Vabbè, il giochino di oggi è giusto un divertissement: occorre sparare alla scritta “Comic Sans” che appare qua e là nello schermo. Non c’è nemmeno da verificare se la scritta sia effettivamente in Comic Sans: quando si vede qualcosa si spara, punto. Però è catartico mostrare il nostro affetto per quel font, no?
Archivi autore: .mau.
_Post coitum_ (libro)
Marco Dambrosio in arte Makkox e il sottoscritto a.k.a. .mau. una cosa in comune ce l’abbiamo: collaboriamo entrambi (gratuitamente) al Post, io parlando di matematica e lui facendo vignette di satira politica. Inutile aggiungere che le somiglianze si fermano qua, e che lui è molto più bravo di me.
Insomma, quando ho saputo che stava per essere pubblicata questa raccolta delle sue migliori vignette fino a ferragosto 2011 (Makkox, Post Coitum – Satira di un tardo impero, Bao Publishing 2011, pag. 256, € 24.50, ISBN 9788841871355) ho tirato fuori il codice PayPal e mi sono comprato la mia copia che mi è stata regolarmente spedita.
La satira è una brutta bestia, e anche difficile da definire come Makkox stesso spiega nella sua introduzione (c’è anche una prefazione di Luca Sofri e un’introduzione di Luca Bizzarri): ed è normale che non si apprezzino tutte le battute. Ma la percentuale di pollice recto per Makkkox è troppo alta, e rovina tutte le medie di gradimento. Ah, una cosa che magari non è chiara: non è affatto detto che si debba ridere a una battuta satirica. Essa può ottenere l’effetto voluto anche se è un pugno nello stomaco, e a volte capita anche quello.
Ultima cosa: nel margine laterale del libro, ciascuna vignetta è commentata da Makkox. La didascalia era necessaria perché a volte ci si è dimenticati del fatto di cronaca che aveva ispirato la vignetta: ma come bonus le didascalie sono spesso altre battutacce al vetriolo…
numero illegale
Mi sa che la giornata di oggi, almeno per quanto riguarda Repubblica.it, sarebbe da incorniciare sotto il titolo di “matematica, questa sconosciuta”. Il riquadro qui sopra è parte della diretta parlamentare di oggi. Vabbè, c’è scritto “charito” invece che “chiarito”, ma capisco come sia possibile fare un errore di ortografia mentre si sta concitatamente scrivendo. Capisco anche – e mi pare perfettamente logico – che «un deputato in missione, se vota, non sarà più considerato in missione»: non che mi sia chiaro perché un deputato in missione (per conto di dio Silvio?) sia a Montecitorio, ma questi ragionamenti politici non mi entreranno mai in testa. Il corollario è che se un deputato non vota perché in missione allora il numero legale diminuisce: anche qua il ragionamento non fa una grinza, perché se uno è assente giustificato per motivi legati al suo essere deputato non è giusto considerarlo nella maggioranza.
Quello che non capisco è come faccia qualcuno (non so se l’ufficio di presidenza della Camera o il giornalista che scrive la diretta, e non so nemmeno quale delle due possibilità sia la peggiore) ad affermare «Pertanto se tutti i 50 deputati in missione votassero, il numero legale sarebbe a quota 315. Se votassero solo 25 deputati in missione, il numero legale sarebbe a quota 290. Se nessun deputato in missione votasse, il numero legale sarebbe a quota 265». Eppure la divisione per due non è un calcolo così complicato, ne sono certo. Non ci sono assenti in missione? I deputati sono 630, diviso per due fa 315. (Per amor di precisione il presidente non vota, quindi si parte da 629, quindi 315 è effettivamente la maggioranza e non un pareggio). Ci sono 25 persone da considerare in missione? Si scende a 605 potenziali votanti, quindi la maggioranza è di 303. I missionisti sono 50? L’assemblea scende a 580, la maggioranza scende a 290.
Come possiamo pretendere di rimettere a posto i conti pubblici se non sappiamo nemmeno fare questo tipo di conti?
Troppa grazia santa Wikipedia!
Oggi Repubblica ha un’intervista a Jimmy Wales (garantisco che io non c’entro nulla al riguardo). Il guaio è che io ho una forma mentis per cui i numeri mi saltano subito all’occhio, e io sono saltato del tutto quando ho letto che Wikipedia (in tutte le edizioni nelle varie lingue) ha «oltre sei miliardi di voci scritte da anonimi volontari».
Anonimi non è detto, quando ci lavoro io sono tutto meno che anonimo; ma il punto che mi ha lasciato basito è stato il “sei miliardi di voci”. La wikipedia in italiano, che è una delle più grandi, ha circa 850000 voci; quella in inglese non arriva a 4 milioni – che sono tantissime, intendiamoci!. Ho provato a googlare number of articles wikipedia: il primo risultato è stato questo, dove oggi è indicato che ci sono 8 miliardi di parole in 19 milioni di voci. Per trovare il numero complessivo di modifiche ho dovuto fare una ricerca un po’ più accurata: alla fine ho trovato questo contatore che riporta un po’ meno di 1 miliardo e 400 milioni, sempre mentre sto scrivendo.
A questo punto mi chiedo dove siano spuntati i 6 miliardi… (no, non mi chiedo perché nessuno si sia messo a verificare il numero riportato nell’articolo, quello è normale)
Carnevale della Matematica #42: GOTO il Post!
Questo mese il Carnevale della Matematica lo ospito io, ma non qua bensì sul Post (che ho un po’ trascurato in queste ultime due settimane, mea culpa). Il prossimo sarà ospitato da Pitagora e dintorni; inviate i vostri contributi a dionisoo chiocciola gmail punto com e siate bravi, perché è la prima volta che lo ospita!
wikitrapper
Ho già parlato a suo tempo di Perle Complottiste. Ne riparlo oggi perché hanno lanciato una nuova iniziativa: i Wikitrapper. Cosa dovrebbero fare? Lo lascio dire a loro stessi: «abbiamo un nutrito gruppo di “agenti operativi”, i Wikitrapper, che pattuglieranno Wikipedia e ci daranno una mano a mettere a nudo le malefatte che vi si annidano e i loro responsabili.». Le istruzioni per come diventare Wikitrapper sono pubbliche: potete tranquillamente compulsarle e decidere cosa fare.
Io mi limito a segnalare una minuscola incongruenza. Il punto 17 delle istruzioni (davvero dettagliate, dovrei scopiazzarle in gran parte per spiegare come si contribuisce a Wikipedia in maniera costruttiva) afferma «Non impiegheremo i Wikitrapper in formazioni numerose: il nostro fine non è quello di alterare il risultato delle votazioni o la formazione del consenso, bensì di coinvolgere e sensibilizzare la comunità dei Wikipediani.». Eppure viene esplicitamente richiesto di arrivare (con calma, e senza dare nell’occhio) a produrre un numero di contributi tale da raggiungere i requisiti di voto (punto 5 delle istruzioni suddette), cosa che è assolutamente inutile per gli scopi indicati, cioè «che il maggior numero di wikipediani partecipi alla vita della comunità»; l’autorevolezza si ottiene partecipando intelligentemente, non contando il numero di edit fatti. Credo di essere sufficientemente autorevole, eppure se uno va a guardare le statistiche si vede che non sono certo un amministratore così attivo… Insomma sarò un po’ complottista inside anch’io, ma qualcosa non mi torna.
P.S.: lascio ai miei lettori decidere se e quali delle segnalazioni dei complottisti siano fondate. Per quanto io spesso usi biechi trucchetti retorici quando scrivo, sono dell’opinione che ognuno debba pensare con la propria testa :-)
Dennis Ritchie
Anche se la sua morte fosse avvenuta in un momento diverso dal cordoglio totale globale per la prematura dipartita di Steve Jobs, mi sa che la scomparsa di Dennis Ritchie non avrebbe comunque raggiunto non dico le prime pagine dei giornali, ma almeno le loro sezioni culturali: il che prova, se ce ne fosse bisogno, che non basta il genio e le creazioni per essere famosi ma occorra anche apparire.
Per quelli tra i miei ventun lettori che non hanno un background tecnologico, spiego in due parole cosa Ritchie ha fatto negli anni ’60 e ’70: assieme a Ken Thompson ha sviluppato Unix, cioè il primo vero sistema operativo per piccoli computer, e insieme a Brian Wilson Kernighan ha sviluppato il linguaggio di programmazione C, strettamente collegato a Unix. Ma detto così non si riesce a capire la portata di queste creazioni: forse è meglio un esempio più visibile. Immaginate che ogni modello di automobile avesse un suo proprio sistema per accendere i fari, azionare le frecce o il tergicristallo, oppure ancora cambiare marcia; e che qualcuno sviluppasse un sistema che dal punto di vista dell’automobilista apparisse identico su ciascun modello, lasciando al costruttore il compito di convertirlo nell’effettivo comando per quella vettura. Ecco: Ritchie ha fatto proprio quello. In Unix tutto assomiglia a un file, e il programmatore lo tratta come tale: sono i driver del computer che si occupano di spiegare a basso livello cosa significa il comando eseguito. Aggiungere questo strato di astrazione è stato fondamentale per ampliare la base dei programmatori, che continuano ad essere artisti ma sono ora più liberi di creare i propri programmi senza perdere tempo a vedere dove verranno eseguiti. Niente male, vero?
Però Ritchie è sempre stata una persona schiva: dal suo punto di vista penso volesse così e quindi la scelta era da rispettare, ma ora permettetemi appunto queste poche righe di ringraziamento.
La considerazione dell’Italia
Ieri mattina mi è arrivato un messaggio di spam che ha saltato i filtri google. Per la cronaca, mi è arrivato sull’alias wikimedia, non so se la cosa conti. Ad ogni buon conto, il messaggio, intitolato «For the kind attention of Respected Director» (sapeste quanto mi rispettano…) e proveniente da “E-Learning OCL <pdm@ocl.ac>”, iniziava così:
«Respected Director ,
Oxford College of London (OCL) is a private independent college offering Edexcel BTEC courses in various specialities. OCL has vast experience of providing Edexcel courses to international students from countries such as India, Nepal, Bangladesh, Nigeria, Ghana, Pakistan etcetera.»
Non credo ci sia da aggiungere molto.
(beh, no, qualcosa da aggiungere c’è. Avete notato come l’indirizzo di provenienza del messaggio sia un .ac, cioè l’Isola di Ascensione? Naturalmente la scelta non è casuale: gli indirizzi accademici inglesi sono .ac.uk, e si può sempre sperare che qualcuno ci caschi e non noti la mancanza del .uk finale. Comunque i corsi costano solo 500 sterline cadauno: rispetto ai nostri master credo valgano uguale – zero – ma siano molto più economici)