Stamattina, mentre tornavo dalla palestra, ho visto una classe di bimbetti, saranno stati di seconda elementare al massimo, portati in gita dalle maestre. Immagino andassero verso villa Lonati a vedere le piante, ma quello non è poi così importante. Quello che ho notato è invece che le maestre avevano una lunga corda, con due manicotti davanti e dietro, che faceva un anello lungo e stretto, così i bambini dovevano naturalmente rimanere in fila senza spostarsi di qua e di là.
Sono certo che ai miei tempi non c’era nulla del genere (e le classi erano anche più numerose, poveri maestri): ma l’idea mi è sembrata bellissima!
Chiesa o installazione?
Questa è la settimana della Design Week, il che significa che Milano è ancora più caotica del solito: anche perché l’abitudine è oramai di riempire tutta la città di installazioni temporanee.
Domenica scorsa ero di turno con la Mailänder Kantorei a cantare per il culto riformato nella chiesa della comunità protestante a Milano: ci siamo trovati la chiesa addobbata così, con un’installazione di Alessandro Bini. Devo dire che il fatto di avere una chiesa protestante e quindi dall’interno spoglio aiuta parecchio: però secondo me l’effetto finale non è affatto brutto. Voi che ne pensate?
Non fatevi creare una password dalle IA
Il Register ha riportato che a febbraio la società di sicurezza IA Irregular ha fatto un esperimento: in sessioni diverse ha chiesto ai principali modelli IA di generare password “forti”, di 16 caratteri con maiuscole, minuscole, cifre e caratteri. I risultati sono stati pessimi: per esempio Claude 4.6 su cinquanta prompt ha dato solo 30 password diverse mentre altre 20 erano già apparse. Per la precisione, una stessa stringa è stata emessa 18 volte! Risultati simili sono arrivati con ChatGPT e Gemini.
Sono ragionevolmente certo che le nuove versioni dei sistemi hanno corretto questo comportamento: non ci vuole molto a inferire da un prompt che occorre qualcosa di casuale e lanciare un agente che generi effettivamente una stringa (pseudo)casuale. Non è poi qualcosa di tanto diverso dall’avere cominciato a usare le ricerche web per aggiungere informazioni a quanto catturato dai parametri del modello. Se non si fa così, il mero calcolo delle probabilità fa sì che la risposta che viene generata si allinei su una stessa linea, quella della password ripetuta uguale 18 volte. Il punto, come al solito, è che per fare questo passaggio e arrivare a usare un generatore esterno di numeri (o password, come in questo caso) casuali bisogna pensarci su a priori… o aspettare che qualcuno te lo faccia notare. Io credo che – se mai arriveremo davvero all’AGI, l’intelligenza artificiale generale – questo capiterà perché qualcuno è riuscito a trovare il modo di costruire un metamodello, che guarda da un punto di vista più astratto i risultati e veda cosa potrebbe mancare e si immagini un modo per ottenerlo a partire dagli strumenti che ha. Se volete potete chiamare questo livello “creatività”: ma più che le etichette secondo me quello che importa è appunto una visione più generale.
Quizzino della domenica: il bersaglio di Apollonio
796 – analisi
Il vostro amico Apollonio ha un bersaglio per le freccette molto speciale: una gerla di Apollonio, cioè un ricoprimento di un cerchio di area 1 mediante un numero infinito di cerchi che non si sovrappongono. Come si vede dalla figura, si ha una struttura frattale: ciascun cerchio ha al suo interno lo stesso ricoprimento. La cosa più importante – ci sono molte gerle di Apollonio possibili – è che in ciascun cerchio ci sono due cerchi di raggio metà di quello principale che sono tangenti tra loro e con la circonferenza di partenza. Quando si lancia una freccetta, il punteggio che si ottiene è la somma delle aree di tutti i cerchi al cui interno si trova la freccetta. Le circonferenze fanno parte dei cerchi. Qual è il punteggio massimo che si può ottenere?

(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p796.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema e immagine di Quowong Liu, da Fiddler on the Proof.)
Le macchine del linguaggio (ebook)
Se volete davvero capire la logica alla base degli modelli attuali dell’intelligenza artificiale questo è il libro che fa per voi. Ferrara parte proprio dalle basi per spiegare quali sono le caratteristiche di un LLM, il motore alla base di tutto (poi ci sono mille altre migliorie pratiche, a partire dalla capacità che ormai hanno i modelli, come quella di fare ricerche in rete oppure testare il codice prodotto). Non dovete lasciarvi spaventare dalla matematica, che comunque non è di per sé complicata; mettetevi a leggere con calma e assaporate la sua misscela di tecnica e filosofia, per arrivare a non avere paura di un’IA… o magari di averne paura, ma per tutta un’altra ragione.
Alfio Ferrara, Le macchine del linguaggio : L’uomo allo specchio dell’intelligenza artificiale, Einaudi 2025, pag. 432, € 13,99 (cartaceo: 26), ISBN 9788858448755 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 5/5
The Daily Baffle
Il Daily Baffle è un sito che ogni giorno presenta una serie di quiz che non ho mai visto in giro. In Truthsorting bisogna mettere in ordine sei frasi in modo che siano vere o false a seconda se la posizione in cui si trovano è bianca o nera; in Pathword dovete inserire man mano le lettere date (con il passo del re) per formare quattro parole di quattro lettere; Arithmeglyphs applica delle regole specifiche a ciascuna cifra, e bisogna trovare quale combinazione porta al risultato finale indicato; in Morphology le risposte alle varie domande presenti sono parole quasi con le stesse lettere delle risposte precedenti; in Triword bisogna trovare le tre lettere che aggiunte all’inizio o alla fine dei tre frammenti dati formano parole di senso compiuto; infine in Rubygram si ruotano i quadrati con le lettere per arrivare a formare parole di senso compiuto.
Io ci ho giocato un po’ la settimana scorsa e ho deciso che si perde troppo tempo: vi ho avvisati!
adelante con juicio
Ricordate la mia raccomandata mai consegnata? Il 20 marzo ho mandato una PEC con il reclamo. L’altro ieri (14 aprile) mi arriva una mail (non PEC) che mi dice
[…] A seguito delle nostre verifiche, Le comunichiamo che il servizio non è stato svolto secondo gli standard previsti.
A seguito delle nostre verifiche, è emerso che l’invio in argomento è stato smarrito durante le fasi di lavorazione, ed è stata presentata denuncia di smarrimento presso le Autorità Competenti. […]
(ok, immagino che la denuncia sia un atto formale) Otterrò quindi un indennizzo di 36 euro, che mi verrà corrisposto tramite assegno postale entro quaranta giorni lavorativi. Mi chiedo perché ci mettano due mesi per un rimborso. Ma soprattutto mi preoccupa una cosa: l’assegno mi verrà mandato… con una raccomandata.
Aggiornamento: (20 aprile) E invece miracolosamente oggi è arrivato il rimborso!
Il problema del lieto fine
Se prendiamo su un piano tre punti in “posizione generale”, cioè per cui non ci sia nessuna coppia di punti coincidenti e nessuna terna di punti collineari, è sempre possibile costruire un triangolo, e tutti i triangoli sono figure convesse. Con quattro punti in posizione generale non è detto che possiamo costruire un quadrilatero convesso; sappiamo infatti che esistono quadrilateri concavi. Ma se di punti ne abbiamo cinque, allora possiamo sempre sceglierne quattro che formano un quadrilatero convesso. La dimostrazione non è affatto complicata. Cominciamo a considerare l’inviluppo convesso dei cinque punti, cioè il più piccolo poligono convesso che li contenga tutti; pensate a un elasticone che viene teso in modo da contenere i punti e poi cerca di tornare alla sua lunghezza di base. Per definizione l’inviluppo convesso è convesso. A questo punto ci sono tre casi possibili. Se l’inviluppo è un quadrilatero siamo a posto. Se è un pentagono (come nella parte di sinistra della figura) basta togliere un punto qualunque e otteniamo il quadrilatero richiesto. Se invece è un triangolo, prendiamo i due punti interni e tracciamo la retta che li congiunge. Essa lascerà un punto da una parte e due dall’altra; il nostro quadrilatero sarà formato allora da quei due punti e dai due interni.

Lo, so, vi state chiedendo perché il teorema si chiami “problema del lieto fine” (“Happy ending problem“). La risposta è buffa: il problema era stato proposto da Esther Klein al circolo dei giovani matematici di Budapest e fu risolto da George Szekeres. I due poi si sposarono (un matrimonio felice, durato quasi settant’anni): Paul Erdős, anch’egli parte del circolo, pensò che il merito fosse anche un po’ del problema e gli diede quel nome.
Nel 1935 Erdős e Szekeres dimostrarono una generalizzazione del teorema: dato un intero \( N \), esiste un numero finito \( f(N) \) tale che un insieme di \( f(N) \) punti in posizione generale contiene necessariamente un N-agono convesso. Nel 1961 dimostrarono anche che \( f(N) \ge 2^{N-2} + 1 \). Cosa sappiamo? Che \( f(3) = 3 \), \( f(4) = 5 \), \( f(5) = 9 \), \( f(6) = 17 \). Quest’ultimo risultato è stato dimostrato con l’ausilio di un computer nel 2006 da Szekeres (che in effetti era morto l’anno precedente…) e Lindsay Peters. Fine. Come quasi tutti i problemi combinatori della teoria di Ramsey, sono semplicemente troppo difficili per le nostre capacità…
PS: trovate ulteriori informazioni qui.