TIM: sperate solo che vada tutto bene

Lo so, lavoro nel gruppo Telecom. Però tante volte avrei voglia di strozzare quelli che hanno creato le procedure di gestione. (Non ce l’ho con i colleghi del Customer Care, loro fanno quel che possono e anche di più…)
Tralasciamo “cosucce” tipo il fatto che il telefonino di Anna sia di nuovo bloccato perché risulta mancante un pagamento di 10 (dieci) euro. Non solo la bolletta è domiciliata, ma la scorsa settimana, quando è arrivato l’avviso e Anna ha telefonato al 119, le hanno detto “no, non paghi, che a video c’è scritto che stanno facendo un ricalcolo!”. La storia stavolta è un po’ diversa.
Venerdì Anna ha deciso di comprarsi un iPad2 (era un mesetto che lo stava lumando…) e mi telefona per chiedere che piano fare. Io ero sovrappensiero (a dire il vero stavo pensando a cose di lavoro…) e ho calcolato sulla settimana e non sul mese, e le ho risposto “prendi quello piccolo da 1 GB”. Poi abbiamo fatto due conti e pensato che per cinque euro il mese in più tanto valeva prendere il 5GB/mese… anche perché TIM non ha il tappo, e quando superi la quota mensile paghi 50 centesimi ogni Megabyte, il che è un furto ancorché legale (notate che non è nemmeno possibile chiedere che venga bloccato l’accesso internet fino alla fine del mese).
Bene. Non è possibile cambiare il contratto (e pagare di più). Risultato pratico? Tim perderà soldi, visto che non saremmo mai arrivati a saturare i 5 GB/mese e al momento l’iPad sta girando solo in modo wifi. Non mi sembra una grande idea, no?

Non vuole

I giovini sono nel periodo in cui le cose non le vogliono. Nulla di strano. È però un po’ più strano sentirli parlare in terza persona: non dicono “non vojo” ma “non vuole”. Chissà qual è il recondito significato!

sms antismog

Oggi sia il dorso milanese di Repubblica che quello del Corriere si aprono con una notiziona: Giuliano Pisapia che manda un SMS agli assessori chiedendo «qualche idea e proposta realizzabile in tempi brevi». In pratica, una delle cose più stupide che poteva fare e soprattutto pubblicizzare.
Gli assessori ne sanno probabilmente quanto me e voi su quali misure prendere. L’unica differenza che vedo è che loro possono, almeno in teoria, mettersi tutti insieme con gli uffici comunali a vedere quali sono le conseguenze delle varie idee: se per esempio si chiude il centro alle auto eccetto al più i carpool, le strade della periferia reggerebbero le auto che parcheggerebbero là? e l’ATM ce la farebbe a gestire il servizio aggiuntivo? Oppure se si bloccasse il traffico sugli assi di penetrazione, rinforzando i bus su quegli assi, si otterrebbe qualcosa? Io sicuramente non lo so, non credo lo sappia neppure Maran che pure è quello istituzionalmente incaricato di sapere le cose, e figuriamoci gli altri per cui non è il proprio lavoro. Questo sul merito.
Ma è sul metodo che cascano davvero le braccia. Vuoi convocare la giunta? Fallo. Lo vuoi fare via sms perché sai che non ti leggerebbero l’email? Fallo. Ma non far scrivere dal tuo addetto stampa ai giornali dicendo “guardate che figo il sindaco!”. Sennò io mi sento preso per i fondelli.

Vittorio Curtoni

Con due colpevoli mesi di ritardo ho scoperto la morte di Vittorio Curtoni. Nel piccolo mondo dell’italica fantascienza (mondo del quale io non faccio parte, come avrete capito) Curtoni era noto per essere stato il deus ex machina di Robot, oltre ad aver scritto qualche libro e parecchi racconti – per me sono meglio i racconti, ve lo dico subito. Magari qualcuno sa anche che è stato un traduttore, credo sia stato lui a fare le prime versioni italiane delle opere di Philip K. Dick. Il mio ricordo personale è più su queste ultime righe, ma con una particolarità: chi volesse saperne di più può leggere il suo ricordo su fantascienza.com.
Conobbi Curtoni alla fine degli anni ’80 per via telematica: ci siamo trovati sull’area Fidonet SF.ITA. Stiamo parlando di quasi venticinque anni fa, persino tra i miei lettori ce n’erano ben pochi ad avere idea che si potesse comunicare in modo elettronico. Curtoni aveva un carattere ambivalente: litigare con lui era molto facile, è capitato anche a me, ma era anche prontissimo a fare di tutto. Un giorno andammo a trovarlo a casa sua a Piacenza: la tipica casa dove ovunque hai scaffali di libri, rigorosamente in doppia e tripla fila per occupare tutto lo spazio possibile. Lì capii per la prima volta cosa significasse essere un traduttore: c’erano pacchi di vocabolari specialistici delle materie più incredibili, perché per tradurre l’uno o l’altro libro magari gli era servito sapere di nautica o di araldica.
Sarà stato il 1990 o 1991: “old Vic” (si firmava così già allora) non aveva certo a disposizione Google o tutta l’internet di adesso, e si arrabattava come poteva per fare il suo lavoro al meglio: la “matrix” (la posta elettronica via Fidonet) era un enorme miglioramento rispetto al passato, perché in tre-quattro giorni poteva avere una risposta ai suoi dubbi sul testo di un’opera direttamente dall’autore. Ecco, vorrei ricordarlo così, come un vero artigiano delle parole.

Il grande libro dei giochi (libro)

[copertina]La storia di questo libro (Giuseppe Meroni e Aldo Spinelli, Il grande libro dei giochi, Fabbri 2006, pag. 288, € 12.50, ISBN 9788845137112) è un po’ strana. Le pagine erano originariamente state scritte per una raccolta a fascicoli di Fabbri collezionabili, “Il mondo dei giochi”; quelli di RCS libri han detto “beh, già che ci siamo e che è già stato pagato ce li pigliamo anche noi” il che sarebbe anche andato bene se avessero chiesto di eventuali errori da correggere o perlomeno avessero lasciato l’ordine originale delle pagine, evitando così di lasciare scritto “le soluzioni sono a pagina 17”, quando sono state impaginate a pagina 25. (tra l’altro, nella mia copia manca pagina 127. Errore di stampa o pagina effettivamente inesistente?)
Detto questo, la raccolta è comunque interessante, visto che tratta giochi davvero di tutti i tipi, da quelli all’aperto ai trucchi di magia con le carte, dai giochi di scacchiera a quelli coi fiammiferi. Interessanti anche i cenni storici, che danno un’aria più “calda” alla trattazione.

intersezione semaforizzata

Ieri hanno riaperto la carreggiata centrale di piazzale Istria. Fino all’altro ieri il semaforo della piazza era spento o al più lampeggiante: io arrivavo da via Slataper o via Intra e attraversavo senza nessun problema. Ieri sera (e stamattina) no. Non ho nemmeno avuto bisogno di arrivare in piazza per sapere cosa era successo: le auto bloccavano gli incroci con via Arbe, e anche in bicicletta non era così facile passare.
Considerato che non credo che gli automobilisti sapessero già della novità e avessero cambiato i loro percorsi per sfuttare quei duecento metri in più, non è che forse i tempi dei semafori sono stati calcolati un po’ male?

Milano Today

Ero iscritto da un bel po’ di tempo al feed di Milano Today: lo trovavo un modo comodo per avere informazioni sulla città in cui vivo.
Ho accettato che in mezzo alle notizie arrivassero dei redazionali (il modo “in” con cui si declina la parola pubblicità): in fin dei conti qualche soldo avranno bene il diritto di recuperarlo, e i posti indicati erano comunque milanesi.
Però c’è un limite a tutto. Da una decina di giorni frammischiate alle informazioni milanesi arriva una selezione di “notizie” recuperate paro paro da una qualche versione USA di Cronaca Vera. Esempi odierni:
– Parrucchiere nude tagliano i capelli ai clienti maschi. Ecco le foto! – Hot Cuts questo è il nome presente in Polonia, in cui diverse […]
– Studentessa posa nuda e scandalizza Cambridge: ecco le foto! – La rivista Varsity del prestigioso ateneo di Cambridge ha pubblicato […]
Nulla contro queste notizie, però se mi interessano vado a cercarmi un feed apposta, e garantisco non farei fatica. Risultato pratico: da stamattina ho un feed in meno da scorrere :-)