_Il mondo dopo la fine del mondo_ (libro)

[copertina]Nick Harkaway è figlio di John Le Carré. Qualcosa dal padre deve avere assorbito, perché in questo libro (Nick Harkaway, Il mondo dopo la fine del mondo [The Gone-Away World],Mondadori 2009 [2008], pag. 558, € 19, ISBN 978-88-04-59483-3, trad. Annamaria Biavasco e Valentina Guani) ci sono molte descrizioni di corpi speciali – molto speciali, in effetti. Però il libro è di tutt’altro genere! Se dovessi proprio incasellarlo lo definirei di fantascienza, o almeno la trama è fantascientifica: ma le cose non sono così semplici. Ci vuole quasi un centinaio di pagine prima che tu riesca a capire che cosa stia succedendo, anche perché l’azione parte in medias res; quando la storia man mano si dipana, tra una lunghissima serie di divagazioni come nel Benni di Terra!, ti accorgi che hai tra le mani anche una satira del nostro mondo… e che non sai qual è il nome del protagonista. A due terzi del libro c’è una cesura nettissima, scopri perché il protagonista non ha nome, e la storia riprende, riattaccando fili che non ti eri neppure accorto di essere penzolanti. Il tutto è ottimamente tradotto da Annamaria Biavasco e Valentina Guani, e immagino non sia certo stata un’impresa facile. Non so se consigliare caldamente il libro – sperando che non vi capiti una copia un po’ mal stampata come la mia – per un’unica ragione: credo che o lo amerete o lo odierete, e non so in che categoria vi troverete…

Riconoscere i propri limiti

Qualche mese ma mi ero iscritto a un MOOC, “Write Like Mozart: An Introduction to Classical Music Composition”, che è iniziato martedì. Ieri sera ho preso una decisione: disiscrivermi.
Il corso richiedeva da 5 a 8 ore la settimana per sei settimane. Non avrei avuto tempo per farlo seriamente, e allora tanto vale darci un taglio da subito. Sto invecchiando.

sempre sulla posta certificata

Sto registrandomi al sito del MIUR per iscrivere i gemelli alla scuola primaria.
La maschera di registrazione chiede una serie di cose (per il momento solo relative a me) tra cui l’indirizzo di posta elettronica. C’è una nota scritta in rosso (i grassetti non sono miei ma loro):

ATTENZIONE Utilizzare un indirizzo e-mail principale valido e funzionante. A tale indirizzo saranno inviate tutte le comunicazioni ufficiali.
Non utilizzare indirizzi di posta elettronica certificata (PEC o CECPAC).

primarie, tristi e solitarie

Credo di aver votato solo due volte alle primarie del centrosinistra: nelle primissime (quelle con Mastella e Scalfarotto…) e in quelle del 2011 per decidere il candidato sindaco per Milano. Ho smesso perché mi sono sempre più sembrate una presa in giro.
Ora leggo che Sergio Cofferati non l’ha presa esattamente bene per la vittoria ligure di Raffaella Paita, denunciando molte stranezze sui risultati nelle province di Savona e della Spezia. Io non conosco certo bene la situazione ligure: posso dire che tra i miei conoscenti genovesi il commento tipico era stato “Cofferati fa schifo, ma Paita è molto peggio” (Tovo: non pervenuto, il che la dice lunga su come ci si possa candidare). I bolognesi naturalmente dicevano peste e corna di Cofferati, che hanno conosciuto in qualità di sindaco, ma quella è un’altra storia: per i genovesi (del capoluogo e dintorni) il punto è che conoscevano l’opera di Paita in qualità di assessore regionale alla protezione civile.
Evito accuratamente di entrare nella diatriba sulle due correnti PD che spingevano ciascuna il proprio candidato e tocco solo tangenzialmente le storie di brogli con gli extracomunitari cui sarebbero stati dati i du’euri per votare (siamo seri: vabbè che siamo in Liguria e quindi col braccino corto, ma avrebbero dovuto dare almeno cinque euro perché rimanesse loro qualcosa. Altrimenti perché avrebbero dovuto alzare le chiappe?) Il punto è che le primarie possono avere senso con numeri davvero grandi di partecipanti, per ridurre il peso dei brogli; e comunque secondo me non ce l’avrebbero comunque, e sarebbe molto più logico che se proprio s’hanno da fare siano indette tra chi è iscritto ai partiti e non lasciate libere a chiunque passi di lì quel giorno. Un partito che non ha il coraggio di scegliere per conto proprio il rappresentante che vorrebbe per il governo di un ente locale abdica al proprio ruolo politico. Perché mai dovremmo votarlo, allora?

_Winning Solutions_ (libro)

[copertina]Le gare di matematica, quando si arriva a livello universitario o comunque alla fine delle superiori, sono un massacro. Peggio ancora: per risolvere quei problemi occorre conoscere una serie di minuzie che non hanno molto a che are con quello che si studia a scuola. Fin qua non c’è nulla di male: ciascuno ha il diritto di divertirsi come vuole, finché non fa male agli altri. Io mi diverto (anche) così, e quindi ogni tanto cerco qualche libro che mi insegni nuovi trucchi. In questo caso (Edward Lozansky e Cecil Rousseau, Winning Solutions, Springer 1996, pag. 260, $89.99, ISBN 9780387947433) però il risultato mi pare deludente. Il punto non è che io mi sia perso nel capitolo sulla combinatorica: questo mi succede praticamente sempre, perché non sono poi così bravo e sicuramente non mi impegno abbastanza. Il problema è che mi pare che questo libro non sia né carne né pesce. Sembrerebbe in effetti che ci sia un fil rouge all’interno dei capitli, ma io non sono riuscito a seguirlo, a differenza per esempio di The Art and Craft of Problem Solving di Paul Zeitz. Risulta migliore la parte di esercizi proposti alla fine dei singoli paragrafi, che è accompagnata alla fine del testo da molti hint: ma a questo punto sarebbe stato meglio rivedere del tutto l’impostazione del libro e inserire la parte esplicatoria come note a lato degli esercizio. In definitiva, un bah.