Scuola: anche quest’anno c’è il Bebras dell’informatica

Se tra i miei ventun lettori c’è qualcuno che insegna matematica, scienze o informatica (dalla quarta della scuola primaria fino alla fine della secondaria)? C’è qualcuno che conosce bene uno dei suddetti insegnanti? Se sì, è il vostro giorno fortunato!

Scherzi a parte, sono aperte le iscrizioni al Bebras, che è una gara a squadre non competitiva (ma con attestato di partecipazione, che serve sempre a fare gruppo…) dedicata all’informatica non tanto come programmazione quanto come capacità di comprendere e usare i suoi concetti di base come la codifica delle informazioni, la logica, il pensiero algoritmico, l’elaborazione dei dati. Il Bebras è un progetto internazionale; i curatori dell’edizione italiana (docenti di informatica…) scelgono di non forzare l’aspetto sulla competitività troppo spinta proprio perché pensano che sia più importante un’educazione di base al pensiero logico che la formazione di piccoli programmatori; i più bravi possono sempre continuare per conto loro, ma è bene che tutti sappiano almeno riconoscere le basi :-)

Trovate qui il volantino ufficiale; potete trovare il regolamento completo nel sito Bebras italiano, dove sono anche presenti esercizi di allenamento. Ah: il tutto è gratuito. Buona informatica!

_L’Islam : Una religione, un’etica, una prassi politica_ (libro)

In questo periodo alla parola “islamico” si associa tipicamente “fondamentalismo” oppure “terrorista”. È chiaro che ci deve essere qualcosa in più, ma come trovarlo? Questo libro (Alessandro Bausani, L’Islam : Una religione, un’etica, una prassi politica, Garzanti 1999 [1980], pag. 222, € 13,50, ISBN 9788811674191) è un po’ datato – anche se ci sono un paio di appendici scritte alla fine degli anni ’90, la prima edizione è del 1980, e trovarsi dei “pel/pei” nel testo è abbastanza straniante – e sicuramente non dà risposte sul terrorismo e ne dà molto poche sul fondamentalismo, ma nondimeno è essenziale per avere un’idea di quali siano i punti alla base dell’Islam. La seconda parte, quella sulla storia, è forse un po’ meno chiara; ma l’inizio che parla della religione mostrando come si muova non solo teologicamente ma anche filosoficamente in modo ben lontano dal cristianesimo (che anche se ormai non pratichiamo più, permea comunque il nostro modo di vedere il mondo) è un must per chiunque voglia capire perché l’Isis ha bisogno di un califfato per dichiarare la guerra santa, mentre uno sciita non potrebbe comunque farla perché il loro capo spirituale è “nascosto”, oppure per comprendere la dicotomia tra il presidente e gli ayatollah iraniani e perché questa dicotomia non funziona con i sunniti.

Giornalismo d’accatto

Supponiamo che un giornalista d’inchiesta riceva un dossier esplosivo da qualcuno che potrebbe effettivamente essere in una posizione tale da prenderlo e farne una copia. Supponiamo anche che il dossier però non sia firmato né protocollato. Cosa fa un giornalista d’inchiesta? Cerca faticosamente altre fonti che confermino oppure smentiscano il dossier. Nel secondo caso si intristisce un po’ perché ha perso del tempo inutilmente; nel primo caso si frega le mani e si prepara al colpo della sua vita.

Cosa fa invece Emiliano Fittipaldi? Prende il dossier, forse cerca altre fonti che però non trova, e a questo punto grida al mondo che ha un documento che «Se è vero, apre squarci clamorosi[…]. Se falso, segnala uno scontro di potere senza precedenti». Da questo punto di vista persino Wikileaks è eticamente più corretto, perché butta fuori la roba senza aggiungere commenti. Leggendo l’articolo troviamo un’arrampicata sugli specchi dall’inizio alla fine, anche perché una volta gli è andata bene con i giudici del Vaticano ma non è detto che la seconda sarà ancora così.

Sulla vicenda Emanuela Orlandi io non so quanto sappia la Santa Sede: presumibilmente più di quello che afferma pubblicamente, probabilmente nulla che possa davvero servire (salvo al limite per mettere una lapide su una tomba). O magari non è così, e non ne sa davvero nulla. Quello che però posso dire è che un giornalismo d’accatto come questo non porterà assolutamente a nulla, se non a qualche clic in più.

_Dizionario di linguistica_ (libro)

La linguistica è una scienza complicata. Ci si perde facilmente, e chi come me non è certo un esperto del campo si confonde molto spesso. Ecco quindi l’utilità di questo dizionario (Gian Luigi Beccaria (ed.), Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi 2007, pag. 882, € 30, ISBN 9788806169428), con un gruppo di studiosi capitanato da Gian Luigi Beccaria, che raccoglie non solo le voci di linguistica ma anche quelle di filologia, metrica, retorica, come indicato nel titolo. Lo stile è molto asciutto, appunto da dizionario; per fortuna che proprio come nei dizionari gli esempi spesso abbondano e permettono di intuire i concetti anche senza una competenza specifica (Sì, l’ho letto tutto, da cima a fondo: ci ho messo sei mesi a spizzichi e bocconi, ma l’ho letto). A mio parere la complessità delle singole voci è disuguale: quelle di linguistica teorica per esempio mi sono risultate più ostiche, ma il risultato complessivo permette di accettare tali differenze e farsi un’idea dei temi trattati anche per chi come me ne è abbastanza a digiuno. Un’ultima curiosità: l’origine di Beccaria si vede dai tanti esempi presenti in piemontese.

La tabaccheria Mory Cry e la cresta sui francobolli

Stamattina mi è capitato di dovere acquistare un francobollo. A volte succede ancora. Lasciati a scuola i bambini, mi fermo alla tabaccheria Mory Cry di piazzale Maciachini 10 a Milano e chiedo se hanno francobolli da lettera. Avendone dovuto comprare uno quest’estate per una cartolina che Cecilia ha spedito, sapevo due cose: (a) il francobollo costa 95 centesimi; (b) non c’è più scritto il prezzo ma solo una lettera B, immagino per semplificare i successivi aumenti. Bene: la tabaccaia me l’ha fatto pagare un euro dicendo che il prezzo era quello.

Ovviamente, per il punto (b), non ho potuto verificare la cosa al volo. Però tornato a casa mi sono connesso al sito delle Poste e ho verificato che il prezzo non è affatto cambiato.

È chiaro che avere pagato un francobollo cinque centesimi di troppo non mi cambia la vita. È anche chiaro che per il numero tipico di francobolli venduti in un anno cinque centesimi di cresta su ciascun francobollo non cambia loro la vita. Ma come dice il vangelo (Lc 16,10) «Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto» e io non ci sto a essere preso per i fondelli così. Potete stare certi che quel tabaccaio non mi vedrà più, e non certo solo per i francobolli.

Le visite al blog al tempo delle ricerche compulsive

Il mio blog è un dinosauro. Sta su da sedici anni e ho perso da mo’ la voglia di pubblicizzarlo. Inoltro automaticamente i post (completi, tranne i link per colpa di Zuckerberg) su Facebook, il che riduce il numero di visitatori sul sito: poco male, visto che non avendo pubblicità non perdo certo soldi. Restano insomma i soliti amichetti che cliccano più o meno compulsivamente qui: gli accessi giornalieri viaggiano tra i 200 e 300. Però ogni tanto ci sono dei picchi: per esempio lunedì scorso si sono registrati quasi 800 accessi. Per curiosità ho provato a sfrucugliare tra le statistiche per vedere se si capiva cosa fosse successo: cosa resa un po’ più difficile da quando parecchi anni fa Google ha deciso di non inviare le stringhe di ricerca che portano a un sito.

Quello che ho capito è che qualche decina di visite è arrivata da chi guarda i trackback di Wittgenstein (che evidentemente di accessi ne ha ancora tanti :-) ), ma il grosso è arrivato da una ricerca via Google che ha portato a questo post su un codice di emergenza che avevo sentito diffondere all’Ikea l’anno scorso. Il picco precedente – ma credo che quel post abbia un accesso abbastanza costante – era dovuto a un mio pippone di maggio sugli stupri, e anche il post sui funerali nei giorni festivi compare spesso tra i più visitati, come ben sa chi guarda i miei post di statistiche.

Non ne so abbastanza di SEO per capire se un blog prende più punti di un sito web a parità di (non) ottimizzazione, né se Google usa un algoritmo “accumulante” (nel senso che più gente clicca su un post più viene considerato pertinente: la cosa avrebbe senso ma può essere sfruttata per falsare i risultati di ricerca, quindi potrebbe essere disabilitata). Quello che però vedo è che l’idea per cui i blog erano nati, essere cioè un diario, è ormai seppellita; ma soprattutto vedo che non solo le visite ai siti, ma persino le ricerche sono irreggimentate, anche in assenza di notizie importanti (dopo che il terremoto ha distrutto la regione di Oaxaca, è naturale che si vada a cercare informazioni sulla zona; ma un codice di emergenza non appare nelle notizie sui giornali). Non me lo aspettavo.

Aggionamenti a metà

Come gli appassionati di libri sanno, a fine luglio Anobii ha fatto un restyling del sito che è stato pesantemente criticato dagli affezionati fruitori. A parte tutte le parti che non funzionano (a livello backend, soprattutto), il nuovo sito sembra nato per essere visto sul telefonino dal lettore casuale che cerca informazioni sull’ultimo bestseller, dimenticandosi che in questi siti sociali il grosso del lavoro di inserimento informazioni è fatto dai lettori forti che dovrebbero essere coccolati e non tarpati.

Non ci credete? Per esempio, quando inserisco i dati di un libro non ancora presente nella base dati (la schermata è cambiata, ma funziona come quella vecchia), la schermata di ringraziamento ha ancora la vecchia grafica. Evidentemente nessuno degli sviluppatori c’è mai passato :-)