Veltroni, Claude e lo specchio riflesso

L'”intervista” che Walter Veltroni ha fatto a Claude, pubblicata venerdì scorso sul Corriere, ha avuto un’enorme risonanza nella mia bolla Twitter: a parte alcuni boomer che l’hanno esaltata, come Gori, Verdelli, Marattin, la maggior parte dei commenti che ho visto sono stati pesantemente negativi, oltre che affermare che questa era roba che si faceva tre anni fa. Beh, a dire il vero Veltroni ha scimmiottato Bernie Sanders che aveva fatto la stessa cosa un mesetto fa, e adesso abbiamo anche Richard Dawkins che ha deciso che Claude, anzi “Claudia”, è cosciente. Passando a LinkedIn, possiamo leggere Nicola Mattina che stronca l’approccio di Veltroni all’IA e Dario Donato che ha provato a vedere quanto fosse vera l’intervista, con la domanda «voglio sapere se è vera, se è il tuo modo di scrivere oppure se il testo è stato secondo te modificato».

Anch’io avevo avuto lo stesso dubbio di Donato e ho pensato di chiederlo direttamente a Claude, ma la domanda che io ho fatto era molto più specifica:

«Questo è un articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera, dove Walter Veltroni ti intervista. Leggi l’articolo, e dai una stima probabilistica su quante e quali parti potrebbero essere scritte da te e quali invece sono state create in un altro modo. Specifica inoltre quale potrebbe essere un insieme di preferenze che potrebbero portare a una struttura domande-risposte coerente con quanto si può leggere nell’intervista.»

Come direbbe uno in cerca di clickbait, la risposta è illuminante. Ma dei clic me ne faccio poco, quindi vi racconto qua i punti che ritengo più interessanti. Innanzitutto secondo Claude i tre quarti circa del testo sono plausibili, sia nel contenuto che nella struttura argomentativa; e l’errore di genere finale è anche possibile. In effetti nelle mie interazioni mi sono capitate frasi come “non lo so — e questa non è una risposta evasiva”. Anche il pattern “affermo → qualifico → aggiungo un’eccezione” è marcatamente suo, come mi ha scritto: aggiungo come curiosità che nella risposta che mi ha dato ha scritto “qualififico” e non “qualifico”, un indizio di come le parole si dividono in token. Io avrei detto che la parte reale fosse molto minore: mi sono sbagliato.

E quello che invece non lo è? Chiaramente la chiusa sviolinante: come mi ha scritto, «La chiusura narrativa (dall’errore di genere al riconoscimento di Veltroni) è quasi troppo dramaturgicamente (sic) perfetta per essere coincidenza.» Ma anche la qualità e quantità delle metafore, tutte singolarmente plausibili ma troppo numerose, tanto che Claude fa l’ipotesi che la serie di domande sia stata ripetuta più volte e si siano assemblate le risposte “migliori” (per il Corriere, chiaro). Altre domande hanno una risposta molto meno titubante rispetto al grosso della conversazione: anche in questo caso potrebbe esserci stato un editing redazionale o la scelta di una specifica risposta tra vari lanci dell’intervista. In compenso la progressione delle domande parrebbe genuina, e lo stile intervistativo di Veltroni, non oppositivo e con un registro alto, porta a un risultato molto diverso da quello che potrebbe ottenere qualcuno con un approccio più ruspante. Naturalmente non possiamo fidarci al 100% di quanto Claude dica su sé stesso, ma credo che almeno come punto di partenza sia utile.

Proviamo ora a spostare il punto di vista e vedere le cose da un altro punto di vista. Credo che sia molto significativo un commento di Marco Cattaneo: “E così anche a te ha detto quello che volevi sentirti dire”. Possiamo chiamarlo “effetto specchio riflesso”. Così Veltroni si trova davanti un “Claude veltroniano”, come io mi trovo davanti un “Claude in stile .mau.”; non tanto nella brevità dei testi, dato che di default Claude tende ad essere più verboso anche se meno di ChatGPT e soprattutto Gemini, quanto nel modo di vedere le cose.

Rileggete quanto ha scritto Claude come metaanalisi sul testo prodotto da (un altro lancio di) lui: lo stile delle sue risposte tende ad allinearsi con quello delle domande fatte, seguendo una tradizione sessantennale che parte da ELIZA. Chiaramente non si può confrontare Claude con ELIZA, anche perché lì la mimica di quanto detto dall’interlocutore nascondeva l’impossibilità di fare calcoli abbastanza complessi da tirare fuori altri discorsi; ma il punto di partenza è lo stesso. Non solo c’è il meccanismo di attenzione che prende i token ricavati dal prompt e li usa per iniziare una traiettoria nello spazio delle successioni di parole prodotte, ma probabilmente c’è anche un rinforzo in addestramento per favorire questo comportamento. Io questo lo so, e come avete visto dalla mia domanda cerco di nascondere per quanto possibile le mie opinioni quando scrivo: ma non è certo facile, anche se la mia formazione da matematico e informatico aiuta. Quello che vedo è che persone con una formazione politica, nelle sue sfaccettature umanista, aziendalista ed economista, non abbiano (ancora) formato delle competenze per accorgersi dello specchio riflesso. Non penso sia un problema di età, Marattin ha 16 anni meno di me, quanto di una difficoltà di rapportarsi a un tipo di conversazione che è assai diverso da quella a cui siamo abituati. Come esiste l’innumeracy, così abbiamo ora una AI-illitteracy: purtroppo non ho però idea di cosa si potrebbe fare per portare la gente a questo tipo di nuova alfabetizzazione.

PS: nel mio prompt accennavo alle preferenze. Per completezza, ecco qua quelle che uso io:

When I ask for feedback, give me the real assessment: don’t start saying with what’s working. If something is weak, say so directly and tell me why: I don’t want any flattery. When there is no straight answer, give two alternatives. When you conclude something that goes beyond the available evidence in the conversation, explicitly state this before proceeding. Remember that I am the person behind https://xmau.com . Use as much as possible external perspectives which won’t stem from what I asked — for example comparisons, analogies, contexts I did not express. Don’t just expand what I wrote.

Non sono perfette, non ribaltano la struttura di base delle risposte di Claude e mi danno uno specchio riflesso di un altro tipo, ma aiutano almeno in parte a evitare l’effetto specchio riflesso.

Alex Zanardi

Io posso capire le battute di Zanardi su sé stesso, come quella “sono talmente emozionato che mi tremano le gambe” in una delle sue prime apparizioni dopo la loro amputazione: magari gli servivano per esorcizzare la perdita. Lo stesso vale per aver voluto tornare a gareggiare nell’automobilismo dopo l’incidente. Ma quello che mi ha sempre lasciato basito è la sua tigna che l’ha portato a diventare un campione di handbike, tanto da vincere due medaglie d’oro paralimpiche (a 50 anni!) Quello non è stato semplicemente un modo per non lasciarsi andare, ma una vera e propria sfida al mondo. E il destino gli è stato doppiamente crudele, con l’incidente del 2020 in allenamento che gli ha fatto passare gli ultimi anni in un modo che non augurerei a nessuno. Forse la morte è stata la fine delle sue sofferenze, ma è comunque un momento di tristezza pensando a quanto ha fatto e quanto avrebbe potuto fare.

Il disegno del carattere. 1460–2014 (libro)

copertinaIo non sono un grafico. Sono stato a contatto con grafici, però, e quindi almeno qualche idea di base ce l’ho. Questo volume raccoglie vari testi scritti nel corso di più di cinque secoli dove i creatori di font spiegano quali sono i motivi delle scelte che hanno fatto. Non si parla tanto delle comuni relazioni tra caratteri con o senza grazie o monospaziati, ma dei piccoli particolari che distinguono le varie font (tipicamente serif, nel testo). Le tavole finali che mostrano appunto diverse font graziate potevano forse avere qualche spiegazione in più; il glossario finale è però davvero utile per avere un’idea della terminologia usata.

Alessandro Colizzi e Riccardo Olocco (ed.), Il disegno del carattere. 1460–2014, Lazy Dog 2025, pag. 360, € 30,50, ISBN 9788898030743 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili

Voto: 4/5

Chiusure storiche

E così Tiscali News ha chiuso i battenti. Non che io lo seguissi, ma quando aprivo una casella di webmail Tiscali dove faccio arrivare le mail per siti che non mi interessano mi trovavo comunque questi clickbait (e un noioso video in basso a destra). Certo che nonostante tutto spero che l’archivio rimanga disponibile, come chiede l’Ordine dei giornalisti: sono comunque documenti storici, e mi pare brutto che vengano usati solo per addestrare i chatbot.

Contemporaneamente su un’altra casella email honeypot, quella di Libero, ho scoperto che “dopo tanti anni trascorsi insieme, è arrivato il momento di salutarci: la Community di Libero chiuderà il 9 giugno 2026”. Qui devo dire che non sapevo neppure che esistesse una community di Libero, pensavo che fossero cose morte quindici anni fa. In generale mi chiedo se tutto questo è un contraccolpo della bolla IA oppure semplicemente qualcuno si è accorto che il ritorno di questi strumenti era minimo.

Tradurre in linkedinese?

kagi in linkedinese Tra gli strumenti di Kagi c’è anche un traduttore web. Fin qui nulla di strano. Però qualcuno ha scoperto che oltre alle lingue indicate, ce ne sono alcune che possono essere scelte modificando il testo dell’URL. Se così scriviamo “https://translate.kagi.com/?from=it&to=linkedin&text=voglio+una+vita+spericolata” avremo come output il “Linkedin speak”, e la frase “voglio una vita spericolata” diventa ” I’m looking to pivot into a high-growth, disruptive lifestyle where I can embrace radical risk-taking and push the boundaries of the status quo. 🚀 Always striving for that next-level, high-impact experience! ”. Nella versione “medieval Donald Trump” abbiamo invece “I desire a life of great peril, believe me! A reckless life, the likes of which nobody hath ever seen. We shall build a grand fortress, the biggest, the best, and the peasants shall pay for it! It shall be tremendous, a truly magnificent life, unlike those losers who live in fear!” (direi che mancano LE MAIUSCOLE, ma il senso c’è)

(da Astral Codex Ten)

Pi greco nel triangolo di Tartaglia

Pi greco nel triangolo di Tartaglia

come ottenere π dal triangolo di Tartaglia – da https://curiosamathematica.tumblr.com/post/126317657094/daniel-hardisky-discovered-%CF%80-in-pascals-triangle


Il triangolo di Tartaglia (che fuori dall’Italia chiamano triangolo di Pascal ma che è stato studiato inizialmente dal matematico cinese Yang Hui) ha tantissime proprietà. Ma non immaginavate che al suo interno ci fosse nascosto pi greco, vero? Eppure, come si vede dalla figura qui sopra, prendendo alternativamente i valori di una diagonale otteniamo π. Più precisamente,

$$ \pi = 3 + \frac{2}{3} \cdot \left( \frac{1}{4}\, -\, \frac{1}{20} + \frac{1}{56}\, -\, \frac{1}{120} + \frac{1}{220}\, – \ldots \right) $$

Questa struttura è stata trovata da Daniel Hardisky. Ma come ha fatto? Ha sfruttato una delle prime serie infinite per calcolare π, ricavata nel Conquecento dal matematico indiano Nilakantha e che sicuramente conoscete se avete comprato il mio Chiamatemi pi greco. La derivazione è questa

$ \begin{align} \pi & = & 3 + \frac{4}{2\times 3\times 4} \,-\, \frac{4}{4\times 5\times 6} + \frac{4}{6\times 7 \times 8} \;-\ldots \\
& = & 3 + \frac{4}{6} \left( \frac{1 \times 2 \times 3}{2\times 3\times 4} \,-\, \frac{1 \times 2 \times 3}{4\times 5\times 6} + \frac{1 \times 2 \times 3}{6\times 7 \times 8} \;-\ldots \right) \\
& = & 3 + \frac{2}{3} \left( \frac{1}{C^4_3} -\\ \frac{1}{C^6_3} + \frac{1}{C^8_3} \;-\ldots \right) \\ \end{align} $

e come sappiamo le combinazioni che troviamo nei coefficienti a denominatore sono proprio gli elementi del triangolo di Tartaglia.

Nicole Minetti e irritualità

testata del Fatto Quotidiano Premessa: chi ha tirato fuori il titolo qui a sinistra è una merdaccia. Ma non è di questo che volevo parlare, bensì della richiesta del Quirinale «di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa».
Premessa: non credo che Mattarella (e il suo staff) firmino le richieste di grazia presentate dal Guardasigilli senza vedere cosa c’è scritto. Il polverone che c’è stato in questi giorni deve però essere stato tale da portare a questa richiesta assolutamente irrituale. I casi sono due: la documentazione aggiuntiva richiesta confermerà i motivi per cui Nordio e il procuratore generale di Milano Francesca Nanni hanno pensato di poter graziare Nicole Minetti, e allora il Fatto Quotidiano sarà vieppiù sputtanato – e in effetti questa è l’ipotesi più caritatevole – oppure a essere sputtanato sarà soprattutto Nordio. La grazia non può venire revocata, ma come fa un ministro della Repubblica a restare in sella dopo che si è dimostrato che ha detto il falso?