la vera protesta

Il Corsera è il primo a girare il coltello nella piaga, raccogliendo le poche dichiarazioni dei pentastellati: la più puccy è quella del cittadino parlamentare Di Battista, che spiega come «A livello locale c’è un forte voto clientelare che pesa. A molta gente che lavora nelle aziende pubbliche conviene votare così». Magari qualcuno gli potrebbe spiegare (a) che la stessa cosa varrebbe per le politiche e (b) che se un partito che vuole andare contro le clientele non riesce a fare breccia allora ha perso. Certo, uno zoccolo duro non banale di elettori M5S c’è: ma il boom delle politiche non si è ripetuto e non si ripeterà. Come scrissi dopo le regionali friulane, in molti si sono accorti che votare per beppegrillo(tm) non serve a fare nulla, e allora protesta per protesta tanto vale starsene a casa.
Ma la vera protesta è globale. Stavolta non ho dovuto fare la fatica di estrarre i flussi elettorali: almeno per Roma li trovate qui. Il centrosinistra ha più o meno retto sulla linea del Piave di febbraio (immagino con uno spostamento di voti via dal PD, ma non ho verificato); il centrodestra sta continuando a perdere, per l’ottima ragione che al miracolo italiano non ci crede nemmeno Berlusconi, figuriamoci gli elettori. (Che M5S abbia perso il 60% dei votanti è un loro problema, anche se non se ne accorgono)
p.s.: saltate il piagnisteo all’inizio del post di vb e tenetevi da parte i suoi quindici punti. Sarà interessante vedere se davvero il MoVimento virerà in quel modo oppure continueranno a seguire Crimi e i suoi ukase

Little Tony

Morire in ospedale di cancro dopo essere stati ricoverati negli ultimi tre mesi non è una cosa che augurerei a molte persone, e sicuramente l’Antonio Ciacci non se lo meritava.
È stato un onesto lavoratore della canzonetta italiana: non state a guardare la sigla di Love Boat e la pubblicità al Danacol, e tornate indietro a canzoni come Bada bambina (giusto per nominare qualcosa di diverso dal solito). Il suo era il “rock all’italiana” degli anni ’60 che aveva il suo bel perché, e la gente lo apprezzava: finché la salute lo aveva retto, era stato uno stakanovista delle serate in provincia.
Insomma, grazie per le tue canzoni.
Aggiornamento (29 maggio): la mia memoria è sempre più fallace, e mi ero dimenticato di questa mia analisi armonica di Bada bambina, di almeno una decina di anni fa :-)

Porte aperte

La mia azienda ha organizzato anche quest’anno il pomeriggio Porte Aperte, dove dalle 15 alle 18 i bimbi da 0 a 12 anni possono venire a vedere dove lavora la loro mamma o il loro papà. Premesso che i miei con ogni probabilità non li porto, considerando che vedrebbero solo gli scatoloni per l’imminente trasloco, faccio notare che nel comunicato aziendale è messo bene in chiaro che:
– Non sono previsti intrattenimenti di animazione per bambini in nessuna località
– Non è prevista nessuna merenda organizzata
– Non sono previsti gadget o intrattenimenti con animazione.
(sì, gli intrattenimenti erano scritti anche sopra: repetita iuvant, evidentemente)
Insomma i pargoli potranno subito capire com’è bello lavorare.

circolo glaciale artico

Oggi siamo tornati dalla piscina alle 13. Arrivati a casa, Anna ha messo distrattamente la mano sul termosifone: era tiepido.
(occhei, ci eravamo dimenticati di mettere l’impianto in modalità estiva; ma questo la dice lunga sulla temperatura interna).

_Surfaces and Essences_ (libro)

[copertina]Douglas Hofstadter è indubbiamente eclettico, ben oltre quello che si può aspettare da una singola persona. C’è però un tema ricorrente nella sua produzione scientifica: studiare cos’è la conoscenza e la coscienza. In libri come Gödel, Escher, Bach e Anelli nell’io Il focus è principalmente su come si possano creare strumenti autoreferenziali che improvvisamente “scoppiano”, superando una soglia critica e arrivando alla coscienza: ma il lavoro accademico suo e del suo gruppo opera a un livello microscopico, cercando di vedere come un computer possa essere indotto – non userei la parola “programmato” proprio perché dovrebbe andare oltre l’input iniziale – a esibire un comportamento “umano”. I risultati informatici si possono per esempio leggere in Concetti fluidi e analogie creative; in questo suo ultimo lavoro (Douglas Hofstadter e Emmanuel Sander, Surfaces and Essences : Analogy As the Fuel and Fire of Thinking, Basic Book 2013, pag. 578, $35, ISBN 9780465018475), scritto con Emmanuel Sander e pubblicato contemporaneamente in inglese e francese, vira decisamente sulla filosofia.
La tesi degli autori è che alla base della conoscenza ci sia non tanto la categorizzazione bensì l’analogia: anzi, la categorizzazione è per loro solo un altro modo di chiamare le analogie, come spiegato nell’Epidialogo che termina il libro. Soprattutto, le analogie non sono per loro solo quelle scoppiettanti che balzano subito agli occhi, ma anche quelle così terra terra tanto che non ci facciamo neppure caso. I primi capitoli sono più focalizzati sul linguaggio, e su quello che il linguaggio non riesce a esprimere; si termina poi con una visione molto fresca dell’analogia in matematica e in fisica, con un punto di vista che ho apprezzato molto. (Occhei, c’è anche un Epidialogo, che però almeno a mio parere non è il massimo: Hofstadter ci ha abituato troppo bene).
Non aspettatevi di imparare da questo libro cos’è la conoscenza, né da un punto di vista scientifico né filosofico. Ma aspettatevi una lettura interessante, almeno se siete fluenti in inglese e in francese. (Per chi vuole la versione in italiano, aspettate un anno e mezzo :-) )

Sono una persona orribile – 2

Oggi pomeriggio stavo scaricando tutta la spesa, sbuffando come sempre. Mentre avevo parcheggiato la macchina avevo notato due tipi con la chiarissima faccia da agente immobiliare. Dopo che avevo finito di portare tutti i sacchetti alla porta, uno dei due mi fa “scusi, è vero che qui c’è un appartamento in vendita?” Io, al volo: “sì, c’era: ma è stato venduto due settimane fa”.
Ho ancora dei margini di peggioramento, visto che al ribattere del tizio “era mica di una signora…” non gli sono andato dietro, ma ho commentato “guardi, so solo che c’era il cartello vendesi e poi l’hanno tolto”. Ma le borse pesavano e io dovevo ancora andare a prendere i bimbi all’asilo.

Hofstadter a Bologna (per tacere di me)

Lo sapete bene chi è Douglas Hofstadter, anche se io non ve lo spiego. Quello che magari non sapete è che lunedì 27 Doug sarà a Bologna – Aula Magna di Santa Lucia (via Castiglione, 36), ore 17:30 – dove gli verrà data una laurea honoris causa. Non ho ben capito che cosa sia “Progettazione e gestione didattica dell’e-learning e della media education”: magari se qualcuno è da quelle parti me lo potrà dire.
È poi ancora più improbabile che sappiate che il giorno dopo (martedì 28 maggio, ore 17) il nostro terrà un’altra conferenza, sempre a Bologna ma stavolta alla Sala dello Stabat Mater, Biblioteca dell’Archiginnasio (Piazza Galvani, 1 Bologna). Qui invece potrò sapere di cosa parla per due ottime ragioni: la prima è che ne ha scritto nel suo libro Surfaces and Essences, di cui pubblicherò domani la recensione, la seconda è che sarò tra il pubblico salvo impedimenti dell’ultimo minuto :-) Quindi, cari bolognesi, fate i vostri conti!