Friendfeed è morto

Da stanotte Friendfeed (il socialcoso per fighetti, come amo chiamarlo) è irraggiungibile. O meglio, si arriva alla home page, ma poi quando si inserisce username e password appare il messaggio «Service Unavailable – We encountered an error on your last request. Our service is new, and we are just working out the kinks. We apologize for the inconvenience.»
No, Friendfeed non è affatto “nuovo”, ma è da tre anni che è alla deriva: da quando insomma Facebook se l’è comprato (perché la sua interfaccia utente era semplicemente favolosa). Man mano la gente se ne andava via verso nuovi lidi: ormai le uniche due colonie rimaste erano quella degli italiani e quella dei turchi.
Il guaio, almeno per quanto mi riguarda, è che io mi ci trovavo MOLTO bene. Da un lato c’era lo scopo per cui era nato: raccogliere in un unico punto tutte le interazioni in rete di una persona (con G+ non ce la faceva, ma per colpa di Google che lo fa apposta a non mettere le API…) Ma dall’altro c’era una Vera Comunità, o forse tante Vere Comunità: con un gergo proprio, una capacità di passare dalle cose serissime alle peggio idiozie senza battere ciglio, e soprattutto il saper prendersi sul serio il giusto e l’onesto. Il tutto funzionava probabilmente perché il luogo era piccolo: in effetti non riesco a capire la logica di crare il gruppo facebook.com/groups/ffers/ per gli esuli di Friendfeed, visto che per me sono due cose completamente diverse.
Cercando l’hashtag su twitter ho trovato per esempio nell’ultima ora:
‏@calessina – ho letto metà di un libro.Ho svuotato la lavastoviglie. Sono andata dall’estetista. Penso addirittura di lavorare. Voglio
@Orizzontintorno – Comunque siam veramente sfigati. Non riusciamo nemmeno ad andare nei trend topic. Repubblica e Corriere non ci noteranno mai.
@Orizzontintorno – Dieci ore che sono senza e ho già preso due chili.
@LeonardoBlog – è giù proprio il giorno in cui mi serviva una dritta su Origene.
@marybaum – Morning has broken. is still down. A bedraggled group of FFriends stumbles across the beaches of the interwebz, homeless.
@violascintilla – Dite a che se torna non lo trascurerò mai più, mai mai più. <3
Noi si scherzava sempre, dicendo che si sperava che nessuno staccasse per sbaglio la spina dall'unico server Friendfeed: ma ormai temo che la spina sia davvero staccata. Almeno avrebbero potuto regalare il codice sorgente, che noi ci saremmo fatti il nostro serverino a casa :-(

glugluglu

Oggi pomeriggio qui a Milano è piovuto. Abbastanza forte, ma niente di che: diciamo per due ore e mezzo. Bene: mentre pedalavo verso casa sono al solito passato da piazzale Istria e ho visto nell’ordine (a) la solita melma da piena del Seveso; (b) sei-sette persone in giubbotto ad alta visibilità che giravano intorno alla futura fermata Istria della metro lilla viola e poi sono penso scesi a verificare cosa succedeva sotto; (c) un bus sostitutivo del 7.
Direi che se questi sono gli inizi l’autunno non sarà solo caldo ma anche molto umido.

_The Colossal Book of Mathematics_ (libro)

[copertina] Martin Gardner non ha bisogno di presentazione. Però questo libro (Martin Gardner, The Colossal Book of Mathematics,W.W.Norton 2001, pag. 724, $35, ISBN 9780393020236) forse sì. In pratica, assieme al suo compagno The Colossal Books of Problems, questo volume raccoglie il meglio della sua produzione apparsa nella rubrica “Mathematical Games” dello Scientific American. Chi ha doviziosamente collezionato tutti i suoi libri non trova praticamente nulla di nuovo, se non qualche rara aggiunta di nuovi risultati trovati tra la pubblicazione originaria delle raccolte e il 2001. Ha però il vantaggio di poter leggere gli articoli secondo un filo logico, seguendo le dodici sezioni in cui il libro è diviso; questo può per esempio far risaltare la vena filosofica e fors’anche teologica di Gardner, che spesso viene persa fermandosi al divertimento dei problemi e alla piacevolezza della prosa. In compenso credo che sarebbe stato utile nell’occhiello dei vari articoli indicare quale è stata la data originale di pubblicazione. Spesso è infatti utile capire come i vari temi sono nati e cresciuti: anche la matematica ricreativa ha le sue mode… In definitiva, se avete bisogno di conoscere la matematica ricreativa questo è probabilmente il libro per voi.

pessimi scherzi

Ieri mattina, dopo il primo giorno dei treenni alla scuola dell’infanzia (con presenza del papà nella classe di Jacopo, visto che la mamma era in quella di Cecilia) siamo tornati a casa in maniera più o meno rocambolesca e mi sono fiondato a prendere la bicicletta per arrivare in ufficio senza dover prendere mezza giornata di permesso. Mentre la sposto, sento un rumore che non mi piace: guardo meglio e la ruota posteriore è completamente a terra. Elenco mentalmente una serie di maledizioni, immagino che venerdì sera devo aver bucato mentre tornavo a casa, e mi decido a prendere ferie per la giornata.
Nel pomeriggio, telefono al ciclista per verificare che fosse aperto, e mi faccio il mio chilometro con bici a mano. Arrivo, il ciclista tocca la ruota, e mi fa “mah, a me non sembra mica bucata… Proviamo a gonfiarla, e vediamo che succede”. Aspettiamo qualche minuto e la gomma tiene, al che restiamo d’accordo che se l’indomani mattina è di nuovo a terra la riporto e si cambia il tutto. Inutile dire che stamattina la gomma era gonfia proprio come ieri.
Evidentemente qualche buontempone aveva deciso di sgonfiarmi la gomma (sì, la bicicletta continua a stare nell’apposita rastrelliera sotto casa, nello stesso posto in cui lascio la mia bici dal dicembre 2009 e che avevo scelto perché era l’unico libero. Adesso è stata anche presa un’altra rastrelliera che però è vuota: tutto questo per spiegare che non può essere una lite-da-parcheggio). Ma la cosa più strana è che io ci avevo anche pensato, a uno scherzo, e avevo controllato la valvola: valvola che aveva regolarmente il tappino. In pratica, non solo devo avere un vicino di casa che ce l’ha con me: ma è uno che come me è un rompipalle tale da essere attento a un minimo particolare come quello del tappino della valvola. Inizio a preoccuparmi.

Il primo giorno di scuola (dell’infanzia)

Oggi Jacopo e Cecilia hanno iniziato a frequentare l’asilo la scuola materna (umph) la scuola dell’infanzia. In due classi differenti, il che significa con due genitori differenti a gestirli, visto che il primo giorno bisogna stare in classe con loro. (ehm… chissà come mai degli altri tredici bimbi inseriti oggi c’erano tredici mamme).
C’è stato un attimo di tensione a metà mattinata, quando Cecilia si è presentata nell’aula dove eravamo io e Jacopo strillando “dov’è Jacopo!”, ma per il resto tutto bene… tranne quando è suonata la campanella. In genere si sentono storie di bambini che piangono quando i genitori li lasciano a scuola; Anna e io abbiamo due figli che piangono perché non vogliono andare via da scuola…

Quizzino della domenica: Didone

La conoscete tutti la storia di Didone, vero? Nell’Eneide si racconta che Didone ottenne dal re Iarba il permesso di stabilirsi nella costa nordafricana, prendendo tanto terreno “quanto ne poteva contenere una pelle di bue”. Didone tagliò la pelle in striscioline, le legò a una a una e racchiuse un’area piuttosto grande. Ho anche il sospetto che scelse un luogo sul mare, il che le permise di non fare una forma tondeggiante con le strisce di pelle ma un arco delimitato da un lato dal mare… Ad ogni buon conto, lì nacque Cartagine.
Voi non avete a disposizione una pelle di bue, ma alcuni pezzi di staccionata: uno lungo 44 metri e 48 lunghi un metro ciascuno. Questi pezzi sono rigidi, quindi non possono essere tagliati o piegati ma solo incernierati l’uno con l’altro; come Didone, dovete cercare di racchiudere l’area maggiore possibile – e no, non c’è il mare: dovete costruire un poligono chiuso vero e proprio. La prima soluzione che viene in mente è quella mostrata qui sotto (non in scala): si crea un rettangolo di lati 44 e 2, che racchiude evidentemente un’area di 88 metri quadrati. Ma si può fare di meglio. Cosa proponete?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p051.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì.)

_One, Two, Three_ (libro)

[copertina] AEM è l’Absolutely Elementary Mathematics: matematica assolutamente elementare. Ed è di questa matematica, anzi della “matematica del contare” che parla David Berlinski in questo libro (David Berlinski, One, Two, Three : Absolutely Elementary Mathematics, Vintage Books 2012, pag. 224, Lst. 9,59, ISBN 9781400079100). Attenzione: Berlinski non è un matematico ma un filosofo (e detto tra noi, sa persino meno di me di fisica, come si legge a pagina 96 sulle file di pezzi di domino). Anzi, per essere più precisi, lo potremmo definire un raccontatore di storie. Per lui i matematici, dagli ignoti inventori della cifra 0 e del numero 0 – mica sono la stessa cosa! – a Peano e Dedekind hanno una storia; i numeri hanno una storia; i simboli stessi hanno una storia; non parliamo poi delle parole. Che la storia raccontata da Berlinski sia sempre vera e non un po’ troppo romanzata, non ci metterei la mano sul fuoco. Avete presente Eric Temple Bell? Ecco. Ma non è poi la fine del mondo, soprattutto se uno non cerca un manuale ma un libro che in un certo senso sia anche un racconto avventuroso. Andando avanti, si trovano le varie leggi che regolano l’aritmetica e la loro dimostrazione, non semplicemente tecnica ma appunto anche filosofica, fino a vedere gli interi come un anello (e i razionali come un dominio d’integrità, ma qua Berlinski glissa un po’ perché non vuole far apparire i numeri reali). L’approccio è un po’ strano per chi è abituato al metodo scolastico, perché mischia appunto livelli diversissimi, oltre che dare un forte peso alle manipolazioni formali. Questo può però anche essere utile per vedere le cose in altro modo, no?