Disintossicazione da Facebook

È almeno un anno che ho abolito l’app di Facebook dal mio furbofono, ottenendo un notevole allungamento della durata della batteria. Lo so che Zuckerberg piange, tanto che da un po’ di mesi ha reso impossibile leggere i messaggi dalla versione web mobile senza installare Messenger (che non è mai entrato sul mio Z2). Per un po’ me la sono cavata passando quando serviva alla versione desktop, anche se ho notato che mi era praticamente impossibile rispondere senza che il furbofono completasse autonomamente le parole. Ho anche provato a usare Disa, un aggregatore di instant messenger; ma ho lasciato quasi subito perdere vedendo che il taccone era peggio del buco.

Da una settimana ho preso una decisione drastica: quando sono in giro non apro più Facebook. Tanto lo uso per cazzeggiare, sono praticamente sempre a meno di un’ora da un computer fisso, e quindi il cazzeggio può aspettare un po’. È una sensazione bellissima, ve lo assicuro. (E anche la mia batteria è contenta :-) )

Bella Ciao ai funerali di Dario Fo

Ieri mattina, ai funerali di Dario Fo, è stata intonata Bella Ciao. Ora, è vero che mi dicono che nel 2010 Fo si iscrisse all’ANPI (grazie a Lopo e Fabs per la segnalazione!), ma è anche vero che durante la seconda guerra mondiale Fo era un volontario repubblichino.
Ora, cambiare idea è sempre lecito e a volte anche commendevole: non è certo mia intenzione prendermela con la buonanima per quanto fece in gioventù. Ma è possibile che nessuno si sia accorto che forse quello non era il brano più adatto per ricordarlo?

Non è un po’ esagerato?

Proprio come Gianni Morandi – ma senza farmi fare una foto – stamattina siamo andati a fare la spesa all’Esselunga di viale Suzzani, visto che venerdì e sabato Anna era fuori Milano per lavoro e io mi ero limitato a comprare l’essenziale. Ho così scoperto che non solo la domenica quel punto vendita è aperto tutto il giorno e non solo la mattina – ma questo capitava già da alcuni mesi – ma che da due settimane fa gli orari di apertura settimanale si sono ancora più allungati: non più dalle 8 alle 21 ma dalle 7:30 alle 22. Vi dirò: mi pare un po’ esagerato…

_Oltre il rumore_ (ebook)

9788898194667 Il rumore che dà il titolo a questo ebook (Antonio Pavolini, Oltre il rumore, Informant 2016, pag. 102, € 3,99, ISBN 978-88-98194-66-7) è duplice. Da una parte è quello generato da milioni di persone che sembrano avere scambiato la rete per un ring dove tirare fuori i propri peggiori istinti. Dall’altro è quello cercato puntigliosamente dai vecchi media, a partire dai giornali per arrivare soprattutto alla televisione: la tesi di Pavolini è che gli old media sappiano perfettamente che nel lungo termine saranno soppiantati, ma stiano facendo in modo di rallentare per quanto possibile il loro declino, seguendo la buona vecchia strategia di lasciare il problema ai propri successori.

Io sono molto più pessimista di Pavolini e non credo che dalla rete si riuscirà mai a estrarre più segnale che rumore, per l’ottima ragione che da che mondo è mondo chi è davvero interessato alla conoscenza è una sparuta minoranza e non è che dare una piattaforma abilitante, o addirittura un nuovo paradigma, cambi le carte in tavola. Ma anche quando non ero d’accordo con le sue tesi, ho trovato il suo modo di leggere gli avvenimenti della rete davvero interessante e fuori dal coro nel vero senso del termine: non banalmente per mostrare come si è bravi a dire l’opposto di quanto blatera la massa – quello lo sanno fare in tanti, e si potrebbe quasi creare un bot che lo faccia – quanto piuttosto nel leggere quello che è capitato negli ultimi decenni e sta capitando oggi da un punto di vista diverso dalla narrazione che ci troviamo davanti tutti i giorni, che come detto sopra nasce tipicamente dagli Old Media. E anche se a me Tumblr non piace molto, non posso non essere d’accordo con lui quando mostra che non sono le major ma gli utenti a decidere quale uso fare di un’applicazione. Consiglio insomma la lettura a tutti coloro che sotto sotto qualche dubbio ce l’hanno ma non bevono le storie raccontate dai neoluddisti della rete: potranno trovare nuove tessere del mosaico che è Internet.

Robert Zimmerman e il Nobel per la letteratura

Senza guglare: ricordate chi è stato premiato con il Nobel per la letteratura 2015? Io no. (Pensavo a Patrick Modiano, ma era nel 2014). È stata Svetlana Alexievich. Il nome vi dice qualcosa? A me no. So bene che ora buona parte dei miei ventun lettori snocciolerà tutte le sue opere, ma chissenefrega. Io sono un ragazz… ehm, un anzyano semplice.
Bob Dylan almeno sappiamo tutti chi è. È abbastanza ermetico da non farci capire un tubo quando canta. Ma sicuramente i suoi testi hanno più spessore di “Sarà perché ti amo”, o anche solo “Because she loves you, and you know it can’t be bad”. E allora accettiamo il fatto compiuto. Tanto è chiaro che l’Accademia di Svezia ci sta trollando da qualche decennio: e allora lasciate far loro qualcosa di nuovo!

Votate, votate, votate (M5S edition)

Forse sono in minoranza, ma non vedo nulla di male negli accorati (in realtà il termine più adatto sarebbe l’inglese nagging) appelli al voto che gli iscritti M5S stanno ricevendo perché diano il loro giudizio sulle modifiche proposte al non-statuto pentastellato. D’accordo che – se ha ragione Vittorio Bertola – la consultazione non avrà comunque valore legale; ma in fin dei conti mi pare corretto che in un moVimento dove la partecipazione significa grosso modo essere iscritti a una mailing list ci sia un obbligo almeno morale di rispondere alle mail :-)

Il vero problema secondo me è alla base: avere creato un non-statuto pensando di essere furbi e non avere immaginato cosa sarebbe potuto succedere. Uno dei tanti motivi per cui non mi è mai passata per l’anticamera del cervello l’avvicinarmi a M5S è proprio questa carloneria nel fare le cose, carloneria che nasconde la volontà di dire “la massa non conta un tubo”. Esattamente quello che succede con i partiti tradizionali, intendiamoci, con la differenza che M5S afferma di voler essere diverso da loro. Non parliamo poi del fatto che un socio (un “non-socio”?) non può sapere chi siano gli altri iscritti, manco fosse una società segreta. Ma visto che comunque il simbolo è in mano a Grillo Grillo e Casaleggio, non farebbero davvero più in fretta a chiudere e ricominciare daccapo con un altro non-statuto, al limite dando uno status privilegiato a chi all’atto dell’iscrizione mostrasse di aver fatto parte del “vecchio” M5S?

_Algoritmi_ (libro)

9788815254153 Che cos’è un algoritmo? Oramai la metafora classica è ben nota: una ricetta, dove però non si trovano quelle indicazioni “un pizzico”, “q.b.” e simili che fanno imbestialire chi come me non capisce perché i dati nonpossano essere specificate una volta per tutte. In questo libro (Carlo Toffalori, Algoritmi, Il Mulino 2015, pag. 208, € 14, ISBN 9788815254153), però, Toffalori ci porta più avanti, dandoci un assaggio di come gli algoritmi si possano catalogare. La differenza tra le classi P (gli algoritmi che hanno una soluzione in tempo che varia come una specifica potenza della dimensione dei dati in ingresso) e NP (gli algoritmi per cui al momento sappiamo solo dimostrare rapidamente che una soluzione dataci è in effetti corretta, ma per cui al momento il tempo necessario per trovare una soluzione cresce esponenzialmente con la dimensione dei dati) è nota a molti, ma Toffalori aggiunge tante altre classi, creando uno zoo di algoritmi che non si sa ancora classificare in modo unitario. L’unico appunto che posso fare al libro è che sceglie di parlare di algoritmi a livelli molto diversi, perdendo probabilmente parte dei lettori e annoiandone il resto. È inutile: non si può scrivere un testo per tutti.