pari o dispari?

Quei fuori di zucca di Science4Fun hanno pubblicato un nuovo videoaperitivo matematico, questa volta sul “pari o dispari” (noto anche come BimBumBam, almeno per noi torinesi).
Potete partire dal loro sito, dove c’è il collegamento al video YouTube e alla spiegazione di cosa si può provare a fare per cercare di migliorare le probabilità di vittoria. La cosa interessante è per l’appunto notare la differenza tra l’approccio teorico (il gioco è assolutamente equo) e quello pratico (la gente tende a non scegliere un numero davvero a caso, e sfruttando questo fatto si potrebbe avere un leggero vantaggio)
In effetti, uno dei problemi :-) con la matematica è che le formule sono indubbiamente corrette se non si sono fatti degli errori di calcolo, ma non è detto che il modello matematico si possa applicare all’esempio pratico. Nel nostro caso, è vero che pari e dispari possono presentarsi esattamente nello stesso numero di modi, ma per dedurre che la probabilità è la stessa dobbiamo presumere che tutti i valori vengano giocati con la stessa probabilità, cosa in cui noi umani non siamo esperti – ne parlavo anche sul Post un paio di anni fa. Insomma, quando la matematica incontra la vita reale il gioco si fa duro!

Quizzino della domenica: Quadrati e cifre

Esistono numeri quadrati che terminano con un numero a piacere di zeri: per esempio, 1002=10000 e 10002=1000000: non consideriamoli perché sennò non ci si diverte. Esistono però anche numeri quadrati che terminano con un certo numero di cifre consecutive (diverse da zero) uguali: per esempio 122=144 termina con due 4. Esiste un numero massimo di cifre consecutive finali possibili. Qual è questo numero, e qual è il più piccolo quadrato con questo numero di cifre consecutive finali possibili? Per esempio, il numero potrebbe essere 5, e il quadrato più piccolo con cinque cifre consecutive finali essere 314155555; peccato che quel numero non sia un quadrato.
(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p111.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Henry Dudeney, 536 Puzzles and Curious Problems (n. 104).)

_Le ferrovie_ (libro)

[copertina] Una decina di anni fa avevo letto la prima edizione di questo libro, e il mio unico cruccio era che il testo era tirato via piuttosto in fretta per quanto riguardava la storia a partire dal secondo dopoguerra. Beh, in questa terza edizione (Stefano Maggi, Le ferrovie, Il Mulino 20133, pag. 226, € 14, ISBN 9788815241771) sono stato accontentato :-), probabilmente perché non ero il solo a essere rimasto un po’ deluso.
Ora che quanche cartina in più c’è – ma è anche vero che per le linee ferroviarie Wikipedia è la vostra amica – è più chiaro notare come la scelta di sussidiare il trasporto su gomma in sostituzione, e non in completamento, di quello su ferro sia stata deleteria; e che la “liberalizzazione” ferroviaria dell’ultimo decennio è stata sostanzialmente un fallimento perché il costo del materiale rotabile è troppo elevato per fare entrare nuovi partner in un mercato in perdita strutturale (altra cosa sono le linee ad alta velocità). Tornando al passato, la parte relativa alle ferrovie preunitarie è pure importante, perché fa capire come certi percorsi fossero nati per caso (e male, vedi la Porrettana: d’accordo che passare gli Appennini non era banale, ma una ferrovia a quote troppo elevate era preoccupante.
Maggi continua ad amare il treno: forse fin troppo, perché ha un po’ glissato sui costi dell’Alta velocità. Però ha la capacità di mostrare le cose in modo non standard, permettendo di vedere le ferrovie nel più ampio quadro della storia italiana; la lettura è caldamente consigliata, insomma.

curiosità linguistiche

Si dice “preCeDere”, ma si parla di “preDeCessore”.
(il tutto perché la seconda parola non deriva da “cedere” ma da “decedere”, che a sua volta non significa “morire” se non per senso traslato da “andare via”)

GDO cinese

Ieri sulla buca delle lettere (anzi, sul porta-pubblicità di condominio, quello che in genere usiamo per buttare via la pubblicità nella buca delle lettere sempre che qualche anima pietosa butti poi via tutto insieme) mi sono trovato un volantino che segnalava una NUOVA APERTURA, con GRANDE INAUGURAZIONE MARTEDI’ 23 LUGLIO 2013 ORE 10:30, di un centro commerciale (loro lo chiamano “centro per lo shopping! oltre 21 negozi”) Nome? IPERHU.
Sì, è un centro commerciale cinese (“the Oriental Mall”, c’è anche scritto) in piena Chinatown: via Paolo Sarpi angolo via Rosmini, dove prima c’era la Standa e poi c’è stato un outlet Oviesse. A parte che sono tre km da casa mia, che è una distanza discreta per luoghi dove in macchina non ci arrivi, ed è quindi strano che facciano pubblicità sin lì, tra le offerte di apertura ci sono anche prodotti di marca, dalla Nivea al WCNet, cosa che mi perplime ancora di più. Mah…
p.s.: sono indicati due indirizzi email, ma nessun sito web.

chi mi chiama dal Marocco?

È la seconda volta (la prima mi è successa verso mezzanotte, una ventina di giorni fa) che mi trovo un numero di telefono marocchino che mi vuole chiamare. Stavolta è il +212670991771; il 28 giugno è stato il +212600504542 (che mi ha anche inviato un messaggio vuoto).
Stante che il mio numero di telefono è parte di un arco di numerazione aziendale, avete idea di che cosa sta succedendo?

Di chi stiamo parlando?

Oggi La Stampa riporta una lettera dell’ambasciatore kazako che spiega come Mukhtar Ablyazov sia in realtà un criminale (non dice “efferato” ma lo lascia capire).
Non entro nel merito delle sue accuse. Mi limito a fare notare che il “pericoloso criminale” che è stato portato in tutta fretta in Kazakistan non è stato Ablyazov, ma sua moglie (per non parlare di sua figlia). In tutta la lettera non c’è un accenno che sia uno alla signora Shalabayeva: la cosa più caritatevole che si può pensare è che sia stata riportata in patria per avere uno (anzi due) ostaggi. Giudicate voi.
p.s.: la frase più bella è però questa: «In altre parole, il Sig.re Ablyazov dispone di un paio di media sul suo libro paga. Questo non lo rende certo un leader politico.» Se fossimo in un film, ci sarebbe da ridere.

48182

Un mio conoscente su Facebook ha postato stamattina uno status in cui si lamentava della “stupidità” dei quiz telefonici sulle reti Mediaset, con associata canzoncina idiota “chiama 48182”. Domanda e risposte di esempio: “quale bevanda si ottiene dal luppolo? birra / aranciata”. Lui terminava dicendo “o pensano che la gente sia così idiota da rispondere aranciata oppure i 10.000 € in monete d’oro che promettono non esistono!”
Il mio punto di vista è quasi diametralmente opposto. “Quasi” perché concordo su “pensano che la gente sia così idiota”. Il fatto è che rispondere a questi quiz, come si può leggere sul sito Internet, significa accettare di fare un abbonamento a 24.20 euro al mese, anche se è oggettivamente vero che il regolamento permette di partecipare anche se ci si disiscrive. Ora il montepremi del concorso è fisso, qualunque sia il numero di partecipanti. Ergo, è matematicamente logico che convenga che il numero di partecipanti sia il maggiore possibile. E secondo voi, se i quiz fossero troppo difficili la gente parteciperebbe? Come vedete, la matematica (in questo caso la teoria dei giochi a livello base) permette di capire la logica dietro qualcosa a prima vista idiota.
P.S.: l’azienda che gestisce il tutto, D2, non ha un sito molto ampio. Però il fatto che la sede sociale sia in via Cesare Lombroso è molto da LOL…