E scisma fu
Personalmente non trovo nulla di così strano nel fatto che la Fraternità San Pio X abbia ordinato i “suoi” quattro vescovi, che sono pertanto stati automaticamente scomunicati. Quello che mi fa al più ridere è che i lefebvriani abbiano detto “La Fraternità deplora sinceramente che, a causa delle circostanze eccezionali, queste consacrazioni abbiano dovuto essere conferite senza l’autorizzazione del Santo Padre. Deplora in particolare che al Superiore generale della Fraternità non sia stata concessa la possibilità di incontrare personalmente Sua Santità il papa Leone XIV, al fine di esporGli con filialità i gravi motivi che rendevano necessaria questa cerimonia”. Loro sono intimamente convinti che il Concilio Vaticano II gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare, e nulla farà cambiare loro idea. Ma già Ratzinger, che a quel concilio c’era, non era poi così d’accordo con loro, pur avendo fatto tante concessioni. Lasciamo pure perdere Bergoglio; ma non riesco a capire come i lefebvriani non siano riusciti a capire che Leone XIV è sì un conservatore, ma non ha nessuna intenzione di accettare che qualcuno nella chiesa cattolica romana voglia fare di testa sua, e soprattutto dire che il papa sta sbagliando.
Quello che però trovo ipocrita nella Fraternità è non essere coerenti fino in fondo e formalizzare lo scisma, trovando un modo per eleggere un nuovo (loro) papa. O meglio, lo capisco perfettamente. Uno scisma formale è l’equivalente della scissione di un partito politico: non è affatto detto che gli elettori, pardon i fedeli, continuino a seguirti. Ma appunto, posso dire che è pura ipocrisia? Chissà se a questo punto il Vaticano avrà a sua volta il coraggio di definire questa consacrazione l’inizio di uno scisma. Con i primi vescovi lefebvriani non l’hanno fatto, e il risultato è questo: le cose non cambieranno certo verso l’unità.
(Ah, non penso che un movimento restaurazionista come la Fraternità potrà mai avere una vera massa critica, nonostante tutte le narrazioni di frotte di giovani che vi si avvicinano)




Mettiamola così: se volete sapere qualcosa di come fanno le IA a essere più brave di noi, avete sbagliato libro. Qui Cristianini parla della grande gara tra valutatori – chi crea i test per stabilire quanto le IA siano brave – e addestratori – chi appunto addestra le IA per superare i test. Da questo punto di vista il libro diventa utile, perché ci fa scoprire quanti test diversi sono stati sviluppati negli anni e come le IA sono sempre riuscite a ottenere risultati prima paragonabili e poi migliori degli esseri umani in un tempo brevissimo. Lo stile di scrittura è leggero e piacevole, ma come dicevo quello della gara è l’unico motivo per cui potrei consigliarne la lettura.