Questo è uno dei primi libri di Anna Cerasoli, ufficialmente ancora in catalogo Sperling&Kupfer ma a quanto pare non più disponibile (Anna Cerasoli, Mr Quadrato, Sperling&Kupfer 2006, pag. 168, € 12,50, ISBN 978882004128) – io l’ho preso in biblioteca. I protagonisti sono Filippo, detto Filo, e suo nonno, insegnante di matematica in pensione, e i vari capitoli raccontano di come la geometria, quella robaccia che insegnano a scuola, abbia anche ripercussioni nella vita di tutti i giorni. Alcuni esempi non sono esattamente scolastici, il che come sempre è un’ottima cosa per evitare che il libro risulti un doppione di un manuale scolastico, anche se si sente forse ancora un po’ di rigidità che poi se ne è andata nelle opere seguenti. Si può leggere senza timori, insomma!
Archivi autore: .mau.
Thunderbird è intelligente
o forse no, perché mi ha messo in junk un messaggio da support@visa.com con titolo “Gentile Cliente” e testo
Gentile Cliente Visa/Mastercard, Stiamo aggiornando il nostro database utenti, Si prega di scaricare il file allegato e compilare il modulo Dopo aver inserito i dettagli clicca accedi. NOTA: Se non compilare il modulo in 4
che però nella finestra di header (non nelle header del messaggio) ha come titolo “Freundschaftanfrage
von Nadine” e mittente “Facbeook-Zentrale Deutschland”.
O forse è IMAP che fa casino.
Cirinnon-ancora
Mi è appena sovvenuto che il DDL Cirinnà è stato approvato (“con modifiche”) solo al Senato. Visto che la riforma del Parlamento non è ancora stata promulgata, questo significa che se anche solo una virgola venisse modificata alla Camera il DDL dovrebbe tornare al Senato e avere di nuovo lo stesso teatrino di questi giorni. Qualcuno sa dirmi se il PresConsMin Matteo Renzi pensa di porre nuovamente la fiducia sul testo come uscito da Palazzo Madama, per evitare un continuo rimpallo non certo piacevole?
Sharp e Foxconn
La notizia dell’acquisto di Sharp da parte della cinese Foxconn è arrivata anche in Italia, anche se per queste cose in genere preferisco leggere sul sito BBC: potete per esempio partire da qui e scoprire quanto era messo male il gigante giapponese.
Io personalmente associo la Sharp non alle tv o alle calcolatrici tascabili, ma al mio PDA preferito del XXI secolo: lo Zaurus. Facciamo un passo indietro per i giovani che per caso arrivano qua. PDA era l’acronimo di Personal Digital Assistant: un robettino grande più o meno come i furbofoni attuali e spesso il doppio che doveva servire a prendere appunti al posto di un pesante PC portatile. Il mio PDA preferito del XX secolo era indubbiamente lo Psion 5. Io ci scrivevo le minute delle riunioni, tanto per dire. Certo che la grafica era quella che era, e così il mercato si è evoluto e Compaq, prima di essere mangiata da HP, tirò fuori il suo iPAQ: un vero e proprio iCoso non fatto dalla Apple (Apple che negli anni 1990 aveva tirato fuori il suo Newton che fu un flop, tra l’altro). In tutto questo, Sharp uscì tra il 2003 e il 2004 con i modelli C-xxx della linea Zaurus che avevano uno schermo a colori con la risoluzione VGA (640×480) oltre che una tastiera come del resto tutti i dispositivi dell’epoca. L’unico guaio, a parte il prezzo (sui 600 euro…) era che Sharp non vendette mai gli Zaurus fuori dal Giappone. Negli USA e in Germania ci furono importatori paralleli: io comprai il mio via un’amica di Anna che doveva andare in Giappone in trasferta. Quello Zaurus mi è stato rubato alcuni anni fa quando vennero i ladri in casa: immagino che quegli stronzi l’avessero scambiato per un Nintendo. Beh, un anno dopo me ne sono ricomprato uno usato, sempre dal Giappone. Certo, è pateticamente lento e poco usabile rispetto ai furbofoni attuali, e in questo lo si può paragonare alla Sharp come azienda: ma continua a essere il modo più rapido che ho se devo scrivere appunti. Metà del mio Matematica in pausa caffè ha avuto la prima bozza scritta lì :-)
Certo Foxconn non porterà praticamente nulla se non soldi per ripianare i debiti, e si prenderà fondamentalmente il nome e poco più: ma direi che è finita davvero un’era.
Medie mobili
Ho trovato questo articolo della Stampa che racconta come la pratica religiosa in Italia stia calando, e che è «più facile perdere la fede a 55 anni». (Nota: anche se non è esplicitato dall’articolo, si parla di pratica religiosa in genere, quindi non solo cattolica. Diciamo che forse i pastafariani non sono stati considerati, ma solo perché non sono ancora molti. Però per esempio gli islamici ci sono).
L’articolo segnala appunto che «L’Istat ha di recente fotografato la nostra propensione alla pratica religiosa», dimenticandosi di mettere un link ai dati Istat perché un lettore interessato possa farsi direttamente una sua idea. (Per la cronaca, se volete vederli andate a http://dati.istat.it/index.aspx?queryid=262, selezionate “tutti i temi”, cercate Partecipazione sociale → Pratica religiosa → Classe di età) e che la percentuale di persone che frequenta luoghi di culto almeno una volta la settimana è in costante calo. Fin qui nulla di male. Ma poi continua scrivendo
Ma il confronto con il 2006 ci dice che la fascia d’età più disillusa è quella tra i 55 e i 59 anni che nell’ultimo decennio ha perso il 30% dei frequentatori di luoghi di culto.
Se andate a controllare i dati, in effetti la percentuale è scesa dal 26,9% al 19,3%; viene anche riportato lo spiegone del sociologo Franco Garelli sul perché queste persone tendono a non frequentare più i luoghi di culto, spiegone che vi risparmio. Vi siete accorti di cosa c’è che non va in questa bella spiegazione? Bravi. Quelli tra i 55 e i 59 anni nel 2015 avevano tra i 46 e i 50 anni nel 2006, e le loro percentuali di frequentazione sono rimaste fondamentalmente le stesse (non è possibile fare un confronto preciso, perché la classe di età precedente è di dieci e non di cinque anni, ma un banale modello di regressione mi dà quei valori). Quindi si sta semplicemente fotografando l’invecchiamento della popolazione.
Attenzione. Ha perfettamente senso dire che la percentuale di frequentanti nella fascia di età tra i 55 e i 59 anni è scesa del 30% negli ultimi dieci anni. Quello che non ha senso è dire che quelle persone hanno smesso di frequentare in questi dieci anni. Quelle persone avevano già smesso probabilmente a quindici anni. Vedete la differenza?
Blackout BikeMi
Premessa: martedì pomeriggio ho beccato con la mia bici una buca in piazza Oberdan (buca attaccata ai binari dismessi da cinquant’anni, tanto per dire come le cose sono fatte bene). Per una volta non ho rotto nessun raggio, anche perché l’anno scorso mi ero rotto e avevo cambiato ruota prendendone una con i raggi seri: però la ruota si è un po’ svirgolata e quindi ieri pomeriggio ho lasciato la bici dal ciclista. Tanto ho il BikeMi, ho pensato.
Stamattina lascio i bimbi a scuola. Vedo che la stazione di Maciachini non ha bici, dico “vabbè, vado verso Stelvio/Farini e la prendo là”. Arrivo, le bici ci sono ma la stazione è fuori servizio. Proseguo allora verso Lagosta: arrivo, le bici ci sono ma la stazione è fuori servizio. Continuo la mia camminata a buon passo verso Gioia: una delle due stazioni era addirittura spenta, mentre attraverso la strada uno mi chiede se quella da cui ero appena passato funzionava, perché l’altra era scassata. Arrivo a San Gioachimo, e c’è un addetto della ClearChannel che mi dice che c’è stato un blocco in tutta Milano. Il tipo aveva sbloccato la stazione, mi ha fatto prendere una bici e si è segnato il numero.
Certo che sono stato sfigato…
Fedeltà
È ovvio che la cancellazione dell’obbligo di fedeltà dalla legge sulle unioni civili è solo un modo per farli sembrare il meno possibile un matrimonio: all’atto pratico non cambierà nulla.
Quello che non è ovvio è perché Renzi si debba prostituire davanti ad Alfano per questo. L’avrei capito se non avesse ceduto sui punti davvero importanti e quindi dovesse dargli un contentino, ma così non ha senso.
Petaloso
Immagino che conosciate già tutti quanto l’insegnante Margherita Aurora ha scritto ieri, sulla risposta – scritta con una lettera cartacea! – alla proposta di un suo allievo di aggiungere al vocabolario della lingua italiana la parola “petaloso”. Tanto per dire, la notizia è approdata persino sul Corriere e sulla Stampa. Vorrei però sfruttare questa notizia per fare notare come la Crusca, usando parole semplici, abbia spiegato un concetto che a chi lavora su Wikipedia è ben noto ma a chi vi si approccia per la prima volta a scrivere qualcosa spesso non lo è: quello di enciclopedicità.
La risposta della Crusca parte dalla constatazione niente affatto ovvia a priori che “petaloso”, nel senso di “con tanti petali”, è una parola ben formata: il suffisso -oso è infatti parecchio usato in italiano anche al giorno d’oggi. Chi ha almeno la mia età si ricorderà sicuramente della campagna pubblicitaria per il lancio della Fiat Uno, disegnata da Forattini, e che era basata su parole in -osa: “sciccosa” e “scattosa” sono attestate dal vocabolario, “comodosa” e “risparmiosa” no, ma tutti capivano il significato. Dal punto di vista della comunicazione, insomma, non ci sono problemi. Però c’è un secondo punto da tenere in conto: la lettera continua infatti spiegando che «Perché entri in un vocabolario, infatti, bisogna che la parola nuova non sia conosciuta e usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone e tante persone la capiscano». Anche se – come ho scritto sopra – possiamo dare per scontato il secondo punto, resta sempre il primo: perché una parola entri a far parte della lingua italiana al punto di entrare in un dizionario deve essere usata da tanti. Ecco messo in pratica il concetto di enciclopedicità. Allo stato delle cose, “petaloso” è l’equivalente di ciò che su Wikipedia definiamo ricerca originale: qualcosa su cui non diamo un giudizio di valore positivo o negativo, anche perché tipicamente non avremo i mezzi per farlo, ma che non possiamo accettare proprio perché nessuno l’ha ancora dato. Un vocabolario non è una fonte normativa, ma raccoglie e racconta l’uso delle parole di una lingua; un’enciclopedia, o perlomeno Wikipedia, non è un coacervo indiscriminato di informazioni ma fa da fonte secondaria se non addirittura terziaria raccoglie e spiega quanto altri hanno già preparato ed è stato accolto dagli studiosi. Proprio come Euclide rispose a Tolomeo che non esiste una via regia per la geometria, non esiste neppure una via regia per fare entrare una parola in un vocabolario o una voce su Wikipedia: questo non toglie nulla alla creatività di chi se ne è uscito con quella parola, ma è una conseguenza del fatto che siamo così tanti che spesso il successo è puramente questione di fortuna. Petaloso ce la farà a diventare una parola codificata nei dizionari? Chi lo sa!