OPAS di Poste su Tim. E ora?
Terminati i tempi supplementari dell’OPAS di Poste su Tim i risultati non sono poi stati così eclatanti come penso Del Fante sperasse. Poste infatti detiene ora l’85,86% delle azioni Tim: ben oltre la maggioranza dei due terzi necessaria per le assemblee straordinarie, ma meno del 90% necessario per fare il delisting e quindi togliere Tim dal mercato azionario, come era la sua idea iniziale. In teoria sarebbe possibile acquistare azioni in Borsa, ma non mi pare che Poste sia così interessata, tanto che in due settimane le azioni Tim hanno perso quasi il 15% del loro valore e quindi probabilmente non ci crede neppure il mercato. A questo punto non mi stupirei se Poste passasse al piano B e operasse una fusione per incorporazione, con la società madre (improbabile) o con un’altra azienda non quotata del gruppo / una NewCo (più facile), per togliersi dai piedi anche il resto del flottante. Naturalmente dal punto di vista di noi dipendenti il delisting sarebbe stato abbastanza trasparente. Il top management viene probabilmente buttato fuori con una più o meno alta buonuscita, ma in basso non cambia nulla. La fusione sarebbe invece un bagno di sangue: è vero che generalmente si fa un accordo “di armonizzazione”, ma si perde sempre qualcosa e soprattutto si creano lavoratori di serie A – quelli attualmente in azienda – e di serie B – i nuovi assunti.
Poi è noto che io non capisco un tubo né di politica né di economia, e quindi potrei sbagliarmi di grosso. Vedremo tra qualche mese; per il momento non sta succedendo nulla di particolare. Sì, è partito ufficialmente l’esercizio delle attività di direzione e coordinamento: ma cosa pensate si stia facendo da un anno a questa parte?

Immagino abbiate letto in tanti del Premio Internazionale della Cultura 

Comincio subito con un’affermazione che vi stupirà: capisco perché Warner Bros aveva deciso di non mandare nelle sale (o in tv, o in streaming) 