Dizionario degli anglicismi


Il mio amico Zop ha da poco approntato un sito, AAA Alternative Agli Anglicismi, dove troverete un dizionario con 3500 parole e locuzioni inglesi (ab)usate, insieme ai possibili equivalenti in italiano.
La cosa bella, come avrete capito, è che chi come me è pigro può controllare al volo se può cambiare una parola inglese e metterne al suo posto una italiana. Io non sono un talebano, credo che una quota ridotta di anglicismi sia accettabile, però a volte me ne scappa qualcuno di troppo…

“si applicano restrizioni”

Martedì avevo pensato di comprarmi un paio di libri. È vero che Anna ha Prime, ma non avevo tutta quella fretta e potevo tranquillamente aspettare una settimana per la consegna. Dribblo così tutti gli avvisi di provare Prime, arrivo al pagamento, e vedo le spese di spedizione. Mi arrabbio, e lascio perdere. Poi stamattina con calma ho riguardato il tutto e ho scoperto il problema: per default c’è la spedizione standard. Evidentemente martedì ero un po’ più addormentato del solito, oppure sto invecchiando. Certo che la vita è dura.

I silenzi assordanti

Ora vi racconto una storia. Un paio di settimane fa noi di Wikimedia Italia ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare per sensibilizzare le persone sulla nuova votazione per la direttiva copyright. Mentre a luglio c’era un “tutto o niente” e quindi eravamo andati giù con l’accetta, stavolta c’era la possibilità di modificare alcuni punti che non sarebbero nemmeno troppo controversi: se un’opera è orfana significa che non si sa di chi siano i diritti, quindi nessuno ci guadagnerebbe comunque, e ci saranno forse cinque opere in Italia su cui qualcuno ci guadagna davvero con le foto. La nostra strategia si è così concentrata su quei punti, lasciando perdere la tassa sulle citazioni e il filtraggio sugli upload che erano ormai noti.

A parte l’aver spedito agli eurodeputati una certa quantità di cartoline in cui i monumenti presenti sono stati cancellati a pennarello – ma mi sa che i nostri parlamentari non guardino la posta cartacea… – abbiamo pensato alla possibilità di avere lo spazio per un “op-ed”. Questo termine arriva dagli USA, dove indica in articolo in posizione “opposta all’editoriale”: in pratica una voce indipendente, che non rispecchia la posizione ufficiale del giornale ma permette al lettore di avere altre informazioni. Da noi non esiste un vero e proprio posto per questi articoli, ma in pratica li si trova nelle pagine culturali. Bene: mi sono messo il cappellino di portavoce di Wikimedia Italia e ho scritto una bella letterina al direttore della Stampa chiedendo un po’ di spazio e spiegando che non volevo parlare dell’articolo 11 ma degli altri temi. Risultato: zero, dove per “zero” intendo “nemmeno una risposta preconfezionata che dice che il tema non fa parte degli interessi del giornale”. Dopo due giorni, ho scelto di rivolgermi ad altri giornali, ovviamente senza copincollare ma pensando alle peculiarità del singola testata. Ho così preso i due maggiori quotidiani italiani, Repubblica e Corriere; ho saltato Il Sole-24 Ore perché Confindustria è schierata ancora più dei gruppi editoriali standard; ho provato con Il Foglio, come giornale di nicchia ma con una notevole influenza; non ho scritto al Fatto perché il suo stile è troppo urlato per l’articolo che avevo in testa; avrei scritto al Giornale ma nel colophon non ho trovato un indirizzo email e il mio tentativo di indovinarlo è fallito (ah, le sue pagine culturali sono ottime), e ho scritto ad Avvenire perché lo ritengo interessante, visto che dà spazio a temi che non sono così visibili negli altri media. Risultato: l’unico che ha risposto è stato Avvenire, e così ieri il mio testo è apparso sul quotidiano della CEI.

Vorrei fare due considerazioni. La prima è che a fianco del mio intervento ne è stato pubblicato uno a favore della riforma “così com’è” scritto da un eurodeputato di Forza Italia. Questo è giustissimo. Noi non volevamo l’appoggio di nessuno; il nostro scopo era fare conoscere le nostre posizioni. Avvenire ha pertanto scelto di avere un’altra campana, il che non era solo suo diritto ma anche suo dovere nei confronti dei suoi lettori. La seconda cosa è molto più triste, invece. Wikimedia Italia non sarà famosa quanto il Codacons, ma dopo tutti questi anni non si può nemmeno dire che sia del tutto sconosciuta. Possibile che le segreterie di direzione – crederete mica che la mail ufficiale dei direttori sia quella indicata in colophon? È ovvio che ci debba essere un filtro – non si degnino nemmeno di rispondere “crepa!”? Evidentemente sì. Pensateci su.

Rep si porta avanti col lavoro

Come vedete, Repubblica parla della legge sul copyright digitale, ma solo con articoli a pagamento (rectius: articoli della versione cartacea che non sono leggibili in digitale se non dagli abbonati). Nulla di male: permettetemi però due considerazioni. La prima è che il modello (sensato, direi) di Repubblica consiste nel lasciare visibili le notizie che sono pubbliche e si trovano dappertutto, e mettere a pagamento gli approfondimenti dei loro giornalisti; quindi evidentemente le informazioni su questa direttiva non sono poi così pubbliche. La seconda è che non riesco a capire tutta la faccenda dello spingere la tassa sulle citazioni: basta appunto mettere gli articoli sotto paywall ed è tutto a posto. O forse quello che si vuole è un modello di giornalismo sponsorizzato dagli OTT, un po’ come la free press era sponsorizzata dagli inserzionisti? E allora ditelo chiaro, ché noi siamo stupidotti e non riusciamo ad arrivare a tali finezze!

Sono uno e bino

Domani si rivota sull’eurodirettiva per il copyright. Come due mesi fa, è difficile per il comune lettore sapere di che cosa si vota: tipicamente gli dicono solo che la Link Tax è una bufala (sì, è una bufala: quello che gli editori vogliono e che c’era nella proposta è una tassa sulle citazioni). Oggi ho provato a raccontare delle altre cose su cui si vota, e ho detto la stessa cosa in due modi diversi, pensando al target di lettori.

Potete insomma scegliere la versione “di lotta” su Valigia Blu e quella “di governo” su Avvenire. Buona lettura 🙂

Compiti per le vacanze

Diciamocelo. Alessia forse si sarebbe dovuta svegliare un po’ prima del cinque settembre per fare questa domanda. E diciamoci anche che Yahoo! Answers non è esattamente il posto migliore per ottenere risposte, come potete vedere anche voi.

Detto tutto questo, e aggiunto che non è bello vedere che pur rileggendo più volte una delle pagine scritte da me la povera Alessia non ha capito niente, vorrei fare una domanda all’insegnante che ha assegnato per le vacanze estive la lettura del mio libro, chiedendo poi un riassunto. Apprezzo la buona intenzione, ma temo che il risultato finale sarà l’opposto di quanto sperato, anche perché non ha molto senso riassumere un libro che è datto di tanti capitoli ciascuno su un tema specifico. Non sarebbe stato più semplice chiedere di raccontare alla classe uno dei capitoli? Secondo me sarebbe stato simpatico anche per abituare gli studenti a parlare in pubblico su un argomento. Non so quanto sarebbe servito ad Alessia, ma a qualcun altro forse sì…

Salvini, le “dirette facebook” e le finte marce indietro

Scusate il ritardo nel commentare le italiche notizie: in questi giorni sono parecchio impelagato a preparare testi per la direttiva copyright da un lato e per tre mie presentazioni matematiche, una a Torino mercoledì e due a Padova sabato. Però non posso lasciar passare sotto silenzio l’ultima trovata del vicepremier e Ministro di Praticamente Tutto: l’apertura IN DIRETTA FACEBOOK dell’avviso di indagini per sequestro di persona nel caso della Diciotti. (Nota a latere: se io fossi stato il giudice, non avrei mai aperto il fascicolo, per la banale ragione che Salvini è furbo e non ha compiuto nessun atto ufficiale. O forse addirittura avrei aperto il fascicolo contro ignoti e fatto finta di nulla quando avesse ribadito NON SONO IGNOTI! SONO STATO IO! nell’ennesima diretta Facebook).

Il problema è sempre il solito. Le sparate possono funzionare bene (vedi Benito M. nel caso Matteotti) oppure funzionare male (vedi Bettino C. nel caso Tangentopoli), a seconda del momento storico; e questo è il momento storico in cui funziona. Quello che sicuramente non funziona è puntualizzare che sta dicendo cose fuori dalla Costituzione, a meno probabilmente di rispondere a slogan; ma soprattutto è pensare che solo perché il giorno dopo stempera i toni la situazione sia rientrata. No, non è così. La mezza smentita non sarà mai letta dai suoi, che continueranno ad adorare il Capitano (non trovate che suoni meglio che Duce? Eppure il significato letterale è lo stesso…) perché le ha cantate ai giudici NON ELETTI DAL POPOLO. L’unica cosa che mi stupisce è che dopo che Berlusconi ha fatto la stessa cosa per anni (per tv e non per socialcosi, ma i tempi cambiano) nessuno se ne accorga.