_Punto : Fermiamo il declino dell’informazione_ (libro)

«Quod est post-veritas?» Chissà se Ponzio Pilato avrebbe potuto pronunciare questa frase dopo aver udito la narrazione delle gesta di quell’ennesimo profeta ebreo che però a differenza dei precedenti sembrava essere particolarmente odiato dalle autorità religiose locali. Diciamocelo: mentire è un’attività nella quale noi tutti siamo particolamente versati, ma in questi ultimi anni sembra che essa sia giunta a un livello ancora superiore, tanto che si è sentito il bisogno di coniare un nuovo termine di stampo orwelliano.
Ecco che Paolo Pagliaro, in questo breve saggio (Paolo Pagliaro, Punto: Fermiamo il declino dell’informazione, Il Mulino – Voci 2017, pag. 127, € 12, ISBN 9788815270498), ci offre una panoramica di cosa è cambiato: i grandi attori di Internet come Google e Facebook hanno sottratto pubblicità ai media tradizionali che sono stati costretti a inseguirli nel propalare narrazioni – il famigerato storytelling – anziché fatti; nel frattempo la politica, che già di suo non è mai stata così amante della verità, si è gettata a pesce nel nuovo paradigma di (dis)informazione. Pagliaro ci fa notare come tutto ciò dipende in prima battuta dall’unica cosa che è rimasta costante se non in calo in questa epoca di ipertrofia dell’informazione: la nostra attenzione, che è quindi diventata un bene prezioso e viene catturata sparandole sempre più grosse nella speranza che noi ci fermiamo per qualche secondo in più (e vediamo qualche banner pubblicitario, ça va sans dire).
Ecco: una pecca del libro è che anche Pagliaro è inconsapevolmente cascato nello stesso peccato che ha giustamente presentato. Nel testo sono mostrate tante fake news, raccontate molto bene e affiancate a quello che è davvero successo. Ma sarà proprio così? Una delle regole – di fondamentale buon senso – presentate nel libro per evitare di fare da cassa di risonanza dice di diffidare di una notizia se non c’è l’indicazione dell’autore o della fonte. Io mi sarei aspettato una sezione finale di note con una sfilza di riferimenti a quanto scritto: invece la bibliografia (solo cartacea, come se la carta fosse sinonimo di qualità) non ne riporta traccia. La speranza è che il lettore si sia così tanto appassionato da diventare un detective e cercarsi da solo le confutazioni qui presentate (e accorgersi delle imprecisioni, come la data della definizione di post-truth come parola dell’anno da parte dell’Oxford Dictionary o la definizione di Eric Schmidt che si riferiva alla produzione di informazione fino al 2003). Ma in quanti lo faranno?

Carta Nazionale dei servizi

Ieri sera mi è arrivata una busta intestata SOGEI. Mi sono preoccupato un po’, ma quando l’ho aperta ho scoperto che era semplicemente la nuova Carta Nazionale dei Servizi. Nazionale, sì. Noi in Lombardia avevamo sempre avuto una tessera regionale (oltre che quella nazionale), ma ho scoperto che «Dato il livello raggiunto dai servizi socio–sanitari nazionali, Regione Lombardia ha avviato il progetto di convergenza della CRS verso la TS–CNS. Ai cittadini lombardi con la CRS in scadenza, quindi, verrà recapitata la nuova Tessera Sanitaria – Carta Nazionale dei Servizi da utilizzare comodamente da casa.» Diciamo che se fossi un funzionario di un’altra regione mi arrabbierei un poco.

Ma veniamo all'”utilizzare comodamente da casa”. La letterina che era allegata alla tessera specificava che avrei potuto chiedere il pin, da usare “comodamente” con un lettore di smart card, oppure una password comprensiva di codice “usa e getta” (one-time password) che sarebbe arrivata via telefono, e sarebbe basato andare in un’Unità Ospedaliera. Il mio ufficio è attaccato al Fatebenefratelli: in tredici minuti sono andato, ho fatto le pratiche, sono anche passato al bancomat e sono rientrato. Questo è bello. (Un po’ meno bello scoprire che con SPID avrei comunque potuto fare tutto). Entro, metto la password provvisoria, scrivo la password definitiva, accetto l’accettabile, e guardo il mio fascicolo sanitario: vuoto. Però posso aggiungere nel “taccuino” le informazioni sanitarie e condividerle con il mio medico di base: così ho inserito la scansione degli ultimi esami del sangue Avis, esami che naturalmente sono stati fatti al Niguarda ma che a quanto pare non possono essere messi automaticamente (e in formato elettronico nativo, non scansionato), nel senso che non è previsto da nessuna parte che io possa dare l’ok all’operazione. Bene, ma non benissimo.

Il single sign-on di LinkedIn

Mi è appena arrivato un messaggio da LinkedIn con titolo “maurizio, here is your link to sign in to LinkedIn” e testo che comincia con “Here is the one-time sign in link you requested”. Sì, arriva da LinkedIn. Ma i dati della richiesta sono

Date: August 9, 2017, 2:23 PM (GMT)
Operating System: Windows 7
Browser: IE
Approximate Location: Aubervilliers, Seine-Saint-Denis, France

A dire il vero non sono ancora le 14:23 GMT, e mi stupisco che qualcuno usi ancora Internet Explorer. Ma chi diavolo vorrebbe entrare sul mio account dalla Francia?

(Interessante notare che LinkedIn richieda che con il SSO si entri dallo stesso device che ha fatto la richiesta, tra l’altro. Ah, per sicurezza la password l’ho cambiata)

Marcinelle

Che Salvini attacchi Mattarella per il ricordo della strage di Marcinelle e contestuale associazione con i migranti che sbarcano in Italia è una non-notizia. Molto più interessante da commentare – a parte la forma sintattica: chi scrive questi discorsi deve avere fatto un addestramento speciale… – la frase iniziale del presidente della Repubblica: «L’8 agosto di 61 anni fa a Marcinelle, dove persero la vita, tra gli altri, 136 nostri connazionali, si consumò una sciagura che ha lasciato un ricordo indelebile nella memoria europea.»

I miei ventun lettori sono sicuramente persone molto acculturate e quindi sanno cosa successe a Marcinelle nel 1956. Probabilmente sanno anche come mai c’erano così tanti minatori italiani: nel 1946 Italia e Belgio avevano firmato un protocollo che prevedeva che venissero inviati nel nord Europa tanti minatori (formalmente 50.000, in pratica più di 60.000) in cambio di forniture di carbone, di cui avevamo estremo bisogno per le nostre industrie.

Probabilmente se non ci fosse stata quell’esplosione in miniera (che uccise parimenti italiani e belgi: il protocollo era stato firmato non perché il Belgio volesse lavoratori di serie B da mandare in miniera, ma perché non c’era sufficiente manodopera) nessuno parlerebbe di quel protocollo. Inoltre è vero che l’Unione Europa deriva in ultima analisi dall’idea della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, e insomma il carbone ha un posto fondamentale. Ma pensate davvero che il ricordo di Marcinelle sia indelebile, anche solo in Italia e in Belgio? Io no. Capisco la necessità di retorica, e anche il tentativo di riportare la storia nel contesto attuale; ma per quanto mi riguarda sarebbe stato meglio un taglio che ricordasse le morti ma ponesse più l’accento sull’integrazione e quindi sul futuro anziché sui ricordi che fanno parte del passato.

Specchio dei tempi è in fase calante

Se siete piemontesi, sapete certamente che cos’è Specchio dei tempi: la rubrica di lettere nella cronaca cittadina de la Stampa, presente da decenni sempre nello stesso formato. L’altra settimana ero in montagna in vacanza con i gemelli, acquistavo tutti i giorni il giornale per far passare un po’ il tempo, e mi sono anche rimesso a leggere la rubrica. Un giorno tra le lettere ne ho trovata una che si lamentava del compito di matematica dato alla maturità scientifica. Non so come mai l’autore l’avesse spedita un mese e mezzo dopo l’esame, ma tant’è. Sempre perché non avevo nulla da fare, ho preso il tablet e ho mandato una risposta che qualche giorno dopo è stata pubblicata. (Nota: non è poi così difficile farsi pubblicare, ci ero riuscito già trent’anni fa: il trucco è scrivere in modo acribico). Un tempo mi sarebbero arrivati i messaggi degli amici piemontesi che avevano visto la lettera: stavolta niente da fare… È assodato che ormai la rubrica è diventata residuale.

bei lavori

Il Sole-24 Ore è in crisi abbastanza nera. Ora hanno fatto fuori (“consensualmente”) l’ex direttore Roberto Napoletano che era da cinque mesi in aspettativa non retribuita, e gli hanno dato una buonuscita di 700.000 euro lordi. Buon per lui che se fuma avrà gli spicci per le sigarette. Ma quello che mi lascia più basito è che questi 700.000 euro corrispondono a otto mesi di costo aziendale. Ma quanti soldi gli davano per fare il direttore?

Un commento spammoso che sembrerebbe non esserlo

Ci ho perso un attimo prima di decidere che il commento seguente era effettivamente spam. Il testo del commento era

The book never really touches on how to integrate AI into daily life for humanity – shows only the great promise of how everything will be better because the computer intelligence can do everything better.

ed era un commento alla recensione di The Turing Option.
Per i curiosi, il commento è parte di questa recensione, e il supposto commentatore ha come indirizzo nabhatt1 chiocciola yahoo.com (un nome che appare in una lista di indirizzi usabili per spam…) e indica come URL netho.me/bhmd57.com (notate la finezza di non mettere direttamente il sito, che magari è in una blacklist, ma un metasito che lo mostra)

L’idea di cercare (presumo automaticamente) un pezzo di recensione e appiccicarlo come commento non è affatto male, e per l’appunto può indurre qualcuno in confusione; ma la cosa che mi ha fatto più divertire è che è stato proprio scelto un post su un libro che parla di intelligenza artificiale 🙂

Quizzino della domenica: gemelli diversi

Pino e Gino sono due gemelli che sono diventati maggiorenni nel 2016. Sono nati a dieci minuti di distanza l’uno dall’altro, eppure hanno festeggiato il loro compleanno (nel giorno giusto) a tre giorni di distanza. Come è possibile?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p263.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Dick Hess, Golf on the moon; figura di GDJ, da OpenClipArt)