Javascript è piuttosto pervasivo nel mondo web. In questo libro (Marijn Haverbeke, Eloquent Javascript : A Modern Introduction to Programming No Starch Press 2014², pag. 478, $39.95, ISBN 9781593275846) Haverbeke cerca di dare un’idea dell’ecosistema alla base del linguaggio, senza nascondere sotto il tappeto le sue magagne (ogni linguaggio di programmazione ha punti di forza e di debolezza); i vari capitoli terminano sempre con esercizi da svolgere nella sandbox creata nel sito collegato, e ogni tanto il fluire dei capitoli è inframmezzato da un progetto di più ampio respiro. Detto questo, io mi sono trovato abbastanza a disagio. Il libro, o almeno i primi capitoli è pensato per chi ha solo una minima base di programmazione: ma chi come me proviene da un linguaggio come il C fa fatica a comprendere le differenze logiche di struttura, che non sono mai racchiuse in comode tabelle al termine del capitolo ma sono appunto sparse nel testo. Come si suol dire, “Your mileage may vary”. Mi sono trovato meglio con la parte su HTML e HTTP, ma solo perché i metodi sono relativamente standard, e naturalmente li conosco da una vita.
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Daniel Dennett e il pensiero critico
Riuscire a pensare prima di esprimere un’opinione sta diventando sempre più difficile: non tanto perché stiamo diventando più stupidi (quantunque…) ma soprattutto perché siamo esposti a troppe informazioni e non abbiamo il tempo di distillarle e ottenere della conoscenza. Mai come oggi occorrono insomma tecniche per riuscire a pensare “bene”: non grandi pensieri ma pensieri che abbiano un minimo di base. Cinque anni fa il filosofo americano Daniel Dennett esplicitò i suoi sette strumenti per esercitare il pensiero critico in campo filosofico. L’articolo originale del Guardian sembra sparito nelle secche di Internet, ma per fortuna è facile trovare una parafrasi dei suoi consigli. Eccoli qua.
1. Sfrutta i tuoi errori
Tutti noi sbagliamo. Quando ce ne accorgiamo o siamo costretti ad accettare la cosa, il nostro primo impulso è di trovare delle scuse; al massimo accettiamo la cosa e cerchiamo di nascondere anche a noi stessi l’errore. (Avrete già capito che, come del resto fa Dennett, mi sto rivolgendo a persone intellettualmente oneste. Se siete tra quelli convinti di avere sempre e comunque ragione, perché state leggendomi?) Ciò che invece dovremmo fare è fermarci, fare un bel respiro, stringere i denti e analizzare l’errore col maggiore dettaglio e nel modo più asettico possibile. Certo, farà male. Ma ci dà la possibilità di imparare davvero dagli errori, e non limitarci a evitare di rifare le stesse cose.
2. Rispetta il tuo interlocutore
Non è una banale massima di bontà, ma un trucco retorico e logico allo stesso tempo. Molto prosaicamente, se vogliamo persuadere gli altri dobbiamo fare in modo che ci ascoltino davvero, e non si limitino a rispondere automaticamente alle nostre affermazioni. Per avere qualche chance di riuscirci, dobbiamo evitare di essere pedanti, aggrapparci alle minuzie, insultanti, o banalmente non equi. Dennett dice che dobbiamo prima dimostrare di aver capito le loro posizioni tanto quanto loro stessi, e di essere onesti.
3. Attenti al clacson “certamente”
Mentre il punto precedente si applica quando ci troviamo in una discussione, questo viene usato quando stiamo leggendo un saggio, o almeno qualcosa in più di una battuta. A che serve un clacson, oltre che a far casino quando la nostra squadra del cuore ha vinto il campionato? Serve a segnalare una situazione di pericolo. Bene. Quando qualcuno scrive “certamente”, o parole simili come “ovviamente” è come se stesse suonando un clacson. Se una cosa è davvero ovvia o certa, perché sottolinearlo? Quello che spesso capita nella realtà è che l’autore non sia poi così sicuro che la cosa sia così certa e speri che il lettore la accetti senza pensarci troppo su.
4. Rispondi alle domande retoriche
Una domanda retorica non è poi troppo diversa dall’uso di parole come “certamente”: viene fatta per fare sì che l’interlocutore pensi (come sempre, stiamo parlando di persone in grado di pensare) che rispondere sia imbarazzante. Dennett fa l’esempio di una striscia dei Peanuts, dove Charlie Brown domanda retoricamente “Chi può stabilire cosa è giusto e cosa sbagliato?” al che Lucy replica immediatamente “Io.”, destabilizzando ancora una volta il povero Charlie Brown: se fosse un filosofo sarebbe costretto a riesaminare il proprio pensiero, non foss’altro che perché ha scoperto che in effetti c’è chi si arrogherebbe questo diritto.
5. Usa il rasoio di Occam
No, non è stato Occam a inventare il principio che porta il suo nome, e che al suo tempo – il XIV secolo – era noto come lex parsimoniae. Non è il nome che conta: l’importante e applicare l’idea, vale a dire non concepire una teoria complicata e stravagante se ce n’è una più semplice (con meno ipotesi necessarie e meno enti in gioco) che funziona allo stesso modo.
6. Non sprecare tempo con le idiozie
La legge di Sturgeon afferma “Il 90% di qualunque cosa è spazzatura.” Forse la percentuale è un po’ esagerata, ma il punto è che è inutile perdere tempo su temi che sono semplicemente sbagliati o falsi, il tutto per amore delle discussioni ideologiche. Chiudete subito: ci guadagnerete in tempo a disposizione e minore acidità di stomaco.
7. Fa’ attenzione ai profondismi
Dennett lascia questo punto per ultimo perché fa parte della sua pluridecennale lotta conto metafisici, mistici, teologi, filosofi postmoderni e poeti più o meno ermetici. Il termine “profondismo” (in inglese “deepity”) è stato coniato dall’informatico Joseph Weizenbaum ma è stato adottato da Dennett; un profondismo è “una frase che sembra essere un’importante e profonda verità, ma solo perché è intrinsecamente ambigua”.
Tutto questo ci servirà nelle discussioni in rete? Secondo me, non molto. Come chiosavo all’inizio, i punti elencati da Dennett servono per esercitare il pensiero critico, non per infilarsi tra le schiere dei beoti e uscirne – se non proprio vincitore – almeno vivo. Però applicare questi punti può servire (stavo scrivendo “certamente”…) a smascherare quanto ci viene propinato dai vari social guru in proprio oppure affittati da Chi Si Ritiene Importante. Come sempre ci vuole tempo, ma con un po’ di esercizio almeno i campanelli di allarme dovrebbero suonare subito. Vi sembra poco?
Quizzino della domenica: 123456 e 11
Prendete le cifre 1,2,3,4,5,6 e mettetele a caso per formare un numero di sei cifre, per esempio 421365. Qual è la probabilità che questo numero sia divisibile per 11?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p337.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Pat’s Blog)
_Beyond Infinity_ (libro)
[Nota: il libro è anche disponibile in italiano, con titolo La matematica dell’infinito: io ho letto la versione originale, però] Eugenia Cheng ha un modo molto personale di parlare di matematica: nel suo libro precedente paragonava la teoria delle categorie al cucinare dolci, qui (Eugenia Cheng, Beyond Infinity: An Expedition to the Outer Limits of Mathematics, Profile Books 2017, pag. 295, Lst 7.99, ISBN 9781782830818, link Amazon) il viaggio verso l’infinito è costellato di ricordi di vita personale. Il lettore che sappia già un po’ di cose sulla teoria degli infiniti forse non troverà molto di nuovo; il libro in fin dei conti si limita a sfiorare i problemi posti dalla teoria cantoriana. Il neofita invece troverà un grande vantaggio, perché Cheng batte moltissimo sulla constatazione che non possiamo fare matematica dell’infinito con le regole solite, e soprattutto mostra esplicitamente dove e come queste regole saltano. In questo modo si evitano tutti i danni dell’approccio scolastico tipico “si deve fare così”, che rende la matematica troppo simile a una collezione di articoli di legge da imparare a memoria. (Sì, anche in diritto le leggi non nascono dal nulla ma hanno un razionale: ma ci siamo capiti).
Quale amore di precisione!
Qui in spiaggia è stata temporaneamente vietata la balneazione vicino alla foce del torrente Rupinaro. Vabbè, capita. Ma quello che mi ha lasciato perplesso è la specifica degli estremi dell’area interdetta, che oltre ai punti di riferimento fisici indica le coordinate GPS con sei cifre decimali di precisione. Facciamo un po’ di conti spannometrici. All’equatore un grado di longitudine equivale a circa 111 km, quindi un milionesimo di grado sono 111 mm, 11 centimetri. Qui siamo intorno al 45° parallelo, quindi bisogna moltiplicare per 0,7: arrotondato, 8 centimetri. Un GPS civile ha una precisione di qualche metro, quindi la sesta cifra decimale, e probabilmente anche la quinta, non hanno alcun senso. Aggiungiamo che gli estremi non sono delle linee tracciate con una funicella, ma degli istmi che permettono di essere leggermente meno precisi. Però volete mettere come il comune mostra di essere all’avanguardia?
La Diciotti e la memoria da criceti
Dieci giorni fa il vicepremier nonché ministro di quasi tutto Matteo Salvini tuonava: «Nave ong Aquarius con altri 141 immigrati a bordo: proprietà tedesca, noleggiata da Ong francese, equipaggio straniero, in acque maltesi, battente bandiera di Gibilterra. Può andare dove vuole, non in Italia! Stop trafficanti di esseri umani e complici, #portichiusi e #cuoriaperti». Non che io sia riuscito a capire il significato dell’hashtag #cuoriaperti, ma il resto del tweet è chiaro: lo si può condividere o no, ma quella è un’altra storia.
Bene, prendiamo ora la Diciotti. Proprietà italiana, battente bandiera italiana, equipaggio italiano, in uso alla guardia costiera italiana (e se tanto mi dà tanto, essendo un corpo militare, non si trovava certo in acque territoriali di qualche altro paese). Secondo il ragionamento del vicepremier di cui sopra, dove potrebbe mai volere andare se non in Italia?
Se il suddetto vicepremier non fosse un quaquaraquà avrebbe già fatto ordinare [*] da mo’ alla guardia costiera di non uscire mi dalle nostre acque territoriali, per evitare questi incresciosi equivoci. Ma evidentemente preferisce confidare nella mancanza di memoria dei suoi elettori, che di tutto il ragionamento dispiegato in ben 278 caratteri riescono trattenere nel loro cervello solo gli undici di “portichiusi”. Non ci fossero esseri umani in quella motovedetta, ci sarebbe solo da sbeffeggiare. Che infine Teone abbia “la coscienza tranquilla” non ci dice nulla di nuovo. Sono ragionevolmente certo che la sua coscienza sarebbe tranquilla anche nel caso in cui dovesse essere a capo del plotone di esecuzione incaricato di eliminare alla radice il problema.
[*] Lo so che la guardia costiera dipende dal ministero dei trasporti e delle infrastrutture. Infatti non ho scritto “avrebbe ordinato”, ma “avrebbe fatto ordinare”.
Stanchezza
Io ogni tanto scrivo cose sbagliate. Capita a tutti, la perfezione non è di questo mondo. Però cerco sempre di pensare prima di scrivere, trovare le fonti (che poi magari sbertuccio ragionandoci un po’) e insomma fare un ragionamento senza limitarmi a copincollare qualcos’altro, quand’anche rispecchiasse perfettamente la mia opinione.
Il problema è che trovo sempre meno roba su cui pontificare. I socialcosi sono pieni di reciproci insulti, l’italica stampa pare focalizzarsi sulla stessa linea d’onda (oltre ai soliti colonnini infami online, ma non è che il cartaceo settimana) è insomma non so che dirvi. Mi spiace per voi ventun lettori.
_La Lega degli Straordinari Gentlemen vol. 2_ (libro)
Alan Moore aveva concepito la Lega degli Straordinari Gentlemen come una specie di Justice League vittoriana, prima di litigare con DC. I suoi supereroi sono quindi quelli della fine dell’Ottocento, e anche la storia di questo secondo volume (Alan Moore e Kevin O’Neill, La Lega degli Straordinari Gentlemen vol. 2 [The League of Extraordinary Gentlemen, Vol. 2], BaoPublishing 2013 [2003], pag. 224, € 20, ISBN 9788865431672, trad. Michele Foschini e Leonardo Ricci, link Amazon) è un misto tra La guerra dei mondi e L’isola del dottor Moreau (secondo me con un teaser iniziale di John Carter di Marte). Ciò detto, dopo un inizio un po’ fiacco la storia procede bene, anche se forse ci sarebbe voluto un formato più grande per le tavole. Ma la parte che più mi ha divertito è l’appendice (tradotta da Leonardo Ricci, mentre il fumetto è stato tradotto da Michele Foschini) con un racconto dei vari luoghi e popoli misteriosi del mondo: un tour de force che va da quanto raccontato nella scespiriana Tempesta ad Alice nel paese delle meraviglie (pardon, A.L.: i riferimenti nel testo sono spesso volutamente ellittici, e mi sa che ne ho persi molti. Fortuna che Wikipedia ha una voce al riguardo!) con strizzate d’occhio a tutta la letteratura fantastica. In California si parla della Volpe, in Florida abbiamo la palude di Pogo, e il Capitano Nemo afferma di aver sentito parlare di un altro sottomarino colorato vistosamente e guidato da un certo sergente Pepper…