Metal detector a scuola
A chi giovano? Ai produttori di metal detector, ai produttori di coltelli in ceramica, e ai produttori di contenuti social per Valditara&Piantedosi.
A chi giovano? Ai produttori di metal detector, ai produttori di coltelli in ceramica, e ai produttori di contenuti social per Valditara&Piantedosi.
Sono passati tre anni da quando il primo ChatGPT “serio” è stato reso pubblico, eppure sembra passato chissà quanto tempo. SOno usciti non so quanti libri che dicono che ci insegneranno a usarli in maniera perfetta: la mia sensazione è che la maggior parte di essi siano stati scritti usando un LLM, a giudicare dal loro stile. Ho invece trovato molto utile questo rapido tutorial di Alberto Romero, che lui dice poter essere letto in dieci minuti e messo in pratica in una giornata. Quello che mi è piaciuto è il suo approccio pragmatico – quello che in inglese si dice no-nonsense – e soprattutto il fatto che mi ha aiutato a focalizzare qualcosa che facevo già intuitivamente e mi ha dato qualche spunto in più. Provo quindi a raccontarvelo, aggiungendo le mie considerazioni personali. Il tutorial è diviso in quattro parti: la seconda e la terza sono più tecniche, anche se non dovete aspettarvi delle formule precotte ma sempre solo delle idee da mettere in pratica: la prima e la quarta sono più speculativve e quindi le migliori almeno dal punto di vista di uno come me che è più interessato al perché che al come.
Punto 1: Tenere presente con cosa si ha a che fare. Romero ci consiglia di vedere un LLM come uno strumento alieno, qualcosa di ben distinto sia da un motore di ricerca che da un essere umano. Un motore di ricerca trova (quando va bene, aggiungo io) qualcosa che c’è già; nell’interazione con un essere umano diamo implicitamente per scontata una quantità di nozioni di mutua conoscenza, che ci aiuta a imparare nuove cose. Un LLM non è nulla di tutto questo: il suo funzionamento è statistico, il che significa che non trova nulla di nuovo (nel senso che siamo noi a dare un significato a quello che emette) e che non è nemmeno capace di copiare quello che ha in pancia. Da qui il suo “essere alieno”, o meglio il fatto che non dobbiamo trattarlo secondo i nostri vecchi schemi. Il suo motto è “tutto è parzialmente chatgptabile”: l’enfasi è sul “tutto”, ma anche e soprattutto sul “parzialmente”. Come riassunto, L’AI è brava a:
Quello su cui invece l’AI non è brava è:
Punto 2: Non affannatevi a cercare il prompt perfetto. I prompt continueranno a essere necessari per interagire con le IA, ma più che studiare il prompt perfetto – che tanto non esiste – limitatevi a scrivere qualcosa di specifico per il compito da da fare. Il prompt non deve essere generico: anzi deve dare tutto il contesto necessario, dato che come detto sopra non possiamo assumere una conoscenza sottintesa. Specificate tutto quello che date per scontato, insomma: non è detto che lo sia – nel senso che statisticamente lo abbia trovato normalmente nel suo materiale di addestramento – per un LLM.
Punto 3: Esercitatevi sugli usi che vi servono di più. Qui il punto è che dovete imparare a riconoscere quali sono i punti deboli dell’IA rispetto alle vostre necessità, perché sono quelli su cui poi lavorerete dopo che avete ottenuto il primo risultato. Ecco alcuni degli esempi di Romero. (a) L’acceleratore di ricerca: dare in pasto un testo e fare domande specifiche, non “riassumimelo” ma “quali sono i tre punti principali del testo e come sono supportati dall’evidenza”, aggiungendo magari “io sono esperto in X e Y”. (b) Il generatore di bozze: questo è specialmente utile se avete la sindrome del foglio bianco, e permette poi di sfruttare una fissa dei chatbot: gli elenchi puntati, che si possono poi riordinare a piacere. (c) L’amico immaginario, a cui descrivere un problema che ci blocca, chiedendogli di essere onesto e non accondiscendente (funziona meglio con Gemini e Claude, rispetto a ChatGPT); in questo caso conviene chiedere di dare più opzioni, per evitare di avere la solita risposta con sicumera. (d) Chiedere una spiegazione a livelli diversi: evitare il “spiegamelo come se fossi un bambino di cinque anni” o “spiegami questo argomento”, ma come sempre specificare cosa sappiamo. (e) Trasformare formati, tipo da elenco puntato a prosa, da note prese in riunione ad action point, da un testo lungo a uno più breve; funziona meglio con testi scritti da noi, come sempre, perché possiamo verificarli meglio.
Punto 4: Imparare cosa non si può fare con gli strumenti IA. Abbiamo già visto alcune cose per cui l’IA non funziona. Non fidatevi delle sue affermazioni senza verificarle; un chatbot è felicissimo di darvi citazioni di libri e articoli che non esistono, o dicono tutt’altro (mi è capitato con Perplexity). Non usatelo per nulla di critico che non siete in grado di valutare: l’IA serve per accelerare un lavoro che sapreste fare, non per farne uno che non conoscete. Non dategli nulla di privato: io personalmente non mi fiderei neppure dei sistemi che dicono che non usano i vostri input per l’addestramento. Non ostinatevi a cambiare prompt se non vi arriva una risposta utile: o dovete aggiungere contesto, oppure è un compito per cui l’IA non funziona. Infine, va vene trattare il chatbot come un interlocutore, ma non esagerate col pensarlo un essere umano come noi.
Se avete saltato tutto il testo e siete arrivati a quest’ultimo capoverso, ecco un megariassunto in due punti: non antropomorfizzate i chatbot, e usateli per cose che siete in grado poi di verificare. Se vi attenete a questi due punti, andrà tutto bene.
783 – logica
Ricordate il quizzino della scorsa settimana? Bisognava scoprire un numero tra 1 e 216 in ventun domande di risposta sì/no, sapendo che al massimo una risposta data era falsa. Bene: riuscite a farcela in 18 sole domande?

(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p783.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Tanya Khovanova; immagine di GDJ, da OpenClipArt.)
Se chiedete a un matematico quale sia la formula più bella del mondo, vi risponderà quasi sicuramente quella di Eulero eiπ + 1 = 0: più che altro questa formula ormai vive di vita propria e nessuno fa il minimo sforzo di provare a sceglierne un’altra. (Però sarebbe bello rispondere “1 + 2 + 3 + 4 + … = −1/12”, non trovate?)
Ad ogni buon conto, Paolo Gangemi e Francesco C. Ugolini hanno preso questa formula, l’hanno vivisezionata e preso le cinque costanti numeriche ivi presenti per vedere come appaiono in matematica ma soprattutto al di fuori di essa. Soprattutto lo zero e l’uno hanno indubbiamente una vita propria in tantissimi campi umanistici, ma se si fa un po’ di attenzione si scopre che anche le altre tre costanti non si trovano solo in matematica ma anche altrove. Sì, anche l’unità immaginaria, che ha colpito la fantasia di tanti letterati, da Robert Musil a Evgenij Zamjatin, proprio perché è un numero ma è anche altro. Come immagino abbiate capito, la matematica è solo una scusa per un testo che è fondamentalmente umanistico, anche se in appendice c’è una derivazione formale della formula, partendo dagli sviluppi in serie infinita delle funzioni seno e coseno. Il libro è consigliato a chi vuole evitare di avere una visione troppo settoriale della conoscenza, insomma!
Paolo Gangemi e Francesco C. Ugolini, La formula più bella del mondo : Quando su Eulero si posò la mano di Dio, Bollati Boringhieri 2025, pag. 144, € 18, ISBN 9788833943978 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 5/5
Il post di oggi è parecchio tecnico, e quindi comincio con una lunga spiegazione per chi non è un lavoratore dipendente. I contratti collettivi di lavoro (CCNL) stabiliscono i minimi tabellari: in pratica se tu sei un lavoeratore inquadrato in un certo livello (e hai un lavoro a tempo pieno) il tuo stipendio deve essere almeno pari a quanto indicato nel contratto. Questo è il cosiddetto “minimo tabellare”. Le aziende possono poi decidere nella loro infinita bontà di dare più soldi del minimo per premiare i lavoratori che a loro parere fanno più di quanto richiesto: questo viene chiamato “superminimo”. Il superminimo a sua volta può essere definito “non assorbibile”: in questo caso, nel caso di un aumento del minimo tabellare, il lavoratore continuerà a ricevere uno stipendio pari al nuovo minimo più il suo superminimo. In caso contrario l’aumento si dice “assorbibile”; il minimo tabellare aumenta ma lo stipendio no, perché l’aumento dei minimi viene scalato dal superminimo.
Fino al 2018 la mia azienda non ha mai assorbito gli aumenti dovuti ai CCNL. Lo ha fatto allora per la prima volta (per una miseria, tra l’altro: 50 euro lordi in tre anni…) e c’è tutta una sfilza di cause davanti al giudice del lavoro che sta perdendo, perché la giurisprudenza ha affermato che era invalsa una prassi che non poteva essere eliminata in quel modo. Nel contratto 2021 venne aggiunta una clausola a latere dove le aziende del settore si impegnavano a non assorbire l’aumento (ma parecchie l’hanno fatto lo stesso: a quanto pare lo potevano fare, perché la contrattazione individuale prevale). In questo contratto non hanno voluto aggiungere una simile clausola. Ieri è arrivata una lettera formale ai sindacati in cui l’azienda afferma
con la presente – tenuto anche conto di quanto allo stato affermato dalla giurisprudenza – comunichiamo la formale disdetta di tutti gli eventuali usi aziendali e/o prassi in tema di non assorbibilità dei superminimi e, in generale, di tutti i trattamenti individuali a qualsiasi titolo riconosciuti senza una espressa e formale indicazione di non assorbibilità.
La disdetta avrà corso dal primo febbraio, quindi la tranche di aumento di gennaio sarà comunque erogata. Per il futuro, chissà: l’azienda si lascia le mani libere per decidere a chi assorbire un aumento e a chi no. Il mio pensiero, oltre alla considerazione che l’unico tipo di aumento di merito che dovrebbe essere assorbibile è quello dato per anticipare un rinnovo di contratto che va per le lunghe, è che la cosa mi pare un’idiozia. In pratica si vole penalizzare i lavoratori migliori che non vedranno un euro di aumento: potete immaginare con che voglia continueranno a lavorare. Il tutto poi capita nello stesso momento in cui sono stati nominati 23 nuovi dirigenti. Contenti loro…
PS: a scanso di equivoci, il mio superminimo è tutto non assorbibile, perché deriva da un accordo di armonizzazione quando c’è stata una razionalizzazione delle società del gruppo. Insomma non sto parlando pro domo mea.
Aggiornamento (22/1) Per essere completamente sicura che l’informazione fosse nota, l’azienda ha mandato anche a me in qualità di RSU una raccomandata (cartacea, vuoi mica che usi una PEC…) con l’informativa…
State usando sin troppo i chatbot, ma non vi piace che i vostri inconfessabili segreti siano in qualche modo visibili a chi non vorreste? Confer potrebbe essere la vostra scelta. Come racconta ArsTechnica, questo chatbot è stato creato da “Moxie Marlinspike”, lo pseudonimo usato dallo sviluppatore che ha creato Signal, e nasce esplicitamente per fare in modo che i dati trasferiti siano illeggibili da chiunque non sia voi. Per farlo, genera una passkey sul vostro dispositivo, che vi permette appunto di crittografare tutti i dati in transito. Il chatbot è rigorosamente testuale, non sperate insomma di fargli disegnare qualcosa: al limite vi darà un prompt da usare con altri chatbot.
Funziona? Ho fatto qualche prova e come chatbot non è poi così male. Il fatto è che non sono riuscito a farlo funzionare sul pc (non ho un gestore di passkey che permetta la crittazione dei dati) e anche sul telefono l’ho messo su Vivaldi con l’autenticazione biometrica e le passkey di Google, ma non sono riuscito a riaprirlo con firefox. Può darsi che io ormai sia troppo anzyano per capire come funzionano gli autenticatori, però diciamo che c’è ancora parecchio da fare prima di avere un prodotto usabile in generale…
Considerate un rettangolo 1×2, come quello giallo al centro della figura qui a fianco. È possibile circondarlo completamente, senza lasciare spazi vuoti, con cinque rettangoli uguali, quelli rossi. La figura ottenuta può a sua volta essere circondata da nove rettangoli (blu), e ancora da tredici rettangoli (verdi), e così via all’infinito. Ma se avessimo avuto un cerchio al posto del rettangolo non saremmo mai riusciti a completare nemmeno una corona. E il problema non è tanto dovuto al fatto che il cerchio sia una figura curva: se per esempio togliamo due quadratini piccoli da un lato lungo del rettangolo di partenza, il problema è comunque impossibile.

Nella voce di Wikipedia potete trovare esempi di figure con numero di Heesch da 1 a 6, il massimo che si è scoperto finora. Qui mostro solo il più piccolo polimino con numero di Heesch 2, che può far capire come il problema non sia affatto facile da risolvere: chi si immaginava che una figura così arrivasse ad avere due corone?

“felice”
(Poesia gaussiana)

Benvenuti all’edizione numero 193 del Carnevale della matematica, dal banale tema “2026”. Essendo il 193 un numero primo, la cellula melodica di Dioniso ha solo un sol bemolle, armonizzato però in modo interessante (Lab7, Reb7, Solb). Eccola qua.
Wikipedia in lingua italiana ci dice che il 193, oltre che primo e quindi evidentemente difettivo, è anche un numero fortunato e felice, ma queste proprietà sono relativamente facili da trovare. Fa parte di due terne pitagoriche, quella banale (193, 18624, 18625) e quella un po’ più interessante (95, 168, 193); in base 12 è un palindromo (14112). Passando a quella in lingua inglese, troviamo che ci sono 193 modi distinti di ottenere 14 come composizione, cioè somma ordinata di numeri naturali (positivi), quindi con 6+8 distinto da 8+6; che 1/193 ha un periodo di 192 cifre, quindi è un “primo lungo”; è un primo di Pierpont, e quindi si può costruire (almeno in linea di principio…) un 193-gono regolare con gli origami, che permettono anche di trisecare un angolo e non solo di bisecarlo. Infine 193/71 ≈ 2,71831 è uno degli approssimanti ottimali di e.
E del 2026, il tema di questo Carnevale, che possiamo dire? Non è certo un numero matematicamente piacevole come il 2025. Patrick Vennebush ha pubblicato qualche giochino con il 2026, ma oggettivamente sono un po’ loffi. C’è qualcosa in più dallo Scientific American: a quanto pare, se giochiamo a una variante della Torre di Hanoi dove i dischi sono magnetici e ogni volta che ne sposti uno lo devi anche ruotare di 180 gradi (e quindi non solo non può stare sopra un disco più piccolo, ma dobbiamo anche controllare che i due dischi non si respingano) occorrono esattamente 2026 mosse per spostare una torre di 8 livelli.
Passiamo ai contributi!
Partiamo con Annalisa Santi, che scrive: «Il 2026 appare come un numero privo di qualità eccezionali, dato che non è primo, non è simmetrico, né aspira a una perfezione formale immediatamente riconoscibile. Proprio per questo può diventare un punto di osservazione privilegiato per riflettere su un tema che attraversa ambiti apparentemente lontani, quali la matematica, l’estetica, la pratica artistica, e che condivide un nucleo comune, vale a dire il valore positivo dell’imperfezione. Propongo quindi questo articolo “Verità imperfette: wabi-sabi, Gödel e la ceramica raku”, nato dalla visita a una mostra di ceramica raku. Come nel raku, nel wabi-sabi e nell’incompletezza di Gödel, l’imperfezione non è una mancanza, ma una condizione generativa. Come per il 2026, accettare l’imperfezione non significa rinunciare alla verità o alla bellezza, ma riconoscerne la natura non perfetta, non conclusa, ma forse per questo autentica. »
Ecco che ci dice invece Mauro Merlotti, riguardo al suo post Zibaldone Scientifico: 279. Doomsday 2026: « mi rendo conto che l’argomento che propongo per questo carnevale della matematica è quasi sicuramente noto a tutti, ma “2026” era troppo in tema con il post “Doomsday 2026” e quindi eccomi qui a ricordare che più di cinquant’anni orsono il matematico inglese John Conway trovò un metodo semplice ed ingegnoso per calcolare il giorno della settimana di una specifica data nel corso dell’anno. Come semplice esempio, Il Doomsday del 2026 sarà sabato e quindi saranno di sabato i giorni: 4/4, 6/6, 8/8, 10/10 e 12/12; oltre al Pi-day, Ferragosto e S.Stefano. Conway è nato e morto in due date Doomsday (26 dicembre 1937 – 11 aprile 2020).»
Paolo Alessandrini segnala i suoi contributi pubblicati su Mr Palomar:
Ora tocca a tutto il materiale (compreso qualcosa di mio…) che si trova su MaddMaths!.
Post generalisti:
Per Storie che contano:
Per Diario di un matematico non praticamente di Maurizio Codogno, il .mau. della rete:
Per le News:
Per Letture matematiche:
Per La Lente Matematica di Marco Menale:
Come sicuramente sapete, i Rudi Mathematici sono ospitati su MaddMaths, ma non posso esimermi da lasciare loro una sezione a parte:
Siete sopravvissuti al muro di post? Potete tirare il fiato, con due contributi singoli! Daniela Molinari di Amo la matematica scrive: «Dopo aver cercato un po’ di idee per partecipare al Carnevale con un articolo che fosse in tema, ho cercato un po’ di ispirazione tra le pagine dell’ultimo numero di Prisma, la rivista di matematica. In copertina campeggia il tema del 2026, una “corsa contro il tempo” per “porre dei limiti invalicabili all’intelligenza artificiale”. Ho letto qualcosa, ma poi ho rinunciato. Per liberare un po’ la mente ho ascoltato l’ultima puntata del podcast scientifico del Post, Ci vuole una scienza, e anche questa era dedicata, in gran parte, all’intelligenza artificiale. Un’idea ha cominciato a formarsi nella mia mente, complice anche l’ultima lettura, il libro di Paolo Alessandrini Numeri che pensano, sulle sei grandi idee matematiche dietro l’IA. Ho quindi deciso di andare direttamente alla fonte e di… “parlarne” con ChatGPT.» Il post, che termina con ChatGPT che dice cos’è il Carnevale della Matematica, è Un dialogo con la sfida del 2026.
C’è poi Flavio Ubaldini con Pitagora e dintorni presenta un post che ha a che fare con la statistica (per cui anche con la matematica), con la medicina e con il 2019-2020 più che con il 2026: I vaccinati COVID muoiono più dei non vaccinati? – Contiene l’estrema sintesi di uno studio francese su 29 milioni di persone per verificare se i vaccinati COVID muoiono più dei non vaccinati. (spoiler: no)
E adesso vi tocca l’altro muro di post, stavolta mio.
Nelle recensioni:
Per i quizzini matematici:
Per il mercoledì matematico:
Post vari:
Al fotofinish, altri due contributori! Maths is in the Air mi segnala un post di Maria Mannone dal titolo “Quantum + musica = creatività e pace”, sulle contaminazioni fra contaminazioni fra meccanica quantistica, calcolo quantistico e musica.
Gianluigi Filippelli scrive più o meno ovunque.
Nei Rompicapi e nei Paralipomeni di Alice:
Tra i Ritratti:
Fuori dalle rubriche:
Passiamo al Caffè del Cappellaio Matto:
Infine da EduINAF:
Questo è tutto. La prossima edizione del Carnevale sarà gestita dai Rudi Mathematici: accorrete numerosi!