Cronaca di una manifestazione

Stamattina a Milano la minima era di tre gradi sotto lo zero. Eppure eravamo in duemila a manifestare contro TIM, che ha unilateralmente deciso di disdire il contratto di secondo livello per proporne uno che definire punitivo è dire poco. Per chi è giovane, forse è meglio aggiungere qualche informazione in più: la lascio però in fondo perché è un po’ un pippone.

Devo dire che di manifestazioni sindacali ne ho fatte un po’, ma non mi ricordo davvero tutta questa partecipazione, tra l’altro a tutti i livelli, comprese funzioni aziendali che uno non si aspetterebbe affatto di vedere. Non ero il solo quadro (a volte mi è capitato…); questa cosa, unita al vedere tanta gente per nulla iscritta ai sindacati, mi ha fatto piacere. A proposito di sindacati: a parte la Triplice e l’UGL, sdoganata ormai da un decennio, c’erano anche gli autonomi dello Snater, cosa che ho apprezzato proprio perché segno di un’unità almeno questa volta. Brillava per assenza solamente USB, ma la cosa non mi stupisce affatto: dal mio punto di vista non sono un sindacato ma un gruppo antagonista.

TIM ha sbarrato l’ingresso alla sua sede, non si capisce bene per paura di cosa: tanto per dire, quelli della Borsa non si sono nemmeno preoccupati di far scendere dagli scalini di Palazzo Mezzanotte le tute rosse che aspettavano durante il concentramento, e anche l’ampio spiegamento di forze dell’ordine in assetto antisommossa (carabinieri a un estremo e polizia all’altro per non mischiarli, con un po’ di Digos immagino in mezzo perché s’ha da fare così) era parecchio rilassato. D’altra parte siamo ormai tutti vecchietti, non avremmo la forza di fare sfondamenti… Più seriamente, non ricordo nessuna manifestazione di telefonici che sia trascesa, anche per l’ottima ragione che noi vogliamo solo fare sapere il nostro punto di vista, e non fare danni in giro.

Peccato che mentre sto scrivendo l’unico quotidiano che ha parlato è stato Il Giorno: do il beneficio del dubbio al Giornale che da quanto ho capito aggiorna la pagina milanese solo all’inizio della giornata, ma Repubblica ha preferito parlare dell’appello sui dossier Telecom e il Corriere non è pervenuto. Vediamo domattina :-)

Nella passeggiata del corteo per le vie del centro mi sono stati raccontati anche alcuni aneddoti su cosa sta succedendo, ma non essendo io Dagospia quelli non ve li dico :-); trovate infine qualche foto qui.

P.S.: Ecco le informazioni. Fino al 2000, esisteva il contratto “dei telefonici”, in pratica della SIP poi Telecom Italia. Le altre aziende di telefonia usavano altri contratti, da quello metalmeccanico – storicamente il default – a quello del commercio. Ci fu chiesto di avere un unico contratto di settore per avere “forte innovatività e grande equilibrio tra esigenze di flessibilità delle imprese e tutela dei lavoratori”, e il 28 giugno 2000 fu firmato il nuovo contratto, dove l’equilibrio come potete immaginare è stato posto il più in basso possibile. Contestualmente la parte del contratto Telecom che era migliorativa è stata spostata in questo contratto di secondo livello, che non è stato ritoccato se non in minima parte negli anni: se non ricordo male, sul telelavoro e sul valore del ticket (che non faceva comunque parte del CCNL). Potete trovare qualche informazione qui, mentre se volete studiare le differenze qui trovate l’accordo disdetto e qui (manco a farlo apposta, sul sito del CNEL…) la versione “di armonizzazione” del 2000.

Fare Milano

Ieri il sindaco di Milano ha presentato Fare Milano, quello che potremmo definire il piano operativo per la città nel prossimo quinquennio. Come purtroppo accade ormai sin troppo spesso, tutto quello che si ha a disposizione per capirlo è un PDF che raccoglie una cinquantina di slide per un totale di più di 36MB di spazio, ma con poche parole. Ho provato comunque a leggerlo soprattutto dal mio punto di vista di residente a Milano nord, tra Maciachini e Niguarda. Quello che posso dire io di prima mano è questo:

– Il “teatro per l’infanzia e per l’adolescenza Maciachini” doveva già essere terminato: ci sono passato davanti sabato scorso e mi pare sia ancora piuttosto indietro. Potrebbe essere un centro di attrazione interessante, soprattutto per chi si farà il primo pezzo di via Imbonati scendendo appunto a Maciachini :-)
– La nuova scuola media di via Hermada era aspettata dal 2013. Temo dunque per la “mia” scuola media, la Pavoni, che è stata sgomberata in tutta fretta solo nel 2015.
– Per le aree pubbliche all’aperto della Murat, oggettivamente mi sono chiesto perché siano lì non utilizzate da anni (la piscina e la palestra funzionano, invece)
– Il quartiere Villani-Giuffrè è in effetti un po’ sgarrupato, anche se il fatto che sia abbastanza nascosto non lo fa sapere: chissà se la ristrutturazione avrà qualche effetto anche sui giardini davanti all’asilo
– Lo status della ex caserma Mameli è molto importante per chi ha preso e ristrutturato, e sta cercando di vendere a caro prezzo, l’ex Manifattura Tabacchi :-)

Altre spigolature:
– ora che non c’è più la sinistra-sinistra sono di nuovo spuntati gli ex scali ferroviari.
– In realtà il 15 arriva già a Rozzano da mo’: quello che sono quasi dieci anni che starebbero facendo è prolungarlo nel comune di Rozzano. Ricordo che è un tram, mica una metropolitana
– I nuovi progetti di allungamento metropolitane casualmente partirebbero tutti nel 2021, a fine mandato, ammesso che arrivino i soldi; e già che c’erano ci hanno aggiunto gli interscambi con la Milano-Limbiate e la Milano-Seregno che saranno utili ma non sono metropolitane. (Cologno-Vimercate continua invece a latitare)
– Nel disegnino hanno indicato la Metrotranvia Nord (un’altra opera che è prevista da dieci anni) con un tratto simile alle metropolitane :-)
– Dicono che finalmente riformeranno il SITAM e uniformeranno il biglietto elettronico: non ci credo nemmeno se lo vedo.

In definitiva, per il momento il progetto è semplicemente la riproposizione di cose che ci si aspettava già da un pezzo: vedremo se stavolta riusciranno a farle davvero :-)

I buchi neri delle poste

Il mese scorso uno dei telecomandi della WII con cui giocano i settenni ha deciso di smettere di sincronizzarsi. (Per i curiosi: ho provato a risincronizzarlo cliccando sul tastino del telecomando e su quello della WII: niente da fare. La cosa più strana è che l’ho passato a un mio collega e a lui funziona perfettamente). Vabbè, mi sono detto che potevo prenderne un paio da uno dei tanti siti cinesi e aspettare un mesetto.

La spedizione è stata fatta il 22 novembre: quello che vedete qui sopra nell’immagine è lo stato della consegna. Come vedete, dopo undici giorni il pacchetto è arrivato in Olanda, che ormai fa da hub per quasi tutti – devono avere fatto un accordo quadro. Il tempo mi sembra più che civile. Anzi no: dopo undici giorni il pacchetto è partito dall’Olanda, per arrivare a Milano (o meglio, essere stato preso in carico) stamattina. Ora, io ammetto anche le attenuanti generiche dell’Immacolata (sant’Ambrogio no: mi pare che il centro di smistamento milanese sia fuori dal territorio comunale), ma mi spiegate come sia possibile metterci tutto quel tempo a prenderlo in carico? Hanno mandato il paccho a dorso di mulo? C’era un qualche festival dell’imballaggio a cui doveva prendere parte? Hanno cambiato i sensi unici e il GPS si è impallato?

Ah, non oso pensare quanto durerà la “lavorazione”.

Aggiornamento: Ora che sono riuscito a recuperare anche la prima parte del tracciamento, devo togliere due giorni di transito, come si può vedere qui sotto. Va un po’ meglio, anche se di margini ce ne sono ancora. (Non sto parlando del processamento, ma della presa in carico, che è una cosa un po’ diversa e abbastanza più semplice)

Quizzino della domenica: lavaggio auto

Nella gara a squadre “Matematici senza frontiere”, una squadra di quattro persone deve lavare dieci automobili nel minor tempo possibile. “Lavare” significa insaponare e risciacquare: insaponare un’auto richiede dodici minuti, ma può essere fatto contemporaneamente da più persone e il tempo si divide corripondentemente (due persone ci metteranno sei minuti, tre quattro minuti, tutti e quattro insieme finiranno in tre minuti). Sciacquare richiede quattro minuti, ma visto che c’è un’unica pompa l’operazione non può essere fatta in parallelo. Ah, ovviamente non si può risciacquare un’auto che non è stata insaponata.
Qual è il minimo tempo necessario per completare l’operazione?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p221.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Varsity Math)

_Reflections: The Magic, Music and Mathematics of Raymond Smullyan_ (libro)

9789814663199Io ho letto e apprezzato molti libri di Raymond Smullyan. Certo bisogna essere amanti della logica, anche perché altrimenti uno li trova ripetitivi, però alla fine si arriva a comprendere meglio come funzionano le tecniche standard per costruire brocardi e soriti; le ambientazioni sono sempre interessanti e anche i giochi di parole simpatici. Mi sono così avvicinato a questa sua pseudobiografia (Raymond Smullyan, Reflections : The Magic, Music and Mathematics of Raymond Smullyan, World Scientific 2015, pag. 231, $29, ISBN 9789814663199) con curiosità, e nelle prime pagine sono anche stato soddisfatto. D’accordo, le divagazioni non mancavano, ma chi sono io per lamentarmi? Ma presto il libro ha preso una pessima piega, tra pagine di calembour che tanto non avrei mai potuto risolvere essendo storpiature di nomi inglesi e una sezione lunga almeno un quarto del totale che era la semplice trascrizione appena condensata della chat di un sito di musicisti dilettanti dove Smullyan a quanto pare fa la parte del padrone. Sono arrivato fino in fondo perché sono tignoso, ma non mi sento di consigliare il libro a nessuno.

Dove si imparano le cose

Venerdì di Repubblica, quello di oggi. Pagina 11, la prima con del testo (ma non è questo il problema). Rubrica Contromano di Curzio Maltese. Cito: “Su ogni euro di pubblicità investiti (sic) in rete, 85 centesimi vanno a due soli player: Google e Facebook. Questi giganti e altri, come Youtube, […]”

Tutto questo dieci anni dopo che Google ha comprato YouTube.

misteri italiani

Sono solo io che trovo singolare un PresConsMin che si dimette subito dopo avere incassato un voto di fiducia dal parlamento, e un PresRep che accetti le dimissioni “con riserva”? È vero che con Prodi siamo arrivati ad avere un PresConsMin sfiduciato che dopo una settimana è stato rimandato in parlamento a vedere se la volta prima si erano magari confusi, ma qui stiamo arrivando a nuove vette dell’italico teatrino della politica.

Il meraviglioso mondo di Key4biz.it

Se siete tra i miei ventun lettori, probabilmente sapete della vertenza in atto nel settore delle telecomunicazioni in generale e in TIM in particolare. Ma magari non vi è capitato di buttare l’occhio su questo articolo di Key4biz.it – Quotidiano online sulla digital economy e la cultura del futuro. Per chi non volesse leggerselo tutto, Raffaele Barberio spiega come Flavio Cattaneo sta facendo un lavorone per tagliare i costi aziendali, mentre quei cattivoni dei lavoratori, aizzati dai perfidi sindacati, non vogliono fare la loro parte. (Che da tre anni siamo in contratto di solidarietà a quanto pare è irrilevante).

Ma leggiamo un po’ questo articolo. Secondo Barberio, noi staremmo affermando che al centro delle proteste ci sarebbero “tagli agli organici e con essi la disdetta del contratto di secondo livello, unitamente ad aspetti riguardanti i buoni pasto.” Notate l’accenno ai buoni pasto: un ottimo specchietto per le allodole. Passa quindi a segnalare di avere “riscontrato elementi che contraddicevano le premesse” e si mette a spiegarli.

Tagli all’organico? Impossibile. Cattaneo ha ribadito che non ci sono esuberi. Non ho dubbi che fino alla fine del 2017 non ci saranno esuberi, per la banale ragione che durante un contratto di solidarietà non si può licenziare. Quindi nessun lavoratore può aver parlato di tagli. E in effetti, andando avanti a leggere, scopriamo il punto del contendere: che “molti lavori e funzioni di tipo concettuale, quelli legati alla ‘carta’ e alla ‘scrivania’, non esistono più” e dunque “chi venderà i nuovi servizi se non ci sono figure commerciali e di mercato a sufficienza?” Detto in altro modo, dobbiamo essere demansionati, con relativo taglio dello stipendio, e andare a fare i venditori. Certo, può dire “o così o pomì: non vorrete mica essere dei privilegiati”. Ma allora lo dica esplicitamente e non nascondendo il tutto dietro tanti bei paroloni (beh, nemmeno tanto belli a dire il vero.)

Passiamo al contratto di secondo livello. Il newspeak di Barberio spiega che non è vero che TIM abbia disdetto il contratto integrativo, ma “solo due componenti firmate nel 2008 e senza peraltro data di scadenza”. Quindi varrebbe il contratto integrativo che abbiamo avuto fino al 2007? Davvero? Dove si firma? No, non è così. Senza quelle due componenti, non esiste più il contratto di secondo livello, quindi per esempio tre giorni di ferie in meno e nessun premio di risultato (occhei, tanto quello ce l’avevano già tolto con giochi contabili), o se preferite la “rinegoziazione” a senso unico dopo la quale il dipendente lavorerebbe da 5 a 10 ore al giorno (con la durata definita giorno per giorno dal capo…) purché nella settimana si facciano le ore contrattuali. Ancora una volta, si potrebbe discutere sulla necessità o meno di recuperare produttività in questo modo. Ma forse qualcuno si accorgerebbe che qualcosa non va in questo discorso, e magari pensare che forse un po’ di ragione ce l’hanno anche i lavoratori: e quindi Barberio sceglie un’altra strada.

Come sappiamo tutti, il peggiore problema di Palermo è il traffico. Allo stesso modo il peggiore problema per TIM nel mondo parallelo di Key4biz.it sono i buoni pasto. Pensate: “l’impuntatura sindacale reclama il buono pasto anche nei giorni in cui il lavoratore è in trasferta ed è già autorizzato a mangiare fuori a spese dell’azienda”. Ora, a me piacerebbe davvero sapere quali sono le fonti di Barberio per questa sua affermazione. Negli ultimi anni trasferte ne ho fatte pochine, ma mi è capitato di andare a Roma e Torino in altre sedi Telecom. La normativa era chiara: potevo scegliere se presentare la ricevuta del pranzo e non avere il ticket, oppure non presentarla e averlo. (Tipicamente sceglievo la seconda opzione perché facevo meno fatica). Non mi era mai passato per la testa che si potesse fare qualcosa di diverso. Né questa può essere una rivendicazione sindacale attuale: come come ho scritto, al momento la vertenza sindacale è sul contratto di primo livello e i ticket fanno parte del secondo livello,

C’è solo una cosa che non capisco. Perché scrivere tutte queste cose su una rivista per addetti ai lavori, dove tanto tutti conoscono queste cose? C’è forse qualche media mainstream che poi riprende il tutto per darlo in pasto all’ignaro pubblico?