Immaginate un triangolo isoscele, come quello in figura qui sotto, i cui lati uguali sono fissati. Variando l’angolo tra questi lati, l’area del triangolo parte da zero (quando l’angolo è nullo), cresce al crescere dell’angolo, poi decresce fino a tornare a zero (quando l’angolo è piatto). Per quale valore dell’angolo l’area è massima?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p284.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema di Martin Gardner, da Wheels, Life and Other Mathematical Amusements)
_Introduzione alla filosofia della scienza_ (libro)
La quarta di copertina di questo libro (Giulio Giorello (ed.), Introduzione alla filosofia della scienza, Bompiani 1999 [1994], pag. 445, ISBN 9788845241239) afferma “Questo volume è rivolto a studenti universitari, a insegnanti e a tutti coloro che ritengono che le teorie scientifiche non siano semplici “ricette di cucina” (Croce) ma tentativi audaci e coraggiosi di interpretare e cambiare il mondo. Mah. Secondo me è adatto solo a studenti universitari (di filosofia). Io ho una formazione scientifica e non certo filosofica, e ho preso questo libro pensando che come dice il suo titolo fosse una introduzione alla filosofia della scienza, e quindi spiegasse i concetti di base. Mi sono trovato invece di fronte a un gruppo di saggi (i “capitoli” del libro); gli ultimi tre, di Roberto Festa, Matteo Motterlini e Giulio Giorello, sono riuscito a seguirli abbastanza, ma il primo (di Giorello e Motterlini) presupponeva una quantità tale di conoscenze pregresse da farmi sentire uno buttato in mezzo a una piscina per vedere se imparava a nuotare da zero, e gli altri tre (di Michele Di Francesco, Bernardino Sassoli e Maria Spranzi) li ho piantati dopo poche pagine senza alcun rimpianto. Alla fine della lettura ho in effetti un’idea più chiara del significato degli slogan su falsificabilità e paradigmi che sentiamo sempre raccontati (anche se più che Kuhn sono Lakatos e Feyerabend a essere contrapposti a Popper); ma ho il sospetto di aver fatto molta più fatica di quanto sarebbe stato effettivamente necessario.
E qualche bella denuncia?
Io non so se quel profilo Facebook (ora cancellato) sia vero o fasullo, e di per sé la cosa non mi interessa. Non andrei nemmeno a scomodare il M5S come prima cosa, anche se una loro smentita male non farebbe. Ma se io mi trovassi raffigurato in un falso di questo tipo sarei già andato dalla polizia postale a denunciare per diffamazione quella persona. Finché ci sono solo gli alti lai su Internet, non si otterrà mai nulla.
C’è ancora speranza
La notizia è falsa? Ma chi se ne frega
Un paio di giorni fa è stata pubblicata su vari giornali una notizia: una bambina padovana di nove anni di famiglia islamica è stata data in sposa a un uomo di 35 anni ed è finita in ospedale con segni di violenza, o se preferite di un rapporto sessuale con suo marito. L’orco è stato poi fermato dai carabinieri.
Peccato che la notizia sia del tutto falsa, come scrive Il Fatto Quotidiano che dopo averla ripresa dal Messaggero ha fatto quello che dovrebbe essere il minimo sindacale per un giornalista, vale a dire verificare le fonti, e ha scoperto che i carabinieri patavini sono cascati dalle nuvole. A questo punto hanno corretto l’articolo indicando i fatti da loro trovati e scusandosi con i lettori. Gli altri quotidiani? Beh, il Gazzettino, che dovrebbe essere la fonte iniziale avendo l’edizione locale, se ne esce con una non-smentita della serie “è tutto vero, me l’ha detto mio cugggino, ma non posso aggiungere altro per rispetto della privacy”. E poi c’è Mattia Feltri.
È vero che Feltri jr probabilmente è pagato bene, ma dover scrivere tutti i santi giorni venti righe sensate su qualcosa che è avvenuto nella giornata non è affatto semplice (per lui come per Massimo Gramellini o per Michele Serra): chiunque abbia provato a tenere un blog e scriverci tutti i giorni lo sa sin troppo bene. Quello che succede in pratica è che se non c’è nulla di davvero eclatante ci si rifugia sui cari vecchi temi, e da una notizia come quella si tira fuori un pezzo anche con la mano sinistra. E che succede quando si scopre di essere incappati in una fake news? Lo si dice su Facebook, mica sul quotidiano. A dire il vero, come potete vedere sul boxino, nella prima versione Feltri non pensava nemmeno di cancellare la versione online, ma poi ha evidentemente cambiato idea. Càpita. Ma quello che è peggio è la chiusa:
Però, date le scuse, che rimangono prevalenti, il Buongiorno resta intatto perché il fenomeno delle spose bambine, e quasi esclusivamente nella comunità musulmana, rimane un dato di fatto (e la condizione della donna a maggior ragione) come segnala per esempio Amnesty International. In definitiva, la notizia è falsa, ma la riflessione sopravvive.
(Ah, si è dimenticato di togliere la frase “il Buongiorno resta intatto” dopo averlo in effetti cancellato, ma questo capita anche a me…) Tradotto in italiano corrente, “La notizia era falsa? Chissenefrega, il problema è reale”. Davvero è così? Proviamo a fare un esperimento. Immaginiamo che sulla prima pagina del Corsera appaia un articolo in cui si afferma che un noto rubrichista di un importante quotidiano del nord-ovest è stato colto in flagranza di reato mentre molestava sessualmente una praticante nella sede del giornale. Poi su Facebook l’autore si scusa per aver dato una falsa notizia, ma si difende perché il sexual harassement, soprattutto negli ambienti dei media, rimane un dato di fatto, come segnala ad esempio il caso Weinstein: in definitiva, la notizia è falsa, ma la riflessione sopravvive. Carino, vero? È questa la “riflessione” che piace a Feltri?
Oggi parlo tanto
Oggi pomeriggio sono a Linecheck a parlare della liberalizzazione degli archivi musicali. Linecheck dev’essere una cosa bella grossa, visto il programma completo: io naturalmente parlerò dal punto di vista di Wikipedia in generale e Wikimedia Italia in particolare.
Non pago di questo momento di popolarità, sto per registrare un’intervista a Rete Due della Radiotelevisione Svizzera Italiana, sempre con il cappellino WMI, a riguardo della proposta americana di eliminare la neutralità della rete. L’intervista si dovrebbe sentire nella rubrica “Attualità culturale” tra le 17 e le 18. Quante cose bisogna imparare nella vita!
“ciclopedonale”, certo
Il cavalcavia Eugenio Bussa, a due passi dalla stazione di Porta Garibaldi, è un manufatto assolutamente incongruo. Nacque perché il piano regolatore del 1953 prevedeva una strada di penetrazione urbana che proseguisse da viale Zara fino al parco Sempione, buttando giù un po’ di case e oltrepassando appunto la ferrovia: le case sono rimaste e ora trovate un ponte a senso unico con un enorme parcheggio e due striminzite rampe ricavate alla bell’e meglio. Ah, no: c’è anche una pista ciclabile. Arrivando da via De Castilla, si sale su una ripida rampa (con a fianco un marciapiede che però pare invisibile per i pedoni), arrivati in cima si attraversa la strada e si ha un percorso delimitato da cordoli, finito il ponte finisce la pista e si torna indietro perché la carreggiata è a senso unico nella direzione contraria. Se si ha una mountain bike si può tentare di scendere dall’altro lato, nell’erba a fianco della scaletta pedonale. Oppure ci si butta in contromano, il che è comunque scomodo perché si deve continuare in contromano fino a via Farini oppure tornare indietro e infilarsi nelle strade che portano a viale Pasubio. (Io ho smesso di farla da un pezzo in quella direzione, uso il cavalcavia solo per tornare verso casa).
Il Comune di Milano si è impegnato da un pezzo per fare “un percorso ciclopedonale in sicurezza”: quello che è uscito fuori è mostrato nella foto qui a fianco (presa da Facebook, non so se sia di Marco Mazzei o lui l’abbia a sua volta presa da qualcun altro). Non solo non ho ben capito quale dovrebbe essere la parte “ciclo” di “ciclopedonale”; ma dubito che una carrozzella o un passeggino riescano a passare di là, non aggiungendo pertanto alcun valore alla discesa preesistente. Mi è stato detto che non si poteva fare una pista ciclabile a causa di questo regolamento; ma allora nemmeno l’altra rampa sarebbe in regola, e del resto l’articolo 8 scrive che la pendenza «non può generalmente superare il 5%» (grassetto mio). Insomma, soldi sprecati.
Götterdammerung
A poche ore dalle sue dimissioni dalla presidenzae della Federcalcio, Carlo Tavecchio è accusato di molestie sessuali da parte di una dirigente sportiva.
Ora, se io dovessi dare un giudizio a pelle credo che le molestie ci siano effettivamente state, mentre ho dei dubbi sul fatto che ci siano prove audio e video a meno che non risalgano alle scorse settimane e siano state fatte apposta per una denuncia. Ma per fortuna non sono un inquirente né un giudice, quindi lascio loro fare il proprio lavoro.
Quello di cui invece vorrei parlare è questo tempismo. L’ipotesi migliore che io riesco a immaginare è che una denuncia di questo tipo sarebbe stata pericolosa fino a che Tavecchio era potente. Se è davvero così, la cosa è ancora più preoccupante: in pratica si è abdicato all’idea di riuscire a fare una qualunque denuncia nei confronti di un potente a meno che costui non sia diventato un ex-potente. Una cosa del genere non vi fa paura? Cosa potrà mai essere il futuro?