C’è ventennio e ventennio

Da un paio di giorni almeno nella mia bolla viene condiviso questo tweet di tale bluwords (“Internet marketer”, specifica nella sua pagina utente) di risposta a Paolo Cirino Pomicino. Il vecchio amico di Andreotti aveva scritto «di Maio dice”stiamo scrivendo la storia”, neanche de Gasperi lo diceva mentre faceva la storia xdavvero!Siamo ai ragazzi della via Pal!!» (ma che palle questo giovanilismo, tra l’altro! Twitter ora permette ben 280 caratteri, non è che uno debba scrivere “xdavvero”), a cui bluwords risponde «De Gasperi di sicuro non veniva da un ventennio di malgoverno e dalla disperazione di cittadinani (sic) stanchi di questa politica. Avanti così».

Ciò che mi sconcerta di più è questa riabilitazione neppur postuma di Cirino Pomicino: razionalmente comprendo come in confronto ai politici di oggi lui comunque svetti, ma temo che tra una trentina d’anni saranno in tanti a ricordare di come Giggino&Matteone, quelli sì che erano grandi politici, per non parlare dell’altro Matteo. Invece non riesco proprio a capire perché tutti i commentatori della mia bolla stanno sbertucciano la povera bluworld perché non sa che nel ventennio prima di De Gasperi c’era il fascismo. Ecco, questo è un pregiudizio. A giudicare dai suoi tweet pubblici, bluworld è veneta e pentastellata. Chi è che ci dice che del suo punto di vista quello di Mussolini non fosse stato un buon governo?

Il “feedback imballaggio” su Amazon

Ricordate la storia dell’imballaggio Amazon e della mia incapacità di trovare la pagina relativa? Bene: passando da una pagina di aiuto sono casualmente finito su questa pagina dove – se uno è al momento connesso – parrebbe possibile lasciare il feedback sull’imballaggio. Peccato che cliccando sui link corrispondenti compaia una scarna schermata con testo “Ci scusiamo per l’inconveniente. Si è verificato un errore mentre cercavamo di elaborare la richiesta.”

A questo punto sono ragionevolmente certo che Amazon abbia deciso di togliere il feedback, solo che nel casino del loro sito si sono dimenticati di correggere le “pagine rapide” (avete notato come l’URL da me indicata sia brevissima nonostante ci troviamo al quarto livello di sottodirectory, vero?)

Raffaello Valesio

Verso la fine degli anni ’80 del secolo scorso Internet in Italia in pratica non esisteva. Io ero uno dei pochi fortunati con una connessione aziendale alla rete mondiale, ma appunto si parlava tipicamente con gente che stava all’estero, soprattutto negli USA. In Italia ci si arrangiava con chiamate fatte con il modem (il primo che ho comprato andava a 1200 bit al secondo, standard V.22) alle BBS, ma esisteva una rete molto lenta con chiamate notturne tra gli hub per scambiarsi i messaggi. I tempi di risposta erano insomma più o meno simili a quelli delle lettere cartacee, ma noi apprezzavamo lo stesso.

Poi si sa che noi siamo italiani, e quindi ci si trovava regolarmente di persona: in particolare noi torinesi del 2:334 finivamo in riva al Po una volta al mese nel circolo ricreativo del Comune. Tra i partecipanti c’era anche Raffaello Valesio: qualche anno più di me che ero già nella fascia più anziana degli utenti nonostante ai tempi non avessi ancora trent’anni, perito e ovviamente appassionato di elettronica e di comunicazioni.

Fidonet poi si è man mano consunta, ma con Raffaello abbiamo continuato a sentirci più o meno ogni paio di mesi. Occhei, tipicamente era lui che chiamava e mi raccontava di tante cose, soprattutto della Mitica (sua figlia) e poi delle nipotine che aveva avuto. Ecco. Stamattina mi ha telefonato sua figlia per dirmi che Raffaello era morto sabato dopo una breve malattia. Addio, Old Raffa, mi mancheranno le tue telefonate chilometriche…

Chissà se arriverà

Stamattina mentre portavo a scuola i bimbi ho visto per terra una carta d’identità (fradicia, vista tutta la pioggia che è caduta stanotte). Dopo un infruttuoso tentativo di portarla in un’anagrafe mi sono risolto a metterla in una buca delle lettere. Chissà che succederà.

Interfacce bancarie utente

La mia banca ha deciso che avrei dovuto avere una nuova carta di credito, di quelle che non usano la firma ma un pin. Perfetto. Ha anche detto che se volevo potevo cambiarmi il pin (ma tenere da qualche parte quello originale, nel caso mi dimenticassi quello nuovo e dovessi chiedere alla banca di resettare il tutto): bastava andare a un loro sportello automatico e fare l’operazione. Bellissimo.

La nuova carta era automaticamente abilitata (!) a partire da giovedì sera. Venerdì a pranzo vado a un bancomat, inserisco la carta, aspetto un po’ perché evidentemente lo sportello non se l’aspettava, seleziono “operazioni pin” e “cambia pin”, aspetto ancora un po’, digito il pin originale e quello nuovo, ridigito il pin nuovo, aspetto ancora… e mi appare la scritta “Carta non abilitata – ritirarla entro trenta secondi”.

Arrivo in ufficio e chiamo l’assistenza. Risposta: “Ah sì, può succedere con gli sportelli più vecchi che non sono in grado di ottemperare alla richiesta”, al che la mia risposta è stata “E allora perché non scrivono che è lo sportello a non essere abilitato?” (dal punto di vista dell’interfaccia utente è meglio dire che il problema è suo e non tuo, piuttosto che non farti vedere nemmeno l’opzione e lasciarti col dubbio che ci sia qualcosa di tuo che non va)

Ah: prima di telefonare avevo provato a connettermi al sito per far partire una chat. Dopo avere messo i miei dati appariva una schermata bianca. Risposta “Ah sì, in questi giorni succede. Provi a cancellare la cache”. Alla facciaccia.

_Il mondo dei quanti_ (libro)

La fisica quantistica è incomprensibile. Funziona, la matematica che sta dietro ad essa è assolutamente chiara, ma il suo significato ontologico lascia sempre dubbi. Devo però dire che questo libro (Kenneth W. Ford, Il mondo dei quanti : La fisica quantistica per tutti [The Quantum World], Bollati Boringhieri 2014 [2004, 2006], pag.288, € 13, ISBN 9788833925219, trad. Franco Ligabue, link Amazon) fa un lavoro straordinario per dare al lettore almeno un’idea coerente di quello che succede nel mondo quantistico. Ford disegna un ampio affresco storico e logico, ben tradotto da Franco Ligabue, che porta in maniera naturale dal risultato degli esperimenti alle caratteristiche della fisica quantistica. Il punto di base è infatti che – nonostante per esempio Einstein fosse convinto che la teoria non fosse completa e che ci fossero delle variabili non osservabili deterministiche – quello che osserviamo deve per forze avere una componente casuale. Meglio ancora, la teoria classica non riuscirebbe proprio per esempio a dare conto dell’esistenza degli atomi: l’elettrone dovrebbe spiaccicarsi immediatamente dentro il nucleo. In definitiva il libro raggiunge il sacro Graal della divulgazione: “scrivi le cose nel modo più semplice possibile, ma non più semplici di così”.