Giornata dell’Ambiente

Oggi dovrebbe essere la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Se non lo sapete, è perché da noi si parla di rumenta solo in campagna elettorale, e poi ormai la nazionale di calcio è in ritiro pre-Europei.
Però Telecom Italia, anche se vuol far fuori lavoratori tossici[*], a queste cose ci pensa, e ci ha ammollato in prima pagina dell’intranet una serie di consigli utili, tipo non stampare se possibile (ma tanto non ci mandano carta, e le nostre stampanti sono rigorosamente senza modulo fronte-retro…) o prendere le navette aziendali che oggi sono potenziate; e consigli un po’ meno utili, tipo «per far funzionare al meglio i nostri impianti di condizionamento usiamo le tende e non apriamo le finestre». In effetti, adesso che mi sono girato, ho notato che le tende le abbiamo; però la finestra è bella spalancata, perché fuori fa molto più fresco che in ufficio.
Ma come sempre il dulcis arriva in fundo: «Se avete a cuore la salvaguardia dell’ambiente, spediteci una foto (formato jpg, 947 x 109 pixel) che abbia per tema l’AMBIENTE CHE VORREI. La più bella verrà utilizzata per realizzare l’header del portale.» Sapevàtelo.
[*] per chi fosse interessato: con il fatto che la nuova ristrutturazione mi ha messo sotto Information Technology potrei essere uno dei 5000, sì

Giochi matematici del Medioevo (libro)

[copertina] Una doverosa premessa: questo (Nando Geronimi, Giochi matematici del Medioevo, Bruno Mondadori – Testi e pretesti 2006, pag. 192, € 12.50, ISBN 9788842420040) non è un libro di “giochi matematici” nel senso che si dà oggi al termine. Ci sono sì dei problemi di aritmetica, alcuni dei quali potrebbero essere anche dati ai ragazzi di oggi; ma l’opera è in realtà un libretto di storia del pensiero matematico. A parte l’introduzione che racconta la vita di Leonardo Pisano detto il Fibonacci, e in particolare del problema dei conigli che ha portato alla definizione dei numeri di Fibonacci, i vari problemi scelti dal Liber Abaci mostrano molto bene come il nostro stesse facendo una sintesi dei metodi antichi e moderni (“arabi”), iniziasse a usare timidamente i numeri negativi intesi come debiti, e soprattutto fosse interessato a mostrare con esempi pratici di complessità via via maggiore le varie tecniche di soluzione, compresi esempi di problemi che di soluzione non ne hanno. Un libro di testo, insomma! Anche in questo libretto si è mantenuta questa impostazione, affiancando alla soluzione di Fibonacci quella che faremmo noi oggi, e mostrando la differenza tra le notazioni di allora e quelle attuali. Ad esempio, per scrivere 2+7/8 Fibonacci scriveva 7/8 2; chi si lamenta dell’assenza del più si ricordi che nella notazione attuale il per viene in genere sottinteso… sono solo notazioni.
In definitiva, un’opera interessante anche per chi matematico non è, ma è curioso.

meno dieci

Essendoché oggi è il 4, tra dieci giorni sarà il 14 (giugno), e quindi ci sarà la seconda edizione del Carnevale della Matematica, dopo il grande successo iniziale.
Chi in questo mese avesse scritto nel proprio blog post ad argomento matematico (di tutti i tipi, non siamo razzisti) e volesse una segnalazione, mi può mandare privatamente i link agli articoli. Chi non avesse ancora scritto e volesse farlo, ha tempo diciamo fino a giovedì 12, che poi devo assemblare tutto. Chi non avesse un blog ma volesse scrivere qualcosa, può chiedermi l’accesso al blog di appoggio. Direi che è tutto.

Spm abbrv

Tornato in ufficio dopo il weekend, mi sono trovato due messaggi di spam (tecnicamente identici, a parte i prezzi leggermente diversi che secondo me sono generati automaticamente dai programmi che creano spam per riuscire a eludere i controlli sul testo: in effetti entrambi i messaggi puntavano a peopleran.com, simpatico sito cinese creato il 29 maggio) nella casella postale dell’ufficio. Tanto per cambiare mi proponevano le solite pastigline. Ma il bello era il loro testo.
Il primo aveva come titolo “Comprare Viii Generico” e nel messaggio, oltre ai vari prezzi, scriveva
Come alternativa alla mitica pillola blu (Viii), esiste in commercio da diversi anni il Ciaaa.
Viii è il primo farc per via orale a curare uomini affetti da Disf Ere, conosciuta anche come Imp.
Il Ciaaa è un trattamento per gli uomini con de e impo.
Il secondo, di titolo “Viii, Spediamo in tutto il mondo”, aveva come testo
Ordinare Viii on line sul sito della pillola blu in pochi click.
Viii è un fm in pastiglie per la cura dell'imp maschile. Dilata I vasi sanguigni per permettere il flusso sanguigno che causa l'erz.
Dopo stimolazione sesale il Ci aiuta a rilassare i vasi sanguigni a livello del pene, permettendo l'afflusso di sangue al memro maschile. Il risultato è una migliore ere.
A quanto pare, il sistema di abbreviazioni stile SMS si sta proprio diffondendo :-)

Pena di morte per procura

Devo dire che mi stupisce scoprire che qualcuno riesce a leggere CronacaQui, un quotidiano che fa sembrare Libero un giornale borghesuccio. Ad ogni modo, grazie a pbeneforti, ho scoperto che è stato urgentemente espulso un tunisino, che era sotto custodia cautelare per un processo per atti di terrorismo. Posso anche credere che questa persona sia effettivamente un terrorista, e che si meriti un bel po’ di anni in gattabuia. Peccato però che in Tunisia quelle cose le puniscono con la pena di morte, e che in genere l’Italia ha sempre rifiutato di estradare persone che potevano essere giustiziate nel paese di origine. Ma si sa, qui non si parla di estradizione ma di espulsione, che anche se inizia con la stessa lettera dell’alfabeto è una cosa ben diversa: proprio come la parola “terrorismo” è stata scelta apposta per evitare di correre il rischio che qualcuno definisca tali cose “atti politici” su cui la Costituzione parla chiaro. Non era probabilmente questo il caso, ribadisco: resta il fatto che nonostante un pronunciamento della Corte Europea a cui CronacaQui ovviamente irride il nostro governo abbia scientemente scelto di lavarsene le mani e lasciare a chi sa e può il lavoro sporco. Tanto sono lontani, non se ne accorge nessuno.

Al Codacons sono proprio bravi

La benzina costa tanto. Il gasolio costa pure tanto. A parte banalità come l’aumento intrinseco di tutti i generi alimentari spostati qua e là per l’Italia e la speranza che la saga Alitalia si concluda prima del tempo e prima che il dottorVespa prepari il plastico relativo, anche i quotidiani si sono lanciati sulla notizia, presentando come una Grande Italica Conquista l’esistenza di distributori che praticano un prezzo alla pompa inferiore del 5% a quello standard. Aveva iniziato quindici giorni fa il Sole-24 Ore, che aveva anche allegato un elenco di distributori italiani a basso prezzo, senza però mettere prezzi. La settimana scorsa di era accordata Repubblica, ma forse quella era solo una marchetta per le Coop, visto che si parlava del (singolo) distributore a marchio Conad. Molto più interessante l’articolo di ieri del Corriere della Sera, buon ultimo. Non tanto per l’informazione, ma per il solito siparietto comico di Carlo Rienzi, che al modico prezzo di un euro (IVA inclusa però, ché il Codacons è un’associazione seria!) ti dà una password per andare a scaricare il file con tutti i distributori indipendenti. Proprio così. Non i distributori meno cari, ma quelli indipendenti. D’altra parte, nella pagina che ho appena indicato c’è scritto bello chiaro: «I dati sono stati verificati dal 6 al 19 febbraio 2008 ma i consumatori devono accertarsi prima di acquistare che effettivamente non sia variata o diminuita la convenienza.» (corsivo loro). C’è anche scritto «Preghiamo tutti i consumatori di informare il Codacons di eventuali aumenti dei prezzi e di diminuzione della convenienza nel prezzo praticato dai distributori elencati in modo da poterli cancellare.». Detto in altro modo: tu cacci l’euro, secondo Rienzi perché «Il servizio che mettiamo a disposizione on line ci costa»; e ti trovi dati vecchi di tre mesi e mezzo che forse sono stati corretti dagli utenti stessi. A questo punto tanto vale usare un sistema veramente sociale, come prezzi benzina. Questo naturalmente a meno che tu non sia Carlo Rienzi, un suo parente o un suo amico. Resta al più da chiedersi a quale delle due altre categorie appartiene l’estensore dell’articolo del Corsera, visto che la giornalista in questione non è Rienzi.

Una gita in Toscana (parte 2)

Dopo che ci avete lasciati a Siena, siete ancora convinti di voler sapere cosa abbiamo fatto? Beh, peggio per voi.
Siena in realtà l’abbiamo visitata solo in parte, perché non è che Anna e io siamo degli stakanovisti delle visite turistiche. Siamo più stakanovisti zompettatori, al limite: il nostro albergo era a un paio di chilometri dal centro storico, ma ci siamo ben guardati dal prendere l’auto e ci siamo incamminati per una via trafficata, assolutamente inadatta al traffico pedonale (sessanta centimetri di “marciapiede” tra il guard rail e il muro, per dare un’idea) e che pure era frequentata da piu di un jogger. Non saprei dire qual è il rapporto causa-effetto tra l’inalazione di gas di scarico e l’obnubilamento delle capacità intellettive che porta una persona a scegliere un posto simile: ma sono sicuro che qualcuno prima o poi ci tirerà fuori un articolo da pubblicare su una rivista internazionale prestigiosa, e si beccherà la sua bella citazione sul Corsera o su rep.it.
A Siena c’è il Montepaschi. L’informazione potrebbe sembrare pleonastica, ma non è così. In effetti, Siena è il Montepaschi. Non puoi girare un angolo che non ti trovi qualcosa targato MPS in un modo o nell’altro, per non parlare di tutte le opere varie sponsorizzate dalla fondazione MPS. Bisogna dare però atto che ad esempio la città è pulita, senza tutte le cartacce che potremmo aspettarci in un luogo pieno di turisti ancorché spesso stranieri.
A Siena fanno pagare l’accesso al duomo, e credo che sia l’unica città d’Italia che lo faccia. Tre euro a cranio, oppure il biglietto cumulativo da dieci euro che permette di vedere anche cripta battistero museo dell’opera metropolitana e l’oratorio di san Bernardino che però non abbiamo visto. Il trucco dovrebbe essere di iniziare il giro, chiamato “My name is Duccio” – in inglese, sì – da qualche altra parte, così non si fa coda. Noi non lo sapevamo. Ah: Siena è un comune dove si risparmia sulla carta, e se tu compri due biglietti – qua o al palazzo comunale – ti danno un biglietto per due persone. Il duomo ha metà pavimento coperto, per non rovinarlo; non è che abbiano messo del plexiglas che ti permetterebbe di vedere qualcosa, ma hanno scelto di coprirlo con dei pezzi di formica o roba simile, cosa di grande utilità pratica. La libreria Piccolomini attaccata a una parte è piena di codici e affreschi, illuminati davvero bene; solo che non si capisce assolutamente nulla di cosa c’è.
Oltre al duomo, come ho detto c’è il battistero – che da fuori sembra una chiesa e non un battistero, anche perché è sotto il duomo sfruttando la collocazione su una collina. Lì ti vengono lasciati degli specchi per vedere il soffitto senza piegare il collo; il fonte battesimale è interessante perché è esagonale e ha agli angoli le statue che rappresentano le virtù cardinali e teologali. La parte interessante? Le virtù sono sette, e quindi ne hanno dovuto lasciar fuori una. La scelta è toccata alla temperanza, che è sempre quella meno apprezzata… La cripta è a metà tra duomo e battistero, e ha degli affreschi duecenteschi che erano sconosciuti a tutti fino a dieci anni fa, quando li hanno trovati per caso. I pittori non saranno il massimo, ma l’averli lasciati all’oscuro per più di settecento anni significa che i colori sono davvero spettacolari, cosa che non ti aspetti per nulla da un affresco. Certo che ai tempi non dovevano essere considerati chissà cosa, visto come erano stati trattati: oppure erano diventati fuori moda.
Il museo dell’opera contiene varie opere di Duccio di Boninsegna, a partire dal rosone che stava inizialmente nella facciata del duomo – e bisogna dire che in questo modo è molto più semplice da osservare – e arrivando alla Vergine Trionfante (fronte e retro) dove si può vedere che la profusione di oro non è fine a sé stessa ma permette di vedere l’abilità del pittore. Poi avere le sedie a disposizione per fermarsi tranquillamente a gustarsi il quadro nei minimi particolari è un vantaggio assoluto rispetto a tanti altri posti: purtroppo – ma questo capita ovunque a Siena – occorre arrivare con una guida appresso, perché di informazioni sul posto ne trovi sempre zero. Dal museo si arriva al Facciatone, che non è il risultato di una botta contro un muro ma quello che sarebbe dovuto essere l’inizio del Nuovo Grandissimo Duomo, grande il triplo di quello attuale e che non è mai stato portato avanti per mancanza di soldi. Chissà, forse il Montepaschi nacque proprio per recuperare i fondi… Ad ogni modo, il Facciatone è un ottimo punto per vedere Siena dall’alto, forse anche meglio della Torre del Mangia dove però non siamo saliti.
A proposito di quest’ultima, la nostra visita specifica senese ha anche contemplato il palazzo civico, tranne la Loggia dei Nove che era chiusa “per alcuni giorni” a causa di lavori vari. Non che il biglietto di ingresso fosse scontato, intendiamoci. Io mi sono molto divertito a vedere la Sala del Risorgimento, affrescata a fine ‘800 – e se ci pensate è una cosa stranissima – con gli episodi della vita di Vittorio Emanuele II. Per una volta c’erano tutte le didascalie che spiegavano i vari episodi, in maniera assolutamente divertente per chi conosce un minimo di storia patria. Naturalmente ci sono poi tutte le altre sale di stile più medievale, ma in un certo senso uno si immaginava di vedere quelle cose. Poi c’erano finalmente dei cartelli con le didascalie, anche se scriverli in nero sul marrone legno non è stata una grande idea.
Posterò anche una terza e ultima parte su cibi e dintorni; aggiungo solo che sono stato riconosciuto dal collega di tanti anni fa Roberto Pieraccini, uno dei maggiori esperti mondiali di riconoscimento della voce, che era casualmente in Italia e a Siena (oltre che essere molto più fisionomista di me, considerando che ci eravamo visti l’ultima volta dieci anni fa. Io l’ho riconosciuto dalla voce). Inutile, non posso andare in giro in incognito!

Coerenza

Sono appena tornato dall’assemblea sindacale. Alla fine, a un sindacalista è suonato il telefonino: la sua suoneria era l’inno dell’URSS.