotte, una delle rare volte in cui i bimbi hanno fatto un sonno unico, mi sono svegliato di colpo e sono restato un’ora sveglio a rodermi.

numero d’ordine di nascita

Forse avete sentito che sul pianeta Terra siamo sette miliardi di umani. Bene: alla BBC hanno preparato questo link che vi permette di sapere quanta gente c’era quando siete nati (o in un giorno qualunque). Per esempio, io sono il 77.001.675.649simo nato, e allora eravamo solo in 3.202.503.262. Proseguendo, si scopre che in Italia ogni ora muoiono due persone in più di quelli che nascono (ma arrivano 46 migranti, per la gioia di Maroni) e si vede che viviamo troppo a lungo per le nostre pensioni…

ambito 10

Oggi in pausa pranzo sono andato al nido al colloquio di tutoria per i gemelli, e ho percorso al solito via Alserio, che da lunedì scorso è passata a sosta a pagamento per i non residenti (il nuovo modello milanese di questi anni: non ci sono posti riservati, semplicemente chi ha il tagliandino della zona giusta non paga).
In un posto dove generalmente ci sono auto in doppia fila più o meno ovunque ho visto parecchi spazi vuoti (e un’Audi parcheggiata sul marciapiede all’angolo tra Farini e Alserio, ma come ben sapete la stragrande maggioranza degli audisti è geneticamente incapace di seguire il codice della strada). Sarà l’effetto primi giorni, e paura delle multe, ma mi chiedo: dove è andata a parcheggiare tutta quella gente?