Penso che oggi abbiate visto tutti la storia del DDL con cui una pattuglia di deputati M5S si lamenta perché un terzo della pasta venduta in Italia è prodotta con “grano saraceno”; in caso contrario potete leggere la storia completa su Giornalettismo. Vorrei però fare alcune considerazioni a margine della faccenda.
Innanzitutto, non si sa bene come mai quella proposta di legge sia spuntata oggi. Se preferite, è apparsa per caso: in fin dei conti è stata presentata quasi un anno fa, il 23 luglio 2013. Non che sia stata letta da qualcuno: il sito della Camera segnala che non è mai stata neppure assegnata a una commissione. Certo, si può dire che è stata la Ka$ta a bloccare i lavori di M5S: ma la mia sensazione è che questo, come tanti altri di tutti i partiti, sia semplicemente un testo messo lì per fare quantità e non qualità. Non importa se verrà discusso oppure no: intanto è lì, nero su bianco.
In secondo luogo, la frase è il copincolla di quanto scritto dal leghista Giovanni Fava e dal piddino Luca Sani in una relazione del 2011 della Commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale. Questo significa due cose: che le relazioni delle commissioni parlamentari non le legge nessuno, e che i firmatari del disegno di legge hanno copincollato senza leggere quello che stavano preparando (o se preferite che l’hanno letto ma non capito). Ecco: e noi vorremmo riformare l’Italia?
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