la categoria “socialcosi”

Io e un mio collega dovremmo sempre finire di scrivere un libro sui socialcosi, raccontando come noi li vediamo: in modo piuttosto diverso da quello dei guru. Scrivere il libro sarebbe solo il primo passo, perché poi dovremmo trovare qualcuno che ce lo pubblichi: però intanto quel passo bisogna farlo.

Il guaio, almeno per me, è che tendo a dimenticarmi le mie meravigliose idee: come mi diceva la mia insegnante di tedesco, »dein Gedächtnis ist ein Sieb« (la tua memoria è un crivello). Ma visto che ho un blog – ne ho tanti a dire il vero, ma questo è il più generalista – ho pensato che almeno in una forma iniziale posso buttarle giù qua, e magari sfruttare l’intelligenza collettiva dei miei ventun lettori per mettere meglio a fuoco le mie idee. Ecco dunque che ho creato una categoria “socialcosi”, dove raccoglierò i miei sproloqui a partire da quello di ieri.

(Che poi io sono molto prevedibile: quando ieri ho cercato di creare la nuova categoria ho scoperto che l’avevo già fatto sei mesi fa e ci avevo postato un singolo post, triste e solitario. Stavo dicendo della mia memoria?)

La “storia Facebook” non era inevitabile

Ho cominciato a leggere Anatomia del giudizio universale di Paolo Bottazzini. Nell’introduzione, citando Richard Dawkins (L’orologiaio cieco) e Stuart Kauffman (At Home in the Universe), Bottazzini rimarca come dai testi di quegli autori si nota come per loro non solo la storia può essere interpretata come un’evoluzione, ma che quello che è capitato è inevitabile: di storia ce ne può essere una sola, lo spazio di variazione è minimo o irrilevante. Se facessimo un reboot dell’universo, o nel caso che interessa a Bottazzini ritornassimo indietro ai primi anni ’60 e alla nascita di internet, non potremmo che arrivare al risultato attuale. Non avremmo magari le società Google e Facebook, ma avremmo comunque un motore di ricerca e un social network dominanti indistinguibili da essi.

Non so se Bottazzini sia o no d’accordo con questa tesi: come scrivevo, sono solo all’inizio della lettura del suo libro. Posso però assicurarvi scientificamente :-) che questo non è affatto vero. Mi spiego meglio. Non ho nulla contro l’affermazione che è possibile ottenere un’organizzazione molto complessa senza interventi esterni: la teoria dei sistemi emergenti è lì a dimostrarne la possibilità. (Per la cronaca: l’assenza di interventi esterni è un postulato metafisico, visto che non abbiamo modo di dimostrarlo. D’altra parte, se scegliessimo come postulato l’esistenza di interventi esterni – Dio o una razza aliena è irrilevante – non potremmo dimostrare alcunché: quindi non avrebbe nemmeno senso discutere). L’altro punto su cui sono d’accordo è che l’auto-organizzazione, soprattutto se unita a un ambiente dove i costi marginali sono nulli o quasi, porta necessariamente a una struttura simile a quella che per esempio vediamo su Internet: pochi attori sovravvivono e crescono sempre di più, assorbendo gli altri attori iniziali e rendendo difficile o quasi impossibile l’ingresso di altri attori. Questo dipende da vari fattori: ma fondamentalmente la natura della rete (la retiologia, come la chiama Bottazzini) prescrive che i collegamenti non si formino a caso, ma giungano prevalentemente dove ce ne sono già. I piccoli non avranno così nuova linfa e rischieranno di morire a scapito dei grandi, che invece continueranno a prosperare; il risultato finale sarà una legge di potenza.

Mappaecg1ADetto in altri termini, il risultato “storico” qualitativo è necessariamente quello di avere pochissimi attori. Quello che contesto è che a partire dalle stesse condizioni iniziali tali attori debbano avere la stessa struttura interna di quelli che abbiamo. I concetti generici di “motore di ricerca” e di “social network” presumibilmente resterebbero: il modo in cui sarebbero declinati potrebbe però cambiare e di molto. Perché? Perché il sistema è troppo complesso, e non c’è nessuna certezza di finire nella situazione migliore in assoluto. Matematicamente parlando possiamo definire, almeno in via teorica, una funzione f che a partire dalla struttura dei collegamenti di una situazione S calcola un valore di ottimalità. Come abbiamo visto, l’ottimalità in questo caso è tipicamente data da una concentrazione su pochissimi attori, se non addirittura uno solo. Quello che però dobbiamo tenere in conto è che f ha tanti parametri. Se disegnassimo un grafico n-dimensionale ci sarebbe un punto in cui f raggiunge il massimo assoluto, ma ci sono vari punti in cui si hanno dei massimi relativi, più o meno come nel disegno qui a fianco (preso da Wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/File:Mappaecg1A.JPG). La fregatura dei massimi relativi è che se quando si capita vicino a uno di essi gli algoritmi standard tendono a prenderlo per buono, perché gli spostamenti casuali che si allontanano da esso diminuiscono il valore dell’ottimalità e quindi sono sconsigliati.

Chi fa modelli matematici discreti ha ben chiaro il problema, ed esistono tecniche che permettono di ovviare almeno in parte a questa situazione: quando ero giovane e per lavoro cercavo reti neurali per il riconoscimento del parlato – un altro caso in cui si hanno vari massimi relativi – si usava la tecnica del simulated annealing, “ricottura simulata” in italiano. In pratica si definiva un parametro, la “temperatura”, che era relativo alla probabilità di fare un salto enorme da una parte all’altra dello spazio delle possibilità, per vedere se si otteneva un miglioramento che poteva essere indice di essere capitati dalle parti di un massimo relativo maggiore di quello di partenza. La temperatura viene poi man mano ridotta per focalizzarsi su una specifica regione e trovare quel massimo. Bene: anche ammesso di immaginare che nel mondo reale ogni tanto capiti quello che Nassim Taleb chiama un cigno nero, cioè un evento così inaspettato che cambia le carte in tavola, quello che avremo in pratica è che ogni ipotetico reboot del nostro universo, tendendo in genere a muoversi per piccoli passi con mosse casuali, porterà a risultati diversi. Abbiamo anche avuto esempi pratici di questo comportamento: pensate al formato per le videocassette, dove Betamax aveva specifiche tecniche migliori ma è stato soppiantato da VHS, oppure alla guerra delle console, dove Microsoft per quanti soldi e caratteristiche tecniche abbia messo dentro Xbox continua ad arrancare. Nessuno ci può garantire in assoluto che l’algoritmo PageRank che è alla base dell’ordinamento di risultati delle ricerche di Google, oppure EdgeRank che decide quali degli aggiornamenti dei nostri amici Facebook vengono evidenziati, sia il migliore. Però hanno avuto un vantaggio iniziale e hanno capitalizzato così tanto su questo vantaggio che anche se nascesse un nuovo algoritmo equivalente se non leggermente migliore nessuno lo considererebbe. Ma in un universo parallelo magari il vantaggio iniziale è stato dell’algoritmo concorrente, e il loro motore di ricerca dominante darebbe risultati diversi a parità di siti esistenti, oppure le cerchie più o meno strette di amicizie nel social network dominante si formerebbero in un modo diverso.

In definitiva, anche senza chiamare in causa il libero arbitrio potete rimanere tranquilli: la storia non è zippabile facilmente con un breve algoritmo che la genera!

_Alfabeto matematico_ (ebook)

9788865866511Tanto per cambiare, ho scritto un altro ebook: al solito lo trovate a un euro e 99 su amazon, bookrepublic e gli altri store.

Ho rubato il titolo Alfabeto matematico a Maddmaths!, per la precisione la rubrica di Corrado Mascia. Ma il contenuto, pur essendo matematico, è del tutto diverso! In questo librino infatti io non sono interessato ai concetti matematici, ma proprio alle parole stesse, o meglio alla loro etimologia. La storia delle parole riserva spesso molte sorprese: la prima è forse il fatto che la matematica prende parole comuni e dà loro un significato completamente diverso, come commentava già Goethe. Ma spesso si fa il percorso diverso: qualcuno prende un concetto matematico e lo ricicla nella vita reale, chiaramente con un significato completamente diverso :-)

Alcune di queste parole sono presenti in forma ridotta sul mio minisito dedicato, ma la maggior parte sono nuove. Garantisco che leggendole scoprirete tante cose, anche se non posso garantire quanto vi saranno utili!

51%

51percento Barbara mi ha mandato lo screenshot che ha fatto un’oretta fa a questo articolo. Il problema non è la scelta dell’insegnante di entrare in classe con abiti femminili: almeno per un matematico, il problema è nella percentuale indicata a destra. Se nel momento in cui è stato preso lo screenshot il numero totale di voti dato alla notizia è 6, le percentuali devono per forza essere un multiplo di 1/6: pertanto 0%, 17%, 33%, 50%, 67%, 100%. Al più accetto un arrotondamento verso il basso che mi porta a 16% e 66%. Ma il 51% proprio non esce, a meno che qualcuno non abbia pensato a un premio di maggioranza :-)

Sessuofobia

Nel memoriale sul caso Vatileaks2 che sarebbe stato scritto da Lucio Vallejo Balda e che non si sa come è nelle mani di Repubblica il monsignore racconterebbe di aver avuto rapporti, “anche carnali” (qui è Repubblica che se ne esce con queste perifrasi), con Francesca Immacolata Chaouqui. Tra le righe deduco che la sua linea difensiva sarebbe che ha dovuto passare i documenti riservati (“ma solo quelli meno importanti”) perché ricattato.

C’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato se un prelato – non una qualsiasi beghina – sia così poco convinto della misericordia divina da decidere di trafugare documenti riservati anziché confessare di aver fatto sesso, magari direttamente con il papa. E non so se ci sia qualcosa di ancora più fondamentalmente sbagliato nell’altra ipotesi: che cioè Vallejo Balda abbia avuto altri fini, ma pensi che affermare che la colpa è stata tutta del sesso possa essere una circostanza attenuante.

Sarà falso? Sarà vero?

Dopo le polemiche sulla festa di Natale cancellata in una scuola di Rozzano, ora appare la risposta del preside.

Ve lo dico subito. Io sono contrario alle rappresentazioni di Natale a scuola, come sono contrario a tutte le iniziative dove sono coattamente impegnati i bambini. Che ne direste se un preside decidesse che visto che aprile è il mese della consapevolezza matematica ci fosse una giornata in cui tutti – tranne i discalculici certificati, perché noi le minoranze le rispettiamo – mostrano la loro bravura nel preparare e risolvere problemi matematici?

Detto questo, la Buona Scuola prevede che il preside sia un manager, con una serie di poteri. Se il preside non vuole fare rappresentazioni natalizie, è una sua scelta: la esternerei con congruo anticipo nel sito della scuola, ma niente di più.

Quizzino della domenica: La successione misteriosa

Neil Sloane è l’Uomo delle Successioni: la On-Line Encyclopedia of Integer Sequences® (OEIS®) raccoglie non so quante decine di migliaia di successioni numeriche, con indicata la legge sottostante. Quanta Magazine gli ha chiesto di presentare ai suoi lettori una successione che non era presente nell’OEIS, e lui se ne è uscito con quella che vedete qui sotto. Note: la formattazione non è importante, e da quello che ho capito il primo numero è 13 perché se avesse iniziato con un numero più piccolo la successione era già presente. Insomma il 13 è scelto a caso, ma gli altri numeri no. Sapete trovare il numero successivo?

[13 26 2 4 6 3 9 12 8 10 5 15 18 14 7 21 24 16 ...]

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p188.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema preso da Quanta Magazine)

_Giocando alla matematica_ (libro)

9788811924210Le scuole più famose di giochi matematici sono sicuramente quella britannica sorta con Dudeney (tralasciamo Lewis Carroll) e statunitense, più per merito di Martin Gardner che di Sam Loyd: ma non si può dimenticare il contributo dei francesi, sin dai tempi di Edouard Lucas. Questo libro (Pierre Berloquin, Giocando alla matematica : una raccolta di enigmi e passatempi matematici [Jeux mathématiques du Monde], Vallardi 1981 [1978], pag. 162, ISBN 9788811924210, trad. Maddalena Santini) raccoglie vari problemi matematici apparsi su Le Monde nella seconda metà degli anni 1970 e presentati da Pierre Berloquin, il divulgatore matematico francese per eccellenza. I problemi come sempre non sono generalmente originali: in questo caso è interessante vedere le risposte modificate e migliorate dai lettori del quotidiano francese. Buona la traduzione di Maddalena Santini.