Eduard Estivill è il famigerato criptonazista del libro Fate la nanna, che divide i genitori come un tempo la gente si divideva tra Coppi e Bartali oppure tra Mazzola e Rivera. In questo caso (Eduard Estivill e Yolanda Sáenz de Tejada, Andiamo a giocare – Imparare le buone abitudini divertendosi [¡A jugar!], Feltrinelli “Varia” 2010 [2008], pag. 239, € 16, ISBN 978-88-07-49098-9, trad. Antonella Donazzar) è però affiancato da Yolanda Sáenz de Tejada, che ci tiene a far sapere che oltre a una quantità di altre cose è anche una mamma. Così ad occhio il libro sembra stato più che altro scritto da lei e giusto rivisto da Estivill, considerando l’approccio un po’ diverso. L’idea di base è che per insegnare ai propri figli a comportarsi bene – in senso ampio, tra i vari capitoli si parla anche di come far loro mangiare la verdura… – il mezzo migliore è quello di presentare le cose per mezzo di un gioco; ne sono così proposti quasi cinquanta. Il guaio è che nella mia esperienza personale molti di essi non funzionano affatto: ciò che può essere utile, se proprio volete, è riuscire ad adottare il modo migliore per interagire con i propri figli e qui spunta per l’appunto Estivill. Nulla vieta di provare, e in quel caso di mettercela tutta visto che i bambini si accorgono subito quando dall’altra parte non si ha davvero voglia di fare: ma probabilmente è meglio leggere i risultati previsti per i giochi e inventarsi qualcosa in proprio. Ottima la traduzione di Antonella Donazzar.
Non è il ridare
Matteo Renzi spergiura: «Ridaremo ai sindaci quanto togliamo abolendo Imu e Tasi». Anche se fosse davvero così – e non ci fossero poi tagli ai trasferimenti per qualsivoglia altra ragione – i conti non tornerebbero lo stesso. Si può decidere che gli enti locali non abbiano risorse proprie, e sia lo Stato a gestire tutti i trasferimenti: è una scelta politica che può avere vantaggi e svantaggi. Ma almeno fino a che abbiamo una decentralizzazione, è non solo giusto ma anche doveroso che siano gli enti locali a decidere quanti soldi chiedere ai loro residenti, e non aspettare che la partita di giro faccia piovere i soldi dall’alto.
Certo, dire “tolgo le tasse sulla casa” è sempre stata una mossa che porta voti, Berlusconi lo sa benissimo: ma a parità di gettito sarebbe molto meglio rimodulare le aliquote Irpef per fare arrivare i soldi a tutti.
Quizzino della domenica: svicolatori
Vi siete scocciati dei quizzini logici dove la gente o dice sempre la verità oppure mente sempre? Siete fortunati! Qui trovate anche una terza categoria: quella degli svicolatori. Uno svicolatore è uno che di per sé dice la verità, ma non tutta la verità, evitando di dire qualcosa a suo danno. Se scopro che qualcuno ha mangiato le patatine che tutti sapevano sarebbero state da mangiare stasera, alla domanda diretta “hai mangiato le patatine?” uno svicolatore potrebbe rispondere “ho mangiato i pomodori”, il che è formalmente vero perché ha mangiato sia i pomodori che le patatine.
È stato rubato un computer, e si sa che uno solo tra Alice, Bob e Carla può averlo rubato. Ciascuno di essi può essere un “onesto patologico”, che risponde sempre direttamente alla domanda senza svicolare e dice sempre letteralmente la verità: per esempio, alla domanda “questo ascensore va su o giù?” risponderebbe “sì”, a meno che l’ascensore non sia rotto. Può essere uno svicolatore, e in questo caso dice tecnicamente la verità ma eviterà di dire qualcosa che potrebbe essere usato contro di lui. Può essere un mentitore, che dice sempre bugie e può svicolare oppure no. L’investigatore Sholmes chiede a ciascuno di loro “È stato lei a rubare il computer?”; le risposte sono
- Alice: No, io non ho rubato il computer.
- Bob: È stata Alice a rubare il computer.
- Carla: Non è stata Alice a rubare il computer.
Chi ha rubato il computer?
(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p181.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema di Tanya Khovanova)
_Musica dal profondo_ (libro)
Se dovessi definire in una sola frase questo libro (Victor Grauer, Musica dal profondo : viaggio all’origine della storia e della cultura [Sounding the Depths], Codice edizioni 2015 [2011], pag. XXIX+265, € 18,90, ISBN 978-88-7578-527-7, trad. Brunella Martera e Gabriele Ferrari) direi “un pamphlet di 250 pagine”. Grauer ha una sua teoria sull’evoluzione umana: essa sarebbe molto più antica di quanto solitamente ritenuto e il modo più semplice per accorgersene è confrontare le tradizioni musicali di boscimani e pigmei occidentali e orientali (gruppi etnici non in contatto tra di loro) e ricercare quelle strutture molto complesse in giro per il mondo, integrando i dati con quelli del DNA mitocondriale e di quello del cromosoma Y. Il guaio, probabilmente legato anche alla nascita del libro come un blog, è che il testo è spesso ripetitivo e soprattutto mi ha dato l’impressione di essere partito da una testi e di avere raccolto solo le prove a sostegno della tesi. Prendiamo per esempio il suo metodo di triangolazione: se una caratteristica si trova in tre gruppi etnici non in contatto tra di loro allora si può supporre che appartenga all'”ipotetica cultura di base”. Casualmente Grauer ha solo tre gruppi a disposizione…
Anche non accettando le conclusioni di Grauer, il libro è però una fonte preziosa, sia perché fa una panoramica globale della preistoria dell’umanità che per la grande quantità di esempi audio e video che sono parte integrante del libro – come poter valutare altrimenti somiglianze e differenze? – e che molto opportunamente Codice ha raccolto. Tra i punti degni di nota, oltre alla considerazione che la polifonia nasce ben prima di quanto pensato, ci sono la considerazione che è possibile che il linguaggio stesso, che probabilmente nasce tonale, deriverebbe dall musica, e che la disastrosa eruzione del vulcano Toba potrebbe avere portato alla trasformazione delle società da comunitaria e non-violenta a gerarchica e violenta, mentre sono molto dubbioso su affermazioni come quella che le frazioni che creano i rapporti musicali non sarebbero “naturali” perché le troviamo solo tra gli uomini. Niente da eccepire infine sulla scorrevole e accurata traduzione di Brunella Martera e Gabriele Ferrari: giusto un “misura” nell’appendice che in un libro come questo sarebbe stato più che alto “battuta”.
Epifanie
Bambini soldato
Anna mi segnala che secondo Repubblica (archivio) Dean Jones, nato nel 1931, avrebbe combattuto nella seconda guerra mondiale.
(Ho controllato su Wikipedia: dalla versione di fine agosto a quella di stamattina c’è sempre stato scritto “Guerra di Corea”. La notizia arriva da un’altra fonte, insomma)
_What if?_ (libro)
Randall Munroe è l’autore di xkcd, una striscia tridimensionale di fumetti nerd dove i protagonisti sono “stick men”, uomini disegnati come se fatti di bastoncini: ma non lasciatevi trarre in inganno, è chiaro che sa disegnare. Un altro suo progetto, da cui è tratto questo libro (Randall Munroe, What if? : Serious Scientific Answers to Absurd Hypothetical Questions, Mariner 2014, pag. 305, $18, ISBN 978-0-544-45686-0), è “What if?”: come spiega il sottotitolo, è una raccolta di risposte serissime – almeno dal punto di vista scientifico – a domande che tanto serie non sono mica. Qualche esempio? “Cosa ci succederebbe se nuotassimo in una vasca di decantazione di materiale radioattivo?” o se preferite qualcosa di apparentemente meno truculento, “Che succederebbe se tutta la popolazione terrestre fosse concentrata in un unico luogo e saltasse contemporaneamente?”; per andare più sul surreale, infine, “Sarebbe possibile costruire un ponte fatto di mattoncini Lego che unisca Londra a New York”. Le risposte, ovviamente correate dai relativi disegnini, sono sì serie ma di una serietà di un certo tipo: nel secondo caso, per esempio, dopo la risposta “la Terra non si accorgerebbe nemmeno del salto” Munroe inizia a trattare la logistica di miliardi di persone confinate nel Rhode Island e che cercano di andarsene via (la magia di radunarli tutti insieme non funziona alla rovescia), mentre con i Lego, oltre a studiare cosa occorrerebbe fare per stabilizzare il ponte, vengono anche date delle stime sul costo di tutti quei mattoncini, qualcosa tipo cinquemila miliardi. Il libro mostra come per avere certe informazioni si possa chiedere alle persone (o ai testi) giusti e come si possano fare ipotesi plausibili anche in scenari che plausibili non sono: da questo punto di vista è fantastico.
P.S.: è appena uscita la traduzione italiana del libro, Cosa accadrebbe se?, tradotto da Salvatore Serù. Non l’ho neanche sfogliato, quindi non so dirvi nulla se non che Bompiani avrebbe potuto osare il titolo “E se?”.
Ricatto? Quale ricatto?
Oggi magari avete letto l’articolo in prima pagina del Corsera, dove si afferma che Wikipedia ha perso 300 milioni di utenti – occhei, sarebbero al massimo pagine visualizzate – in pochi mesi. Oppure avete visto il TG5 delle 13 che ha fatto un servizio che cominciava con le parole «Il portale Wikipedia perde pezzi, o meglio utenti: troppi gli errori e le imprecisioni». La realtà è un po’ diversa, e l’ho raccontata qui con il cappellino di portavoce di Wikimedia Italia.
Ma non è di questo che volevo parlare, ma della seconda notizia che forse avete visto: che cioè su Wikipedia in inglese è stato scoperto un ricatto, e ci sono state delle persone che si sono viste chiedere dei soldi per evitare che la voce di Wikipedia su di loro contenesse delle falsità. Un esempio di articolo con queste notizie è qui. Peccato che anche in questo caso le cose non siano affatto andate avanti così, come del resto chiunque ci pensi un attimo può immaginare: togliere un’informazione falsa è relativamente semplice perché non ci sono fonti autorevoli che la confermino. Come si può leggere (in inglese) sul blog della Wikimedia Foundation, i 381 account che sono stati bloccati sono accusati di “undisclosed paid advocacy”, cioè si sono fatti pagare per inserire pagine dell’enciclopedia senza rendere la cosa pubblica, e tipicamente non seguendo le linee guida di Wikipedia: insomma, voci che non avrebbero mai dovuto essere presenti. Un’altra cosa che questi account hanno fatto è farsi pagare per “proteggere” la voce, cosa che comunque è diversa dal ricattare. Controllate pure: la parola “blackmail”, ricatto, non è scritta da nessuna parte nel comunicato WMF. Eppure se fate adesso una ricerca con i termini Wikipedia e blackmail trovate una quantità di risultati. Come mai? Semplice. Tutto nasce dai siti che copiano (e da noi traducono) questo articolo dell’Independent, strillato a tutta voce per fare scandalo contro Wikipedia… e non è nemmeno la prima volta che lo fanno. Per me, che mi ricordo com’era quel giornale quando nacque, vedere come si è trasformato è davvero triste: per dire, il testo del Daily Mail è persino più oggettivo. (Il titolo è quel che è, ma non si può pretendere troppo dalla vita)
Lo so, notizia cattiva scaccia notizia buona, e i miei ventun lettori sono una ben misera percentuale di chi verrà a sapere di queste notizie: però almeno il mio mattoncino ce lo voglio mettere.