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matematto non praticante

Ciclista dato alla fuga

Ieri sera mentre pedalavo verso casa mi sono trovato tutto viale Zara bloccato dalla circonvallazione fino a viale Marche. Anna, che stava riportando i bimbi a casa dal corso di ginnastica artistica, ci ha messo tre quarti d’ora a fare sì e no due chilometri. Il motivo? L’incidente di cui parla Repubblica, incidente che è avvenuto a tre chilometri buoni da dove ci troviamo e un’ora e mezzo prima che io passassi ma ha bloccato tutta la parte nord-ovest della città.

Tralasciamo le considerazioni su una struttura viaria che per un singolo incidente porta a tali problemi, e concentriamoci sul testo che accompagna le immagini. Cito verbatim (tranne il grassetto che è mio): « E’ successo intorno alle 16.30, […] A quanto pare, una moto si è scontrata con un’auto che sembra abbia frenato all’improvviso per evitare un ciclista. Ciclista che si è dato alla fuga e non è stato possibile per la polizia locale rintracciare. » Ora aggiungiamo un po’ di fatti, soprattutto per i non milanesi.

Il cavalcavia Bacula (non “il ponte della Ghisolfa”) è un punto in cui le due corsie della sopraelevata e le due corsie più la preferenziale di viale Monteceneri confluiscono e si riducono a due corsie in tutto, con il bonus che il filobus si deve spostare da destra a sinistra per finire sulla preferenziale successiva. Inoltre è una via quasi obbligata per passare dal quadrante ovest a quello nord di Milano, oltrepassando il nodo ferroviario di Nord e RFI. Risultato finale: un casino tremendo. Per dire, è uno dei rarissimi posti in cui persino io, se sono costretto a passarci in bicicletta, salgo sul marciapiede (sperando non ci siano pedoni, sennò non mi passa più comunque…). Alle 16:30 il traffico non è ancora tale da fare un ingorgo di suo per la semplice strozzatura, e quindi qualcuno che pensa di infilarsi in uno spiraglio lo trovi sempre. Anche in questi giorni in cui il tramonto è prestissimo a quell’ora c’è ancora luce: quindi il famigerato ciclista doveva essere visibile anche se era uno di quelli che ama girare senza luci e con un cappotto nero. In quel punto poi non c’è nessun motivo per un ciclista di spostarsi di corsia (dove dovrebbe andare?), quindi comincerei a chiedermi che facessero automobilista e motociclista per dover inchiodare.

Ma il vero punto è un altro: il ciclista “non si è dato alla fuga”. L’incidente per definizione è stato dietro di lui. Io vi posso garantire che se sento un TUMP! dietro di me non mi fermo e continuo tranquillamente per la mia strada, che io sia a piedi, in bicicletta o in auto. Però evidentemente il redattore di Repubblica ha le sue idee. Semplice, no?

Metodo Report o metodo Eni?

Sono anni che ho smesso di guardare Report, e per la precisione da quando sono capitate delle inchieste su cose che conoscevo direttamente e che quindi sapevo che non erano come le commentavano loro. Report – ma credo di averlo già detto – è un classico esempio di giornalismo a tesi: si decide la tesi e si prepara il servizio montandolo in modo che mostri solo le cose a favore di quella tesi. Non è una cosa inutile, perché si possono ottenere informazioni che probabilmente sarebbe stato molto difficile trovare altrimenti: ma non è nemmeno quel vangelo che molti venerano.
A quanto leggo per esempio dall’ottimo Mantellini, ENI ha scelto un modo diverso dall’usuale per controbattere al servizio messo in onda ieri e in cui si parlava dell’azienda: in contemporanea all’inizio della trasmissione ha messo in linea una pagina web dove contestava punto per punto la ricostruzione di Report, fornendo la propria versione dei fatti. Contemporaneamente la “falange social” aziendale ha presidiato twitter, usando il tag #report in modo che chi usava il social media laconico per commentare la trasmissione – quello che chi ne sa di queste cose chiama “second screen” – si è trovato in diretta il controcanto.

Massimo ha perfettamente ragione a raffreddare gli animi degli iperentusiasti che hanno detto che questo è un passaggio epocale per la comunicazione mediatica italiana: ci sono almeno due ordini di grandezza di differenza tra chi guarda supinamente la tv e chi perde anche tempo sui socialcosi. È vero che bisogna anche considerare il rimbalzo della notizia sulla stampa: ma mentre scrivo, solo Repubblica La Stampa hanno un articolo in homepage, a differenza di Corriere, Giornale, Libero, Messaggero, Il Sole-24 Ore tacciono. Ed è ancora più vero che quella di Eni è di nuovo un’informazione a tesi, ovviamente opposta a quella dell’équipe Gabanelli. Piano con gli entusiasmi, insomma.

Ma penso che sia anche molto utile leggere cosa ne pensa Mario Tedeschini Lalli, che è giornalista di lungo corso ma nonostante questo ;-) di rete ne sa eccome. Mario fa presente che il problema non è quello della diretta o non diretta, ma bensì della credibilità dei giornalisti, che a torto o a ragione – lui è buono dentro, e dice che più spesso è a torto – si è persa. La sfida è quindi quella della massima trasparenza: continuare a fare reportage e non solo talk show, ma lasciare anche a disposizione di chi voglia saperne di più tutto il materiale grezzo. Certo, saranno ben pochi coloro che si prenderanno la briga di farlo: ma bastano anche quei pochi per avere la possibilità di trovare eventuali errori, voluti o no, nella narrazione che poi appare in tv.

In definitiva Mantellini e Tedeschini Lalli spiegano con parole migliori quello che io dico sempre: mai fidarsi di quello che leggete, ricordarsi che la verità è sempre elusiva e che non prescinde comunque dalla verificabilità, e soprattutto che non c’è nessun pasto gratuito: per sperare di capire qualcosa ci vuole fatica, anche solo per seguire le fonti.

la sponda del fiume Wikipedia

Ricordate questo post, dove mi era stato chiesto come mai la voce di Wikipedia su Caitlyn Jenner presenta la foto di un uomo? Avevo allora spiegato che la ragione era molto semplice: non esistevano foto libere da diritti successive al cambio di sesso di Bruce Jenner. Bene: a quanto pare ora una foto è stata fatta, è stata caricata su Wikipedia Commons giovedì scorso, e oggi un utente ha sostituito la foto precedente con questa nella voce di it.wiki. Se ci sediamo davanti al fiume Wikipedia e aspettiamo abbastanza a lungo, non vedremo arrivare il cadavere del nostro nemico: ma un aggiornamento delle voci probabilmente sì.

Come nota a margine, io sono convinto che la voce dovrebbe anche avere una foto di quando Caitlyn era ancora Bruce: non certo come foto principale, ma comunque presente come miniatura nel corpo dell’articolo. Non per altro, ma così la voce è incompleta esattamente come lo era prima. Ma non posso fare tutto io…

Quizzino della domenica: Prodotti speciali

Gianna sceglie cinque numeri dall’insieme {1, 2, 3, 4, 5, 6, 7} e dice il loro prodotto a Rino, chiedendogli se la somma dei cinque numeri sia pari o dispari. Rino ci pensa un po’ e si accorge che non ha abbastanza informazioni per risponderle. Qual è il numero (il prodotto dei cinque numeri, insomma) che Gianna ha detto a Rino?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p190.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema dall’Harvard-MIT Math Tournament del 2004)

Siamo sotto Natale

E l’Esselunga di San Fruttuoso è addobbata con contenitori in mezzo alle varie corsie contenenti confezioni di pile stilo e ministilo. Vorreste mica rimanere senza per tutti i giochi elettronici acquistati?

_The Wandering Earth_ (libro)

9781489502858Si pensa sempre che la fantascienza sia anglosassone, tanto che spesso anche gli autori italiani ambientano spesso le loro storie in un mondo dove gli americani hanno il ruolo dei primattori. Ma cosa fanno invece i cinesi? Questo libro (Liu Cixin, The Wandering Earth : Classic Science Fiction Collection, CreateSpace 2013, pag. 484, $29,90, ISBN 9781489502858, trad. Holger Nahm) è un’antologia dei principali racconti del più famoso autore cinese di fantascienza, Liu Cixin. Non so se il problema sia quello della traduzione che ha appiattito lo stile oppure sia proprio il modo di scrivere di Liu (o magari dei cinesi in generale), molto didascalico con lunghe discussioni tra i personaggi dove viene spiegata la rava e la fava: il risultato è che la lettura è spesso pesante, ed è un peccato perché racconti come “Curse 5.0” e “Taking care of Gods” sono davvero divertenti e le idee di “Of Ants and Dinosaurs” sono molto diverse da quelle cui siamo abituati (ma in genere Liu ama parlare di quelle due civiltà). L’altra cosa interessante nel leggere tutti i racconti – e sopportare una certa ripetizione – è vedere che Liu pensa nei termini di una Grande Storia del Futuro, un po’ come Heinlein (più che Asimov): e il punto di vista è prettamente cinese.

Alimentazione insufficiente

Ho una macchina fotografica compatta Panasonic DMC-TZ25 che non uso moltissimo. Ieri sera ho cercato di ricaricare la pila, e mi sono accorto che il pc di casa non la vede (mi dice che non è arrivata risposta alla richiesta di device id). Boh, ho pensato, magari è un problema di cavo. Stamattina l’ho portata in ufficio: sia con quel cavo lì che con il suo cavo ufficiale la macchina è vista come dispostitivo di memoria di massa per scaricare le foto, ma con nessuno dei due cavi si riesce a caricarla da PC: mi arriva il messaggio di errore “Alimentazione insufficiente”.
Di nuovo, con entrambi i cavi se uso un alimentatore switchswitching con ingresso USB si carica, e non sembra quindi essere un problema di cavetteria. Sono certo che in questi anni l’ho sempre caricata da PC. Cosa può essere successo?