Avevo visto la pubblicità in TV mentre stavo da mia mamma; qui dai suoceri le ho anche viste dal vivo. Parlo delle compresse di Aspirina® dolore e infiammazione.
Io ho sempre usato l’aspirina® come antidolorifico, soprattutto per il mal di testa di cui soffro ogni tanto. In fin dei conti è un fluidificatore sanguigno, quindi ha senso usarlo come base per una medicina che allievi il dolore. Peccato però che non è solo base ma anche altezza: nella sua composizione ci sono solo acido acetilsalicilico ed eccipienti. In pratica a me questo pare un semplice repackaging e nulla più. Mi sbaglio?
Quizzino della domenica: errore
Sapete spostare un solo simbolo in questa equazione per renderla corretta?
30 − 33 = 3
(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p179.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Il problema è un classico)
_La scienza in vetta_ (libro)
Dopo il successo del libro di Andrea Giudice La scienza sotto l’ombrellone, Codice continua sullo stesso filone presentando un libro sulla scienza che si può fare pensando alle montagne. (Jacopo Pasotti, La scienza in vetta, Codice Edizioni 2015, pag. 196, € 16, ISBN 9788875785284) Io personalmente l’avrei asciugato un po’: leggendolo ho trovato parecchie ripetizioni che alla lunga diventano un po’ fastidiose. La struttura per il resto ricalca il format di successo dell’altro libro: capitoli che partono da un qualcosa che si fa o capita in montagna e che portano a una trattazione scientifica – sempre senza entrare troppo nel dettaglio:questo è un libro di divulgazione, non un manuale tecnico! – e vari riquadri di approfondimento. La grafica è sempre eccezionale, e dà sicuramente un plus al libro: personalmente ho apprezzato molto l’ultimo capitolo sulla neve. Buona montagna a tutti!
Casamonica
Con la storia che sono in vacanza e ho poca voglia di approfondire le questioni che campeggiano sulle italiche notizie mi ero perso i funerali di Vittorio Casamonica e le dichiarazioni del parroco: “Rifarei il funerale di Vittorio Casamonica? Probabilmente sì, faccio il mio mestiere. Io qui ho fatto il prete, non spettava a me bloccare un funerale”.
Sono andato a rileggere quello che avevo scritto quando Piergiorgio Welby morì (e i funerali non si tennero in quella stessa chiesa). Il principio di non negare a nessuno un funerale resta. Carrozze, Rolls-Royce e petali di rosa lanciati dall’elicottero sono fuori dalla giurisdizione religiosa. Ma qualcuno in parrocchia avrà ben dovuto dare il permesso di appendere sopra l’ingresso della chiesa lo striscione “hai conquistato Roma, ora conquisterai il Paradiso”, no? E a don Giancarlo Manieri non è venuto in mente proprio nulla a quel punto? Certo, aveva tutti i diritti di fare il don Abbondio, ma sarebbe bastato contattare la Curia e dispiacersi di non poter fare lì quel funerale per ordini superiori. Sappiamo tutti che i funerali non si fanno per i morti ma per i vivi, ma ci sono dei limiti al come si fanno. E il mestiere di prete è anche quello.
_La Borgata Lesna_ (libro)
Non sono nato in Borgata Lesna né sono stato presente negli anni del boom: nacqui al Lingotto e i miei si trasferirono in via Bionaz nel 1970, quando avevo sei anni e mezzo. Però ci ho vissuto per trent’anni, e il posto mi è rimasto nel cuore. Non potevo certo lasciarmi sfuggire questo libro, insomma! (Stefano Garzaro, La Borgata Lesna : Vita in un paese di città, Graphot 2013, pag. 173, € 18, ISBN 978-88-97122-53-1). Diciamo che il ritratto che Garzaro fa degli abitanti della borgata è un po’ troppo agiografico (e non avrei inserito le pagine sui negozi “storici”…) ma qualcosa di vero c’era. La posizione di Borgata Lesna, racchiusa tra la zona militare, la ferrovia e la campagna, faceva sì che anche quando ci vivevo la gente tendeva a frequentarsi tra di loro, pur senza avere la connotazione di quartiere ghetto di altre zone di Torino, forse grazie a un miscuglio di piemontesi, veneti e meridionali che non a fatto formare un nucleo etnico vero e proprio. Il libro è ricco di fotografie antiche e moderne ed è una testimonianza preziosa di un passato che stiamo perdendo – due delle persone intervistate, che conoscevo bene, sono morte in questi due anni dalla pubblicazione. Una lettura penso per pochi intimi, ma per loro imprescindibile.
Il dibbbattito per gli italiani
Non è che io sia mai stato un fan di Serenella Fucksia, parlamentare M5S. Ma leggere dei commenti ricevuti al suo ricordo del senatore Donato Bruno mi chiedo come abbiamo potuto scendere così in basso. Fucksia ha rispettosamente ricordato un suo avversario politico: non era tenuta a farlo, ma evidentemente le sembrava giusto. Ma a quanto pare per parecchi grillini questo è un reato. Per quello che può valere, a Fucksia va la mia solidarietà.
Gli insegnanti sardi
Leggo su Repubblica che più della metà degli aventi diritto sardi non si è iscritta nella graduatoria nazionale per le assunzioni nella scuola, per il rischio di finire nel continente e quindi avere spese insostenibili: meglio continuare a essere precari e sperare in qualche supplenza.
Non entro nella scelta del governo di costringere tutti a fare una graduatoria indicando tutte le province italiane. Immagino che il motivo sia il volere azzerare le carenze di posti di ruolo, ma il mio timore è che tra alcuni anni la cosa sarà vanificata dalle richieste di trasferimento. Capisco anche la difficoltà nei collegamenti con la Sardegna e i relativi costi, anche se mitigati per i residenti. Ma visto che presumo che simmetricamente siano pochi gli insegnanti non sardi che avranno messo in cima alla graduatoria le province dell’isola posso immaginare che l’offerta di posti in Sardegna sia molto minore del numero di precari. Quindi? Trasferiamo un po’ di studenti dal continente?
_Il tensore di Torperterra_ (ebook)
Anche se i miei amici me lo consigliavano molto caldamente, ho aspettato quasi due anni per iniziare a leggere questo ebook (Emanuele Vannini, Il tensore di Torperterra, Blonk 2013, pag. 107, € 3,99) e devo confessare che il primo capitolo mi aveva lasciato molto freddo. Ma passato questo scoglio la storia è davvero filata via che era un piacere, e mi è dispiaciuto quando è terminata. Nel libro c’è davvero la Romagna (quando ho letto del bigliettino con su scritto “Voi, avanti così” ho sentito proprio l’accento emiliano). La storia si dipana tra la seconda guerra mondiale e (quasi) oggi, nella Romagna vicino a Divertimentificio – come il nome dell’album di Fabrizio De Andrè – dove tutti sono un po’ matti ma sono contenti così. Il tensore c’è davvero, e la cosa mi ha spiazzato perché io pensavo al tonsore (che c’è anche, ma non conta). Ci si diverte ma ci sono anche brani molto tristi. Insomma, leggetelo: mica posso spiattellarvi tutto!
(P.S.: per tutto agosto l’ebook è scontato a 1,99 euro. Non dite che non ve l’avevo detto)