Quizzino della domenica: Undivisione

Davanti al forno a legna sono tutti disperati. “Quella squadra di calcio dei Romperbolas ha ordinato una MegaPizzaGigante come stuzzichino, ma ha preteso che venga divisa in undici parti uguali. La pizza è qui, perfettamente cotta: ma ora come la dividiamo? Mica abbiamo riga e compasso qui in pizzeria!”
Tralasciate il fatto che non si può dividere un cerchio in undici parti uguali con riga e compasso, e che se le cinque riserve fossero state invitate la cosa sarebbe stata molto più semplice: avreste un’idea di come riuscire ad accontentare i Romperbolas?
(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p141.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Quora. Immagine di Johnny Automatic, da OpenClipArt)

_The Math Entertainer_ (libro)

[copertina] Ogni tanto mi capita di prendere un vecchio libro usato di giochi matematici, tipicamente proveniente da una biblioteca americana che se ne vuole disfare. Diciamo che è una scommessa: qualche volta il risultato è interessante, molte volte no. Questa (Philip Heafford, The Math Entertainer : Teasers, Ticklers, Twisters, Traps & Tricks; Vintage Books 1983 [1959], pag. 176, ISBN 9780394713748) è una delle “volte no”.
L’edizione originale del libro è del 1959, quindi nell’anno 3 d.G. (dopo che Martin Gardner iniziò a tenere la rubrica di giochi matematici sullo Scientific American). Non potevo aspettarmi molto, insomma; però il risultato è ancora inferiore a quanto pensassi. Heafford scrive esplicitamente nella prefazione che lo scopo del libro è didattico: solo che non credo proprio che i 50 “quiz” (un quiz è composto da varie domande) presenti facciano venire voglia a uno studente di imparare matematica (e storia della matematica). È anche vero che molti problemi sono legati a lingua e cultura inglese, come le definizioni che contengono al loro interno l’anagramma del nome di un matematico, e quindi sono ostiche per chi non è un madrelingua; però comunque non lo consiglierei a nessuno…

perché non voterò alle primarie PD

Premessa: io non sono un elettore PD. Mi è capitato di votare PD; nel panorama politico attuale italiano sono sicuramente incasellato nel centrosinistra; ma non sono sicuramente un simpatizzante spinto. (D’altra parte, tanto per dire, venticinque anni fa mi è persino capitato di votare PLI, giusto per dire quanto io possa fluttuare). Detto tutto questo, io domenica non andrò certo a votare per le primarie PD. Se la cosa non vi interessa, avete tutta la mia solidarietà e potete smettere di leggere; altrimenti proseguite pure.
La mia scelta è dettata da due ragioni, una di metodo e una di merito. La prima è semplice: non vedo perché il segretario di un partito debba essere scelto anche da chi al partito non è iscritto. Un conto è chiedere agli elettori chi si vuole come sindaco o PresConsMin, cioè un ruolo che sarà di tutti; un conto è chiedere di decidere una posizione interna. Non ditemi “sì, ma il segretario del PD fa il candidato premier, no?”. Lo si è visto anche l’altra volta: le primarie *interne* le hanno fatte lo stesso, no?
La seconda ragione è proprio legata alle persone. Ammettiamo pure che io decidessi di far finta di nulla e votare per il segretario PD: in fin dei conti potrei dire “in questo modo posso contribuire ad avvicinare il partito alle mie posizioni”. Peccato che (in ordine alfabetico) Civati sia il “vorrei ma non posso” che ha tante idee ma non le riesce mai a mettere in pratica (e non le riuscirebbe a mettere nemmeno se vincesse), Cuperlo sia il vecchio che avanza (non tanto anagraficamente; ma se uno ha fatto l’ultimo segretario FGCI e poi è scomparso dai radar, qualcosa vorrà ben dire) e Renzi, che pure ha degli ottimi consulenti politici e in quest’ultimo anno ha capito che doveva dire qualcosa di sinistra, è troppo patinato e soprattutto ha accettato troppi voltagabbana. Se insomma nessuno di loro mi convince, perché mai dovrei votarli?
(potete tranquillamente commentare, ma tanto a votare non ci andrò lo stesso :-) )

“notizie”

[agliuto! la simulazione del sorteggio!] L’anno prossimo il Brasile ospiterà la fase finale dei mondiali di calcio.
Domani verrà fatto il sorteggio dei gironi, in diretta planetaria. Vabbè.
Ieri è stata fatta una simulazione di sorteggio ad usum televisionum. Vabbè.
Nella simulazione l’Italia è finita in un girone con Brasile, Francia e Australia. Visto che in teoria la cosa era possibile, non ci vedo nulla di strano.
A Repubblica.it, come si vede dal boxino che ho allegato, la pensano diversamente: titolo in homepage “La prova del sorteggio ci pone in un girone di ferro”.
C’è una sola cosa che non capisco. Fare una notizia sul nulla serve perché non hanno nulla da scrivere e sono costretti a riempire la homepage, oppure c’è qualcuno davvero convinto che se il sorteggio simulato è finito così allora la probabilità che il sorteggio effettivo finirà così è aumentata?

“bella amicizia e piallature”

Su Facebook si stava parlando di spam sgrammaticati, e un amico-di-amico ha scritto che in uno dei messaggi da lui ricevuti la gentile signorina mittente gli prospettava “bella amicizia e piallature”. Che potrà mai essere?
La mia ipotesi è che la signorina in questione sia partita dalla frase “nice friendship and plans”, ma abbia erroneamente scritto “planes” prima di dare in pasto la frase al traduttore automatico di Google. Evidentemente “aeroplani” non le sarà sembrato corretto, così è passata alla seconda scelta. Qualcun altro vuole cimentarsi?

Vuoi sapere chi la pensa all’opposto di te?

Lunedì Carlo Felice Dalla Pasqua ha postato su Facebook un articolo di Technology Review, che mostra uno dei tanti usi dei Big Data che si possono fare: trovare persone che hanno i nostri stessi interessi ma la pensano all’opposto di noi su alcuni temi, e farci sapere chi sono.
La logica di per sé non è affatto stupida. Tutti noi abbiamo un filtro più o meno voluto che ci fa cercare le cose più simili al nostro pensiero; d’altra parte non ha nemmeno senso cercare a caso qualcuno con idee diverse, perché probabilmente non avremo nulla in comune e non riusciremo a capire l’altro. Supponendo di essere persone razionali, leggere qualcuno che la pensa in altro modo potrebbe essere utile non tanto per cambiare idea quanto ad esempio per riuscire a chiarirci meglio le nostre idee. Il tutto però mi pare piuttosto improbabile, soprattutto perché il mezzo usato per valutare le “nuvole di parole” è twitter che spinge l’autore verso le massime icastiche e non verso la discussione. Detto in altri termini, è molto semplice trollare su Twitter, proprio perché non c’è una vera conversazione. (Occhei, un bravo troll la conversazione la sfrutta finché possibile: ma allo stesso tempo è più facile sgamarlo se sai cosa guardare).
Insomma, mi pare che l’idea di base sia interessante ma la sua realizzazione pratica necessiti ancora di qualche aggiustamento. Voi che ne pensate?

cominciano già da piccoli

Il giudice sportivo della Lega Calcio aveva stabilito che le curve dello Juventus Stadium sarebbero dovute restare vuote a causa dei cori razzisti cantati durante la partita con il Napoli. La Juventus ha chiesto di poter fare entrare (gratuitamente) i bambini fino a tredici anni, e la richiesta è stata accolta. Risultato? nuova multa per cori ingiuriosi… dei bambini (che gridavano “merda” al portiere friulano a ogni rinvio).
Chiudere definitivamente gli stadi (e i dintorni) non è proprio un’opzione possibile?

Come colpire gli onesti

A Milano il biglietto ATM ha una validità di 90 minuti. In altre città, come Torino e Roma, si ha il diritto a rimanere fino al capolinea sul mezzo dove si è saliti anche se il limite di tempo è passato, ma a Milano no. Vabbè, sono le regole e le regole vanno rispettate: non è che un’opzione tra “75 minuti e puoi restare sull’ultimo mezzo” oppure “90 minuti e basta” sia intrinsecabilmente preferibile.
A Milano il biglietto ATM consente un solo viaggio sulla metropolitana (e uno sul passante, ma non divaghiamo). Credo che questo valga anche nelle altre città: ma di nuovo, sono le regole e le regole vanno rispettate.
A Milano ci sono molti portoghesi che viaggiano a sbafo (e che peggiorano la qualità dei viaggi di chi paga, tra l’altro: con buona probabilità infatti molti di loro, se l’unica alternativa fosse pagare, se ne andrebbero a piedi). I portoghesi riescono anche a entrare in metropolitana, non ho mai esattamente capito come visto che di per sé ci sarebbero i tornelli e gli addetti ATM in stazione. Che ha deciso allora ATM? Semplice: ha iniziato a chiudere i tornelli anche in uscita. Non certo nelle ore di punta, perché altrimenti la si potrebbe denunciare per sequestro di persona: ma negli altri orari sì. Già questa storia (peggiori il servizio a me che pago perché c’è chi non mi paga) non è il massimo: ma c’è di peggio.
Io generalmente giro in bicicletta, ma a volte naturalmente mi capita di prendere i mezzi: ho così una tessera RicaricaMI per non stare a perdere tempo a comprare un biglietto e ricordarmi in quale verso debba essere inserito. A un certo punto mi sono posto il problema: cosa succede se entro in metropolitana dopo 80 minuti e ne esco dopo mezz’ora dove i tornelli sono chiusi? Evidentemente i 90 minuti sono scaduti, e quindi devo regolarizzare la mia posizione. Essendo io una persona ingenua, ho pensato “beh, tanto ripasso la mia tessera e mi scalerà un altro biglietto”. Non essendo però così ingenuo, ho scritto all’ATM (cosa non semplicissima: l’unico modo che ho trovato è stato compilare il modulo per reclami e specificare che il mio non è un reclamo). Dopo qualche giorno ho ricevuto la seguente risposta:

Gentile maurizio codogno ,
La informiamo che in uscita non può essere scalato un nuovo biglietto: la logica del sistema prevede che l'unica possibilità sia la regolarizzazione alla MAT della stazione.
Un cordiale saluto,
Ufficio Relazione Clienti ATM

Per chi non fosse milanese o non frequentasse la metropolitana, la “regolarizzazione alla MAT” significa fare un biglietto speciale (una “minimulta”) di 8 (otto) euro. Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché mai io dovrei pagare questa minimulta, avendo semplicemente fatto l’unica cosa che potevo fare entrando in metropolitana, cioè far passare la mia tessera? Tra l’altro, ovviamente non ho nessuna possibilità di vedere quando ho fatto la mia prima timbratura, né vedo perché dovrei tenermi a mente l’ora di ingresso e avere un biglietto a parte per essere certo di non rimanere bloccato nella metropolitana.
Sì, è probabilme che se mi trovassi in quella situazione e facessi presente la cosa ai suddetti addetti di stazione loro mi facciano uscire: ma il problema è ovviamente di principio. Perché se ATM ha un problema ci devo perdere io che non le ho mai dato quel problema? (è una domanda retorica, evitate di rispondere)