Cari colleghi

O per la precisione, cari colleghi che oggi siete andati a lavorare, dicendo che tanto lo sciopero del 13 dicembre contro la disdetta dell’integrativo non è servito a nulla e che lo sciopero di oggi è per il contratto collettivo del quale non può interessarci meno, e che ce l’avete con i sindacati che sono stati zitti per due mesi, devo dirvi un paio di cose.
La prima è che nemmeno io sono toccato dalle proposte confindustriali sul contratto collettivo. Ma vi faccio notare che l’integrativo beffa che ci tocca da oggi può togliere due giorni di ferie e dodici ore di permessi retribuiti perché si rifà al CCNL. (Che noi avessimo questi giorni in più perché fino al 2000 erano nel nostro contratto è purtroppo diventato irrilevante). Quindi, anche se a voi la parola “collettivo” fa venire l’orticaria, ricordate che tutto quello che perdiamo lì possiamo perdercelo poi anche noi.
La seconda è che io ce l’ho con il sindacato, ma per un’altra ragione. Non ha senso andare a trattare (vedi CISL) senza avere prima una controproposta seria, e per seria intendo dove si facciano i conti in tasca all’azienda, si veda quanto risparmia dalle sue proposte, e si chiedano miglioramenti almeno per la stessa somma. Ci rideranno dietro? Tanto lo stanno già facendo ora. Ma non ha nemmeno senso fare gli aventiniani (vedi CGIL e UIL), perché il risultato è che l’azienda continuerà a fare quello che vuole. Né ha senso che la Triplice stia facendo i polli di Renzo e si dimentichi di spiegare a tutti cosa sta succedendo, invece che cercare ciascuno il suo pubblico e la sua parte di lavoratori. Ma leggendo quello che scrivono in parecchi nel gruppo Facebook dei lavoratori Tim, mi sa che siano davvero in tanti a non vedere più in là del proprio naso, il che ci riporta al punto iniziale di questo post.

Fine.

_All These Years Vol. 1 – Tune In_ (libro)

Quasi mille pagine per parlare dei Beatles prima che diventassero i Beatles. Troppe? Beh, per un vero fan no. Questo primo volume della Biografia Beatlesiana Definitiva (Mark Lewisohn, All These Years Vol. 1 – Tune In, Little, Brown & Company 2014, pag. 946, Lst. 30, ISBN 9780316729604) contiene davvero tutto, raccogliendo una quantità incredibile di fonti (Beh, non proprio tutto. Esiste anche l’edizione ampliata, che non ho avuto il coraggio di acquistare). Da un certo punto di vista è incredibile che queste fonti esistano: non parlo delle interviste – fatte anni dopo e a cui si può dare il valore che volete come ricordo – ma di fotografie, ritagli di giornale dell’epoca, e addirittura di una registrazione del 1957 (!)
Il libro non si può leggere tutto di un fiato, o almeno io ci ho messo tre anni a terminarlo. Intanto mi sono fatto un’idea di com’era l’ambiente liverpulliano, musicale e no, negli anni ’50, e ho scoperto cose che non avrei mai immaginato, tipo il motivo per cui George Martin pubblicò come primo 45 giri due brani scritti da Lennon e McCartney (risposta: i Beatles gli erano stati mandati da una casa editrice musicale, che voleva il copyright sulle canzoni; inizialmente Martin non aveva una grande opinione dell’abilità musicale dei quattro, ma non gli importava più di tanto visto che pensava di avere ricevuto una sòla). Un’opera di riferimento imprescindibile se uno è appena interessato ai Beatles.

Je suis Byoblu

Come potete leggere sul Post, Google ha deciso che non accetterà più di fare pubblicità mediante AdSense su Byoblu, il blog di Claudio Messora, ritenendo che faccia parte dei siti «che diffondono bufale o che, in altre parole, “nascondono, falsano o travisano le informazioni sull’editore, sui contenuti o sullo scopo principale del sito”».
Anch’io concordo che Byoblu sia un sito complottista (ma a livello tale che persino BeppeGrillo™, dopo aver appoggiato l’autocandidatura di Messora a comunicatore di M5S, l’ha poi fatto fuori per prendere Rocco Casalino…). Ma mi preoccupa ancora di più l’idea che Google e Facebook decidano con i loro soldi – no, con i soldi che loro raccolgono… – chi sia degno di fede. Certo, è meno peggio così che avere una leggina che lo stabilisca, cosa che non potrebbe essere poi così lontana nel tempo; ma resta sempre il problema di base. Bisogna insegnare alla gente a capire quello che sta leggendo, altrimenti ci sarà sempre qualcuno più furbo degli altri che ci fregherà. Ed è per questo che preferisco andare controcorrente e parlare in favore della pubblicità sul sito di Messora.

Quizzino della domenica: triangolo

Sapendo che 54−30=24, riuscite a trovare un triangolo che non sia rettangolo, i cui lati siano numeri interi e la cui area sia 24? (Se fosse rettangolo, 6-8-10 andrebbe bene)

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p228.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Miodrag S. Petković, Famous Puzzles of Great Mathematicians)

Non sequitur

Come spero che ormai sappiate, al momento il nostro contratto collettivo di lavoro (CCLN) è scaduto da due anni; inoltre TIM ha disdetto a ottobre il contratto integrativo e in questa settimana ne ha unilateralmente creato uno che andrà in vigore mercoledì prossimo (il giorno in cui sciopereremo per il contratto nazionale, non so se la scelta di quel giorno per scioperare sia stato un caso)

Oggi c’era un presidio di lavoratori TIM davanti alla sede romana di corso d’Italia, ed è anche arrivata l’onorevole Roberta Lombardi, che ha tra l’altro affermato:

«Abbiamo parlato della cancellazione da parte dell’azienda dell’accordo collettivo di secondo livello che, logica vorrebbe, fosse INTEGRATIVO rispetto a quello di primo livello che poi non è altro che il Contratto Collettivo Nazionale (CCNL).
Ma, e questo è il paradosso, i contratti aziendali sono integrativi del contratto collettivo nazionale MA, secondo una giurisprudenza consolidata, i contratti aziendali sottoscritti dalle Rsu (i rappresentanti dei sindacati in azienda) possono anche derogare il ccnl di riferimento, persino con ricadute peggiorative. […] Nel caso specifico di TIM di cui ci stiamo occupando, mi sembra evidente che in tutti questi mesi le RSU non si siano particolarmente ingegnate per proporre accordi di secondo livello migliorativi rispetto a quelli del 2008 e quindi l’azienda ha deciso in via unilaterale di modificare le condizioni di lavoro che, manco a dirlo, saranno peggiori rispetto a quelle concordate a maggio 2008.»

Il gruppo (chiuso, quindi è inutile che vi dia il link) “Dipendenti TIM” ha già un certo numero di post in cui si chiede perché i sindacati non abbiano portato un loro testo di accordo per discuterlo.

Ora io – prima di preparare una controproposta di accordo – avrei chiesto all’azienda che esplicitasse quanto avrebbe risparmiato con ciascuna delle modifiche da lei proposta rispetto al vecchio integrativo. È abbastanza facile fare i conti della serva e vedere che togliere due giorni di ferie e dodici ore di permesso equivale a un taglio dell’1,6% circa del costo del lavoro; su tutti gli altri punti ho il sospetto che il risultato finale sia di qualche frattaglia. Ma il punto non è questo. Il nuovo contratto integrativo non è peggiorativo rispetto al CCNL: lo è rispetto al vecchio integrativo, per la precisione. Dunque, anche tralasciando la banale considerazione che il contratto non è stato firmato né siglato dalle RSU, non c’è nessuna correlazione tra le prime e le ultime frasi dell’onorevole Lombardi. Probabilmente lei non lo sa né gliene importa più di tanto, ma magari i miei colleghi potrebbero cominciare ad azionare il cervello, considerando che quelli che ci stiamo andando di mezzo siamo noi e non lei?

_Arithmetical Wonderland_ (ebook)

Usare i personaggi carrolliani per un libro che fondamentalmente si può definire “matematica elementare da un punto di vista superiore” è una cattiveria. Il vero guaio però è che – almeno a mio giudizio – il risultato non è poi così ottimo. Il capitolo zero di questo libro (Andy Liu, Arithmetic Wonderland, MAA Press 2015, pag. xiv-225, $23, ISBN 9781614441199), con Alice, Tweedledum e Tweedledee, è quello che ho trovato più pesante, perché aritmetica di base e citazioni dai libri di Carroll proprio non si mischiano. Andando avanti la situazione per fortuna migliora, e si può apprezzare come Liu presenti temi dell’aritmetica classica in modo interessante anche per chi le cose le sa già; soprattutto le sezioni “Extra” che terminano i capitoli danno utili spunti per gli insegnanti. Peccato per alcuni errori di stampa che portano fuori strada…

Ecosistema Apple

Le cose Apple costano più di quelle non Apple. Questo è un fatto. Le cose Apple sono un ecosistema chiuso. Anche questo è un fatto. Poiché le cose Apple sono un ecosistema chiuso, in genere funzionano meglio e durano di più, quindi a conti fatti il loro costo maggiore si ammortizza. Non so se questo sia un fatto, ma per amor di discussione posso accettarlo come tale. Il guaio è che il tutto non basta.

I nuovi iPhone 7 non hanno il jack audio: gli auricolari (AirPods) si connettono via Bluetooth al telefono. Occhei, gli AirPods costano (in USA) 159 dollari, ma volete mettere la comodità? L’unico problema è che a questo punto è molto facile perderne uno, il che significa andare da Apple e pagare altri 69$ (fanno uno sconto, a quanto pare). Sembrerebbe chiaro che c’è dello spazio per l’iniziativa privata, e in effetti a fine anno scorso un’azienda chiamata Deucks aveva sviluppato un’applicazione chiamata Finder for AirPods, che permette (un po’ a fatica) di trovare l’AirPod perduto: il tutto per 3,99$. Un bel risparmio. Peccato che dopo aver approvato l’app, dopo una decina di giorni Apple ha deciso di eliminarla dal suo store, senza dare alcuna spiegazione.

Se volete, la spiegazione è arrivata dopo qualche settimana, visto che pare che la versione beta di iOS 10.3 abbia un aggiornamento della funzione Find My iPhone che ritroverà anche gli AirPod. Quindi non si può dire che l’app sia stata rimossa perché Apple vuole farsi tanti soldi sostituendo AirPod. Resta però il fatto che un ecosistema chiuso è una dittatura, che sia o no “per il bene dell’utente”. A me la cosa non piace affatto: voi fate come credete, io non mi offendo mica.

Addio Italicum

Quando la Corte Costituzionale ha pubblicato il suo giudizio sull’Italicum a Matteo Renzi devono essere fischiate le orecchie. Tutta la sua riforma elettorale (il famoso “combinato disposto”) si estendeva a partire da un cardine: ci deve essere un vincitore certo delle elezioni. Il turno di ballottaggio con premio di maggioranza serviva proprio a questo. Ed ecco che la Consulta ha detto “va bene il premio di maggioranza, ma niente ballottaggio. O il partito vincitore ha almeno il 40% oppure niente premio”.

Alcuni hanno commentato che in questo modo si è costituzionalizzata la Legge truffa, dimenticandosi di due piccoli particolari: che la legge Scelba parlava di coalizioni, non di partiti, e che il premio era dato a chi la maggioranza assoluta l’aveva comunque raggiunta. Qui, a meno di coalizioni ad hoc che mi pare difficile che possano arrivare a sinistra, troveremo tanti partiti che avranno alla fine un proporzionale con sbarramento al 3%: questo alla Camera, perché per il momento al Senato avremo un Consultellum che è un proporzionale con sbarramenti molto più alti. All’atto pratico ritorneremo a un sistema abbastanza simile a quello che abbiamo avuto fino al 1992, il che può anche andare bene.

La chicca è però la parte della sentenza sui capilista bloccati e candidabili in più circoscrizioni. La candidatura multipla è purtroppo stata ammessa, anche perché è una costante dal 1948 o giù di lì. Ma è stata molto depotenziata dal fatto che se un candidato è stato eletto in più circoscrizioni non potrà scegliere quale tenersi e quindi implicitamente chi far passare tra i galoppini dietro di lui; ma ci sarà un sorteggio, che per ironia della sorte era indicato nell’Italicum nel caso il vincitore non avesse scelto entro otto giorni per quale collegio optare. In realtà la Corte ha potuto fare così proprio perché la legge prevedeva questo caso eccezionale che è diventato l’obbligo: questo perché essa non legifera e quindi deve riadattare la legge elettorale con quello che trova.

Che succederà ora? Non so. Io mi prenderei tanti popcorn, perché Gentiloni non mi pare proprio abbia voglia di lasciare prima dell’anno prossimo :-)