rec 2026, recensioni

Standard Deviations (libro)

copertinaGary Smith si deve essere sicuramente divertito a mostrare come anche autori famosi, come quelli di Freakonomics, hanno usato esempi sbagliati nel loro libro, così come secondo lui se dopo aver detto di avere due figli una persona aggiunge che uno è un maschio nato di martedì la probabilità che anche l’altro sia un maschio non cambiano, nonostante quanto si sente dire (ma qui non lo seguo, anche se è vero che il risultato è strano).
Come il gioco di parole del titolo può fare intuire, il libro mostra come le assunzioni statistiche fatte non solo da noi ma anche da esperti possono essere errate. Ogni capitolo termina con un riassunto, dal titolo “Don’t be fooled”, che può essere usato per verificare se abbiamo capito il contenuto mostrato; alla fine del testo c’è anche un insieme di strategie per accorgersi di quando un dato numerico è errato. Ma limitarsi a leggere questi bignami farebbe perdere la prosa brillante di Smith, che anche quando riprende esempi noti in letteratura lo fa in modo da fare venire voglia di rileggerli. In realtà esempi di IA ce ne sono relativamente pochi, a parte i problemi con il loro addestramento;  ma non è certo per quello che il libro è da leggere. Altamente consigliato.

Gary Smith, Standard Deviations : The truth about flawed statistics, AI and Big Data, Duckworth Overlook 2025², pag. 388, € 8,30 (cartaceo: 17,08), ISBN 9780715655238 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 5/5

giochi

Primaries

esempio di giocoPrimaries è un gioco in cui bisogna riempire la forma data (dove ci sono alcune aree bloccate) con rettangoli tutti di dimensione diversa, e di aree il più simile possibile: il vostro punteggio è la differenza tra la massima e minima area. Io ci ho provato un po’ e posso assicurarvi di essere una pippa: voi magari sapete fare di meglio.

Come vedete dalla figura qui a fianco, la configurazione di rettangoli è nello stile dei dipinti di Piet Mondrian, e uno può anche decidere di salvare il capolavoro che ha composto…

curiosità 2026, curiosita'

L’ora intercalare

Per alcuni decenni, da quando abbiamo avuto a disposizione orologi atomici molto precisi, abbiamo avuto dei problemi nel misurare il tempo. Dire che un secondo era 1/86400 di un giorno non bastava più, nemmeno considerando il giorno medio, perché la Terra stava leggermente rallentando la sua velocità di rotazione. Si era così deciso di aggiungere quando serviva il cosiddetto secondo intercalare: un secondo aggiunto alla fine del 30 giugno o del 31 dicembre per riallineare la mezzanotte. Abbiamo insomma avuto ogni tanto le 23:59:60, facendo impazzire non so quanti sistemi informatici e inventare nuovi sistemi: per esempio, Google e Amazon rallentavano leggermente i “loro” secondi per riallinearsi dopo qualche ora al nuovo orario

Il piccolo problema, a parte quello di dovere aggiungere ogni tanto il sessantunesimo secondo, è che la Terra sta di nuovo accelerando, e quindi si correva il rischio di dover togliere un secondo. Alla fine così la Conferenza generale dei pesi e delle misure ha tagliato la testa al toro e deciso che dal 2027 si aggiorneranno gli orologi solo quando la differenza con il tempo planetario sarà di 3600 secondi, cioè un’ora; tanto siamo già abituati all’ora legale, ammesso che non la tolgano. Sarà, ma a me pare tanto una decisione presa perché tanto non ci sarà nessuno di noi quando toccherà rimettere a posto gli orologi…

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mate-light 2026, matematica_light

Una successione un po’ strana

La successione A052999 di OEIS ha una definizione un po’ strana. Prendiamo un numero primo p e cerchiamo il più piccolo numero primo  q che si ottiene permutando eventualmente le cifre di p aggiungendo se necessario degli zeri. Se non ci sono primi, come nei casi iniziali con 2, 3, 5, 7, si scrive 0; altrimenti prendiamo il valore assoluto della differenza |p − q| Per 11 abbiamo 101, e quindi il quinto valore della successione è 101 − 11 = 90; per 13 abbiamo 31 (e quindi per 31 abbiamo 13) e quindi il sesto (e l’undicesimo) sono 18. Ecco i primi ventidue valori della succesione:

0, 0, 0, 0, 90, 18, 54, 90, 1980, 199980, 18, 36, 360, 3960, 3960, 450, 450, 540, 540, 36, 36, 18.

In genere sono numeri non troppo grandi: solo il decimo termine, quello corrispondente a 29, è piuttosto grande, perché il più piccolo primo della forma 2000…009 è 200009. (Ovviamente un numero primo non può finire per 2 o 0, quindi il suo formato è fissato) E il ventitreesimo termine, quello corrispondente a 983? È

79999999999999999999999999999920.

Il più piccolo primo della forma 8000…003 è infatti $8*10^31+3$. Il bello è che poi la successione torna a valori più civili:

720, 18, 90, 72, 36, 90, 18, 144, 18, 36, 54, 270, 900, 414, 450, 450, 36, 18, 630, 720, 54, 18, 720, 810, 1980, 1800, 1800, 2790, 54, 180, 270, 20250, 1800, 1800, 144.

Non si sa se a parte i primi quattro valori la successione avrà mai uno zero, né si sa molto di più su questa successione: magari un LLM può trovare qualcosa, anche se ne dubito. Diciamo che i matematici si divertono con poco.

admin

Oggi i bot cinesi sono in forma

Non vi sembra strano che oggi gli accessi al mio sito dalla Cina siano il triplo di quelli dall’Italia? (ok, a me sembrano più strani i cinque dall’Indonesia)

Ormai non è più possibile avere statistiche decenti per il mio sito, i numeri dei bot sono esagerati e nascondono i pochi veri accessi – per darvi un’idea, ultimamente erano sui 400 al giorno e già lì secondo me c’erano dei bot. Evidentemente c’è molta richiesta di materiale in lingua italiana.

sfrucugliate

Tracking pixel e supercazzole

Se vi steste chiedendo come mai vi stanno arrivando tante mail con un testo tipo «Per garantire la massima trasparenza, desideriamo informarti che le nostre e-mail possono includere tecnologie di rilevazione, come tracking pixel e strumenti analoghi, che ci consentono di comprendere come vengono visualizzate le comunicazioni che inviamo» la risposta è semplice: il 29 ottobre scade il termine per adeguarsi alle linee guida del Garante sui tracking pixel nelle email, e tutti hanno aspettato l’ultimo momento possibile per avvisare i più o meno ignari utenti di quello che fanno da una trentina d’anni a questa parte.

Se vi steste chiedendo cosa solo i tracking pixel, sono delle immagini di dimensione 1 pixel per un pixel (quindi praticamente invisibili, soprattutto se il “colore” è trasparente) inserite nelle email. Voi aprite l’email e il browser trullo trullo vede che c’è un link e va subito a scaricarlo e a (non) farvelo vedere. Guardando i suoi log, il mittente dell’email sa così chi l’ha aperta. L’immagine naturalmente è sempre la stessa ma il link all’immagine è sempre diverso, sia per riconoscere quali utenti hanno effettivamente aperto la mail sia per evitare che il browser sia abbastanza intelligente da accorgersi che l’immagine se l’aveva già salvata e quindi non scaricarla di nuovo. Se siete curiosi, qui c’è un esempio di tracking pixel preso dall’email che ho ricevuto da GEDI Digital e che segnalava l’aggiornamento delle loro condizioni d’uso. Il parametro mso-hide nelle istruzioni di stile dice di non mostrare il testo; posso immaginare che mupckp sia il mio identificativo interno GEDI mentre q è quello del messaggio in sé.

<img alt="" src="https://nl-kataweb.musvc2.net/e/c?q=0%3dLWKZL%26D%3dGcL%26F%3dFXOaGd%267%3dWNfM8s3pWOc%26z%3daN0uUKYs-8HdJ-VtcI-4Mdt-ZudQaq8t7HXx%26A8%3dXKZLcL%266%3d2RANrY.679%26Q%3d-IbLaLZKbNZ&mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" width="1" height="1" border="0" style="mso-hide:all;display:none!important;min-height:1px!important;width:1px!important;border-width:0!important;margin-top:0!important;margin-bottom:0!important;margin-right:0!important;margin-left:0!important;padding-top:0!important;padding-bottom:0!important;padding-right:0!important;padding-left:0!important">

Come dicevo, la pratica dei tracking pixel è vecchia quasi quanto il web, e mi stupisco che il Garante Privacy abbia deciso che gli utenti debbano esserne a conoscenza. Certo, in teoria ci sarebbe il flag di lettura messaggio che può essere richiesto dal mittente, ma in pratica penso siano in tanti, me compreso, a bloccarlo automaticamente; il tracking pixel è più subdolo. In compenso GEDI non solo obbliga gli utenti a negare esplicitamente il consenso ai tracking pixel, come del resto immagino stiano facendo tutti, ma ha avuto il coraggio di scrivere questo nelle condizioni d’uso:

La base giuridica del trattamento in questione è individuata nell’esenzione dalla raccolta del consenso di cui all’art. 122, comma 1, del Codice Privacy, in quanto, sulla base delle indicazioni fornite da parte dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, si ritiene l’uso di tali tracking pixel possa rientrare nella deroga normativa, in quanto funzionale a garantirle, in quanto destinatario delle comunicazioni mandate via e-mail da GEDI Digital, un servizio più efficace ed efficiente, a suo beneficio, nonché un corretto recapito delle comunicazioni dovute ai sensi dei rapporti contrattuali in essere e/o per legge.

Se uno va a leggersi la nota del Garante, le deroghe sono ammesse in questi casi: (a) conteggio statistico, ma allora si dice che i pixel non devono essere univoci per utente ma identici per la stessa campagna, e quindi inutili per tracciare l’utente; (b) misure di sicurezza per l’autenticazione; (c) obblighi di legge – attenzione: non contrattuali. D’altra parte, se a GEDI fossero stati davvero convinti di quello che hanno scritto non si sarebbero limitati a citare il generico codice privacy ma la nota specifica del Garante, con tanto di link.

Ciò detto, che possiamo fare noi poveri utenti? Ben poco. Possiamo dire al browser di non caricare automaticamente le immagini, funzione retaggio di quando le connessioni erano lente e le mail generalmente testuali; ma è appunto un flag tutto-o-niente, e spesso è necessario vedere le immagini per sapere cosa bisogna fare. Certo, potremmo immaginare che tra i settaggi di un browser ci fosse “non caricare automaticamente le immagini 1×1”. Non sarebbe una risposta definitiva – il tracking può essere messo all’interno del link a un’altra immagine, anche se poi è più scomodo estrarre i dati – ma sarebbe meglio di niente. Però chissà come mai nessuno implementa tale funzione… (domanda retorica, se non l’aveste capito).

Ho chiesto a ChatGPT se ci fossero estensioni che fanno quello che cercavo e mi ha trovato Mailshade e Trocker: vedrò se funzionano almeno in parte.

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ia 2026, IA e informatica

Handover?

Scott Alexander, oltre a essere logorroico, è anche un grande sostenitore dell’IA in formato “bravi ragazzi”. Nel suo pippone della settimana scorsa ha spiegato in lungo e in largo perché decidere volontariamente che le IA reggano la nostra civiltà (“Handoverism”, potremmo dirlo trasferimentismo), e perché questo è diverso dal “successionism”, dove le IA prenderanno comunque il controllo ma perseguendo i propri interessi. Si affretta a dire che i suoi scenari sono tutti fantascientifici, ma facciamo finta anche noi che potrebbero essere messi in pratica, non dico tra quattro anni come in un suo esempio ma tra venti anni per non andare troppo lontano nel tempo.

Io mi sono letto tutto il pezzo, compresa la parte finale dove mette a confronto le IA con Dio, passa dalla citazione biblica di quando gli ebrei dicono di volere un re, Samuele cerca di spiegare che non sarebbe una buona idea ma Dio gli dice “Vogliono un re? Peggio per loro” e continua dicendo “Beh, Dio ha permesso agli ebrei di tornare nella Terra Promessa, ha lasciato che non si partorisse più con dolore per mezzo dell’epidurale, ha lasciato che il lavoro d’ufficio abolisse il dover faticare per ottenere ciò per cui vivere, magari cancellerà anche la sua maledizione dei regnanti”. Però tutto il suo racconto si basa su un assioma: che le IA possano essere allineate e quindi volere i nostri interessi. A parte che al momento non mi pare proprio sia così, direi che il suo argomento è circolare: se le IA sono buone è meglio che ci governino, ma ci governeranno proprio perché sono buone. Diciamo che io non ho fiducia né nell’umanità né nelle intelligenze artificiali, e a questo punto tanto vale rimanere come siamo…

giochi, giochi 2026

Quizzino della domenica: Biberon

823 – configurazioni

Quando i miei gemelli erano piccoli, avevo cinque biberon, tre azzurri e due verdi. Ciascun biberon era composto da tre parti, come si vede in figura, che potevo riassemblare a piacere. Dopo che una notte ho preparato un biberon con un pezzo verde e due azzurri, mi sono fatto un punto di onore nel non avere nessun biberon con i tre pezzi tutti dello stesso colore. Se ora mi capitasse di dover comprare dei nuovi biberon gialli, quale sarebbe il numero minimo che mi costringerebbe a lasciarne intatto uno?

biberon disassemblato in tre parti e riassemblato(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p823.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Scientific American Math Puzzles; immagine di anonymous, da OpenClipArt.)

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