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matematto non praticante

Parlo di pi greco al Circolo Filologico Milanese

Forse vi ricordate che a gennaio avevo parlato di trigonometria al Circolo Filologico Milanese (Via Clerici 10 – Milano: è a quattro passi dalla Scala).

Sabato prossimo alle 15 apro la stagione 2025-26. Questa volta parlo di pi greco, cosa che dovrebbe riuscirmi abbastanza facile visto che ci ho scritto su un libro (il link è quello del mio referral Amazon). Ma non si sa mai.

Con quella faccia da straniero

Sabato Anna e io siamo andati a visitare il Duomo di Milano (devo dire che il battistero e Santa Tecla, sotto il sagrato, sono molto più interessanti che il duomo stesso, che è un tantino esagerato). Bene: sia al controllo col metal detector all’ingresso del duomo che al Duomo Shop dove siamo entrati per chiedere dov’era il museo del Duomo mi hanno parlato in inglese. Quando ho detto alla guardia che poteva tranquillamente parlare in italiano, mi ha risposto “eh, ma il 99% della gente è straniera”.
Occhei, sabato avevo una maglietta Wikipedia che quindi non mi qualificava come italiano (ieri per esempio ne avevo una dei giochi matematici, e lì la mia nazionalità sarebbe stata più chiara). Ma ho così l’aria di uno straniero? Anche a Milano? (A Firenze mi è capitato quasi sempre anche quando chiedevo qualcosa, ma lì in effetti non parlo in vernacolo…)

Reunion (libro)

copertina 6 dicembre 1980: in un incidente d’auto nelle Hawaii rimane ucciso un giovane uomo, Mark David Chapman. Maggio 1998: dopo la morte di Linda, Paul McCartney decide che per ricordarla e raccogliere soldi per combattere il cancro al seno farà un concerto. Con chi? Coi suoi tre vecchi compagni: Ringo Starr, George Harrison e John Lennon. Ma i giovani saranno ancora interessati a tre quasi sessantenni?
In questa ucronia John non è stato assassinato, il progetto Anthology è tristemente naufragato prima di essere formalizzato (ovviamente perché John non voleva…) e i Fab Four, pur essendo comunque in buoni rapporti personali, non osano provare a suonare tutti insieme. Il libro racconta il dipanarsi del progetto, nel massimo segreto possibile, e il suo esito finale con un concerto a Central Park. L’appunto che posso fare a Burr è che è stato troppo didascalico. Diciamocelo: il libro l’avremo comprato noi beatlesiani puri e duri. È bello vedere tutti i riferimenti del passato, ed è anche bello vedere frasi di John che sarebbero potute essere tranquillamente sue: ma se metti i riferimenti come spiegazioni e non buttati lì nel discorso, un fan si scoccia pure… Fortuna che nella parte finale Burr si lascia andare e la storia finalmente va avanti per conto suo.

Gary Burr, Reunion : A Rock and Roll Fairy Tale, Adave 2024, pag. 226, € 9,71, ISBN 9798990055001 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link qualche centesimo va a me
Voto: 4/5

La Biblioteca di Babele è online!

Tutti (o almeno tutti i miei ventun lettori) conoscono il racconto di Borges La biblioteca di Babele: una ipotetica biblioteca dove sono presenti tutti i possibili libri. Bene: sono lieto di segnalare che esiste un’implementazione web di questa biblioteca!

Nel 2022 Tom Snelling ha infatti messo in linea questo sito. Ovviamente il sistema funziona “on demand”, nel senso che viene generata e mostrata una singola pagina: come sapete, la biblioteca non può essere contenuta interamente nel nostro universo. Però non è una cattiva idea, no?

Napoli New York (film)

locandina Lo so, è già passato ieri su Sky Cinema, ma io l’ho visto al cinema la settimana scorsa :-) Gabriele Salvatores prende un soggetto inedito di Tullio Pinelli e un giovane Federico Fellini ancora neorealista e ci costruisce un film che continua a essere neorealista, oltre che stereotipale al massimo sia nelle prime scene napoletane che in quelle newyorchesi, anche se la mia sensazione è che parli a nuora perché suocera (gli italiani di oggi) comprenda. Le scene “qui non serviamo italiani” e il giornalista italoamericano Joe Agrillo (Antonio Catania) che vede la vicenda della sorella della giovanissima protagonista solo come un modo per tirare la volata elettorale al sindaco, così come l’arringa del difensore che cita la famosa descrizione degli italiani ad Ellis Island, non sono infatti così diverse da quello che vediamo oggi da noi. Detto questo, ho perso metà dei dialoghi: invece che sottolineare sottotitolare le battute degli americani avrebbero potuto farlo con quelle in napoletano stretto.
Nel cast, davvero bravi i due ragazzini Celestina (Dea Lanzaro) e Carmine (Antonio Guerra); il cuoco George (Omar Benson Miller) è una figura che all’inizio pare secondaria ma resta come collante, e naturalmente Pierfrancesco Favino favineggia nei panni del commissario di bordo Domenico Garofalo.

Numeri “perfetti allo specchio”

Sappiamo che un numero è perfetto se è la somma dei suoi divisori propri. Per esempio, 496 è perfetto perché 1 + 2 + 4 + 8 + 16 + 31 + 62 + 124 + 248 = 496. Prendiamo ora il numero 10311: la somma dei suoi divisori è 1 + 3 + 7 + 21 + 491 + 1473 + 3437 = 5433 ≠ 10311. Ma se scriviamo questi divisori da destra a sinistra, otteniamo 7343 + 3741 + 194 + 12 + 7 + 3 + 1 = 11301 che è appunto 10311 scritto alla rovescia.

Numeri come questo si chiamano “Picture perfects numbers”, che io traduco come “numeri perfetti allo specchio”, e sono così poco noti che non hanno nemmeno una voce su Wikipedia in inglese :-), anche se OEIS ha una successione con l’elenco dei (sette…) numeri perfetti allo specchio conosciuti: 6, 10311, 21661371, 1460501511, 7980062073, 79862699373, 798006269373.

Una curiosità: Jens Kruse Andersen ha scoperto che se il numero p = 140z10n89 è primo, dove z è una stringa (anche nulla) di zero e n un’altra stringa (anch’essa eventualmente nulla) di 9, allora 57p è un numero perfetto allo specchio. Peccato che non si siano mai trovati numeri primi di questa forma…

Un’altra grande idea di Durigon

Dopo la proposta dell’altra settimana, Claudio Durigon colpisce ancora. Sul Corriere di oggi leggiamo che stavolta Durigon propone di estendere la possibilità volontaria di andare in pensione a 64 anni con 25 di contributi anche a chi è sotto il sistema misto, con «La possibilità, sempre su base volontaria, di usare anche il Tfr presso l’Inps come rendita per raggiungere la soglia minima di pensione, pari a tre volte l’assegno sociale (1.616 euro), che dà accesso alla pensione a 64 anni».

Premessa: come scritto, non è che basti avere 25 anni di contribuzione anche per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1996. Occorre anche avere versato parecchi contributi, per avere un assegno pensionistico sufficientemente alto. Questo non viene toccato, ed è il motivo per cui bisogna attingere al TFR per aggiungere montante e arrivare alla fatidica quota.

Bene. Il problema non è che ti tolgono la liquidazione per darti la pensione: potremmo dire che invece che prenderli tutti e subito li metti a rendita. Non è nemmeno il fatto che la pensione viene calcolata tutta con il contributivo perdendo il miglior trattamento della parte retributiva, che immagino sarà residuale. Il problema è un altro. I possibili beneficiari hanno lunghi periodi senza contributi, visto che nel 2026 sono passati trent’anni dall’introduzione del sistema contributivo e quindi ne hanno persi almeno cinque. Probabilmente non hanno fatto lavori molto ben remunerati; la probabilità che anche con il TFR si raggiunga la fatidica soglia è bassa, e quindi saranno in ben pochi a farlo, come i 1153 che hanno chiesto di usufrire di Quota 103. Certo, è possibile che l’uso del TFR sia anche esteso ai lavoratori nel sistema contributivo, e in questo caso i numeri sarebbero maggiori: ma se uno sta ancora lavorando gli conviene comunque aspettare tre anni, e se non sta lavorando gli è già stato liquidato. Di nuovo, la proposta sembra nata per fare chiacchiere e distintivo.

PS: vedo che Durigon ha provato a mettere una pezza alla proposta ferragostana, dicendo

«Bisogna far in modo che quando un contratto scade, in attesa del rinnovo, ci sia comunque un aumento degli stipendi, per esempio commisurato all’Ipca o ad altri indicatori, che poi sarà compensato quando il nuovo contratto stabilirà gli incrementi dei minimi. Un meccanismo simile a quello che c’è già nei grandi contratti dell’industria.»

L’Ipca è un indice che quantifica l’inflazione, e che viene usato come base per le richieste sindacali in fase di rinnovo contrattuale. In effetti i metalmeccanici sono riusciti ad agganciare i minimi all’Ipca, ma solo durante la valenza del contratto, non certo quando è scaduto. Diciamo che forse è meglio prendere quelle di Durigon come parolibere…