gioco della domenica: Cubed

Confesso che i giochi in 3D mi lasciano sempre perplesso, perché il mio cervello non riesce a processare correttamente l’informazione. Anche nel caso di Cubed ho avuto di questi problemi, lo ammetto. Scopo del gioco è colpire la bandierina: si hanno a disposizione alcuni cubi numerati (per sceglierne uno basta digitare il numero corrispondente) che si possono spostare, far saltare, impilare. Il tutto con una serie di vincoli fisici.
Ci sono venti livelli: buon divertimento :-)
(via Passion for Puzzles)

Matrimonii deciperet

Francesco Costa ha immortalato questo trafiletto in prima pagina del Fatto Quotidiano, sotto il titolo “Centomila processi in fumo”:
Matrimonii deciperet plane lascivius agricolae. Saburre lucide suffragarit chirographi, ut fiducias deciperet rures, etiam quadrupei corrumperet zothecas. Tremulus suis frugaliter fermentet fragilis Lascivius fideMatrimonii deciperet.
Non perdete tempo a cercare il vocabolario latino: è un banale testo riempitivo, simile al Lorem Ipsum che è un classico della tipografia. Una veloce ricerca in rete mostra che ci sono testi simili a questo, ma nessuno esattamente identico: chissà chi lo ha raffazzonato.
La cosa più divertente è che comunque, come si vede da questo thread di FriendFeed, a sinistra tutti hanno subito pensato al Lorem Ipsum. Insomma, la cultura sulle cose inutili ce l’abbiamo :-)

rebus crittografico


Prendendo spunto da Popinga, eccovi un “rebus crittografico”, o se preferite un “rebus dell’avvenire”.
Dal disegno dovete indovinare qual è la frase raffigurata: la didascalia è
Visione generale (6,1,7)
Se proprio non ce la fate a risolverlo, ricordate che io sono un matematto :-) (e magari evitate di postare la soluzione subito in maniera troppo chiara, per lasciare giocare anche chi non controlla compulsivamente queste notiziole)

Funivia Rho-Pero/Linate

Su 02blog si parla di un progetto per costruire una funivia che faccia il percorso Rho-Fiera/Linate, passando per lo stadio, l’Arena e il Politecnico. Il tutto, come si può vedere nell’apposito sito, con dieci torri da 130 metri corrispondenti alle fermate e dieci tralicci aggiuntivi da soli 95 metri; il tutto con spiazzi eliportuali sopra le torri, giardini pensili, centri commerciali eccetera eccetera. Il tutto dovrebbe essere costruito per Expo2015, come «IL SIMBOLO, nell’inconscio collettivo, per la Nuova Milano dell’EXPO e del Futuro» oltre che «ad integrazione della rete servizi metropolitani»
L’articolista di 02blog si chiede se vale la pena un progetto del genere: a me però il tutto sembra tanto una presa per i fondell… pardon, una provocazione che fa il verso al progetto del tunnel Rho-Fiera/Linate, la cui utilità per i cittadini mi sembra in effetti leggermente minore della funivia. Voi che ne pensate?

vaccini sessisti

Stamattina la segretaria della nostra pediatra ha telefonato ad Anna, e le ha detto che – in qualità di genitrice di essere umano di età inferiore a 6 (sei) mesi – aveva diritto alla vaccinazione gratuita contro l’influenza A. Occhei, mi sa che hanno comprato qualche dose di troppo di vaccino e adesso devono trovare un nuovo modo per usarle, ma non è questo il punto.
Perché la mamma di un infante viene vaccinata e il padre no? forse che il padre se ne sta ben lontano dai pargoli, e quindi non corre il rischio di attaccare loro malattie? Ovviamente no, e questo capita da un bel pezzo; ma a quanto pare l’ASL milanese non è ancora convinta della cosa. (Oppure sa bene che non penso proprio di farmi quel vaccino e ha risparmiato fatica)

Le ideone di ATM per la sicurezza

A Milano lo sport preferito dai tram cittadini è indubbiamente deragliare. C’è stato un periodo in cui c’era un incidente al giorno, e non è che adesso la cosa vada tanto meglio. La soluzione precedente, bloccare fisicamente tutti gli scambi tenuti di scorta e mettere gli omini aziendali ad azionare manualmente quelli più importanti, non ha avuto un grande impatto. Così, almeno secondo Repubblica, i simpatici dirigenti dell’azienda trasporti municipale hanno trovato la soluzione: da ieri, i tram che passano per il centro non dovranno superare la velocità di 15 Km/h. Per essere sicuri che il limite sia rispettato, ai tram è stato “sperimentalmente” scollegato uno dei quattro motori…
Di tutto questo non v’è traccia nel sito ATM, e l’articolo mi sembra scritto coi piedi, visto che ad esempio dice che il 33 passa per il centro e che la velocità è ridotta solo del 25% e quindi fino ad oggi un tram non superava i venti all’ora (come minimo può fare i 60, per la cronaca: e comunque si poteva installare un limitatore di velocità). Ma la cosa più divertente è che nonostante queste misure ieri un tram è deragliato.
Posso anche immaginare che se il comune di Milano (azionista unico di ATM) deve loro 150 milioni sarà un po’ difficile fare manutenzione seria; ma ideone come questa non mi sembra portino chissà dove… a meno che naturalmente non si facciano un po’ di conti, si veda come il numero di tram che gira è minore e quindi si risparmi su mezzi e uomini. Aumentare il numero di corse giammai, soprattutto adesso che anche sulla metropolitana non sono più segnati gli orari dei passaggi ma solo la loro frequenza tranne che nelle ore serali e notturne. Intendiamoci: scrivere “la metro rossa alle 8 passa ogni due minuti” (a parte che è probabilmente falso) ha un senso, ma scrivere “la metro rossa la domenica mattina passa ogni sette minuti” non serve a nulla, anzi.

Polo sanitario d’eccellenza

Stamattina abbiamo portato i gemelli alla Mangiagalli per la visita oculistica. Siamo in ritardo di un mese, ma non è che si potesse fare molto di più, visto che hanno dimesso Jacopo il 5 ottobre e il giorno successivo ci hanno detto che la prima data disponibile era appunto oggi. Fossi stato più intelligente avrei prenotato per entrambi quando avevano dimesso Cecilia, ma anche quello sarebbe stato un workaround: logica vorrebbe che mentre erano in terapia intermedia segnassero già direttamente la visita o almeno dicessero subito ai genitori di prenotarla. Ci era stato detto “Cecilia ore 9:30, Jacopo ore 9:40” il che ci ha fatto pensare che fosse una cosa relativamente veloce.
Siamo arrivati alle 9:25, smadonnando perché al padiglione Alfieri si arriva via una scala di una decina di gradini perfetta per chi ha un passeggino doppio. All’interno ci sono tre ascensori: uno con la chiave riservato alla sala operatoria, uno troppo stretto per il passeggino doppio e un terzo che è rimasto non so quanto tempo al quarto piano prima che si decidesse a scendere. Arrivati al primo piano, noi con altri neonati ce ne siamo rimasti nell’atrio davanti agli ascensori, perché la sala d’attesa, pardon “sala giochi”, era zeppa di bambini più grandi. A questo punto ci hanno detto che prima occorreva fare quattro applicazioni di atropina agli occhi dei bimbi, poi aspettare un’oretta e finalmente saremmo stati chiamati. Quando stava per arrivare il nostro turno, l’infermiera ci ha detto “ma voi non avete la lettera di dimissioni? Male. Vada all’altro padiglione dove erano stati ricoverati i bimbi e se ne faccia fare una copia”. Inutile spiegare che nella lettera di dimissioni c’era scritto che la visita fatta in reparto non aveva dato nessun problema. Anna è andata di là, e naturalmente gli altri neonati sono passati avanti. A questo punto io ormai dovevo andare in ufficio, così ho lasciato la poverina da sola con due giovini che cominciavano a reclamare a gran voce la pappa; avevamo fatto conto di avere quasi due ore di autonomia in giro, e ce le siamo perse tutte. Nel frattempo l’unico ascensore utilizzabile si è scassato del tutto.
Considerazioni sparse: magari a qualcuno potrebbe venire in mente di avvisare chi prenota una visita di quanto tempo occorrerà per la visita stessa. È anche vero che questi prenotatori erano riusciti a sbagliare il cognome di due dei tre gemelli registrati dopo di noi: capisco sbagliarli tutti, ma per riuscire a fare cose del genere occorre impegnarsi di brutto. Il pensiero che nel ventunesimo secolo non ci sia un sistema informatico unico all’interno dello stesso ospedale, non chiedo nemmeno interrogabile da tutta Italia, è qualcosa di così assurdo che non credo riuscirei a spiegarlo a un inglese o a un francese o a un tedesco (ma anche a uno spagnolo o a uno sloveno).
Ah: come ciliegina sulla torta ci hanno anche dato un questionario da compilare con il nostro gradimento. Vi lascio immaginare i miei giudizi.