In questi giorni è uscito un nuovo libro di Stefano Bartezzaghi, Come dire, che ha come sottotitolo “Galateo della comunicazione”. Mi è stata graziosamente spedita una copia: ora che riprendo a respirare inizierò a leggerlo sicuramente con gusto. Ma non è di questo che volevo parlare: la recensione la pubblicherò a suo tempo.
Repubblica, il quotidiano a cui Stefano collabora, ieri sera ha pubblicato un articolo al riguardo. No, non un articolo sul libro: libro che è pubblicato da Mondadori, quindi dall’Arcinemico, e che non può certo essere citato così aggratis. L’articolo è sulla discussione avvenuta ieri su Twitter con l’hashtag #comefare (per chi non è aduso a Twitter: l’hashtag è una parola che inizia con il carattere “#”, hash in inglese, e che viene messa nei messaggi twitter in modo che chi voglia leggere tutto quello che è stato scritto su un certo tema possa usare la parola stessa come chiave di ricerca. Il “#” serve naturalmente per eliminare i falsi positivi).
Bene, anzi male. L’articolo è stato pubblicato ieri sera alle 18:44. Adesso (le 10:30 del giorno dopo) continuano a campeggiare nelle prime tre righe del testo l’espressione «ash tag» (in corsivo, come per spiegarci che non è un’espressione italiana… peccato non sia neppure inglese) e soprattutto «*un opinione» senza il doveroso apostrofo prima di una parola che a meno di decreti legge promulgati nottetempo resta di genere femminile. Il tutto, lo ricordo, in un articolo che parla di come i retaioli amino parlare di grammatica… “grammar nazi” sarebbe il termine usato in genere ma non oso pensare come il signor «© Riproduzione riservata» potrebbe traslitterarlo [*]. O mi state dicendo che è tutto un modo per parlarne di più?
[*] Ecco, io spesso sono un grammar nazi e rabbrividisco nel vedere usato in un articolo la forma “E'” invece che “È”.
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Di giudici e di medie
La notizia non è recente, e non mi ricordo nemmeno chi me l’ha segnalata (la scorsa settimana è stata pesantuccia per il sottoscritto), ma vale sempre la pena di riesumarla: in fin dei conti dieci giorni non sono poi così tanti.
L’edizione di Bari di Repubblica.it ha pubblicato un articolo che racconta come una fortunata signora che ha pensato bene di ricorrere al giudice di pace perché pinzata dal Tutor a correre troppo veloce in autostrada è riuscita a farsi annullare le multe. Per chi non sapesse cosa sia, il Tutor è un sistema che fotografa e riconosce le targhe degli autoveicoli che passano sotto le telecamere poste in autostrada a distanza di pochi chilometri l’una dall’altra, calcola il tempo impiegato per percorrere il tratto, e se la velocità che ne esce fuori è superiore ai limiti ti fa la multa.
Quali sono stati i due motivi per cui il giudice di pace ha accettato il ricorso, almeno secondo l’articolo? Il primo non è matematico ma legale: visto che non è possibile stabilire dove è avvenuta l’infrazione, il foro di competenza è quello dove risiede il richiedente (toh… così la sentenza la può emettere il giudice di pace stesso). Dal mio ignorante punto di vista, se ti dicono che tra il km 150 e il km 155 della A4 sei andato a 150 all’ora, e quel tratto dell’autostrada è tutto sotto la procura di Milano, non vedo perché non debba essere competente il giudice di Milano: ma non sono un leguleio, e magari c’è qualcosa che mi sfugge in tutto questo. Ma tanto penso di avere competenza sufficiente per valutare il secondo motivo.
Nel calcolo della velocità che ha portato all’emissione della multa, infatti, dalla misurazione effettuata è stato tolto il 5%, esattamente come capita nel caso di un autovelox. Bene: l’ineffabile giudice ha affermato che il tutor non si può equiparare all’autovelox – e fin qua siamo d’accordo – ma ha aggiunto che «Nel caso in questione o non dev’essere applicata riduzione alcuna, oppure occorre adottarne una diversa, una riduzione ‘progressiva’ del 5%, 10% e 15%. Con il solo 5% sulla velocità media non vi è infatti certezza del superamento della velocità consentita». Come scrivevo, il 5% di “sconto” sulla velocità calcolata con l’autovelox ha una sua logica: l’apparecchiatura può essere mal tarata, i tempi di passaggio sono molto piccoli, e quindi è giusto tenersi un po’ larghi. Nel caso del tutor, anche se sbagli di 10 metri sulla distanza tra i due punti di controllo e di mezzo secondo sul tempo di percorrenza hai un errore complessivo ben minore dell’1%, quindi si potrebbe tranquillamente evitare questo sconto. Però credo che anche uno affetto da discalculia acuta riesce a concepire il fatto che se è stata tolta una certa percentuale alla velocità effettivamente misurata il tutto è solo a favore del multato. E soprattutto, se la velocità media di un’automobile è X, è impossibile sia matematicamente che fisicamente che l’automobile abbia sempre viaggiato a una velocità inferiore a X. Certo, non possiamo sapere se in un certo momento la velocità fosse stata così elevata che si sarebbe potuta elevare una sanzione più onerosa: ma riuscire ad affermare che la «presunta media di infrazione compiuta» leda «i principi fondamentali di diritto alla difesa e certezza del diritto» è una frase che lede i princìpi fondamentali della matematica (e della logica). Sigh.
(non commento nemmeno la frase di Giovanni D’Agata, “componente del Dipartimento tematico nazionale Tutela del consumatore di Italia dei valori e fondatore dello Sportello dei diritti, che afferma che la sentenza «costituisce un prezioso precedente per quanti vorranno ricorrere a questo tipo di sanzioni amministrative che in effetti non denotano una particolare trasparenza nella loro emissione» Voglio esssere buono e sperare che la scarsa trasparenza sia dovuta al fatto che la notifica della multa non specifichi esattamente in quale tratto dell’autostrada e in quali momenti sia avvenuta l’infrazione: non avendo mai preso questo tipo di multa, magari in effetti è così)
armadi
Per chi si preoccupava della mancanza del mio post biannuale: tra domenica e ieri c’è stato il giro degli armadi, a cui per fortuna ho dovuto contribuire poco. E infatti ritorna il caldo.
wikisassolini
Ora che il clamore dello “sciopero di Wikipedia” è scemato – si sa, ognuno avrà i suoi 15 minuti di gloria… – ed è tornato il solito tran tran penso che sia arrivato il momento di aggiungere qualche considerazione. Attenzione: tutto quello che scrivo è a titolo puramente personale, a meno che non scriva esplicitamente il contrario.
(1) Wikimedia Italia non è mai stata capace a gestire bene i flussi di informazione, specialmente se maggiori del previsto. Basti pensare che non esiste nemmeno un vero portavoce: questa primavera ho iniziato a farlo io (aggratis) in attesa che si trovasse una persona esperta di comunicazione e sufficientemente esperta dei progetti Wikipedia. Io tutto quello che so di comunicazione me lo sono costruito nei decenni di frequentazione della rete: sono in grado di scrivere un comunicato o un articolo comprensibile e piacevolmente leggibile (no, il comunicato dell’oscuramento non è mio, ho solo modificato qualche parola qua e là: il comunicato mio è quello di solidarietà apparso su wikimedia.it), ma non sono un grande oratore a braccio. Certo però che se l’oscuramento parte senza che io lo sappia sono per forza costretto ad arrampicarmi sugli specchi almeno all’inizio, oltre a perdere mezza nottata per recuperare tutti i dati ed essere pronto per le interviste successive.
(1 bis) Comunque non è il mio mestiere, inutile. Avrò magari la voce sexy (me l’ha scritto mia cognata… non so dove mi abbia sentito, ho perso il conto delle interviste) però è un impegno troppo grande per me.
(2) Naturalmente si poteva dire che la scelta migliore sarebbe stata lasciar parlare direttamente gli organizzatori dell’oscuramento. Peccato che loro abbiano scelto (era un loro diritto) non solo di non avere i loro nomi o nickname per rafforzare l’idea di collettività, ma nemmeno di avere qualche portavoce ufficiale: così tutti i media sono corsi all’unico contatto che loro hanno con l’enciclopedia, Frieda. Avesse risposto lei, la situazione interna sarebbe diventata ancora più complicata, visto che Wikimedia Italia non è la comunità di Wikipedia; così io e un paio di altre persone meno esposte ci siamo trovate in mezzo al ciclone. Posso capire che l’idea dei wikipediani sia stata “niente contatti, perché i giornalisti ci traviseranno”: peccato che i giornalisti le notizie in un modo o nell’altro le debbano mettere, quindi tanto valeva provare a spiegarsi con chi aveva voglia di stare ad ascoltare, no?
(3) Il blocco è stato un successo mediatico incredibile, almeno per me. Ma è durato troppo, sempre “almeno per me”. Io l’avrei sospeso già alle 00:00 di giovedì: il mondo politico aveva già capito tutto quello che poteva capire, la gente che consulta Wikipedia aveva avuto la possibilità di capire qualcosa in più di quello che stava succedendo, ma il supporto popolare può cambiare molto velocemente in rabbia. Vedere una sfilza di talebani che avrebbero persino continuato fino a un’eventuale votazione parlamentare (e poi? si aspetta la discussione al Senato?) mi ha preoccupato molto. È ovvio che tutti noi abbiamo idee diverse, ma vorrei che queste idee non fossero dei totem indiscutibili.
(4) Occhei, c’è stata persino un intervista fatta da Radio Vaticana (non l’ho fatta io ma un altro wikipediano noto mangiapreti, per la legge del contrappasso…). Ma in generale ci sono stati due tipi di giornalisti. Quelli dei media di sinistra, che hanno cercato chi più chi meno di farmi dire che la protesta era contro Berlusconi (e dire che circa metà del comunicato sull’oscuramento è stato scritto da un elettore del centrodestra…), e quelli dei media di destra, che hanno scelto di non chiedere nulla e scrivere per conto loro (i curiosi possono vedere qua una rassegna stampa a riguardo, e farsi da soli un’idea). Nel primo caso ho avuto la possibilità di spiegare che non era affatto vero, con esempi più o meno forti a seconda della forza delle affermazioni dell’interlocutore: nel secondo caso ovviamente non ho potuto fare nulla. A quanto pare, però, il concetto di “indipendenza dagli schieramenti politici” e il concetto correlato di “i singoli possono avere le idee che vogliono, ma quando sono sotto il cappello di Wikipedia operano tutti solo per essa” in Italia sono troppo incredibili per essere accettati.
(5) Ovviamente sono anche arrivate le critiche – non solo da destra – del tipo “sì, tutto bello, ma Wikipedia non è il paradiso che dice di essere”. Mannò. Non l’avrei mai pensato. Peccato che ad agosto i contributori a it.wiki sono stati meno di tremila, e i contributori seri (tra cui non ci sono io, giusto per specificare) 457. Con questi numeri è possibilissimo che siano le opinioni di pochi a prevalere: ma gli assenti hanno sempre torto.
(5bis) Ah: io sono un enciclopedico coglione, come dice un esperto galatticamente acclamato. Ma non sono un enciclopedico idiota: sapevo e so benissimo che c’è tutto il resto del DDL antiintercettazioni che è molto più pericoloso del possibile blocco di Wikipedia. Ma non è sotto la bandiera di Wikipedia che la gente deve mobilitarsi al riguardo! Se volete, la mia sarà una posizione alla Brian di Nazareth, ma credo fermamente che sfruttare X per ottenere Y sia pericoloso e comunque non corretto…
gioco della domenica: Mooo
Qualcuno dei miei amici telematici di più lunga data si ricorderà delle Mucche Sferiche A Densità Uniforme. Beh, in Mooo la protagonista è proprio una MSADU! Scopo del gioco (ci sono venti livelli più un editor per crearne di nuovi) è far rotolare la mucca vicino alla bottiglia di latte, per riempirlo. Buon lavoro da mungitori!
(via Passion for Puzzles)
Metropolitana a Milano (libro)
Ricordate la Milano da bere degli anni 1980? Bene, oltre che per pagare tutte le tangenti un po’ di soldi sono anche finiti per pubblicare libri interessanti, come questo (Giuseppe Severi e Roberto Vasini, Metropolitana a Milano, ATM Milano – novembre 1989, pag. 160, s.i.p., no ISBN), uscito nel 1989 mentre finalmente si stava per inaugurare (a servizio ridottissimo, ma c’era Italia 90 e bisognava far vedere che era avanzata…) la linea 3.
Gli autori hanno raccolto nella prima parte del libro la storia dei progetti della metropolitana milanese, che risalgono a più di cent’anni fa, e della effettiva sua costruzione a partire dal 1957: il tutto con una discreta documentazione fotografica. La seconda parte è molto tecnica, con le specifiche delle vetture, i vari lotti acquistati man mano e tutti questi dati probabilmente inutili per molti ma che è a mio parere giusto inserire in un testo come questo che in fin dei conti può servire come riferimento generale. Peccato insomma che non venga stampata una nuova edizione del libro, con le nuove linee: lo so, non è certo il momento storico migliore, ma permettetemi di sperare.
Forza Gnocca
Io non so cosa voglia fare il nostro PresConsMin per rafforzare l’economia italiana. La mia impressione è che non lo sappia nemmeno lui, e anche se lo sapesse non è detto che riuscirebbe a convincere il suo governo ad approntare quelle misure.
Però, riemerso dalla maratona per wikipedia, ho notato come lui non abbia per niente perso il suo tocco: gli è bastato dire che pensava di rinominare il partito “Forza Gnocca” e subito tutti si sono dimenticati della situazione in cui ci troviamo come nazione e si sono messi a litigare sulla battuta. Purtroppo devo inchinarmi alla sua bravura personale.
lo sciopero di Wikipedia
da ieri sera, come vi sarete accorti, non è possibile consultare le pagine di wikipedia in lingua italiana, come forma di protesta estrema contro il comma 29 del DDL intercettazioni in questi giorni in discussione alla Camera.
Io sono il portavoce di Wikimedia Italia: non siamo stati noi a oscurare le pagine ma la comunità tutta, però tutti i giornalisti vanno a chiedere alla Capa di Wikimedia Italia, e la Capa li smista in buona parte a me.
Sono sempre al telefono. Non ce la faccio più.