le AI che dovrebbero imparare la lingua dei delfini
Mah. Leggo questo articolo e rimango perplesso. Se si addestra un LLM per generare sequenze di suoni “simili a quelli dei delfini” e quello che si ottiene è per metà “rumori di fondo che ci si aspetta dall’oceano”, e per il resto “clic, fischi e i cosiddetti burst di impulsi” cosa abbiamo ottenuto? Nulla. Non dico di avere un dizionario delfinese-umano, che sarebbe davvero qualcosa di incredibile: ma dal testo dell’articolo non pare proprio che si sia raggiunto alcunché di “comprensibile” per un delfino, qualunque significato si voglia dare al termine. È come dire di aver preso un certo numero di carte e trovare che per metà esse contengono delle lettere e degli spazi che parrebbero formare delle parole, che però non ci dicono nulla. Vi pare un grande risultato?
Mi sarei insomma aspettato qualcosa di diverso: chessò, che avessero generato dei suoni che incuriosissero i delfini (nel mio esempio precedente, parole che assomigliano all’italiano anche se magari non formano frasi di senso compiuto): e gli stessi autori dicono che gli esperimenti attuali corrono il rischio di addestrare involontariamente i delfini con altri mezzi che non siano il linguaggio.
Mi sa che dovremmo aspettare che i delfini se ne vadano dalla Terra, lasciandoci un messaggio “Addio, e grazie per tutto il pesce”.


L’approccio che Scheinerman usa in questo libro per definire i vari tipi di numero è quello che è di moda negli ultimi tempi, e avevo già visto sul testo di Körner, che infatti è citato in bibliografia. L’idea è quella di definire le varie estensioni dei numeri come classi di equivalenza di coppie di quelli precedenti: per esempio la coppia di naturali (a, b) viene associata al numero intero a-b. Ma come sempre in questi casi dobbiamo controllare i dettagli, e qui direi che il testo merita davvero. A differenza di Körner, che comincia assumendo una conoscenza intuitiva dei numeri naturali che poi vengono definiti formalmente più avanti, Scheinerman usa il concetto di corrispondenza biunivoca per definire i naturali, e poi proseguire. Ma soprattutto le note a latere sono secondo me molto illuminanti, e permettono di vedere la creazione dei numeri in modo meno calato dall’alto: tenete anche conto che nella prefazione Scheinerman dice esplicitamente che è più interessato alle definizioni che alle dimostrazioni. E soprattutto la parte finale con gli accenni a estensioni non standard dei reali (IL campo ordinato completo, e già questa definizione, ancorché formalmente standard, fa capire il suo interesse da vero matematico nel vedere come si può andare avanti a partire da quello che parrebbe un punto fermo) merita davvero. Scheinerman mostra non solo i quaternioni ma anche i numeri p-adici e quelli tropicali, di cui non avevo mai sentito parlare…

